Xeno-baci da Mira!

Majkol

Pur apprezzando quanto realizzato da Tetsuya Takahashi nella sua burrascosa vita professionale, la prima sensazione che ho provato, quando ho affondato i denti in questo sfarzoso pastone di contenuti che è Xenoblade Chronicles X, è stata di tremendo rifiuto. Non che i primi minuti di gioco non siano particolarmente esaltanti, tutt’altro oserei dire, eppure negli occhi delle ciclopiche bestie che popolano i lussureggianti paesaggi del pianeta Mira non ho rivisto ciò a cui questo game designer, noto ai più per opere fortemente story driven, mi ha abituato. Che l’accento delle produzioni Monolith Soft fosse ormai l’esplorazione era stato ampiamente confermato da Xenoblade Chronicles, un vero e proprio maestro del level design capace di toccare l’eccellenza su una console tecnicamente deficitaria come Nintendo Wii; fino ad oggi ci si rifaceva al miracolo di Monolith Soft come all’esempio virtuoso cui ogni produzione giapponese dovesse misurarsi per poter ambire al trono di standard setter nell’ambito del level design dei J-RPG, ma con l’uscita di questo nuovo episodio, è proprio il caso di dirlo: le carte in tavola sono cambiate.

L’incipit rappresenta praticamente tutto ciò che della trama c’è da sapere per le prime decine di ore di gioco: a seguito dell’apocalittica distruzione del pianeta Terra, i pochi umani sopravvissuti si sono dovuti spostare nello spazio aperto in cerca di un nuovo pianeta abitabile da colonizzare. Le prove di resistenza a cui il genere umano è chiamato far fronte sono tuttavia appena iniziate, poiché il viaggio della speranza della navicella dei superstiti viene interrotto bruscamente dall’attacco improvviso di una specie aliena determinata a portare gli uomini e la loro civiltà all’estinzione, ed è così che in un battibaleno ci si trova scaraventati sul pianetucolo Mira senza alcuna memoria del proprio passato, ma fortunatamente guidati dai saggi consigli di Elma, una guerriera facente parte del BLADE, una sorta di organizzazione militare il cui unico scopo è quello di assicurare la vita del genere umano. Atmosfere che portano subito alla memoria le atmosfere sci-fi della serie Xenosaga – realizzata da Takahashi sotto etichetta Bandai Namco – ibridate ai paesaggi incontaminati già visti in Xenoblade Chronicles su Wii. Chiarisco subito un concetto fondamentale che, una volta interiorizzato e digerito, permette di valutare questo titolo con maggiore obiettività: Xenoblade Chronicles X (quest’ultima da leggere “cross”) non è un sequel di Xenoblade Chronicles e non ha nulla a che vedere con la filosofia Story Driven dei titoli Monolith Soft dell’era 128bit. Se il prequel aveva provato, goffamente, a ricalcare i toni di una narrativa epica ed appassionante che potesse rimandare ai fasti di Xenogears –  titolo PS One realizzato da Takahashi-san sotto etichetta Square Enix- , il titolo Wii U preferisce seguire un filosofia ludica nettamente più sbilanciata verso il gameplay nudo e crudo, potendo vantare – ad oggi – un universo esplorabile che per vastità, qualità e varietà morfologica non ha alcun degno rivale nella storia dei videogiochi. E credetemi che mentre scrivo queste parole stento io stesso a crederci, specie quando i titoli open world si sprecano nella generazione attuale e sul mercato girano piattaforme di gioco dalle capacità tecniche notevolmente superiori alla bistrattata home console Nintendo. Un mondo che, oltretutto, non si rivela essere solo una semplice cartolina a 720p, ma che abbraccia e incarna un gameplay espressamente votato all’esplorazione. Ma di questo parlerò poco più avanti.

Il cast principale al completo. Come? Non contate 18 personaggi? Appunto!

Il cast principale al completo. Come? Non contate 18 personaggi? Appunto!

