Vendetta: Curse of Raven’s Cry: una rivalsa per Reality Pump?

Vendetta: Curse of Raven’s Cry: una rivalsa per Reality Pump?

In campo cRPG, nutro da molti anni una simpatia innata per le case di produzione di seconda linea, meglio ancora se europee, meglio ancora se con ambizioni da prima linea. Preferisco di grandissima lunga riconoscere buone intenzioni, qualche idea valida e tracce di avventatezza giovanile in un prodotto di caratura mediocre e di basso budget, che rassegnarmi a veder sfilare sotto gli occhi la medesima, identica mediocrità, ma rivestita della facies patinata, tirata a lucido e così intimamente piccolo-borghese delle case di produzione da tripla A. Con tutti i limiti tecnici e artistici del caso, insomma, trovo decisamente più interessante il letterario Hard to be God piuttosto che il fracassone Neverwinter Nights 2; il genuino Faery: Legends of Avalon piuttosto che l’inconsistente Child of Light; il rustico Bound by Flame piuttosto che il foruncoloso Dragon Age Origins. Così come, tra 2006 e 2011, trovai decisamente più meritevoli d’attenzione i prodotti della piccola software house polacca Reality Pump rispetto alle sciagurate allucinazioni collettive eiettate da Bethesda negli stessi anni, nonostante la prima avesse evidentemente guardato alle ultime incarnazioni degli Elder Scrolls per concepire la propria serie di open-world fantasy Two Worlds.

Dopo aver rilasciato nel 2010 il sottovalutato quanto piacevole Two Worlds II, Reality Pump aveva deciso di abbandonare la strada del fantasy classico e di intraprendere la creazione di un’avventura di ambientazione squisitamente piratesca. Il gioco in questione, ossia Raven’s Cry, era stato tuttavia funestato fin dalle primissime fasi di sviluppo da insormontabili problemi di ordine economico e amministrativo, tali da provocare l’abbandono di molti dei membri dello staff in favore della conterranea CD Projekt, e da determinate infine l’annuncio dell’assorbimento definitivo dello studio nelle fila di TopWare Interactive, publisher originario di Reality Pump. Tante peripezie ebbero immediato riflesso sul risultato finale: annunciato in modo frettoloso e con una campagna di marketing ridotta ai minimi termini, Raven’s Cry (gennaio 2015) era un autentico disastro, letteralmente ingiocabile dal punto di vista tecnico, ed evidentemente incompleto dal punto di vista contenutistico. Complice anche la scarsa fama – e la conseguente vulnerabilità – della casa di produzione, gli strali della critica non si sono fatti attendere, e Raven’s Cry vanta alcune delle valutazioni più basse mai assegnate nella storia videoludica recente.

La batosta deve essere evidentemente servita. Dopo la fusione con Topware Interactive, i membri di Reality Pump hanno deciso di non condannare all’oblio il loro gioco piratesco, e hanno annunciato la pubblicazione (prevista per oggi, 20 novembre) di una versione completamente rinnovata di Raven’s Cry, dal programmatico quanto autoironico titolo: Vendetta: Curse of Raven’s Cry. Ammettendo con sincerità gli errori commessi nel recente passato, Reality Pump ha promesso non solo la piena gratuità di questa nuova versione per gli sventurati acquirenti della precedente, ma anche un ripensamento sostanziale delle meccaniche di gameplay, della grafica e dei contenuti stessi del gioco:

Dopo circa sette anni di malaugurato sviluppo, finalmente siamo pronti per rilasciare Vendetta: Curse of Raven’s Cry come era stato originariamente inteso. […] Il viaggio è stato lungo e periglioso, ma dopo aver preparato tutto il necessario, siamo finalmente orgogliosi di annunciare che il gioco è vicino alla conclusione!

La campagna di marketing messa in piedi per questa nuova versione non sembra particolarmente incisiva, tanto che a poche ore dal rilascio sono disponibili online pochissimi materiali, oltre il sito ufficiale. L’operazione è rischiosa, tanto più considerando la modesta considerazione raccolta da Raven’s Cry all’epoca della sua prima uscita. La speranza è che questo secondo tentativo consenta almeno di riabilitare il nome di Reality Pump agli occhi del pubblico, e di raccogliere fondi sufficienti per progetti futuri. Magari, chissà, per un possibile Two Worlds III.

Ilya Muromets
Che poi, a ben vedere Cutie Honey era tipo la Edwige Fenech dei giapponesi.