Ridefinire il concetto di "avventura".

Francesco

Uncharted 4: Fine di un ladro

Sviluppatore: Naughty Dog
Publisher: Sony Entertainment Europe
Genere: Adventure 3D/TPS
Disponibile: Digital+Retail
PEGI: 16+
Lingua: Italiano
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Sono passati nove anni da quando per la prima volta facemmo la conoscenza di Nathan “Nate” Drake e del suo scalmanato partner, Victor “Sully” Sullivan.
Prima di allora il genere degli action adventure esplorativi era molto diverso, dominato com’era dall’approccio messo a punto da Tomb Raider e dal carisma ancora vincente di Lara Croft. Quando si pensava a possibili avventure “alla Indiana Jones” riproposte nel medium videoludico si riusciva a immaginare solo quel tipo di progressione a livelli e quel tipo di esplorazione, nonché naturalmente le doppie pistole e le forme generose della razziatrice britannica. E poi c’era Naughty Dog, una software house che, prima dell’avvento di Nate, veniva esclusivamente identificata con marsupiali rossi di terre lontane e simpaticissimi platform-buddy games cartooneschi.
Nel 2007 tutto cambiò: proposto come esclusiva per Playstation 3, si affacciò sul mercato Uncharted: Drake’s Fortune, titolo che riuscì nel difficile compito di scardinare il genere d’appartenenza, e la stessa Naughty Dog negli anni a venire. Influenzato dall’estetica del grande cinema classico d’avventura (da Flash Gordon, a La Mummia, da National Treasure a Indiana Jones), Uncharted portò una vera e propria rivoluzione nel modo di intendere esteticamente e ludicamente il genere action-adventure, al punto da influenzare negli anni a venire lo stesso Tomb Raider che tanto aveva contribuito a formarne gli intenti, e che tanto avrebbe a sua volta attinto dalla saga Naughty Dog – snaturando se stesso, nel bene e nel male.
Da allora Uncharted ebbe due seguiti, che contribuirono a far evolvere (lo splendido secondo capitolo) e perfezionare tecnicamente (il terzo, tra alti e bassi) la formula di gioco, consegnando Nate e Sully alla leggenda del medium. Dopo una pausa riflessiva lunga cinque anni, durante i quali la software house è maturata sia dal punto di vista tecnico che narrativo – anche grazie allo splendido The Last of Us – il ciclo di avventure di Nathan Drake giunge infine a conclusione. Sarà un finale col botto?

SONO UN UOMO DI VENTURA, SEGUO IL MIO DESTINO

uncharted 4 art000L’impianto generale segue quello già messo a punto nei precedenti capitoli (e come vedremo poche, seppur decisive, sono le innovazioni ludiche veicolate da questo nuovo Uncharted), ma risulta “scremato” da tutto ciò poteva risultare debole o “cheesy”. Dopo il ciclone The Last of Us, infatti, Naughty Dog è maturata tantissimo, e sebbene Uncharted non sia mai stato un drammone psicologico bensì un’avventura scanzonata, questa volta non sono solo Nate e Sully ad essere invecchiati e ad aver acquistato giudizio: lo sono gli sviluppatori, lo siamo noi giocatori.
La storia ruota intorno alla figura del pirata Henry Avery e alla ricerca del suo leggendario tesoro da 400 milioni di dollari. Lo cercano Nathan Drake e suo fratello sin da bambini, lo insegue un’organizzazione militare, arriverà a cercarlo suo malgrado anche Sully. In realtà non è tanto la ricerca del tesoro a rappresentare il punto focale della trama: dopotutto si tratta “solo” di un tesoro dei pirati, privo dell’aura mitica di obiettivi quali la gloriosa El Dorado (il primo Uncharted), la misteriosa Shambala (il secondo capitolo) e l’esotica Iram dei Pilastri (il terzo). Insomma, il vero elemento di interesse dal punto di vista strettamente narrativo è tutto affidato ai personaggi. Ognuno di essi viene tratteggiato perfettamente, con i tempi e i modi del grande cinema d’azione e senza mai strafare. Uncharted 4 rappresenta la perfetta sintesi tra cinematografia e videogioco. Anche l’inserimento ex novo di una figura così importante nella vita di Drake come quella del fratello, mai menzionato prima d’ora nella saga, potrebbe inizialmente spiazzare il giocatore affezionato alle avventure di Drake; ma Sam è un personaggio così ben scritto e così meravigliosamente interpretato, che si finisce presto per affezionarsi anche a lui.
Ricordate quanto nei precedenti capitoli la trama andasse via via a peggiorare procedendo nel gioco, e quanto il finale lasciasse sempre un po’ di amaro in bocca? Qui, per la prima volta, ciò non accade: la storia regge dall’inizio alla fine, anche grazie a diverse chicche e citazioni videoludiche che – naturalmente – mi guardo bene dall’anticiparvi.