Xeno-Space Odyssey

xenoblade chronicles x art001La costruzione dei personaggi principali è basata su lunghissime sequele di dialoghi piuttosto scialbi, generalmente votati a un setting slice of life poco credibile in cui le scene cinematiche propriamente dirette si contano sulle dita di una sola mano. Il succo della storia è riassunto in poco più di una decina di missioni in cui sono inscenati gli avvenimenti principali del gioco, ma esattamente come nell’RPG Bioware ad ambientazione spaziale Mass Effect, ci si può – e, a volte, ci si deve – lanciare in missioni espressamente dedicate al character development. Peccato che nessuno dei 18 eroi arruolabili risulti in alcun modo memorabile e che il gioco insista nel proporre Elma e Lin come le uniche due uniche vere companion dell’avventura che, quasi mi dimenticavo di dirlo, è vissuta attraverso le gesta di un avatar creato ad hoc in un editor personaggio piuttosto scarno, ma comunque funzionale. Il fatto è che Xenoblade Chronicles X indugia fin troppo spesso in meccanismi che sembrano voler valorizzare il rapporto con questi omuncoli dall’aspetto plasticoso, tant’è che un sacco di azioni, come assist durante le battaglie o la risoluzione delle quest secondarie, incidono attivamente su una scala di affinità che vuole il giocatore al centro di una vastissima rete di contatti e relazioni sempre più profonde; paradossalmente questo aspetto non incide minimamente sulla storia, che rimane fondamentalmente lineare e ancorata a canovacci sci-fi piuttosto generici e assolutamente lontani dalla sofisticatezza delle opere precedentemente curate da Tetsuya Takahashi e consorte, Soraya Saga.

Il contesto vissuto dagli eroi prende vita mediante il notevole numero di dialoghi testuali affidati ai PNG rintracciabili nella città e nei vastissimi landscapes di cui Mira si compone, ma lo scarso interesse suscitatomi dal cast mi ha portato, nella gran parte dei casi, a saltare praticamente ogni pretesa narrativa senza sentirmi particolarmente in colpa. I veri attori di questo palcoscenico dalle dimensioni davvero impressionanti sono infatti il level design, l’esplorazione, la vocazione social e il sistema di combattimento, caratteristiche che da sole valgono l’acquisto del prodotto Monolith Soft a prezzo pieno. E forse anche di più. Perché se c’è qualcosa da riconoscere a questo team di sviluppo è chiaramente la passione con cui questi artisti lavorano cercando di alzare sempre di più l’asticella dello standard artistico e tecnologico, in un panorama come quello giapponese dove i J-RPG si riducono ormai a schermate statiche, sceneggiature verbose e ambienti low-poly graziati solamente dalla pulizia dell’alta risoluzione.

L’ho detto, ma lo ripeto: i paesaggi di Mira sono così vasti e ben realizzati che sembra assurdo credere che ogni singolo anfratto sia stato curato personalmente da un membro dello staff, specie guardando alle dimensioni del contesto. Eppure l’attenzione per l’evoluzione verticale delle ambientazioni, la presenza di grotte e passaggi nascosti, la possibilità di lanciarsi in vertiginose scalate offerta dall’assenza di danni da caduta e dalla possibilità di salti a gravità lunare denotano in ogni loro forma una ricercatezza irrintracciabile nell’industria del videogioco nipponico contemporaneo. E il bello è che per una volta non si parla di orpelli meramente estetici, ma nuove modalità di gratificazione per i giocatori più accorti e appassionati. Le macrozone che compongono Mira sono suddivise in esagoni che, una volta percorsi e piantellati con sonde, permettono di viaggiare velocemente da un punto all’altro usando il GamePad di Wii U come fidato e utilissimo navigatore. L’esplorazione è sempre ricompensata con collezionabili nella forma di globi luminosi, per lo più utili alla risoluzione di fetch quest, e non è raro trovare punti di interesse accessibili solamente dopo aver alzato le proprie competenze in campi di studio come la meccanica, la biologia o l’archeologia. Non sono una persona che ama particolarmente perdersi nell’esplorazione di mondi virtuali, ma giocando a Xenoblade Chronicles X ho davvero sentito la mancanza di un casco per la realtà virtuale per potermi godere in prima persona lo spettacolo curato dal binomio Nintendo/Monolith Soft. La credibilità dei paesaggi è ulteriormente rafforzata da un field of view pazzesco, in cui anche i fenomeni atmosferici giocano un ruolo che non è solamente estetico, andando a influenzare le battaglie e l’esplorazione. Per esempio, nel caso ci si trovasse in una zona interessata da tempeste magnetiche, sarà cura del giocatore trovare un luogo in cui ripararsi prima di soccombere ai danni provocati da tuoni e scariche elettriche, tenendosi sempre ben lontani da materiali incandescenti o velenosi. Una leggera nebbiolina può offuscare la vista dei guerrieri, mentre recarsi a caccia di specifici nemici a una determinata ora potrebbe dare migliori risultati piuttosto che in un altro momento della giornata. Le creature autoctone si muovono spesso in branchi, disponendosi in modo eterogeneo, senza tenere conto del proprio livello. Aggirarsi per la prima zona esplorabile insegna fin da subito che non esiste una zona “franca” al di fuori della città principale e che accanto a un avversario di basso livello può nascondersi un gigantesco alieno affamato perfettamente mimetizzato con la vegetazione del posto.

