Mein Gott!!

Antonio Izzo

Wolfenstein 2: The New Colossus

Sviluppatore: Machine Games
Publisher: Bethesda Softworks
Genere: FPS
Disponibile: Digital+retail
PEGI: 18+
Lingua: Italiano
Versione Testata: PC
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Tre anni fa un manipolo di svedesi riuscì nell’impresa di dare nuova linfa al genere degli sparatutto in prima persona senza, di fatto, rivoluzionare alcunché, limitandosi ad attingere dai capolavori del passato (tra i quali figura anche il capostipite del franchise in questione) attualizzandone la formula ed arricchendola con un comparto narrativo di tutto rispetto. The New Order colpì nel segno: forte di un immaginario sfaccettato e di un cast memorabile, in breve tempo fece breccia negli appassionati, stanchi di titoli creati con lo stampino incapaci di offrire valide alternative alle solite sparatorie online. Questo Wolfenstein: The New Colossus scava nel solco tracciato dal predecessore, ne rifinisce l’esperienza e spinge ulteriormente sul piano della narrazione e della caratterizzazione dei personaggi. L’ucronia messa in piedi dai ragazzi di MachineGames è estremamente affascinante, e stupisce per la naturalezza con cui mescola fatti e personaggi storici reali con elementi di fantascienza e trovate di tarantiniana memoria, rimanendo in ogni istante estremamente coerente con se stessa.

I Nazisti hanno vinto la guerra e negli anni ‘60 il mondo è ben diverso da quello che ricordiamo. L’Europa è nelle loro mani, un ordigno nucleare sganciato su Manhattan ha messo fine al secondo conflitto mondiale e ha dato il via all’invasione e all’assoggettamento degli Stati Uniti d’America, mentre gli immani progressi tecnologici hanno persino spianato la strada alla colonizzazione tedesca del Sistema Solare. La macchina Nazista è imponente e inarrestabile, ma non è da meno il nostro William “B.J.” Blazkowicz, miracolosamente sopravvissuto dopo i tragici avvenimenti del predecessore e intenzionato a ribaltare le sorti del mondo innescando la scintilla della rivoluzione nel cuore della resistenza. Il protagonista passa con nonchalance da una sedia a rotelle alla groppa di una bestia meccanica sputa-fuoco, dalle profondità oceaniche a New York, fino a Roswell e New Orleans. Il viaggio di Blazko, tuttavia, è anche interiore: le sue insicurezze causate dal turbolento rapporto con il padre e alimentate dal timore di veder crescere i figli in arrivo in un mondo ormai decadente fanno da contraltare alla furia omicida di cui è capace in battaglia.

NAZISMO ALTERNATIVO

È in questi frangenti che si nota il certosino lavoro di scrittura e di caratterizzazione, che non ha risparmiato neppure il nutrito cast di personaggi secondari, tra cui spiccano vecchie e nuove conoscenze, e il monumentale e indimenticabile villain. Poco dopo i titoli di testa, il titolo concede inoltre l’opportunità di rivedere la scelta compiuta in The New Order sul destino di Fergus e Wyatt. Non solo si traduce in scene di intermezzo ed interazioni uniche, ma garantisce anche l’accesso a due armi completamente differenti: mantenendo Fergus in vita si ottiene una vecchia conoscenza, il Laserkraftwerk, mentre Wyatt porta con sé l’inedito Dieselkraftwerk, divertentissimo da usare e capace di lanciare granate fiammeggianti detonabili a distanza. Il consiglio, chiaramente, è quello di rimanere coerenti con la scelta compiuta in passato, ma anche quello di affrontare una seconda partita con la nuova arma, qualora non fosse Wyatt la scelta principale. Da lì in avanti la varia e longeva campagna imbastita da MachineGames è in grado di tenere letteralmente incollati allo schermo per almeno 12 ore ad un livello di difficoltà decente. Alterna situazioni adrenaliniche a momenti introspettivi a bordo del Martello di Eva, il sottomarino sottratto ai Nazisti e diventato la base operativa della resistenza, senza mai annoiare il giocatore che viene calato in situazioni e scenari sempre stimolanti. Ad arricchire un’esperienza che potrebbe già essere considerata completa ci sono una serie di incarichi secondari, affrontabili anche dopo i titoli di coda, che invogliano ad esplorare nuovamente le principali ambientazioni del gioco alla ricerca dei comandanti Nazisti in fuga. Non aggiungono molto al quadro generale, ma concedono qualche ora di gioco extra a chi non ne ha ancora avuto abbastanza.

