Come non mischiare il caruccio e lo spaventevole

Imerio

Yomawari: Midnight Shadows

Sviluppatore: Nippon Ichi
Publisher: NIS America
Genere: Survival Horror 2D
Disponibile: Digital+retail
PEGI: 16+
Lingua: Inglese
Versione Testata: PS4
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Non fatevi ingannare dalla mancanza di un numero nel titolo. Il videogioco in questione, Yomawari: Midnight Shadows, è il seguito di Yomawari: Night Alone e si presenta quasi esattamente come il prequel, pur non riprendendone la narrativa: un’avventura notturna che non si perde in preamboli e imbastisce, senza quasi avvisare, un pretesto narrativo francamente piuttosto debole per giustificare la presenza di un’infante in uno scenario decisamente poco adatto a una minorenne, o comunque a qualcuno dotato di un minimo di sanità mentale.

La protagonista, come già visto nel capitolo precedente, è una bambina con un grosso fiocco blu tra i capelli e dotata di un coraggio davvero titanico. Haru – questo il nome della fanciulla – rischia infatti la vita quasi letteralmente a ogni passo nella speranza di ritrovare la sua amica Yui (anche lei controllabile per brevissime sequenze durante il gioco), dispersa in seguito a una rocambolesca fuga da un’ombra gigantesca su un sentiero di montagna. La storia si svolge teoricamente nell’arco di una nottata, ma la schematica divisione in “capitoli” spezza in modo piuttosto brusco quello che avrebbe potuto essere un climax molto più serrato, rovinando di fatto il ritmo narrativo senza aggiungere nulla di importante. Infatti, l’unico prodotto ricavato da questa scansione temporale è una pagina di diario che la protagonista scrive tornando a casa ogni due ore circa.

I controlli dei personaggi sono estremamente semplici: oltre al movimento di base, con i pulsanti dorsali è possibile camminare in punta di piedi per non farsi notare da certi nemici, oppure al contrario correre consumando una barra della stamina che decresce più velocemente tanto più ci si trova vicini alle creature. Haru non può agire in alcun modo contro i demoni e gli spiriti che la inseguono.

DEMONI SCONCLUSIONATI E PASTELLOSI

Nella maggior parte dei casi è sufficiente il contatto fisico con essi per andare incontro a una morte orribile e a un’eloquente schermata nera di gameover, segnato da abbondanti schizzi di sangue. Per evitare ciò, il gameplay non offre molte possibilità: la strategia più efficace rimane quella di mantenere le distanze il più possibile evitando di essere scoperti, oppure correre verso un nascondiglio, sempre che ce ne sia uno nelle vicinanze. Un approccio strategico più fine prevede di utilizzare alcuni oggetti che si possono lanciare per distrarre i nemici abbastanza a lungo da applicare una delle strategie già descritte. Non che sia particolarmente efficace.

Ben più fastidioso è il ruolo dei boss, che si riducono troppo spesso e con poche eccezioni a fughe rocambolesche all’ultimo respiro, perennemente frustrate da teletrasporti casuali dei nemici nella mappa (o spesso in corridoi stretti e a senso unico) e da pattern spaziali scomodi, quando non addirittura inevitabili. Ovviamente, ciò si traduce nell’apparizione continua della suddetta schermata di game-over, occorrenza dettata dalla sfortuna, più che dalla disattenzione o dalla scarsa abilità.

La visuale isometrica caratterizza tutta l’esperienza. La protagonista si muove attraverso strade e vicoli disegnati con ottima cura, toni smorzati e uno studiato contrasto di colori freddi e caldi; l’atmosfera generata è suggestiva, ma non indimenticabile. Gli edifici bui e le strade scarsamente illuminate, così come i sentieri montani e i corridoi sporchi sono efficaci nel trasmettere un senso costante di isolamento e inquietudine, ma non vanno molto oltre a questo.

In sostanza, per quanto evidentemente cerchi di crearsi una sua firma estetica, affinando ciò che è stato proposto già nel prequel, sembra che Midnight Shadows non abbia tentato il fatidico “passo in più”. La sensazione che rimane al giocatore è quella di un’art direction indecisa tra un design dalla forte impronta personale e uno stile invece molto più classico, legato all’abusatissima tradizione horror giapponese, non a caso parliamo di un titolo PEGI 16 (+12 su Amazon?).