uncharted4 art002C’è un solo aggettivo che può descrivere il gameplay di Uncharted 4: perfetto. La sostanza non cambia molto rispetto a quanto visto in passato, e il giocatore abituato a seguire Nate nelle sue avventure non può che sentirsi subito a casa, come se avesse già sviscerato il gioco più e più volte. Ma la classica alternanza tra esplorazione/parkour e sanguinose sequenze “shoot and cover” si apre ben presto a nuove, eccitanti possibilità. Tutto quello che già conoscevamo è stato infatti limato e calibrato alla perfezione, e oggi risulta più divertente che mai.
Il primo elemento di novità è costituito dal rampino, grazie al quale Nate è in grado di cavarsela in situazioni all’apparenza impossibili. Il suo impiego è facile, intuitivo, e rappresenta un’aggiunta del tutto gradita al kit del perfetto avventuriero. Troviamo inoltre meccaniche stealth rinnovate, abbastanza basiche ma divertentissime, ottimamente dosate e mai snervanti, che regalano nuove possibilità d’approccio al giocatore, prima di allora abituato a risolvere tutto sparando e facendo esplodere barili. Vi è persino la possibilità di “marcare” i nemici, così da tener sempre traccia dei loro movimenti, in maniera non dissimile da quanto visto in Metal Gear Solid V: The Phantom Pain. Le sessioni shooter ovviamente sono presenti nel gioco, ma risultano meno esasperate e più plausibili.
A un certo punto dell’avventura ci si trova di fronte persino a una sezione open-world, elemento del tutto inedito nell’economia della saga: davanti al giocatore si spalanca un’area vasta e totalmente esplorabile, piena zeppa di tesori da trovare, documenti da consultare, fortini da conquistare e dialoghi da sbloccare. Il titolo non soffre mai momenti di stanca, e nonostante la sua più che dignitosa durata (10-12 ore alle minime difficoltà, che superano le 15 a difficoltà elevate e recuperando tutti i collezionabili) non c’è davvero modo di annoiarsi, anzi: si giunge alla fine desiderando di poter giocare ancora.

 

 

 

 

Contenuti

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La seconda opinione

Uncharted 4: Fine di un ladro integra nella collaudata formula third person shooter a coperture della serie una rinnovata maturità narrativa evidentemente frutto dell’esperienza raccolta dal team di sviluppo nella scrittura di quel gran pezzo di gioco che prende il nome di The Last of Us. Sebbene ad occhio inesperto potrebbe sembrare un semplice more of the same “larger than life”, questo quarto – e conclusivo – episodio della serie vanta un modello esplorativo talmente convincente da far quasi sperare che il momento delle imprescindibili sparatorie non arrivi mai. Purtroppo sacrificato sull’altare di un’obbligata giocabilità popolare, Uncharted 4 rimane un ottimo esempio di adventure 3D, ma soprattutto una bella storia d’avventura e crescita personale da consigliare soprattutto a chi ha amato i tre capitoli precedenti: il cerchio si chiude. Arrivederci Drake!

