Un gioco o un lavoro?

Ilya Muromets

Trillion: God of Destruction

Sviluppatore: Compile Heart
Publisher: Idea Factory International
Genere: RPG
Disponibile: Digital+retail
PEGI: 12+
Lingua: Inglese
Versione Testata: PC
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

A livello puramente personale, la tendenza ormai consolidata a pubblicare su Steam titoli nipponici originariamente concepiti per vecchie console o dispositivi portatili si sta rivelando controproducente, visto che per dovere di cronaca mi costringe a mettere mano a giochi che in situazioni normali non toccherei nemmeno con un lunghissimo bastone. Vi è poi una componente più oggettiva, forse non da assumere come dogma assoluto, e tuttavia finora raramente sconfessata: buona parte di queste conversioni risultano assai scadenti, e manifestano con troppa evidenza le tracce di un’operazione condotta senza prestare attenzione alle specifiche caratteristiche della piattaforma di destinazione. Questo fa sì che recensire tali conversioni risulti oltremodo complicato, visto che da un lato si è costretti a tenere presente i connotati del gioco originale, dall’altro quelli della sua versione ‘transustanziata’: nel caso dei port, dunque, limitarsi alla lettura della valutazione numerica finale è ancora più fuorviante del consueto.

Per quanto riguarda questo Trillion: God of Destruction, sviluppato da Compire Heart per PSVita nel 2015, siamo di fronte a un lavoro di conversione sorprendentemente dignitoso, o comunque condotto a termine senza che il giocatore PC abbia l’impressione di trovarsi di fronte a un prodotto raccogliticcio e occasionale. Sulla qualità del titolo in sé, invece, è doveroso avanzare in questa sede qualche considerazione addizionale.

UNA STAGIONE ALL’INFERNO

trillion-god-of-destruction-art13Trillion: God of Destruction è un ibrido tra un gestionale e un RPG, caratterizzato da una curiosa ambientazione ‘infernale’. Si richiede infatti al giocatore di prendere il controllo di una squadra di ‘Demon Lords’, ossia graziose demonesse ispirate ai tradizionali vizi capitali del Cristianesimo occidentale, con l’obiettivo di difendere il regno del sottosuolo dall’improvviso attacco del potentissimo God of Destruction. Dopo aver fallito il tentativo di sconfiggere il temibile avversario, il sovrano degli Inferi, Lord Zeabolos, è rimasto ferito e costretto all’immobilità, e deve conseguentemente fare affidamento sulle sue demonesse per porre fine alla minaccia. Tuttavia, a causa dei miasmi fatali emanati dal God of Destruction, soltanto una demonessa per volta può sperare di avvicinarsi al nemico. In attesa dell’attacco finale, la prescelta dovrà dunque prepararsi accuratamente apprendendo nuove tecniche di combattimento, potenziando le proprie capacità, acquistando equipaggiamento e consolidando il proprio legame con Zeabolos, il cui anello costituisce l’unica protezione possibile contro i gas velenosi del nemico.

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L’aspetto maggiormente qualificante di Trillion è il fatto che, pur trattandosi sulla carta di un RPG, l’antagonista da affrontare e distruggere è solo il boss finale, dotato di poteri devastanti e di una quantità spropositata di punti vita. Tutto l’impianto di gioco, quindi, è finalizzato a conferire alla demonessa selezionata la forza sufficiente per abbattere il formidabile nemico: non vi sono quest (primarie o secondarie), né ambientazioni fisiche da percorrere, né dungeon veri e propri, fatta eccezione per un’area di esercitazione dall’aspetto labirintico, nella quale è possibile esercitarsi con la gestione del complesso sistema di combattimento. L’allenamento della demonessa si svolge dunque secondo modalità completamente astratte, per mezzo di una serie di menu sovrapposti che descrivono attraverso parole e immagini le singole operazioni svolte. Ciascuna azione comporta due conseguenze fondamentali: l’aumento della fatica della protagonista (che rende dunque necessaria la programmazione di un periodo di riposo) e il trascorrere inevitabile del poco tempo a disposizione prima dell’attacco al God of Destruction. Il gioco richiede di ottimizzare al massimo la gestione dell’allenamento, in modo da giungere alla fine con una preparazione sufficiente per affrontare il boss. Se si eccettua l’area di esercitazione, perciò, solo durante lo scontro finale si viene a contatto con il battle system vero e proprio, che prevede un’impostazione a turni simultanei: in sostanza, ad ogni azione compiuti dalla demonessa, il God of Destruction e i suoi minion ne compiono una di pari livello. Per riuscire ad avere la meglio è necessaria un’attenta pianificazione e una perfetta coordinazione tra movimenti, attacchi e schivate, queste ultime particolarmente importanti visto che i colpi avversari sono in genere piuttosto violenti.

