Fate/Stay Night: Heaven’s Feel – Presage Flower: da Visual Novel a film d’animazione

Fate/Stay Night: Heaven’s Feel – Presage Flower: da Visual Novel a film d’animazione

Dopo un 2017 dominato da Your Name di Makoto Shinkai replicato più e più volte, Nexo Digital riapre una nuova stagione di film d’animazione con il primo capitolo della trilogia di film d’animazione dedicata alla terza route di Fate/ Stay Night, ovvero Heaven’s Feel. Questa è considerata unanimamente la storyline più oscura e perversa della visual novel – talmente macabra da aver ispirato Gen Urobuchi per la stesura della light novel prequel, Fate/Zero, dalla quale è stata tratta l’omonima serie animata.
Dopo anni di richieste di un doppiaggio per la serie anime Unlimited Blade Work (che segue la seconda route della Visual Novel), nel 2017, Dynit non solo ha esaudito i desideri dei fan caricando la serie doppiata su VVVVid e rendendola fruibile gratuitamente, ma ha addirittura acquisito i diritti per la proiezione dei nuovi film del franchise.
Non è la prima volta che Fate/Stay Night viene adattato per il grande schermo, ma ormai il fandom ha preferito dimenticare la precedente (e disastrosa) trasposizione cinematografica di Unlimited Blade Works (che per comodità lo abbrevierò in UBW) da parte di Studio Deen. Dopo aver visto il lavoro svolto da Ufotable per Heaven’s Feel, posso dire che questo adattamento ha superato ogni mia aspettativa.

Ovviamente nel caso foste interessati a godervi l’esperienza di “Presage Flower” senza alcuno spoiler, non procedete con la lettura di questo articolo, poiché qui e là potreste incappare in anticipazioni più o meno succose. Il film, d’altronde, non poteva avere un incipit migliore, e vista la sua qualità è proprio un peccato che sia stato proposto nei cinema del Bel Paese solamente il 12 e il 14 febbraio 2018. Quando vidi UBW, rimasi stupefatto dall’abilità dello studio d’animazione Ufotable di realizzare non solo una serie narrativamente efficace per una route lunga oltre venti ore, ma anche dal fatto che trovò spazio (e budget) per inserirvi dei contenuti completamente inediti. Per questo film gli autori hanno optato per la medesima direzione, mantenendo quindi una continuità stilistica che è iniziata proprio dall’apprezzatissima trasposizione di Fate/Zero, anime dell’ormai lontano 2011.

La storia comincia con un flashback su Sakura Matou ed Emiya Shirou, i protagonisti principali, e del loro primo incontro; quando finii Fate/Zero e iniziai la novel di Fate/Stay Night, continuavo a chiedermi, com’era possibile che una bambina così emotivamente traumatizzata fosse ritornata ad essere così gentile e cordiale. Naturalmente sapevo che era stato il rapporto con Shirou a scaldarle il cuore, ma mentre la novel non era riuscita a rispondere esaustivamente alla mia domanda, ecco che il film recupera il pezzo di puzzle mancante: dopo aver abbandonato il club di tiro con l’arco a causa di un infortunio, Shirou vede presentarsi davanti a casa sua Sakura, una studente delle medie, in cerca di riparo. La ragazza inizia a sviluppare una certa dipendenza dal suo “senpai”, e grazie a lui, che le insegna attività basilari come cucinare e piegarsi i vestiti, impara finalmente a “vivere”.

Passa un anno, Sakura si iscrive allo stesso liceo di Shirou e dopo un po’, la storia torna agli eventi presenti. A un certo punto però, compare un nuovo personaggio che prima d’ora era stato sempre in disparte: si tratta di Zouken Matou, il patriarca della famiglia Matou. Inizialmente, l’anziano uomo ringrazia Shirou per tutto il tempo dedicato a Sakura, dopodiché gli chiede dei suoi rapporti con gli “Einzbern”. Il ragazzo non sa cosa dire, e di fronte alla sua perplessità, Zouken ritorna nell’ombra.
Il giorno dopo, Shirou viene incastrato dai compagni e finisce col pulire il club di tiro con l’arco al posto di Shinji, il fratello di Sakura, ma al calar della sera, assiste a uno spettacolo incredibile: due combattenti, un lanciere e uno spadaccino, che si sfidano all’ultimo sangue nel cortile della scuola, sprigionando un’energia spaventosa. Il ragazzo decide di scappare, ma il lanciere lo insegue e gli infligge un colpo mortale. Fortunatamente, Shirou viene salvato da Rin Tohsaka, la “master” dello spadaccino, e da lì in poi, il film va in flashforward con i titoli di testa, dando per scontata la conoscenza regressa di UBW. Fatto sta che Shirou, dopo aver inavvertitamente evocato Saber, uno Spirito Eroico, resta coinvolto in una battle royale dove sette maghi, detti Master, si scontrano mettendo in campo dei combattenti appartenenti a ere mitologiche, i Servant, per ottenere il Santo Graal, una coppa capace di esaudire i desideri. Nel frattempo, una scena ambientata in una cripta piena di vermi e insetti giganti rivela che Zouken non è un vecchietto tanto gentile come sembrava, e il suo monologo suggerisce il suo coinvolgimento in questo scontro.

