Mario Strikers: lo spin-off dimenticato da Nintendo che sarebbe perfetto per Switch

Mario Strikers: lo spin-off dimenticato da Nintendo che sarebbe perfetto per Switch

Piccolo aneddoto personale. Qualche sera fa, stavo giocando a Super Smash Bros. Ultimate (attività che svolgo quotidianamente da quando il gioco ha valicato i confini della mia abitazione). In particolare, ero impegnato ad espandere la mia collezione di “figurine” nel Tabellone degli Spiriti. Nonostante il mio obiettivo fosse quello di svolgere qualche duello a tema Zelda sfruttando l’evento tematico “Forza, Coraggio e Saggezza”, mi sono imbattuto in uno spirito che ha catturato la mia attenzione e che ha risvegliato improvvisamente un sogno che dura 12 lunghi anni. Lo spirito in questione è Pipino Piranha, non nelle vesti del boss che ha fatto il suo esordio in Super Mario Sunshine, ma piuttosto in quelle da spietato bomber da area di rigore: mi riferisco, nello specifico, alla sua apparizione in Mario Strikers Charged Football, titolo per Wii arrivato in Europa nel maggio del 2007 e seguito di Mario Smash Football per GambeCube. Sicuramente non si tratta dello spin-off di Mario più famoso (questo titolo spetta di diritto alla ben più celebre saga di scorribande sui kart), né alla serie Mario Tennis, che certo ha goduto di più fortuna e popolarità. Tuttavia, mi sono trovato a riflettere su come un nuovo capitolo di Mario Strikers sarebbe perfetto per la console ibrida Nintendo. Vediamo di capire perché.

Come il titolo lascia facilmente intuire, Mario Strikers è un’interpretazione del calcio a cinque secondo la filosofia Nintendo, vale a dire accompagnata da carapaci di tartarughe, banane e bob-ombe. Nel capitolo del 2005 per Cube, le due squadre sono composte da un capitano, da scegliere tra un roster di nove personaggi (Mario, Luigi e i soliti noti), e quattro comprimari con i quali completare il proprio team. Questo capitolo presentava davvero poche variabili: i capitani erano distinti per categorie, ad esempio, Wario e D.K. erano dotati di ottimo tiro ma scarseggiavano in velocità, mentre Mario e Luigi, come da tradizione, rappresentavano il compromesso più equilibrato tra tutte le statistiche. La scelta degli altri quattro membri della squadra, invece, era dettata solamente dal gusto estetico personale: essi non presentavano infatti nessuna differenza, cosicché si finiva per dover giocare con una squadra di compagni tutti uguali.
Sul piano gameplay, il gioco risultava estremamente arcade e poco variegato: solitamente ci si limitava a correre lungo la fascia con un personaggio, arrivati a fondo campo si crossava la palla a centro area e il capitano concludeva a rete con una spettacolare rovesciata (nella serie Strikers le acrobazie sono il pane quotidiano). Il titolo mancava di quell’identità caratterizzante degli spin-off di Mario: certo, c’erano gli oggetti speciali che venivano elargiti per risarcire il team che aveva subito un fallo, e i capitani avevano la possibilità di segnare due gol con un solo tiro, ma il tutto risultava molto anonimo e abbozzato, pur lasciando intravedere potenziale. In ogni caso, le ridotte possibilità di personalizzazione delle squadre, unite ad una scarsa varietà nelle azioni di gioco e da poche modalità, non permisero al titolo calcistico dell’idraulico baffuto di spiccare. Tuttavia, due anni più tardi, e questa volta su Wii, il brand tornò in una veste molto più convincente.

