Cronache di un mondo aperto

Pietro

Toukiden 2

Sviluppatore: Koei Tecmo
Publisher: Koei Tecmo
Genere: Monster Hunting/Action RPG
Disponibile: Digital+retail
PEGI: 12+
Lingua: Inglese
Versione Testata: PS4, PC
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Toukiden 2 è un gioco giapponese. Dannatamente giapponese. Ma non solamente per quel che concerne genìa e capacità di riversare nell’opera digitale tradizioni e costumi locali, bensì per la sua intrinseca natura di gioco di nicchia che mostra ben poco interesse nel rendersi appetibile a chiunque non sia avvezzo al franchise o quantomeno interessato al genere. Figlio di quella branca dei “cloni” di Monster Hunter che invase la scena in coda alla vita di PSP, Toukiden ha proposto fin da subito una connotazione più semplice nell’esecuzione ma più complessa nel numero di meccaniche, provando a collocarsi in modo stabile come prodotto a sé stante. Con questo secondo episodio Omega Force compie un ulteriore passo avanti per donare identità propria al gioco, evolvendo struttura e narrazione, per presentarsi in occidente con la speranza di creare quantomeno una affezionata nicchia di giocatori che possa giustificare l’impegno nella trasposizione. Impegnandosi non troppo però.

Il nostro compito è piuttosto chiaro – ammazzare gli Oni con grosse armi – e l’intro ce lo esplicita in quello che è il tutorial con il più alto rapporto “numero di cose spiegate / tempo impiegato nel tutorial” che la storia dei videogiochi ricordi: il gioco esige la nostra attenzione fin da subito, illustrandoci le meccaniche legati agli attacchi e i potenziamenti con una serenità di chi dà per scontata la nostra conoscenza del franchise. Chi è abituato ai giochi in cui è sufficiente menare le mani per proseguire dovrà ben presto metabolizzare un sistema di combattimento che prevede numerose azioni e richiede una tentacolare abilità nell’utilizzo del controller: si attacca con i tasti frontali, adibiti a colpi e schivata, mentre con i dorsali si compiono tutte le azioni di supporto come lock, la corsa o l’attivazione di modificatori per gli altri tasti. E fin da subito ogni azione si rivela necessaria a proseguire. Non soffrirete mica di disturbo dell’attenzione? Bene.

QUESTO GIOCO NON È PER TE, GAIJIN!

Toukiden 2 ci mette nei panni di uno “Slayer” (così sono chiamati i guerrieri incaricati di eliminare le minacce demoniache) che viene catapultato in un villaggio e in un anno che non gli appartengono, suscitando interesse e stupore tra la popolazione, in particolar modo nella “Professoressa”. Questa brillante giovane donna, esperta di scienza e macchine, ha come obiettivo lo sterminio degli Oni e delle fonti che generano il terribile miasma, ritrovando nel giocatore uno strumento indispensabile grazie alla nostra innata bravura e innata capacità di interagire con le bizzarre creazioni. Tra queste vi è la Demon Hand, un rampino di energia che consente di raggiungere i nemici e tenerli sotto pressione con semplicità e che al tempo stesso diventerà veicolo di tutte le nuove invenzioni della Professoressa – oltre che una comodissima ricetrasmittente. La trama prende quindi forma attraverso tutti i personaggi che veniamo a conoscere, siano essi nostri compagni in battaglia o autorità locali di Mahoroba (questo il nome del villaggio), proponendo un contesto atipico per il genere “hunting”, in cui gli eventi si susseguono consistenti e c’è corposo dispendio di cutscene e dialoghi. La sensazione è quella di trovarsi in un tipico action-jrpg e, per una volta, non è per niente male. Mancano le velleità da grande opera, trattandosi comunque dell’ennesima produzione cross-platform PS4/PSVita/Steam, ma la direzione artistica è consistente, valorizzando in ogni occasione possibile il fenomenale charater design di Hidari. Tecnicamente soddisfacente sulle piattaforme Sony, qualche incertezza la ritroviamo su PC, in quanto il porting risulta piuttosto esoso in termini di requisiti tecnici, confermando ancora una volta le difficoltà del team in questo campo. Le basi però restano solide e funzionali al gameplay e consentono in parte di sorvolare su limiti e inefficienze, che non vanno mai realmente ad inficiare l’esperienza.

