“Amerai il prossimo tuo come te stesso…”

“Amerai il prossimo tuo come te stesso…”

“… a meno che non venda videogiochi violenti” è l’interpretazione che la diocesi di Lugano (in Svizzera) darebbe all’Antico Testamento secondo i ragazzi dell’ormai ei fu GamesArena.

I gestori del negozio di videogiochi hanno comunicato ieri, con un post sulla propria pagina Facebook, la chiusura definitiva dell’attività dopo due anni di controversie con i proprietari dei locali che avevano in affitto. I problemi sarebbero iniziati nel 2013 quando, a seguito dell’enorme successo commerciale di Grand Theft Auto V, il negozio era finito in prima pagina su 20 Minuti (che sembra un po’ l’analogo svizzero del nostro Metro), in un servizio sulle tv e radio nazionali e, ovviamente, un po’ ovunque per l’internet.

Quella che normalmente sarebbe considerata un’ottima pubblicità, però, non sarebbe piaciuta alla diocesi locale che – attraverso la Fondazione Maghetti – sarebbe di fatto proprietaria dei locali di GamesArena e avrebbe imposto lo sfratto: l’accostamento a un gioco così immorale come GTA, infatti, avrebbe danneggiato definitivamente l’immagine della Chiesa Cattolica.

La decisione della curia è un duro colpo per i ragazzi di GamesArena, che nonostante non si siano arresi per più di due anni sono stati costretti, alla fine, a gettare la spugna.

Questi ultimi due anni sono stati molto lunghi e molto estenuanti, che ci hanno davvero sfiniti fisicamente e mentalmente. Due anni di battaglie e di innumerevoli tentativi di trovare una soluzione che non lasciasse a piedi dei ragazzi che lavorano da tanti anni indipendentemente, e che ha visto come ultimo e disperato tentativo una lettera indirizzata poco tempo fa al nuovo Vescovo, che però ha avuto anch’essa una risposta negativa.
Oggi di fronte all’ultimo termine e davanti al quale non ci sarebbero state soluzioni legali possibili, abbiamo preso la più difficile decisione da 11 anni a questa parte.

L’ennesima conferma che, nonostante tutti i proclami progressisti, certi ambienti cattolici non siano assolutamente capaci di stare al passo coi tempi?

Dal canto suo, la Fondazione Maghetti – tramite l’AD Riccardo Caruso – comunica che lo sfratto è arrivato perché Massimiliano Fani (il titolare di GamesArena) non pagava l’affitto da sei mesi e la disdetta contrattuale sarebbe stata presa di comune accordo: in un’intervista su Ticino Online, Caruso dichiara

Dopo la pubblicazione degli articoli in cui riferivano la vendita del gioco violento e pericoloso, ho chiesto spiegazioni al gerente. […] Come Fondazione abbiamo chiesto allora di valutare l’ipotesi di non vendere il videogioco violento. Ipotesi scartata dal negozio. A quel punto abbiamo deciso di comune accordo la disdetta del contratto. Mi ha chiesto un anno di proroga per trovare altri spazi in centro a Lugano. Abbiamo concesso la proroga. Poi mi ha chiesto altro tempo, e siamo arrivato alla conclusione con una disdetta per il 30 settembre. Ma a marzo ha deciso di non pagare più l’affitto. Mi stupisce ora questo voltafaccia e mi dispiace che voglia far clamore su qualcosa di non vero.

Quale sarà le verità dietro questa storia?

Riccardo
Sono una persona comune. Nato in una famiglia comune, ho ricevuto una comune educazione, ho una faccia comune, prendo voti molto comuni e penso cose comuni. Videogioco dacché ho memoria, sonaro d'elezione ma non mi piace perdere tempo a ribadire l'ovvio. Quando arrivo alla current gen, è sempre troppo tardi.