Vecchio sangue non mente

Redazione GeekGamer

Da amante delle esperienze single player e della narrativa nei videogiochi, l’anno scorso, di questi tempi, mi stavo sollazzando con Wolfenstein The New Order, ottimo sparatutto made in Machine Games che ha segnato il ritorno in grande stile di una saga amatissima dal pubblico, soprattutto da quello che ha iniziato a videogiocare quando i nazisti nemici non erano che un pugno di pixel colorati. Mi sono quindi accostato a The Old Blood con entusiasmo e curiosità, ed eccomi qui a raccontarvi di questo prequel standalone.

Nazi zombies. Ma non solo.

Wolfenstein-The-Old-Blood3Gli eventi narrati in  Wolfenstein The Old Blood precedono di diversi anni quelli cui abbiamo preso parte nel titolo principale, catapultando il giocatore, sempre nei vigorosi panni di BJ Blazkowicz, nel 1946, con la guerra ancora formalmente in bilico, ma con le forze naziste che stanno sbaragliando quelle alleate. Nel tentativo di capovolgere gli esiti e garantire un futuro all’umanità, il nostro, con l’aiuto di agenti sotto copertura dislocati in Germania, tenta di infiltrarsi dapprima nel castello Wolfenstein, emblema della saga, dove Il plot si mantiene su buoni standard, fornendo sempre un contesto e delle motivazioni adeguate per il massacro che avviene a schermo.farà la conoscenza del simpatico Rudi Jager e dei suoi adorabili cagnolini, poi a Wulfburg, lugubre cittadina dell’entroterra dove si nasconde Helga Von Schabbs, pezzo grosso delle SS in possesso di file contenenti la posizione dei laboratori del generale Deathshed. Nonostante i forti legami con la trama sottesa a The New Order, questa espansione può essere giocata senza alcuna remora anche da quanti si siano persi il titolo dello scorso anno, perché la sua natura di prequel non richiede conoscenze pregresse di sorta: certo, si apprezzeranno maggiormente dialoghi e citazioni, ma se l’intento del team di sviluppo era stuzzicare le voglie di quanti finora non si siano cimentati con il titolo originario, l’obiettivo è certamente riuscito. Oltre a strizzare ripetutamente l’occhio ai fan di vecchia data del franchise, con riferimenti continui ed easter egg esilaranti (tra cui alcuni livelli del titolo del 1981), il plot, pur dal respiro meno ampio di quello apprezzato lo scorso anno, si mantiene su buoni standard, fornendo sempre un contesto e delle motivazioni adeguate per il massacro che avviene a schermo.

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Gameplay bipartito

Oltre che a livello narrativo, lungo gli otto capitolo che lo compongono, Wolfenstein The Old Blood sperimenta anche in quanto a gameplay, dapprima proponendo dinamiche ben note a quanti abbiano spolpato il titolo principale, per poi lasciarsi andare a qualche variazione sul tema. Tutta la fase giocata all’interno del castello di Wolfenstein ricalca abbastanza fedelmente le dinamiche che hanno contribuito al successo di The New Order, con la possibilità di affrontare ogni situazione con un duplice approccio. Fatta salva la fase iniziale, in cui lo stealth è l’unica opzione, al giocatore viene sempre lasciata una certa libertà d’azione, che, pur meno pregnante rispetto a quella dell’anno scorso a causa di un level design più costretto, permette di giocare il titolo come si preferisce, adottando quando la tattica del tubo silenzioso, quando quella del caro, vecchio John Rambo. Il tubo è peraltro una delle novità a livello di arsenale, ed offre la possibilità di arrampicarsi su determinate pareti, abbattere muri di mattoni e giustiziare un ebete nazista senza fare alcun rumore. Star della scena è indiscutibilmente la kampfpistol, pistola esplosiva di grande utilità per il crowd control e per indebolire bersagli più grossi, come dei fucilieri corazzati o i Supersoldaten già visti in The New Order.