Tanto di moda di recente, l’open world non poteva che far capolino anche in questa occasione vista la voglia di “maturazione” mostrata dal team. Nella nostra avventura in single player avremo dunque occasione di visitare luoghi e biomi differenti, sfruttando di volta in volta le pietre che fungono da punti di riferimento per il fast travel. Generalmente l’intreccio narrativo si muove in direzione della scoperta delle nuove aree, donando un senso di progresso che va quindi oltre il semplice susseguirsi dei capitoli. Viene concessa una libertà molto gradita al di fuori delle missioni, permettendo di ricercare materiali e mostri specifici in tutta libertà, completando side quest e partecipando alle joint operation (aiutare gli slayer controllati dalla CPU che troveremo incidentalmente impegnati in battaglia sulla mappa contro grossi Oni, che ci seguiranno una volta sconfitto il nemico per salutarci una volta usciti dall’area) quando non si è necessariamente interessati a proseguire per la via principale. Opzione da considerare in quanto ogni obiettivo della trama può portare, senza preavviso, in situazioni che cicatapultano in battaglia o all’interno di una grossa crisi. E una volta lì, sia per causa di forza maggiore o per incoerenza nel posticipare momenti cruciali, conviene dare seguito al plot per non affievolirne la capacità di coinvolgere. Tra difficoltà nel relazionarsi, conflitti di potere, intrighi e minacce, raccontatici anche attraverso scene in CG piacevolmente realizzate, scopriamo parallelismi nella la percezione dello straniero tra gli abitanti di Mahoroba e il popolo giapponese, confermando ancora una volta come sia davvero viscerale l’orgoglio autoctono in questa produzione così poco affine al giocatore occidentale, elemento che traspare perfino nell’opera di adattamento: oltre a rari errori di traduzione, si è sorvolato in toto sulla traduzione dei dialoghi in fase esplorativa, lasciandoci ascoltare il gradevole (e ben recitato) idioma nipponico senza possibilità di capire se ci venga indicata la presenza di un pericolo Oni o il fatto che mancano 20km al prossimo Autogrill. Peccato veniale o fastidiosa mancanza? Facile propendere per la seconda.

Qualora il neofita si volesse provare ad affacciarsi a questo titolo, troverà tra le mani un prodotto ricco di contenuti e personalizzazioni, in particolare grazie ai Mitama: trattasi degli spiriti di grandi guerrieri del passato in cui ci imbatteremo per via della trama, missioni extra o semplicemente vagando nell’open world. Equipaggiandoli abbiamo accesso a potenziamenti sulle nostre statistiche e riceviamo in dotazione abilità passive che si attivano sul campo di battaglia, con la possibilità inoltre di evocarli a nostro supporto (sotto forma di globi luinescenti) per fornire danno extra. Il gameplay incentrato sulla “rottura” degli arti degli Oni – passaggio necessario per infliggere danni e ottenere il maggior numero di drop a fine battaglia – ritorna in questa occasione confermandosi divertente, esprimendosi al massimo però solo tra giocatori umani che possono painificare tattiche e concentrarsi su obiettivi comuni, mentre quando ci affideremo alla CPU spesso daremo scena a sconti piuttosto confusi in cui ogni personaggi si scatena senza alcuna coordinazione. Sorprende la quantità di azioni a disposizione, al punto che perfino un dorsale si trova ad avere tre funzioni differenti a seconda se si sia immobili, in movimento o venga abbinato ad altri tasti. Il disegno ritratto è quello di meccaniche profonde da padroneggiare, ma in realtà i combattimenti si rivelano molto semplici e alcune combinazioni sul nostro pad sembrano essere state studiate giusto per fornire un’ulteriore azione speciale piuttosto che dare corpo al sistema di combattimento nel suo complesso. Manca un po’ di fluidità tra le varie situazioni in battaglia (bizzarro non poter richiamare i poteri speciali mentre si corre) ma tutto sommato una volta comprese regole e limiti si può trarre una discreta dose di soddisfazione. Ovviamente il massimo lo si ottiene in multiplayer, che tra l’altro pone il giocatore in aree circoscritte in ogni missione, abbandonando l’open-world visto nella campagna. Mossa saggia per scandire in maniera sostenuta il ritmo di un genere che porta i giocatori, spesso, a ripetere missioni allo scopo di ottenere determinati oggetti o premi.