Arrivato nel 2007, durante il primo anno di vita di Nintendo Wii, Mario Strikers Charged Football evolve la formula di gioco del primo capitolo, trasformando quella che era stata poco più di una buona idea in un ottimo titolo sportivo arcade. Il salto di qualità era evidente a partire dal filmato di apertura del gioco, che riusciva a mostrare in meno di due minuti tutte le novità di questo capitolo. Il primo aspetto che colpisce è il design dei personaggi, ora molto più accattivante grazie all’utilizzo di armature, artigli e caschi protettivi: un’estetica che finalmente rendeva giustizia ai meravigliosi artwork. Sempre dal trailer, si può notare come i capitani fossero tutti dotati di poteri speciali personalizzati: Bowser poteva bruciare gli avversari con le sue fiamme, Peach immobilizzarli scattando una fotografia e D.K. provocare un’onda d’urto. Nel filmato si osserva anche l’introduzione di campi da gioco diversificati, con tornado capaci di trascinare via temporaneamente i membri della squadra, o pozze di melma che rallenta i movimenti e rischia di far scivolare i giocatori al momento del tiro.
Ma la vera rivoluzione stava nella varietà dei comprimari: questa volta, infatti, era possibile sceglierli singolarmente e ciascuno era caratterizzato da statistiche proprie. Ad esempio, Tartosso era dotato di una grande velocità e una scivolata che copriva buona parte del campo, ma per quanto riguarda il tiro o il passaggio, era certamente inferiore a compagni quali Boo, l’Andrea Pirlo del mondo di Mario Strikers, in grado di servire i compagni con assist precisi al millimetro. Per rendere il mix ancora più variegato, ogni personaggio era dotato di un tiro speciale che consentiva di stordire il portiere, o addirittura fare direttamente gol se abbastanza vicini alla porta. Non basta: ogni personaggio è dotato anche di una finta personalizzata per superare gli avversari, un elemento aggiuntivo che rendeva la scelta dei cinque giocatori molto articolata, e – cosa ancor più importante – permetteva di rendere ogni quintetto unico.
Passando al lato del gameplay, la meccanica principale era legata al colore del pallone: tenendo premuto a lungo il tasto del tiro o quello del passaggio, era possibile “caricare” la sfera, cambiandone il colore da uno spento rosso a un bianco accecante. Più la sfera era bianca, più il tiro risultava forte. Era compito dei giocatori decidere se perdere preziosi secondi a caricare la palla nella propria metà campo, rischiando così di farsela rubare concedendo all’avversario una sfera già al massimo potenziale, oppure lanciarla in avanti ed effettuare dei tiri poco potenti. Meno gradita – almeno per quanto riguarda il sottoscritto – era stata l’introduzione dei super tiri dei capitani, che permettevano di segnare addirittura sei gol consecutivi. Per pararli era necessario utilizzare i controlli di movimento del Wii Remote, che emulavano i guantoni del portiere e soffrivano di un’imprecisione congenita – probabilmente evitabile nel caso venisse sviluppato un capitolo su Switch. A condire questo gameplay, semplice ma profondo allo stesso tempo, intervenivano anche una modalità a missioni e la componente online, che permetteva di sfidarsi con i giocatori di tutto il mondo nelle sfide di calcio più laggose della storia dei videogiochi: il servizio online di Nintendo non brilla nel 2019, immaginatevi 12 anni fa.

Questo era Mario Strikers. Ma cosa può essere oggi, e soprattutto perché Nintendo Switch ne dovrebbe avere bisogno?
Il fattore più importante è che il gioco funzionava perfettamente e funziona ancora: immediato e divertente, è invecchiato benissimo tanto che spesso mi ritrovo ad accendere ancora la Wii per fare qualche partita. In un eventuale sequel, introducendo ancora più campi con effetti straordinari e aggiungendo nuovi elementi di profondità (senza intaccarne la natura arcade), si potrebbe godere di un titolo appetibile sia per un’utenza più casual che per un pubblico hardcore intenzionato a sviscerarne tutte le meccaniche e a comporre il quintetto più competitivo. In più, la natura ibrida di Switch calzerebbe a pennello con la brevità delle partite di Mario Strikers e permetterebbe di utilizzarlo anche fuori casa con i Joy-Con considerando il numero ridotto di tasti necessari. Anche da un punto di vista puramente commerciale, in questo preciso momento storico Strikers riuscirebbe ad accaparrarsi quella fetta di utenti che cercano un titolo calcistico meno simulativo di Fifa e Pes. Considerando che EA non sembra essere interessata a rilasciare un nuovo Fifa Street, Nintendo non troverebbe concorrenza all’altezza. Da ultimo, occorre sottolineare la carenza di un adeguato numero di giochi che giustifichino il pagamento del servizio online di Switch. Dato per scontato che i titoli NES non abbiano spinto nessuno a sottoscrivere un abbonamento per un servizio nemmeno eccezionale, la principale motivazione dell’esistenza di oltre 8 milioni di iscritti è riconducibile al solo Super Smash Bros. Ultimate (e, quando usciranno, ai nuovi Pokemon) o alla possibilità di usufruire i salvataggi in cloud.

E se tutto va male, l’emulazione viene in nostro soccorso…

Per quanto riguarda le possibilità reali di vedere il terzo capitolo di questa serie, è difficile avanzare una previsione realistica. I due titoli sono stati sviluppati da Next Level Games, studio del quale non si hanno più notizie dai tempi dell’odiato Metroid Prime: Federation Force, ma che potrebbero essere convolti nello sviluppo di Luigi’s Mansion 3, avendo lavorato al secondo capitolo per 3DS. Rimanendo nel mondo delle ipotesi più nebulose, anche se Mario Strikers fosse nei piani di Nintendo, considerando la già densa line-up di Switch per il 2019 è impossibile immaginare che qualcosa possa smuoversi entro quest’anno. Un annuncio per l’inizio del 2020 – quando tutti i personaggi DLC di Smash Ultimate saranno giocabili – e una release a settembre/ottobre non sarebbero così implausibili. Ma sto solo sognando: sappiamo tutti che questa fortuna toccherà a Mario Kart 9. NOVE.
Ora scusatemi, ma preferisco tornare a sfogarmi tirando giù la porta con il buon Pipino Piranha.

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Giocatore da tempo immemore, crede fortemente nella forza del medium videoludico e cerca, nel suo piccolo, di favorirne la sua diffusione culturale.