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Dal punto di vista dei contenuti, Trillion offre più di qualche motivo di interesse, complice una scrittura semplice ma funzionale, adatta al ritmo ludico del titolo. Il conto alla rovescia che separa le demonesse dalla battaglia finale produce infatti un intrinseco crescendo del pathos, e rafforza naturalmente la veicolazione dei sentimenti delle protagoniste. Come da tradizione nipponica, i dialoghi risultano assai lunghi e strutturati, e prevedono una leggera ‘sporcatura’ di dating sim, dal momento che per ciascuna demonessa sarà indispensabile consolidare il proprio rapporto con Zeabolos, la cui forza vitale le consente di sopravvivere al letale campo di battaglia. Certo, si deve mettere in conto la presenza – neanche minimamente mascherata – di tutti gli stereotipi caratteriali a cui la narrativa waifu ci ha abituato. Nonostante ciò, tuttavia, il tono scanzonato e la suggestiva ambientazione infernale contribuiscono a stemperare in buona parte le banalità del caso: ciascuno dei tipi a disposizione corrisponde infatti a uno specifico vizio capitale, adeguatamente trasposto in game anche grazie a un’estetica ricca e colorata, di buon livello sia nelle sezioni dialogate, sia sul piano di battaglia.

trillion-god-of-destruction-art12A deludere, purtroppo, è proprio l’impianto strutturale del titolo, che nel tentativo di offrire al giocatore un’originale convergenza di vari generi finisce per non centrare appieno l’obiettivo. L’idea di raccogliere tutta la tensione bellica al solo scontro con il God of Destruction sarebbe stata senz’altro apprezzabile, se tale scontro fosse stato anteceduto da un preludio capace di tenere desta l’attenzione del giocatore. Questo, ahimé, non accade praticamente mai: l’allenamento della demonessa selezionata, infatti, si rivela fin dalle prime battute come un’attività mortalmente noiosa, tutta fondata sulla gestione di statistiche numeriche alle quali non corrisponde quasi mai nulla di visibile in game, se non all’interno della ripetitiva sezione d’addestramento. Destreggiarsi fra le diverse schede del personaggio, tentando di far armonizzare la crescita delle sue abilità con l’inevitabile accrescimento dei valori di fatica, risulta divertente più o meno come compilare un file excel o pulire il forno dopo la cena di Natale. Tutto questo senza che Trillion ricompensi mai il giocatore con qualcosa di più della descrizione di ciò che sta avvenendo alla sua protagonista, con il risultato di porre sullo stesso livello la componente dialogica e quella propriamente ludica. Ad accrescere il problema interviene inoltre un ulteriore aspetto da non sottovalutare: la battaglia contro il God of Destruction è molto difficile, e la sconfitta della demonessa implica la sua sostituzione con una sua compagna, la quale deve disgraziatamente ripartire da zero con l’addestramento. Se Trillion intendeva offrire ai suoi giocatori un’esperienza davvero infernale, simile ai supplizi di Tantalo, la missione è perfettamente riuscita.

 

 

 

 

Contenuti

Dove posso acquistarlo?

PS Store

Trillion: God of Destruction è un gioco curioso, dalle ambizioni elevate ma dai risultati assai poco convincenti. Nel tentativo di costruire un titolo capace di attrarre estimatori di diversi generi videoludici, Compile Heart finisce infatti per non accontentare nessuno. È quasi un peccato veder sprecato uno scenario potenzialmente stimolante per un prodotto così ripetitivo, che poteva forse avere ancora una ragione di esistere nei più occasionali ambienti delle console portatili, con le quale le partite sono spesso giocoforza molto brevi. Su PC, questa soluzione semplicemente non funziona. Dovendo valutare la sola conversione di questo prodotto, non è dunque possibile assegnarle la sufficienza.

rosso

Good

  • Ambientazione interessante.
  • Buono sviluppo narrativo.
  • Grafica piacevole.

Bad

  • Ossessivamente ripetitivo.
5.8

Ilya Muromets

Che poi, a ben vedere Cutie Honey era tipo la Edwige Fenech dei giapponesi.