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Gli scontri sono gestiti ricalcando quanto visto nel prequel e si configurano in battaglie a turni in stile MMO in cui la posizione dei personaggi rispetto al nemico gioca un ruolo cruciale, potendo addirittura localizzare gli attacchi verso specifiche parti del corpo dei nemici per portarsi in vantaggio. Potendo spostarsi con l’analogico sinistro queste schermaglie potrebbero ricordare combat system in tempo reale, ma semplicemente Xenoblade Chronicles X maschera i classici meccanismi dei J-RPG  un po’ come fece Final Fantasy XII a suo tempo, su PS2, e i MMORPG anni prima. Ci si può aspettare un numero davvero sorprendente di equipaggiamenti e abilità fra cui scegliere, potendo anche decidere di ibridare classi personaggio nel caso si volesse godere del più alto numero di abilità passive. Ogni nuovo sentiero battuto con le suole dei propri calzari cibernetici viene ricompensato con punti esperienza e punti battaglia che possono essere impiegati per potenziare le tecniche di combattimento e velocizzare il loro utilizzo durante le schermaglie. Curiosamente non si accenna minimamente alla presenza di classi personaggio votate alla cura, ed è proprio in questo frangente che entra in gioco uno strano meccanismo basato sulle richieste gridate dei companion durante le battaglie che, se assecondate, permettono di recuperare preziosi punti vita. Non proprio immediatissimo quando ci si trova in svantaggio, ma sicuramente efficace una volta padroneggiato a dovere. Il sistema di combattimento e quello di crescita sono davvero molto profondi, addirittura al di là di ogni più rosea previsione. Non a caso quando il contatore delle ore aumenta e si entra finalmente in possesso degli Skells, i gigantesci mech che adornano il materiale promozionale di Xenoblade Chronicles X, la situazione si complica ulteriormente, aggiungendo al calderone delle cose da tenere in mente anche la modalità turbo e le battaglie a bordo dei mezzi cibernetici, un vero e proprio sogno fatto realtà nel caso si fosse cresciuti a pane e Gundam o se semplicemente si capisce a che mi riferisco se nomino il Weltall.

Purtroppo questi mezzi sono resi disponibili solamente dopo almeno venti ore di gioco, ovvero dopo lunghe sessioni passate ad esplorare, farmare oggetti per le quest e chiedersi perché il titolo sembri non decollare nonostante la cura riposta in ogni suo contenuto. La verità è che pur rappresentando un gigantesco difetto sulla carta, questo ritmo lento è una scelta obbligata se si vuole valorizzare con efficacia la potenza dei robottoni e al contempo calare il giocatore nell’universo di gioco. È dura, ma credetemi che ne vale la pena. Specie se ci si diletta nel frattempo a interagire con le modalità social del gioco. La città è sempre connessa a una sorta di multiplayer asincrono in cui gli avatar degli altri giocatori fanno capolino nelle vesti di membri dell’esercito BLADE. Volendo è anche possibile assoldare questi personaggi per un periodo di tempo limitato in modo del tutto simile a quanto visto in Dragon’s Dogma di Capcom, un altro ottimo esempio di come contestualizzare una meccanica di gioco multiplayer senza svilire il contesto narrativo. Sono presenti altre meccaniche online meno incidenti, come fazioni, obiettivi comuni a gruppi di giocatori ed eventi a tempo che è possibile portare a termine in un multiplayer online effettivo fino a un massimo di 4 giocatori, ma si tratta di aspetti quasi ignorabili e che spero vivamente vengano sviluppati in futuri sequel, perché quanto dimostrato da Xenoblade Chronicles X è che Takahashi e compagnia sono pronti per realizzare quello che, a tutti gli effetti, potrebbe essere il vero sequel in salsa MMO del leggendario Phantasy Star Online che ci tenne tutti incollati su Dreamcast e Gamecube anni e anni fa. E se con questa frase ignoro completamente l’esistenza di Phantasy Star Universe un motivo ci sarà.

