La critica anti-capitalista nei videogiochi – Il caso di Bioshock

La critica anti-capitalista nei videogiochi – Il caso di Bioshock

Il prossimo oggetto della mia analisi anti-capitalista nei videogiochi (qui la precedente puntata) sarà incentrata su Bioshock, celebre sparatutto in prima persona pubblicato nel 2007 e punta di diamante di Irrational Games. Come dichiarato da Ken Levine, director e scrittore del gioco, Bioshock attinge a piene mani dalla letteratura ucronica dello scorso secolo, ispirandosi ad autori come Ayn Rand, Aldous Huxley, George Orwell, e anche figure imprenditoriali realmente esistite come Howard Hughes e John Rockfeller. Anche stavolta, l’articolo sarà piena di mega-spoiler sulla lore del gioco, per cui fate molta attenzione.

La storia è ambientata nel 1960. In seguito a un disastro aereo, il protagonista, Jack, si ritrova naufrago in mezzo all’oceano, ma ben presto trova riparo all’interno di un faro. Qui, scorge una batisfera, che lo conduce nella città sottomarina di Rapture, una metropoli ormai popolata da persone aggressive geneticamente modificate. Sotto la guida di Atlas, Jack deve cercare una via d’uscita da quell’inferno subacqueo.
Durante il corso dell’avventura, il giocatore troverà sparsi qua e là alcuni audio-diari, vale a dire registrazioni dei personaggi utili per delinearne il profilo psicologico: un personaggio particolarmente interessante su cui vorrei soffermarmi, nonché uno dei villain più influenti del primo decennio del nostro secolo è Andrew Ryan, fondatore di Rapture.

Andrew Ryan (nome di battesimo Андрей Раяновский Andrej Rianosfki) nacque nel 1911 a Minsk, al tempo città dell’Impero Russo, oggi capitale della Bielorussia; la crescita intellettuale di Ryan potrebbe essere un sintomo di una sua condizione di bambino prodigio. All’età di sei anni, infatti, assistette alla Rivoluzione d’ottobre contro lo Zar, la quale portò i bolscevichi al potere. Con l’abbattimento della borghesia e la dittatura del proletariato, Ryan ebbe esperienza dell’abolizione della proprietà privata, quando l’impresa della sua famiglia venne nazionalizzata. Per Ryan, questo fu un evento traumatico, che lo portò a maturare una propria filosofia personale, secondo cui “il mondo moderno era creato da grandi uomini che si son battuti per determinarsi, e qualunque parassita avesse preso controllo di quel mondo, l’avrebbe distrutto.” A otto anni, Ryan emigrò in America, fiducioso nel sogno americano secondo il quale grazie al duro lavoro e alla forza di volontà sarebbe stato possibile raggiungere la prosperità economica.

Già durante l’adolescenza, Ryan riuscì a distinguersi nella società americana, guadagnando fama e ricchezza grazie al suo intelletto e la sua determinazione. Tuttavia, con l’avvento del crollo di Wall Street, nel 1929, il mondo andò incontro alla Grande Depressione, una crisi che sconvolse l’economia globale e la vita di milioni di persone. Con Franklin D. Roosevelt e il suo piano di riforme sociali ed economiche (il “New Deal”), i lavoratori americani riuscirono tuttavia a intravedere una speranza in mezzo alla miseria. Andrew Ryan, invece, fermo nel suo individualismo assoluto, non poté fare a meno di disprezzare il nuovo assetto politico, convinto che Roosevelt e i beneficiari delle sue riforme non fossero altro che “parassiti imboccati col veleno dei bolscevichi”.
Per Ryan, la goccia che fece traboccare il vaso fu la distruzione di Hiroshima e Nagasaki con la bomba atomica; secondo lui, la scienza non doveva mai essere usata per ledere il prossimo.