A questo punto, Rin si offre di accompagnare Shirou e Saber in chiesa, dove Kirei Kotomine, il moderatore della guerra del Santo Graal, gli spiega le regole del “gioco”. Il ragazzo è riluttante, ma dopo che il prete gli rivela che la guerra precedente si era conclusa con il incendio disastroso di cui lui era rimasto l’unico superstite dieci anni prima, questi accetta il suo destino, spinto dal desiderio di prevenire l’ennesima catastrofe. Sulla via del ritorno, Shirou e Rin incontrano la piccola Illyasviel von Einzbern, che li assale con il suo gigantesco Servant, Berserker.

Apro una piccola parentesi, visto che il film non rende molto chiara questa situazione: in questa storyline, Shirou non riesce a fermare Saber dal colpire Archer, il Servant di Rin, lasciandolo temporaneamente inabilitato a combattere. Di conseguenza, Saber è costretta a fronteggiare il colosso da sola. Sapete, in UBW ero rimasto sorpreso dal fatto che la spadaccina fosse in grado di tenere testa a Berserker, nonostante le sue statistiche molto più basse, e di infliggergli perfino un colpo mortale. In questo adattamento, invece, la storia appare molto più fedele all’opera originale, e poco dopo, Saber viene sopraffatta. Sfortunatamente, questo non ha impedito a Shirou di compiere le stesse scelleratezze già viste nella prima serie di Fate/Stay Night del 2006, ovvero di buttarsi a capofitto per proteggere la ragazza, uscendone quasi sbudellato. Non male per uno che si è fatto uccidere la stessa notte! Delusa dall’esito della battaglia, Illyasviel si ritira insieme al suo Berserker, mentre Shirou, grazie al potere del fodero di Excalibur dentro al suo corpo, rigenera le sue ferite.

In questo film, Ufotable riesce in un’impresa di taglia e cuci laddove il precedente film d’animazione di Studio Deen aveva clamorosamente fallito. Il giorno seguente, infatti, dopo una scena di convenevoli tra Taiga, Sakura e Saber per far ospitare quest’ultima a casa di Shiro, il ragazzo e la spadaccina riprendono subito a pattugliare la città a caccia di Servant. In un vicolo, i due vedono Mitsuzuri, una compagna di classe di Shirou, mentre viene prosciugata dell’energia vitale da Rider, un’affascinante Servant dai capelli viola. Ben presto anche il suo Master fa la sua entrata in scena: è Shinji Matou il suo avversario, e con molta sicurezza, ordina a Rider di attaccare Saber. La spadaccina, però, ottiene subito la meglio, sconfiggendo la sua nemica in un colpo solo – bizzarro, visto che nella prima route era riuscita a darle in filo da torcere in varie occasioni. A questo punto, Zouken si materializza in un vortice di insetti, rimprovera Shinji per la sua incompetenza e infine, avverte Shiro che da quel momento lo avrebbe ostacolato in ogni modo.

La stessa sera, Shirou porta Mitsuzuri alla chiesa per cura in cura a Kirei. Dopo averla soccorsa, il prete mette al corrente il ragazzo di alcune scottanti verità: sia lui che Kiritsugu, il padre adottivo defunto di Shirou, avevano partecipato della guerra tra Master precedente, e dopo aver combattuto strenuamente, Kiritsugu avrebbe ordinato al suo Servant, la stessa Saber di Shirou, di distruggere l Graal. Inoltre, il padre che Shirou aveva sempre pensato che fosse un “paladino della giustizia”, in realtà era un mercenario disposto a uccidere alcune persone per salvarne di più, come un moderno “Ozymandias”. In questa scena, emerge il tema principale di Heaven’s Feel, ovvero la “frizione tra l’idealismo e il realismo”: l’uomo che aveva ispirato il ragazzo a credere negli ideali della giustizia non era mai esistito, per cui aveva ancora senso continuare per quella strada? A tal proposito, vorrei evidenziare un interessante parallelismo grafico tra questo film e Fate/Zero, come d’altronde usava fare anche la serie di UBW. Nella scena in cui Shirou si “immerge” nei suoi pensieri, il ragazzo sprofonda metaforicamente in fondo all’oceano, in modo estremamente simile a Kiritsugu nella seconda sigla iniziale di Fate/Zero.