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Non tutte le xeno-ciambelle vengono con lo xeno-buco

xenoblade chronicles x art004Certo, non mancano punti effettivamente negativi che andrebbero limati o comunque rivisti, come un uso smodato di mezzucci come le fetch quest per indurre il giocatore a rimanere il più possibile ancorato su Mira. La mancanza di indizi che possano guidare il giocatore verso la zona in cui poter trovare gli oggetti ricercati è uno svantaggio non da poco, specie quando le missioni richiedono specifici oggetti da una zona che, a piedi, potrebbe anche richiedere diverse ore di esplorazione. Trovo sia un pregio che il titolo non si sia lanciato in soluzioni davvero fastidiose, come ad esempio gli indicatori degli Open World di Bethesda, praticamente un insulto all’intelligenza del giocatore, ma almeno qualcosa che potesse aiutare nella ricerca di determinati oggetti era francamente necessario, tanto che alle copie riservate alla stampa in USA erano allegate alcune dritte sul come portare a termine alcune missioni di raccolta obbligatorie per il prosieguo dell’avventura. Un altro problema piuttosto grave è la mancanza di un qualsivoglia tipo di tutorial che spieghi con efficacia tutti i meccanismi del gioco, da quelli che fungono in background mentre si esplora e si combatte, fino alle meccaniche che compongono l’astruso – almeno all’apparenza – comparto multiplayer. Gran parte delle nozioni è solamente accennato, ma il più di queste va rintracciato personalmente nel manuale digitale, fortunatamente accessibile dal menù di gioco. Immagino che gli sviluppatori, accortisi del gran numero di stratificazioni ludiche vantate dal prodotto una volta completato, abbiano deciso per questa strada, ma di fatto non si tratta di un’idea a misura di giocatore medio.

Per concludere qualche parola sull’aspetto tecnico e artistico dell’ultimo nato in casa Nintendo. Quando Xenoblade Chronicles X fu annunciato, fra i primi nomi dello staff impegnato nello sviluppo a essere resi pubblici c’era proprio lui, Hiroyuki Sawano, il compositore del gioco e delle colonne sonore di alcuni esponenti dell’animazione giapponese piuttosto noti, come Attack on Titan (L’attacco dei Giganti), Kill La Kill e Aldnoah Zero. Dal canto mio, dopo aver visto schierati sotto l’ala di Monolith Soft artisti di tutto rispetto come Yasunori Mitsuda (Chrono Trigger, Chrono Cross, Xenogears), Yuki Kajiura (.Hack//SIGN, Puella Magi Madoka Magica, Sword Art Online) e Yoko Shimomura (Kingdom Hearts, Final Fantasy XV) non sono riuscito a tenere basse le aspettative, immaginandomi di sfrecciare nei cieli di Mira accompagnato da una soundtrack elettronica e dai toni epici. In realtà il lavoro finale di Sawano si è dimostrato altalenante, con energici pezzi cantati durante le battaglie non propriamente efficaci e brani di sfondo strumentali per l’esplorazione, molto più indovinati. Una cosa che mi ha piuttosto infastidito è che molte scene cinematiche, specie nelle prime venti-trenta ore di gioco, sono silenziose, probabilmente per non sovrastare i (noiosissimi) discorsi dei personaggi, di fatto sminuendo la presenza di Sawano e delle sue tipiche sonorità all’interno del gioco. Credo, inoltre, che alcuni dei pezzi peggiori in assoluto della colonna sonora siano stati riservati paradossalmente proprio alle due attività in cui si passa più tempo: le battaglie e l’esplorazione della città, un tripudio di americanità che poco si abbina all’aspetto “mangoso” del character design di Kunihiko Tanaka. Davvero un peccato, inoltre, che a seguito della localizzazione da parte di Nintendo America la serie abbia perso il dual audio assicurato dal prequel, all’epoca portato in occidente da Nintendo Europe.