A quel punto, Ryan ebbe l’illuminazione: decise di ideare una città “utopica”, un paradiso fiscale “in cui un artista non dovesse temere la censura, dove il grande non venisse confinato dal piccolo, e in cui lo scienziato non fosse limitato da ridicoli moralismi”. All’età di 35 anni, Ryan avviò dunque i lavori di costruzione di Rapture, una città sottomarina tra Islanda e Groenlandia, investendo il suo intero patrimonio: in Rapture, l’economia, la scienza e l’arte avrebbero potuto esprimersi libere dalle regolamentazioni del governo, dalle istituzioni religiose e agenzie sociali. Nonostante i valori assolutamente liberisti promossi nella città, Ryan decise comunque di tenere una direzione di tipo “miniarchista” invece che anarco-capitalista, istituendo il Consiglio Centrale di Rapture; la prima legge promulgata fu vietare ogni contatto con la superficie, proibendo così il contrabbando.
Nel 1952, i lavori furono ultimati, e migliaia di industriali, scienziati e artisti vennero chiamati su invito di Ryan, come i “migliori esponenti dell’umanità”, a popolare la città. Negli anni successivi, Rapture avanzò secondo i piani di Ryan, e fino al 1958, la città progredì straordinariamente, sia a livello economico che scientifico: la società aveva creato una cultura imprenditoriale senza eguali, mentre la scoperta dell’ADAM rivelò un universo tutto nuovo nel campo dell’ingegneria genetica.

A uno sguardo superficiale, Rapture appariva come un paradiso della libertà e della prosperità; tuttavia, nell’aver riempito una città di geni ambiziosi, esperti e opportunisti, la società fu dominata da un regime duramente classista. Innanzitutto, l’assenza di uno piano sostenibile per gli operai addetti alla costruzione della città determinò il loro abbandono da parte di Andrew Ryan, convinto che in qualche modo se la sarebbero cavata da soli… Invece, il sistema capitalista da lui creato generò un gigantesco divario tra ricchi e poveri, senza nessuna classe media: se per i primi, Rapture rappresentava un mondo ideale, per i secondi non era altro che un abisso infernale.
A causa del darwinismo sociale terribilmente spietato, chi non riusciva a emergere nella società era destinato a soccombere in miseria nei bassifondi di Pauper’s Drop. D’altronde, “loro erano venuti a Rapture pensando di essere capitani d’industria, ma dimenticavano tutti che qualcuno doveva pulire i cessi”.

Inoltre, le condizioni sociali di Rapture permisero ad alcuni individui di raggiungere un potere tale da minacciare l’autorità di Ryan: uno di questi era Frank Fontaine, il quale si era arricchito tramite il traffico di prodotti di contrabbando, e grazie alla politica di laissez faire voluta dallo stesso Ryan, restò per molto tempo impunito.
A un certo punto si interessò alla scoperta dell’ADAM da parte della dottoressa Brigid Tenenbaum e, dopo aver concordato il diritto di lucro dalle sue invenzioni, decise di finanziare le sue ricerche. Ma… se è vero che non esiste un consumo etico sotto il capitalismo, lo stesso vale per la bio-etica. Infatti, la Tenenbaum informò Fontaine che l’unico modo per sintetizzare l’ADAM era di innestare delle lumache marine speciali nell’organismo di bambine giovanissime. Allora, questi creò l’orfanotrofio delle Sorelline, un istituto di beneficenza nel quale i genitori di basso ceto avrebbero abbandonato le loro figlie; in più, grazie all’Ostello Fontaine, un servizio gratuito atto a ospitare i meno abbienti di Pauper’s Drop, poté segretamente sfruttare i poveri come cavie umane per i suoi esperimenti. In questo modo, fu fondata la Fontaine Futuristics, un’azienda la cui grandezza rivaleggiava con le Ryan Industries.

All’inizio, Ryan considerava Fontaine come un seguace esemplare dei suoi ideali, poiché vedeva in lui riflessa l’immagine del self-made man che tanto stimava. Tuttavia, quando si accorse che la sua influenza le permettava di controllare un immenso mercato nero, cercò di contrastarlo con ogni mezzo possibile.
Dopo un’estenuante diatriba sia fisica che mentale, fu rinvenuto il presunto cadavere di Fontaine, e Ryan, frustrato da questa esperienza, emanò nuove leggi sempre più autoritarie e dispotiche, tra cui la pena di morte per il contrabbando. Questo, insieme alla successiva statalizzazione della Fontaine Futuristics, decretò il tradimento definitivo per Ryan della sua ideologia, perdendo in tal modo la fiducia dei suoi collaboratori.