Una cosa che ho sempre amato della controparte videoludica di “Heaven’s Feel” è come la sceneggiatura riuscisse a sbarazzarsi dei Servant più inutili, così da concentrarsi meglio sul cast principale. In questa storia entrano infatti in campo altre due pedine, il “vero” Assassin, un inquietante uomo mascherato e un’ombra misteriosa. Insieme, riescono a eliminare un Servant dietro l’altro, prima Sasaki Kojiro, il “falso” Assassin, poi Caster e Lancer, il primo uccidendoli, l’altra assorbendo i loro cadaveri. In compenso, il film indugia molto in scene domestiche veramente lente, ma indispensabili per lo sviluppo della relazione tra Shiro e Sakura. La sceneggiatura prende scelte precise che privilegiano lo screentime con Sakura, e non c’è dubbio a quale “finale” voglia arrivare. Il film non lesina neppure sulle scene di fanservice presenti nella visual novel, come la famigerata scena del “Tohsaka’s Anus” che, grazie al cielo, Ufotable è riuscita a riadattare, la leggendaria scena del “Mapo Tofu”, dove Kirei si sbottona in modo quasi “profano”, e perfino una scena inedita in cui Saber guarda in faccia il suo “shadow self”, una Saber Alter più bella e tenebrosa che mai.

In questo film, Takahiro Miura, regista di UBW, passa il comando a Tomonori Sudo, che aveva già diretto un’altra opera di Type-Moon, Kara no Kyokai: Mirai Fukuin. Qui, la regia appare eccellente, ben sopra gli standard degli anime di Ufotable, e trova il suo climax nelle scene di combattimento, dove delle animazioni tradizionali splendidamente coreografate si muovono in perfetta armonia in un’ambientazione in computer grafica.

Un trailer dell’edizione blu-ray svela il making off del film.

Tuttavia, non nego di esser rimasto perplesso nella battaglia tra Lancer e Assassin, svoltasi a bordo di una bisarca in movimento su una strada urbana (assente nella visual novel). Una regola fondamentale della guerra del Santo Graal è infatti l’assoluta discrezione nella battaglie tra Servant – ragion per cui Shirou è stato trafitto da Lancer. Dunque, era davvero necessario infrangere un principio così importante al fine di spettacolarizzare ulteriormente l’opera? La parola al fandom… Infine un commento alla colonna sonora, composta da Yuki Kajiura (Puella Magi Madoka Magica, .hack//SIGN, Sword Art Online), che in passato aveva già lavorato per le musiche di Fate/Zero. Il suo lavoro è come sempre splendido, solenne e coinvolgente, mentre la sigla finale, “Hana no Uta”, cantata da Aimer, conclude meravigliosamente la pellicola.

Se solo qualcuno si occupasse di portate in Occidente il videogioco…

Il doppiaggio italiano realizzato da Dynit è molto piacevole e orecchiabile. Se all’inizio di UBW, le voci di Federico Viola, Katia Sorrentino e Tiziana Martello (rispettivamente Shirou, Rin e Sakura) mi avevano lasciato un poco disorientato, qui sembrano offrire una performance davvero calzante! Mario Scarabelli invece, interpreta Zouken in maniera teatrale e impeccabile, mentre qualcosa mi dice che la scelta di assegnare Oliviero Corbetta (doppiatore di Reaper in Overwatch) ad Assassin non è stato del tutto casuale… Per quanto riguarda l’adattamento, ho trovato alcuni dialoghi leggermente legnosi, soprattutto una scena dove Taiga commenta il seno di Sakura; nonostante esista come misura di riferimento per la taglia del seno, dire che una ragazza porti una “coppa E” non è un’espressione molto popolare in italiano.

Concludo questo commento ribadendo la mia piena soddisfazione per questo film. È raro produrre un adattamento animato fedele di una visual novel, ma realizzarne uno che superi perfino l’opera originale è un’impresa eroica – soprattutto per me, che al tempo ho avuto modo di amare e odiare questo franchise. È un immenso privilegio vedere arrivare a noi un film animato di questo tipo, e spero che Nexo Digital e Dynit riescano a portare al cinema il resto della trilogia. Appuntamento al prossimo capitolo di Heaven’s Feel, “Lost Butterfly”, e mi raccomando, supportate l’animazione giapponese partecipando agli eventuali eventi replica e acquistando i DVD e i blu-ray.

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Edoardo Carusillo
Studente, attivista LGBTQ+ e auto-proclamato paladino della giustizia!