50 sfumature di pixel art

Indie coi gusti singolari

50 sfumature di pixel art

La pixel art, questa sconosciuta.
Questa tecnica nasceva seguendo le orme del puntinismo negli anni 80, e cercava di condensare la maggior quantità di dettaglio nel minor numero di pixel, tipicamente con un ridotto numero di colori il cui insieme andava a costituire la cosiddetta palette.
Si trattava di restrizioni dettate dalle limitazioni dell’hardware, che però hanno formato in maniera specifica migliaia di artisti dell’era digitale a una forma d’arte sempre più rara a vedersi nei titoli indie e, anche se un po’ meno, nei titoli a tripla A.

SuperbrothersSword&Sorcery

Superbrothers: Sword & Sorcery

Di pari passo con la diffusione di strumenti che permettevano di creare dei giochi con relativa semplicità, con l’abbattimento dei costi di sviluppo e con la ricerca dei sapori dell’infanzia si è sviluppato il cosiddetto mercato indie, popolato da provetti game designer di ogni nazionalità. Negli anni recenti molte case produttrici hanno percepito il desiderio nostalgico dei giocatori di tutto il mondo, e di pari passo con gli sviluppatori abbiamo assistito a un boom di disegni pixellosi.

E il problema per me consiste proprio in questo. Salvo rare eccezioni la pixel art di un certo livello è sempre più rara a trovarsi, sia perchè ormai le limitazioni hardware sono state superate persino nel mondo mobile, sia perchè una pixel art di qualità richiede una complessa formazione e costi di realizzazione spesso fuori dalle tasche dei piccoli sviluppatori.

Siamo così stati letteralmente invasi di pochi titoli in pixel art di livello professionale, e una infinità di titoli dalla grafica approssimativa nel mondo indie. È come se il mercato stesso, nel tentativo di riproporre le pennellate di un tempo sia regredito a forme più essenziali e spartane. I rari accenni che troviamo di pixel art sono spesso di bassa qualità, con sfumature e shading non all’altezza degli artisti di quasi 30 anni prima. Una vera regressione. Eppure basta dare un’occhiata a siti come deviantart.com per scoprire che la pixel art non è morta, ma vive nelle mani di artisti anche di levatura eccezionale.

Ora le tendenze della grafica a 2 dimensioni sembrano essersi divise in diverse branche, che riassumerò per punti.

  • Una è quella del disegno (pseudo)vettoriale o hand-painted, intesa come sprites bidimensionali con assenza di dithering, possibilità di zoomare abbastanza liberamente sul disegno senza troppe sgranature, e campiture degli spazi effettuato con gradienti. Nelle giuste mani questo look fumettoso è particolarmente vincente sui dispositivi mobili, nei quali il cartoonesco e le forme arrotondate che possono prescindere dalla risoluzione del dispositivo sono decisamente appropriate. Gli ultimi episodi di Rayman sono un esempio lampante di questa tecnica.
  • Un’altra è quella dello stile pixelloso-wannabe. Artisti improvvisati cercano di scimmiottare la vecchia pixel art, non sempre riuscendoci, e spesso lasciando quella cattiva sensazione di bozzetti creati sul vecchio Paint di Microsoft. Paint che, tra parentesi, è capace di incredibili evoluzioni artistiche nelle mani di un pixel artist coi connotati. Ma non è questo il caso, in quanto i disegni sono spesso giusto ricalcati con una tonalità di colore più scuro nei bordi, qualche dettaglio e una diffusa piattezza delle forme.
    Branca del pixelloso-wannabe è lo stile pixelloso/hipster. Qua si nota una totale assenza

    TheLegendOfIya

    The Legend of Iya

    di ispirazione, assenza totale di tecnica, e disegni realmente abbozzati quasi come potrebbe fare un bambino, pretenziosamente specificando che sia una scelta stilistica. Ovviamente questo è vero solo nel 5% dei casi. Negli altri è pura e indifendibile pigrizia che cerca di vendersi come sofisticata arte.

  • Abbiamo un’altra categoria, che è quella della vera pixel art degli indie con un budget (o di artisti che lavorano per pura passione), tipicamente un indie lanciato su Kickstarter come ad esempio The Legend of Iya, che tornano a rispolverare i fasti della pixel art di un tempo.
  • Abbiamo infine la pixel art “di tendenza”, che chiamerei “new pixel art”, che cerca di attingere al mondo della pixel art preservandone la forma, ma reinterpretandola sotto una accurata direzione artistica donando al tutto una nuova freschezza, come è successo ad esempio con Superbrothers Sword & Sorcery.

 

Inutile dire che la mia preferenza ricade sulle ultime due categorie. Il mondo indie, specialmente quello Steam, è costellato da troppo stile pixelloso wannabe/hipster, rovinando la memoria dei vecchi titoli che sono stato il big bang di tutto. Titoli storici come ad esempio Simon the Sorcerer.

Troppo spesso gli sviluppatori indie sono attratti dalla grafica pixellosa (che non oso nemmeno considerare pixel art) e così si imbarcano in produzioni che sono dei veri e propri aborti se confrontati alla tecnica più autentica.
Sono forse un po’ snob? Forse un pochino si, ma non sopporto davvero la pretenziosità di alcuni titoli “pixellosi” che fanno del proprio essere sgranati il loro cavallo di battaglia. Sono i clickbait dei giochi in pixel art. E come tale, per me, bisognerebbe starne decisamente alla larga, lasciando che questi “ami per nostalgici” finiscano senza alcuna esca.

CastlevaniaSymphonyOfTheNight

Castlevania: Symphony of the Night

Non ho nulla contro la nostalgia o i titoli che non possono monetariamente permettersi una pixel art di qualità. E qua comunque, parlando di pixel non posso non nominare un’eccezione come Kero Blaster, il cui creatore è riuscito ad offrire un reparto grafico di tutto rispetto pur con un team di una sola persona, Pixel – il creatore di Cave Story – e un budget prossimo allo zero.
Tuttavia strumentalizzare, svilire per fama e ridicolizzare così una tecnica che ci ha regalato i primogeniti del mondo videoludico è pura blasfemia, contro la quale porto avanti la mia inquisizione personale.

Sotto il nick di Neatwolf, sono sviluppatore di giochi indie, programmatore, VFX artist, Unity3D publisher, con una buona infarinatura in tutti i campi dello sviluppo giochi. Mi piacciono gli anacardi, gli orsi, le cose pucciose e i videogiochi. La mia vita è completamente basata sui videogiochi e sulla loro creazione, sin dai tempi del Commodore 64 e del Sega Genesis. Dopo esser rimasto per una vita nell'ombra, ho deciso di recente di fare il mio "coming out" come sviluppatore su Steam, e passo volentieri il mio tempo giocando, sviluppando giochi per me o per altri, e recensendo titoli indie di altri colleghi di disavventura :)