Nel frattempo, a Pauper’s Drop, un Frank Fontaine in realtà sopravvissuto aveva cambiato aspetto e assunto l’identità di Atlas, un pescatore carismatico e suadente. Qui, si era eretto a paladino della classe “proletaria” di Rapture, e col suo esercito di seguaci si preparava a rovesciare Andrew Ryan. Il piano di Atlas, invero, era tutt’altro che rivoluzionario: infatti, la destituzione di Ryan era solo un pretesto per salire al potere e ottenere il dominio della città. Ad ogni modo i dissidenti, potenziatisi grazie ai nuovi poteri conferiti dall’ADAM, scatenarono la guerra civile alla festa di capodanno del 1959, contro gli esponenti della classe elitaria.
Ryan reagì quanto più irrazionalmente possibile: si rinchiuse nella sua fortezza, sterminò tutti i suoi collaboratori e sigillò tutte le uscite di Rapture. La città aveva raggiunto il punto di non ritorno, e il decadimento di cui riversò la popolazione persistette fino agli eventi presenti del gioco.

Fin dall’età infantile, il background culturale di Andrew Ryan appare estremamente influenzato da quello della scrittrice e filosofa Ayn Rand – di cui rievoca similmente il nome. La stessa Rand era nata a San Pietroburgo durante l’Impero Russo, e in seguito all’ascesa dei bolscevichi al potere e il sequestro dell’attività familiare, nel 1925 si trasferì negli Stati Uniti dove si stabilì definitivamente. Già nella sua permanenza in Crimea, nutriva pensieri reazionari e antisovietici, mentre in America sviluppò una sua ideologia completamente avversa agli ideali socialisti: l’Oggettivismo randiano.
Sapete, Hannah Arendt parlava nel 1963 de La banalità del male riferendosi a come delle persone caratterialmente ordinarie potessero abnegarsi ciecamente a un regime così malvagio come quello nazista; ebbene, nella mia opinione, una persona capace di articolare un’ideologia così sofisticata e allo stesso tempo così perversa come quella di Rand non può che rappresentare l’“incarnazione del Male” (perdonatemi per questa iperbole).
L’Oggettivismo è una corrente di pensiero fondata sulla ricerca dell’interesse personale, attraverso un “egoismo razionale”, ed il rispetto totale per i diritti individuali e la libertà negativa dell’uomo, nella forma del puro capitalismo. Rand disprezzava dunque ogni tipo di altruismo o collettivismo.
Una sua citazione, in particolare:

“Every major horror of history was committed in the name of an altruistic motive. Has any act of selfishness ever equalled the carnage perpetrated by disciples of altruism.”

viene parafrasata da Andrew Ryan in uno dei suoi audio-diari:

“Qual è la più grande menzogna mai inventata? Qual è la più grande punizione inflitta al genere umano? La schiavitu? L’olocausto? La dittatura? No. È lo strumento attorno al quale sorge tutta questa malvagità: l’altruismo!”

Il personaggio di Atlas/Fontaine, inoltre, è un altro riferimento alle opere di Ayn Rand, ossia Atlas Shrugged (La rivolta di Atlante) e Fountainhead (La fonte meravigliosa). Il suo aspetto come boss finale, nudo, ipertrofico e dal colore bronzeo, ricorda molto la statua di Atlante situata ai piedi del Rockefeller Center – immagine poi rivendicata da Rand come simbolo del movimento oggettivista.