Wolfenstein 2: The New Colossus non delude neppure quando c’è da fare sul serio sul campo di battaglia. L’impianto di gioco, dicevo, attinge a piene mani dai capostipiti del genere. In alcuni casi invoglia l’approccio stealth, specialmente quando c’è la necessità di uccidere silenziosamente i comandanti e scongiurare l’arrivo dei rinforzi, ma è nel dinamismo che dà il meglio di sé. Il level design, all’apparenza basilare, premia invece la sperimentazione e la velocità di esecuzione. Una strategia attendista è ben poco consigliabile, dal momento che i nemici, una volta consci della presenza del protagonista, non esitano a caricarlo e ad accerchiarlo. La continua necessità di reperire sul campo di battaglia munizioni, medikit e pezzi di corazza, vista l’assenza dell’auto-rigenerazione dell’energia, trasformano gli scontri in una galvanizzante danza ad armi spianate. Di tanto in tanto, purtroppo, la magia si rompe a causa dell’imprecisa raccolta automatica degli oggetti, che in alcuni casi costringe a spezzare l’azione per agire in prima persona con il pulsante di interazione dedicato. Fortunatamente, un’ampia dotazione di bocche da fuoco modificabili su più livelli grazie ai potenziamenti nascosti nelle mappe di gioco, brandibili su una o entrambe le mani per creare combinazioni devastanti, e un intelligente sistema di talenti che invoglia ad approcciare in maniera differente le situazioni di gioco, completano un quadro che guarda al passato ma che rimane incredibilmente al passo con i tempi.

Ecco Blitzmench, il fittizio super eroe in salsa nazi che appare in Wolfenstein II come mezzo di propaganda.

Ci sono almeno due momenti memorabili in Wolfenstein 2: The New Colossus, di quelli in grado di entrare di diritto nell’immaginario collettivo e di non uscirne più. Uno a circa metà dell’avventura, che oltre a lasciare letteralmente di stucco il giocatore per ciò che viene mostrato a schermo, si concede persino il lusso di stravolgere, con eleganza, i già perfetti meccanismi del gameplay, come raramente si è visto in questo genere. L’altro, invece, picco più alto della produzione, pare uscito dritto dalla mente di Tarantino e non sfigurerebbe nemmeno in uno dei suoi più grandi capolavori. Ed è davvero un peccato che l’ultima missione, pur conducente al tanto agognato e riuscito finale, risulti al di sotto delle grandissime aspettative costruite nelle ore precedenti. Non è un disastro, tutt’altro, ma lascia un po’ l’amaro in bocca per ciò che sarebbe potuto essere e per ciò che non è stato, a causa di una progressione frettolosa e di una boss fight finale decisamente sottotono.

Il passaggio alla nuova iterazione dell’id Tech, la sesta per la precisione, si è rivelata una scelta estremamente saggia. Il balzo in avanti rispetto al predecessore è notevole, e nonostante pecchi sul versante della distruttibilità ambientale, ridotta davvero all’osso, Wolfenstein 2: The New Colossus è una gioia da vedere e soprattutto da giocare, vista la disinvoltura con cui il tutto si muove a 60 fotogrammi al secondo, target raggiunto anche dalle edizioni per console. Ad onor del vero, non sono mancati alcuni problemi di natura tecnica al lancio, la maggior parte dei quali, fortunatamente, risolti o in via di risoluzione. Con la mia configurazione (I7 4770K, Nvidia GeForce 1060 6GB e 16GB di RAM) non ho tuttavia riscontrato alcun problema rilevante in grado di inficiare l’esperienza di gioco, a parte un fastidioso bug grafico che provocava la comparsa di alcuni artefatti nel cielo di New Orleans, già risolto dagli sviluppatori con una patch correttiva. Come in DOOM, anche qui l’id Tech 6 si è rivelato un gioiello di ottimizzazione, capace di girare anche su macchine meno prestanti a patto di agire con intelligenza sulle impostazioni grafiche messe a disposizione.

 

 

 

 

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Wolfenstein 2: The New Colossus si è rivelato, senza mezzi termini, una delle esperienze più belle di questo 2017, destinata a rimanere impressa nella mente dei giocatori per molto tempo a venire. Un cast d’eccezione, almeno un paio di colpi di scena memorabili e una narrazione trascinante fanno da corollario ad un gameplay old-school ormai rodato che presta il fianco a ben poche critiche. La perfezione, tuttavia, Wolfenstein 2: The New Colossus si limita solamente a sfiorarla, a causa di alcune imprecisioni nei controlli e di una missione finale leggermente sottotono rispetto agli standard da esso stesso settati nelle ore immediatamente precedenti.

verde

Good

  • Gunplay estremamente galvanizzante.
  • Impianto narrativo e caratterizzazione dei personaggi ai massimi livelli.
  • Level design oculato che premia la sperimentazione e i giocatori più attenti.

Bad

  • Raccolta degli oggetti sul campo di battaglia piuttosto imprecisa.
  • Il finale funziona, ma l’ultima missione non è al livello delle precedenti.
  • Qualche problema tecnico di troppo al lancio, la maggior parte dei quali sistemati o in via di risoluzione.
8.9

Antonio Izzo

Videogiocatore da più di vent’anni, passa senza soluzione di continuità da una piattaforma all’altra e da un genere all’altro. Dategli un pad e vi solleverà il mondo.