Wolfenstein-The-Old-Blood2Nonostante una generale sensazione di familiarità, quindi, tutta la prima parte scorre via fluida e divertente, tra sezioni in cui muoversi nell’ombra ed allarmi che, una volta scattati, ci vomiteranno addosso decine di crucchi armati fino ai denti: come per l’episodio dello scorso anno, anche al terzo dei cinque livelli di difficoltà Wolfenstein The Old Blood non può essere preso sottogamba, complice l’assenza della rigenerazione della salute. Dopo le circa quattro ore necessarie a completare il primo atto, il team di sviluppo svedese ha deciso di proporre qualcosa di diverso, con una svolta sovrannaturale che lo mette di fronte ad orde di nazisti non morti, che necessitano di un approccio radicalmente diverso rispetto a quello riservato alle loro controparti vive. Essi attaccano a vista, con una certa lentezza ma anche infliggendo danni notevoli, e soprattutto possono essere aizzati contro i soldati del Reich, che avranno il loro bel daffare a sbarazzarsene: nonostante manchi il rigore nel level design della prima parte, e l’approccio univoco limiti la libertà del giocatore, la relativa brevità del segmento riesce ad evitare che questo stufi, e, tutto sommato, non abbassa il livello qualitativo del pacchetto, che rimane alto, soprattutto per un contenuto scaricabile. Una certa mancanza di nerbo del boss finale non annacqua comunque un’esperienza di gioco gratificante e divertente, che si rivela un vero affare tenendo in considerazione il prezzo a cui viene proposta.

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Next-gen only

Concentrandosi solamente sulle console di attuale generazione, a differenza di quanto fatto dodici mesi fa, Machine Games ha potuto rifinire ed oliare il motore grafico, che si conferma decisamente solido anche nei momenti di maggiore concitazione ed offre scorci sorprendenti. Non siamo ai livelli delle maggiori produzioni per la console Sony (quella su cui è avvenuta la mia prova), ma la ricercatezza a livello artistico e la buona costruzione poligonale dei nemici e degli ambienti contribuiscono a creare un mondo coeso, nel quale è un piacere perdersi. L’offerta ludica è arricchita dalla presenza di un gran numero di collezionabili sparsi negli angoli più reconditi dei livelli e soprattutto dalle sfide, sbloccabili procedendo nella campagna principale, che mettono il giocatore dinanzi a brevi spezzoni di livello da rigiocare soddisfacendo determinate condizioni.

I più bravi e ardimentosi potranno poi confrontare i punteggi con quelli dei loro amici su delle apposite leaderboard online: se aggiungiamo la presenza di livelli multipli di difficoltà e il prezzo budget (venti euro su console), appare evidente come Wolfenstein The Old Blood sia un buon affare.

Wolfenstein-The-Old-Blood-04-03-15-cover-Art-EURO1Wolfenstein: The Old Blood

Sviluppatore: Machine Games
Publisher: Bethesda
Genere: FPS
Disponibile: Retail + Digital
PEGI: 18+
Lingua: Italiano
Versione Testata: Xbox One

La seconda opinione

La nuova iterazione di Wolfenstein si presenta come una buona scusa – oltretuttoa prezzo contenuto – per rilanciarsi nell’affascinante universo post-apocalittico che fece la fortuna della serie, godendo di un gameplay solido e una direzione artistica dalla qualità eccelsa. Chi si aspettava qualcosa di realmente nuovo potrebbe rimanere deluso, mentre chi non ama dilettarsi nel gunplay puro e duro potrebbe trovarsi in difficoltà in questo scenario aggiuntivo sempre teso fra sparatorie e azione al cardiopalma.

Majkol “Zaru” Robuschi

La pubblicazione di Wolfenstein The Old Blood rappresenta la più classica delle situazioni win-win: chi si è divertito con The New Order sarà il benvenuto, ma anche i neofiti potrebbero appassionarsi alla saga e andare poi a recuperare il capitolo principale. In più, il rapporto tra la quantità di contenuti e il prezzo richiesto è davvero ottimo, e di questi tempi non è poco. Se amate gli sparatutto in prima persona che puntano forte sul single player e sappiano immergervi in un mondo dettagliato e credibile, andate sul sicuro.

verde

Good

  • Una costola dell'avventura principale
  • Dinamiche di shooting soddisfacenti
  • Ok, il prezzo è giusto (manca solo la Zanicchi)

Bad

  • L'inclusione degli zombie sconquassa un po' la seconda parte
8