L’adorazione di Ryan verso la proprietà privata lo spinse, ad esempio, a bruciare completamente la sua foresta dopo che il governo aveva deciso di statalizzarla, pur di non darla in mano ai parassiti.
La parola “parassita” era infatti il termine con cui Ryan demonizzava gli appartenenti della classe più povera della società, equiparandoli tra laltro a “depravati” stupratori. Questa pensiero è ancora oggi radicato nella mentalità americana: lo scrittore e storico Ronald Wright sostiene appunto che “il socialismo non ha mai attecchito in America perché i poveri non vedono se stessi come membri oppressi del proletariato, bensì come milionari temporaneamente imbarazzati”.
Perfino il termine “parassita” non è casuale. Un altro degli audio-diari di Ryan, che recita:
“Che differenza c’è tra un uomo e un parassita? Un uomo costruisce. Un parassita dice: “Dov’è la mia parte?”. Un uomo crea. Un parassita dice: “Cosa penseranno i vicini?”. Un uomo inventa. Un parassita dice “Attento, potresti pestare i piedi a Dio”.”
suona liberamente ispirato a parte del monologo di Howard Roark, durante il climax de La fonte meravigliosa:
“Chi crea si basa sul proprio giudizio. Il parassita segue l’opinione degli altri. Chi crea pensa. Il parassita copia. Chi crea produce. Il parassita ruba. Chi crea tende alla conquista della natura. Il parassita, la conquista degli uomini.”

Analizziamo adesso i suoi slogan.

“No Gods or Kings, Only Man”
La scritta appesa nell’ingresso per Rapture è una citazione allo slogan anarco-laborista “No Gods, no Masters”, coniata durante lo sciopero dell’industria tessile del 1912, ma riappropriata in chiave anarco-capitalista. Il singolo uomo diventa l’artefice del proprio destino, in grado di perseguire la propria felicità.

“Sono Andrew Ryan e sono qui per porvi una domanda: un uomo non ha diritti sul sudore della sua fronte?”
La risposta a questa domanda retorica è ovviamente “Sì”, ma che diventa “No” per “colpa” delle ingerenze dello stato. Senza dubbio Ryan aveva lavorato duramente per raggiungere il suo status sociale, sia fisicamente che mentalmente, ma gli operai di Rapture non avevano forse anche loro diritti sul sudore della loro fronte? Non meritavano un posto dignitoso nella società dopo averne costruito le fondamenta, invece di esser sfruttati come schiavi e poi tranquillamente dimenticati? Ryan perpetua quindi il mito del self-made man, l’uomo imprenditore che, apparentemente, si realizza da solo, ignorando le persone senza le quali non avrebbe potuto ottenere i suoi risultati.

“Ogni uomo può scegliere. […] Noi tutti facciamo delle scelte, ma in fondo sono le nostre scelte a fare noi.”
La libertà di “scelta” è uno dei temi principali di Bioshock, in quanto intrinseco nell’ideologia di Ryan. In queste parole, Ryan evoca la libertà individuale di auto-determinarsi tramite il consumo nel libero mercato. Tuttavia, anche nel pieno convincimento liberal/liberista, la teoria neoclassica del consumatore ci insegna che il consumo è limitato dal reddito e dal paniere di beni disponibili. Di conseguenza, più gonfio è il portafogli, maggiore è l’auto-determinazione possibile. Nel saggio Consumo, dunque sono, Zygmunt Bauman definisce infatti i poveri d’oggi come dei “consumatori difettosi” poiché disertano al “dovere sociale di essere acquirenti attivi ed efficaci dei beni offerti dal mercato.”

“Non credo in nessun dio, in nessun uomo invisibile nei cieli. Ma c’è qualcosa più potente di ognuno di noi, una combinazione dei nostri sforzi, una Grande Catena dell’industria che ci unisce.”
Ryan divinizza il mercato, chiamando come “Grande Catena” ciò che Adam Smith definiva come “Mano Invisibile”: una metafora della ragione provvidenziale secondo cui la ricerca egoistica dei propri interessi nel libero mercato gioverebbe paradossalmente al benessere collettivo della società.
In realtà, un concetto simile non esiste nel mondo reale, a causa di alcune condizioni materialmente irrealizzabili; ciononostante, la cieca fiducia nel sistema capitalista continua a nutrire l’illusione di molti neoliberisti secondo cui, lasciando il mercato “regolarsi da solo” si raggiungerà un equilibrio ottimale tra domanda e offerta – ignorando tuttavia ingenti inefficienze relativi alla ridistribuzione della ricchezza, l’impatto ambientale e i casi estremi di crisi economiche.