Majkol “Zaru” Robuschi

INCOMMENSURABILE BELLEZZA

Graficamente Uncharted 4 è quanto di meglio il mercato console possa offrire. Un vero e proprio benchmark sulle infinite possibilità dell’intrattenimento videoludico, un mostro sacro col quale l’industria videoludica dovrà fare costantemente i conti. Insomma, nel caso non fosse chiaro, sì, quella di Uncharted 4 è forse tra le vesti grafiche più belle che si siano mai viste in un videogioco. La modellazione dei personaggi, la mimica facciale, le ambientazioni, nonché espedienti tecnici come l’anti-aliasing e gli effetti particellari, raggiungono uno stato di assoluta perfezione. Al netto di qualche piccolo ma impercettibile rallentamento nelle fasi più concitate, il pacchetto estetico offerto da Naughty Dog giunge a vette qualitative difficili da raggiungere.
Il comparto audio è altrettanto magistrale. Le musiche di Henry Jackman (già all’opera su Captain America: The Winter Soldier e Kingsman: Secret Services) sono piacevoli e incisive nelle fasi più concitate. Gli effetti sonori accompagnano adeguatamente l’avventura, e nulla è lasciato al caso: dal rumore dei passi a quello delle foglie che si spezzano, dal rumore del traffico in sottofondo ai sibili misteriosi delle cripte e dei bastioni abbandonati. Il doppiaggio originale è stellare: Nolan North e Troy Baker conferiscono ai fratelli Drake un’umanità a tratti commovente, lasciando immergere totalmente il fruitore all’interno delle loro complesse psicologie. L’adattamento italiano si colloca però un gradino sotto, mostrando talvolta i classici problemi delle conversioni nostrane in generale: lip-synch non sempre al top, timbri non adeguati agli stati emotivi, e qualche problema di missaggio audio durante le fasi di gameplay (perfetto però durante i filmati).

Infine, il titolo propone un comparto multiplayer in linea con quanto già visto in precedenza. C’è di nuovo la possibilità di assegnare al proprio avatar talenti e armi prima di ogni match; accumulando uccisioni si possono lanciare le Mystical, abilità speciali che evocano sul campo artefatti magici dagli effetti più disparati, sia difensivi che offensivi. A parte questa piccola innovazione, il multiplayer non appare molto innovativo: ci si limita a un gunplay verace, coadiuvato da un comparto tecnico comunque eccellente anche online. Come in The Last of Us, insomma, il multiplayer non rappresenta affatto il piatto forte dell’esperienza di gioco, ma un piacevole “additivo” al quale dedicarsi fra una partita e l’altra.

Uncharted 4: La fine di un Ladro è un titolo meraviglioso, il canto del cigno di una saga capace di intrattenere per ben nove anni, e ormai entrata di diritto nell’Olimpo delle grandi IP videoludiche. Nate saluta i suoi fan nel modo più convincente, e d’ora in poi ogni software house dovrà fare i conti con questo grandioso risultato.

Naughty Dog conferma, qualora ce ne fosse bisogno, la sua attenzione nei confronti dei giocatori e del medium videoludico in generale, e Sony può ritenersi davvero fortunata ad annoverare questi cavalli di razza nella propria scuderia. Al netto di un multiplayer un po’ anonimo, non si può che esclamare: ben fatto, Nate!

verde

Good

  • Narrativamente eccelso.
  • Graficamente quanto di meglio si sia mai visto su console e non solo.
  • Gameplay divertente, ben bilanciato e mai snervante.
  • Buona longevità, ampliata ancora di più dall'esperienza online e dal fattore rigiocabilità.
  • Doppiaggio originale al top.

Bad

  • Qualche rallentamento nelle fasi più concitate.
  • Un multiplayer funzionale ma non esaltante.
  • Doppiaggio italiano non proprio al top.
9.5

Francesco
Nato pigiando tasti a caso sul Commodore 64, cresciuto tra una partita a The Legend of Zelda e Super Mario Bros, Francesco è stato fulminato sulla via di Damasco da titoli come Xenogears, I Final Fantasy vecchia scuola, Metal Gear Solid, le avventure grafiche e i survival horror dell'era PSX. Fino a quando il medium videoludico racconterà una storia, XenoLink sarà lì pronto a viverle tutte!