 

 

 

 

Contenuti

Dove posso acquistarlo?

PS Store


Toukiden 2 - PlayStation 4 (Videogioco)


List Price: EUR 59,99
New From: EUR 44,00 In Stock
Used from: Out of Stock

Toukiden Kiwami (Videogioco)


List Price: EUR 27,00
New From: EUR 27,00 In Stock
Used from: Out of Stock

Toukiden : The Age Of Demons (Videogioco)


New From: EUR 31,38 In Stock
Used from: Out of Stock

La seconda opinione

Toukiden 2 dona nuova luce a quello che fino a ieri era conosciuto come un pallido tentativo di imitare la strada intrapresa da Capcom e dal suo Monster Hunter. La scelta di aggiungere all’esperienza un mondo esplorabile senza incatenarsi a spogli hub, unitamente ad un focus più netto sui rapporti intraparty, è senz’altro vincente, ma una migliore calibrazione del livello di difficoltà, qualche nemico in più e una veste tecnica capace di giustificare la sua pubblicazione su PlayStation 4 avrebbero potuto riservare gli appassionati un prodotto decisamente più meritevole.

7.0 – Majkol “Zaru” Robuschi

Toukiden 2 fa tutto quello che ci si può aspettare da un sequel, proponendo una trama principale più ricercata ed elaborata che riesce a porsi quasi alla pari per interesse al fulcro dell’offerta, ovvero la sempre soddisfacente modalità multigiocatore. Restano le riserve di sempre, ovvero la poca finezza della componente action (che gioverebbe di un ritmo più basso e qualche semplificazione nei controlli) e il comparto tecnico assolutamente non al passo coi tempi – seppur sufficiente in toto (su console). I giocatori poco interessati ai fronzoli addenteranno comunque la consistente portata messa sul piatto, sorvolando sulle incertezze anche in fase di adattamento: non c’è spazio per i casual, messi in fuga da complessità nelle meccaniche e ostracismo culturale. Nel complesso dunque un “more of the same” che migliora sensibilmente il predecessore senza però elevare il franchise oltre la soglia di apprezzamento delimitata dalla sua nicchia. Nessun dubbio per gli appassionati del genere o della serie, ma i neofiti sono avvisati: maneggiare con attenzione.

giallo

Good

  • Formula migliorata sotto ogni aspetto.
  • Manifesto della cultura nipponica.
  • Grossa mole di contenuti.

Bad

  • Decisamente non al passo con i tempi dal punto di vista tecnico.
  • Lo sviluppo cross-platform ne limita il potenziale.
  • Tante meccaniche ma poca profondità effettiva.
6.1

Pietro
Forgiato dal fuoco di mille console war, affrontate con indomito coraggio e tanto nonsense, questo figlio degli 8 bit ne è uscito indenne grazie alla genuina (o forse ingenua) passione per il mondo del videgioco. Trae piacere dal parlare di questo variegato mondo quasi quanto dal giocare effettivamente e ama Nintendo alla follia anche se a conti fatti è un multipiattaforma convinto. In tanti anni ha consumato infiniti caratteri digitali su numerosi siti... e non ha intenzione di smettere adesso.