Il comparto sonoro è particolarmente degno di nota: per l’intera durata del gioco, infatti, sono i suoni a guidare i movimenti del giocatore nella mappa. Il ronzio delle luci elettriche e dei neon rende l’esperienza molto più realistica, conferendo allo stesso tempo un sapore freddo e artificiale al contesto. Il suono dei battiti del cuore di Haru, invece, martella con insistenza i timpani fungendo da radar in presenza degli esseri maligni, e diventando tanto più forte e frequente quanto più ci si avvicina al momento fatale. I rumori e i versi prodotti dai nemici, poi, aiutano a distinguere la tipologia di creatura che sta per attaccare.

Per quanto riguarda il contenuto narrativo, la trama risulta semplice e perfino interessante, ma nulla arriva veramente a stupire ed è soprattutto la curiosità di capire cosa potrebbe accadere a spingere il giocatore a proseguire. Perfino quello che dovrebbe essere un tipico twist in perfetto stille “M. Night Shyamalan” viene sprecato in maniera piuttosto sciocca, dato che tutto avviene in bella mostra sullo schermo. Non viene spiegato nulla dei tremendi avvenimenti e persecuzioni che Haru e Yui subiscono per tutta la durata dell’avventura. Poco o niente si riesce a scoprire da biglietti o appunti misteriosi scritti da altri bambini e sparsi per la cittadina, nella quale si possono altresì recuperare decine di oggetti senza apparente utilità: gli items fondamentali sono ben pochi e si trovano senza troppa fatica sulla strada verso l’obiettivo sucessivo. Molto viene lasciato all’esplorazione facoltativa, che però può regalare ben poche soddisfazioni. L’assenza di dialoghi importanti rende il tutto per quanto possibile un po’ più immersivo, riuscendo a facilitare l’immedesimazione del giocatore con la protagonista, seppur per brevi momenti. I pochi testi che compaiono sullo schermo sono sostanzialmente i pensieri o le parole di Haru e riflettono quasi soltanto la sua preoccupazione per l’amica e uno sporadico senso di confusione. Tale comportamento risulta però piuttosto comico se si pensa che la bambina, totalmente sola, sta letteralmente trascorrendo ore e ore a fuggire da un mostro orribilmente deforme all’altro, evitando pozze di sangue e animali morti, senza lasciarsi sfuggire nemmeno un gridolino sorpreso.

 

 

 

 

Contenuti

Dove posso acquistarlo?

PS Store


Yomawari: Midnight Shadows - PlayStation 4 (Videogioco)


List Price: EUR 29,99
New From: EUR 27,99 In Stock
Used from: Out of Stock
Release date October 27, 2017.

Yomawari: Night Alone - PlayStation Vita (Videogioco)


List Price: EUR 39,99
New From: EUR 20,98 In Stock
Used from: Out of Stock

Yomawari: Midnight Shadows offre un’esperienza apprezzabile a tratti, non riuscendo tuttavia a intrattenere fino in fondo. La particolare veste grafica a colori pastello sfumati rappresenta un punto di forza della serie, ma si scontra duramente con gli sporadici jump-scare francamente gratuiti resi necessari dalla mancanza di elementi horror sufficientemente immersivi e spaventosi. Dove l’occhio fallisce, fortunatamente sopperisce l’orecchio, con effetti sonori di qualità. L’avventura può senza dubbio divertire gli appassionati del genere, ma è difficile farsi ammaliare dalla noia di alcuni segmenti di gioco e dalla frustrazione provocata da un level design talvolta disattento.

giallo

Good

  • Estetica ben progettata e particolareggiata.
  • Sound design di buona qualità.

Bad

  • Fallisce nel tentativo di creare la giusta atmosfera horror.
  • I pattern nemici sono spesso troppo casuali e mal gestiti.
  • Diverse sezioni particolarmente noiose e frustranti.
6

Imerio

Da buon rompiscatole, destreggiandomi tra giochi, libri e fumetti, serie tv e cinema, ho sempre bisogno di dire la mia. Ho un grosso punto debole per action-RPG e titoli con una forte narrativa e so essere piuttosto ossessivo nei confronti di certe opere…Odio aspettare!