In un annuncio generale, si scopre una delle nuove leggi autoritarie emanate da Ryan:
“Attenzione: ogni adunanza pubblica di 4 o più persone è considerato reato punibile.”
Per noi italiani questo divieto suona storicamente familiare: nel 1943, Mussolini veniva sostituito come capo del governo dal generale Bodoglio, il quale aveva proclamato il manifesto dello stato d’assedio. Il terzo punto citava:
“E’ fatto tassativo e permanente divieto di riunioni in pubblico di più di tre persone, di tenere, anche in locali chiusi, adunate, manifestazioni, conferenze e simili.”
Andrew Ryan stava dunque trasformando il suo governo da “miniarchista” in uno stato “fascista”. Non solo voleva atomizzare ulteriormente la società, ma addirittura censurare e sopprimere ogni movimento sindacale o associazione dissidente.
Recentemente è stato osservato come le contraddizioni del capitalismo e i fallimenti del liberismo siano strettamente correlati all’ascesa dei movimenti neofascisti degli ultimi anni. In assenza di un forte partito di sinistra, e umiliati da una classe liberale sempre più elitista, i ceti economicamente svantaggiati della società si appellano a una “terza via” più autoritaria e reazionaria. Ironicamente, Ryan fa tutto con le sue mani, incarnando il passaggio da quel sistema a quest’altro.

Infine, vorrei evidenziare una certa analogia che il personaggio di Atlas/Fontaine presenta con la cosiddetta alternativa alla destra conservatrice delle ultime elezioni politiche, tendenzialmente di “pseudo-sinistra” o liberale: Fontaine, il lupo, si traveste da Atlas, l’agnello, per guidare la classe oppressa dal sistema. La bestia, naturalmente, finge di interessarsi ai problemi del gregge, perché una volta che ottiene il potere, essa perpetua gli abusi dell’oppressore precedente (Andrew Ryan), perfino con maggiore violenza.

Nelle varie interviste, lo sceneggiatore Ken Levine ha dichiarato di non aver mai avuto intenzione di comunicare un messaggio specificatamente anti-capitalista. In realtà Levin ha espresso più volte la sua sincera ammirazione per la dottrina di Ayn Rand, forte del suo “credo intenso e puro” e della sua dialettica “simile a quella di un supercattivo”. La “morale” del suo gioco era semplicemente di dimostrare la degenerazione di una ideologia quando si sceglie di metterla in atto dogmaticamente.
Tutto ciò mi fa venire in mente una pagina Facebook chiamata “Quotes from Capitalists that inadvertently provide support for Communism” in cui, come già esplica il titolo, l’assurdità delle dichiarazioni decontestualizzate dei capitalisti le trasforma in messaggi di propaganda socialista. Le citazioni costantemente diffuse di Andrew Ryan all’interno di Rapture sembrano inizialmente convincenti e intrusive… ma col senno di poi, si comprende quanto perverse fossero le sue idee.
Se quanto dichiara Ken Levine fosse vero, lui rappresenterebbe un caso di autocritica ideologica da parte di un destrista, un fenomeno a mio parere più unico che raro.

In un mondo occidentale sempre più post-ideologico, in cui la vergogna, l’ignavia o il disinteresse di schierarsi da una parte o da un’altra ha reso i giovani vittime dello zeitgeist, il popolo, disilluso e privato di qualsiasi speranza, ha assunto un atteggiamento velleitariamente apolitico, permettendo così il mantenimento o il deterioramento dello status quo. Riusciranno i videogiocatori a trovare un manifesto rivoluzionario dentro un’industria multi-milionaria, oppure conserveranno quel distacco apatico e avverso a ogni cambiamento con cui li ha atrofizzati South Park? Ai posteri l’ardua sentenza.

In the end, looks like capitalism is nice in theory, but it works only on paper

Edoardo Carusillo
Studente, attivista LGBTQ+ e auto-proclamato paladino della giustizia!