xenoblade chronicles x art005Gli sviluppatori sono stati capaci di sfornare un (J)RPG mastodontico, impressionante anche se rapportarto a titoli PS4 ed Xbox One, potendo contare su un hardware che, a conti fatti, appartiene tecnologicamente a una generazione passata. Questo è stato reso possibile grazie a un uso accorto di compromessi sul piano grafico che, al costo di qualche ombra, un anti-aliasing ballerino, una risoluzione di “soli” 720p e diverse problematiche di pop up (in parte arginate dai data pack, in parte dal fatto che le apparizioni poligonali sono “sfumate”, e quindi meno evidenti) hanno dato vita al migliore overworld mai visto in un prodotto di origine giapponese. Onestamente dubito che anche Final Fantasy XV di Square Enix possa rivaleggiare con Xenoblade Chronicles X, se si parla di colpo d’occhio, ma lieto di essere smentito dai prossimi mesi del 2016. Il problema è che, un po’ come quando giocai The Last of Us su PS3, la sensazione che ho avuto calcando il terriccio umido di Noctilum è che il talento degli sviluppatori sia stato in qualche modo compromesso dal collo di bottiglia rappresentato dai limiti hardware della piattaforma di gioco, e anche stavolta voglio lanciarmi in una richiesta: per favore, portate Xenoblade Chronicles X sulla prossima console Nintendo. L’eccellente direzione artistica riesce, con i suoi cromatismi e l’accorta modellazione delle ambientazioni, a mascherare tutti i problemi prettamente tecnici del titolo proprio come Xenoblade Chronicles fece su Wii, ma sono dell’opinione che lo staff di Monolith Soft debba essere lasciato libero di lavorare senza temere alcun compromesso. Perché la realtà è che dove l’abilità dello sviluppatore riesce a brillare, prontamente i limiti di Wii U si fanno vivi e mortificano un’opera che, non fosse stato per l’hardware su cui gira, sarebbe stato DAVVERO il primo competitor di Final Fantasy XV. E quando dal Giappone – e, inaspettatamente, da Nintendo – arriva un titolo sci-fi in grado di rivaleggiare senza tanti problemi con produzioni occidentali tematicamente affini e incensate dalla stampa specializzata come Mass Effect, Halo o Destiny, forse è il caso di dirlo: lasciate a ‘ste persone carta bianca!

E, se posso, datene un po’ anche a Tetsuya Takahashi per ricordarsi come si scrive una sceneggiatura.

*Questa recensione è stata realizzata in collaborazione con MyReviews.it

xenoblade chronicles x coverXenoblade Chronicles X

Sviluppatore: Monolith Soft
Publisher: Nintendo
Genere: Adventure/J-RPG/MMO
Disponibile: Retail + Digital
PEGI: 12+
Lingua: Italiano
Sito Ufficiale

Contenuti

  • Coinvolgimento
  • Narrazione
  • Interazione
  • Linearità
  • Condivisione

La seconda opinione

Xenoblade Chronicles X non è quello che molti fan della saga firmata Tetsuya Takahashi si sarebbero aspettati: non è un JRPG, non ha la profondità di trama o di personaggi che sarebbe lecito aspettarsi da un JRPG, non ha il combat system di un JRPG. Nonostante questo, nonostante il doppiaggio americano ed il setting non canonico, nonostante i caratteri minuscoli che potrebbero infastidire i giocatori, nonostante tutto Xenoblade Chronicles X è un gioco incredibile da vedere e da giocare: con un mondo vastissimo, una direzione artistica notevole, una complessità invidiabile ed un combat system esaltante fanno di quest’esclusiva Wii U un titolo da provare assolutamente. I difetti sono ampiamente compensati dai molteplici pregi e l’unica cosa che potrebbe portare qualcuno a non apprezzarlo è il gusto personale o l’ostilità verso un gameplay simil-MMORPG.

Simone “Lord Macbeth” Granata

Xenoblade Chronicles X non è il grande J-RPG di cui Nintendo ci ha parlato per mesi, ma è sicuramente un ottimo esempio di come una parte di questo genere ormai per molti verso stantio possa lanciarsi verso un ibridazione MMO stando, comunque, con i piedi ben ancorati sull’esperienza offline. Questo titolo passerà sicuramente alla storia come il nuovo standard setter nell’ambito giapponese (ma non solo) quando si guarderà al level design e alla resa scenografica dell’universo narrativo, avendo surclassato per qualità e quantità il prequel spirituale. Se si è tuttavia alla ricerca di un’esperienza di gioco più tipicamente story driven, con personaggi carismatici e vicende avvincenti, forse è il caso di volgere lo sguardo verso prodotti differenti o, e questa è l’eredità che vorrei lasciare a chiunque fosse giunto fino a quest’ultima riga, pensare di recuperare quanto realizzato da Tetsuya Takahashi prima di questa sua virata verso il tanto ricercato “prodotto che funziona commercialmente”. 

verde

Good

  • L'esplorazione in un (J)RPG come non si era mai vista
  • Direzione artistica dal valore eccelso
  • Sistema di battaglia e di sviluppo dei personaggi molto profondi
  • Gli Skells sono una goduria (quando arrivano)

Bad

  • Storia e personaggi assolutamente al di sotto delle possibilità degli autori
  • Ritmo di gioco molto lento
  • Praticamente un MMORPG... ma offline
  • Il gioco non fa nulla per risultare comprensibile
  • Pochissime cutscene con regia in puro stile Monolith (vedi Xenosaga)
  • Testi piccoli, fittissimi, al punto di vanificare l'opzione di gioco off-screen
7.8

Majkol
C'è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d'epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.