“Meno Tales, più plot!” – Il caso della “favoletta” di Tales of Zestiria

“Meno Tales, più plot!” – Il caso della “favoletta” di Tales of Zestiria

Ho finito Tales of Zestiria da qualche giorno e la mia mente non può fare a meno di ripercorrere la storia che queste lunghe ottanta ore mi hanno raccontato. Una bella esperienza tutto sommato, ma decisamente meno indimenticabile di quanto avrei voluto, di quanto un combat system e una soundtrack di questo livello avrebbero meritato.

tales of phantasia coverLa serie Tales of accompagna la mia crescita videoludica da quando, credo fosse poco prima del 2000, emulai per la prima volta la versione patchata di Tales of Phantasia per SNES: e fu subito amore. Mi colpirono l’ambientazione e la storia, senza ombra di dubbio, ma mi affezionai ai personaggi e mi sorprese quel sistema di combattimento così diverso da quello a cui i vari Final Fantasy mi avevano abituato.

Erano altri tempi e non so se ora lo stesso gioco susciterebbe in me le medesime emozioni, è vero. Tuttavia ogni volta che viene annunciato un nuovo capitolo della serie mi sale la scimmia, l’acquisto al D1 è obbligatorio così come abbandonare qualsiasi altro impegno (videoludico) possa avere in quel momento per dedicarmi appieno all’ennesimo mondo da salvare. Non va sempre bene (non ho mai sopportato Tales of Innocence o i Tales of the World) ma in genere abbandono il controller abbastanza soddisfatto.

Almeno finché non mi chiedono cosa, secondo me, renda questa serie davvero grande. La mitologia che c’è dietro ogni titolo, indubbiamente, ma non è forse la trama a rendere grande un J-RPG?

Ci penso un attimo e, a parte Tales of the Abyss, Tales of Vesperia e Tales of Xillia, non credo di aver mai trovato davvero soddisfacente la trama dei Tales of in generale e l’esperienza con Tales of Zestiria è un esempio magistrale del problema di tanti capitoli della saga.

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Zaveid: potenzialmente un personaggio che poteva rompere lo stile buonista della serie.

Vogliamo poi parlare dell'indecorosa scelta di far credere al giocatore che Alishia sia la protagonista femminile per poi farla sostituire da un'anonima co-protagonista con la sindrome di Mary Sue? In Giappone questa scelta ha provocato l'ira degli appassionati e, secondo chi scrive, a buon ragione.

Vogliamo poi parlare dell’indecorosa scelta di far credere al giocatore che Alishia sia la protagonista femminile per poi farla sostituire da un’anonima co-protagonista con la sindrome di Mary Sue? In Giappone questa scelta ha provocato l’ira degli appassionati e, secondo chi scrive, a buon ragione.

Tales of Zestiria è ambientato in un mondo diviso tra due nazioni che da oltre centro anni sono sull’orlo della guerra. Come se non bastasse, questo universo è permeato da un’energia negativa chiamata malizia che può penetrare l’essenza stessa degli esseri viventi e trasformarli in orribili mostri assetati di sangue, ma invisibili all’occhio umano. Il protagonista, Sorey, si mette in viaggio con l’intenzione di esplorare il creato, ma presto si trova a vestire il ruolo dello stereotipato eroe senza macchia e senza paura, tra sacrifici e tante scelte difficili che lo costringono a confrontare il proprio animo puro e sempliciotto con la complessità degli esseri umani. È notevole come il titolo proponga situazioni per lo più grige, in cui giusto e sbagliato sfumano l’uno nell’altro.

Potenzialmente c’è tanto materiale per un sacco di drama, e volendo una complessità narrativa dai risvolti oscuri e tesi, non vi pare? Ecco, il problema di Tales of Zestiria è che queste evoluzioni, purtroppo, sono quasi del tutto assenti.

La guerra? In realtà, tranne tipo tre o quattro momenti della storia, potrebbe anche non esserci: non ci sono villaggi razziati durante le incursioni dell’esercito nemico, non c’è la presenza ossessiva di un esercito nervoso pronto a partire per il fronte, non ci sono veri problemi quando il protagonista attraversa in tutta tranquillità i confini tra le due nazioni. Avvengono due battaglie, ma sono entrambe nello stesso luogo – che più o meno sembra essere l’unico “palco” su cui i due eserciti possono scontrarsi – e non lasciano un segno così profondo sul nostro ingenuo protagonista. I sacrifici e le scelte difficili, poi, manco a parlarne; giusto per fare un esempio, uno dei comprimari è un assassino (o meglio un’assassina, mi riferisco a Rose) che cerca di uccidere il protagonista e decide poi di unirsi a lui per controllare il suo operato. Bene, questa sua funzione di “controllore” si avverte mai? C’è mai un minimo di risentimento tra i due per il tentato omicidio? Macché, pizza fichi e mandolino, siamo tutti amici e stringiamoci la mano ed è tutto a posto.

Che dire poi della

SPOILER ALERT

morte di Dezel? La perdita di un compagno potrà mai lasciare una ferita profonda all’interno del party? Potrebbe, certo, se nel gruppo non si unisse immediatamente un altro elemento con lo stesso stile di combattimento, le stesse abilità, stesse caratteristiche fondamentali… eccetto forse i capelli un po’ più lunghi.

SPOILER TERMINATO

E se volessimo, potremmo anche parlarvi della tensione sessuale fra Sorey e Mikleo, due protagonisti che, secondo molti, rappresentano la vera coppietta del gioco. Ma di questo vi parleremo in un altro momento. Forse.

E se volessimo, potremmo anche parlarvi della tensione sessuale fra Sorey e Mikleo, due protagonisti che, secondo molti, rappresentano la vera coppietta del gioco. Ma lo faremo in un altro momento. Forse.

L’unico momento in cui davvero si avverte un po’ della tensione e del dolore che deve provare il protagonista di fronte al proprio destino di Messia è il finale, a mio avviso ben gestito e davvero sentito. Peccato che tutto il resto, per quanto davvero godibile grazie a una regia discreta, ad alcuni momenti comunque significativi e, soprattutto, al sostegno del commento sonoro e del sistema di combattimento (eccezion fatta per la telecamera, da omicidio). Insomma, c’erano elementi per poter evolvere in qualcosa che non fosse il solito racconto di un viaggio di formazione che si snoda attraverso tutti i cliché del caso.

Meno Tales più plot, insomma, meno favolette e più drama: per quanto mi faccia piacere confrontarmi con un Tales of a cadenza annuale, preferirei forse un nuovo capitolo ogni due o tre anni (in Giappone DA SEMPRE esce un tales all’anno + eventuali spin off e remake, solo ora questo trend si avverte in Europa, ma è una cosa da sempre presente in nippolandia NdMajkol) ma più curato dal punto di vista della sceneggiatura e che affrontasse in maniera approfondita i temi più maturi verso cui la serie si sta evidentemente spostando negli ultimi anni.

Riccardo
Sono una persona comune. Nato in una famiglia comune, ho ricevuto una comune educazione, ho una faccia comune, prendo voti molto comuni e penso cose comuni. Videogioco dacché ho memoria, sonaro d'elezione ma non mi piace perdere tempo a ribadire l'ovvio. Quando arrivo alla current gen, è sempre troppo tardi.