L’ISIS usa la PS4 per comunicare? Storia di una bufala

L’ISIS usa la PS4 per comunicare? Storia di una bufala

Attacco all’umanità: strage preparata alla Playstation 4“. Così il Fatto Quotidiano intitolava, in modo non poco sensazionalistico, uno dei suoi articoli, uscito due giorni dopo gli attentati a Parigi attuati dall’ISIS. Si tratta di una notizia ripresa da diverse testate italiane. Ma da dove nasceva questa strana connessione tra la console di Sony e i terroristi dello Stato Islamico?
La fonte originaria era un articolo scritto da Paul Tassi e pubblicato online non da un sito qualunque, bensì da Forbes. Nel pezzo “How Paris ISIS Terrorists May Have Used Playstation 4 To Discuss And Plan Attacks” si legge che:

La caccia ai responsabili (otto terroristi sono stati uccisi sabato notte, ma i complici potrebbero essere fuggiti) hanno portato a diversi blitz delle forze dell’ordine nei pressi di Bruxelles. Alcune testimonianze riporterebbero la presenza di almeno una console PlayStation 4.

Il ministro degli affari interni belga Jan Jambon ha sostenuto che la PS4 è stata usata dagli agenti dell’ISIS per comunicare, ed è stata selezionata in quanto notoriamente difficile da controllare. “Playstation 4 lascia difficilmente delle tracce, anche più di Whatsapp”.

Tassi, poi, si lasciava in avventate ipotesi come quella secondo cui i terroristi potrebbero utilizzare le monete di Super Mario Maker per condividere privatamente messaggi, oppure potrebbero giocare a Call of Duty per scrivere messaggi sui muri con raffiche di proiettili. Nel testo originale emergevano, pertanto, due verità: la prima, che durante l’irruzione della polizia in una delle abitazioni dei terroristi era stata trovata una Playstation 4; la seconda, che il ministro degli interni belga aveva riconosciuto un ruolo della console nello scambio di informazioni tra gli agenti dell’ISIS coinvolti. A quanto pare, infatti, le comunicazioni trasmesse via Playstation Network, in particolare attraverso il sistema di messaggistica e la party chat, sono di difficile rintracciabilità, anche più dei messaggi inviati con Whatsapp.
Non è la prima volta che il mondo videoludico viene accostato alla stessa organizzazione terroristica. Si ricorderà, infatti, che quest’ultima impiegò GTA V in un video di propaganda per il reclutamento dei nuovi adepti. Tuttavia, la connessione tra PS4 e l’ISIS è frutto di un errore giornalistico, come lo stesso Tassi ha dovuto ammettere modificando il suo articolo originale. Prima di tutto, l’intervista, in cui il ministro Jambon sosteneva che i terroristi potrebbero usare la PS4, era stata rilasciata tre giorni prima degli attentati a Parigi. Allo stesso tempo, il discorso del politico era molto più ampio e generale in quanto riguardava le possibili debolezze insite nel sistema di sicurezza del paese belga. Dunque, Jambon non avrebbe mai dichiarato, dopo gli attentati in Francia, che ci sia stata una conpsn-arabic-1200x675nessione tra console ed ISIS. In secondo luogo, non ci sono state conferme ufficiali del ritrovamento di una Playstation 4 in uno degli appartamenti dei terroristi. E, d’altra parte, lo stesso rinvenimento del dispositivo non sarebbe prova del fatto che sia stato usato per loschi fini. Ovviamente, è sempre possibile per un gruppo di malintenzionati sfruttare il sistema di comunicazione di PSN per scambiarsi messaggi, proprio a causa della difficile rintracciabilità, ma – ed è questo il punto – non ci sono prove che sia avvenuto ciò durante l’organizzazione delle stragi parigine. Si tratta, chiaramente, di un tipico esempio di come le notizie infondate possano diffondersi facilmente nella rete per la semplicità con cui gli utenti dei social accedono e consumano informazioni, magari cavalcando l’onda emotiva prodotta da certi avvenimenti. Inoltre, un’importante responsabilità è attribuibile anche ad alcune testate giornalistiche alla ricerca del sensazionalismo, anche a rischio di confezionare vere e proprie bufale. La morale della storia è che è sempre opportuno andare alla ricerca delle fonti prima di spargere il seme della disinformazione.

Roberto Di Letizia
Ha mosso i primi passi con il Commodore 64. Ha un'insana tendenza a scovare tutto ciò che di filosofico, estetico ed etico si insinua nel medium videoludico. Sogna un giorno di scrivere un trattato dal titolo "Trattato logico-filosofico sui Polli di gomma con la carrucola in mezzo".
  • Puzzava di cazzata già prima… ma se Il Fatto Quotidiano è sul pezzo, al 90% è bufala. Peccato ci sia chi ci crede…