Da Aquisgrana alla conquista dell'Europa

Ilya Muromets

Apparso nel febbraio 2015, Total War: Attila offrì ai fedelissimi seguaci della serie Total War parecchie novità significative, ampiamente messe in risalto dal giornalismo di settore. Un giornalismo che, almeno tra i suoi ranghi meno smemorati e cortigiani, ricordava con un certo dolore le travagliate vicende relative alla pubblicazione di Rome II, titolo ambizioso ma messo in commercio in una forma ancora molto acerba, e dunque bisognosa di svariati aggiustamenti. Attila provvide a correggere il tiro non solo attraverso un ribilanciamento del tipico sistema à la Total War, ma anche introducendo meccaniche inedite per la serie, con un focus specifico sulla componente di non stanzialità delle fazioni barbariche. L’aver concentrato l’attenzione su civiltà squisitamente nomadi comportò una componente di rischio per una saga che aveva abituato i propri utenti a destreggiarsi con società sedentarie e militarmente molto strutturate (come quella del Giappone feudale e dell’Impero Romano). Total War: Attila riuscì tuttavia nell’intento di restare fedele allo spirito della serie, e allo stesso tempo fu capace di presentare una buona percentuale di spunti tendenzialmente nuovi: il rovesciamento della prospettiva geopolitica (dal centralismo di Roma alla frammentazione determinata dalle cosiddette ‘grandi migrazioni’) consentì infatti di produrre variazioni degne di nota alla formula collaudata dei Total War, tra le quali occorre annoverare le pratiche di saccheggio di territori e insediamenti, nonché un più complesso sistema dinastico che rispecchiava efficacemente i caratteri familistici di molti potentati romano-barbarici.

Attila (8)

Un’Europa in costruzione: il secolo ottavo

Attila (5)I DLC susseguitisi nel corso dei mesi hanno contribuito ad estendere questo universo introducendo nuove popolazioni sul già affollatissimo palcoscenico europeo della tarda Antichità; immissioni interessanti, ma tutto sommato relativamente cosmetiche, e poco incisive nell’esperienza generale di gioco. Più corposi i Campaign Pack e le espansioni, la prima delle quali, The Last Roman, spostava di poco in avanti i termini cronologici del titolo di base, raccontando della difficile impresa di riconquista dei perduti territori dell’Impero Romano d’Occidente da parte di Giustiniano.
Age of Charlemagne, invece, traccia un’ambientazione più tarda di almeno tre secoli, proponendo al giocatore un panorama europeo considerevolmente mutato. Negli anni ’60 del secolo VIII molte delle fazioni nomadi che sconvolsero le lande di Total War: Attila sono scomparse, e i residui del loro effimero potere risultano obliterati da nuovi fenomeni politico-religiosi: l’insediamento dei Longobardi in Italia settentrionale, l’ascesa del potere pontificio a Roma, e soprattutto la fulminante espansione dell’Islam, che dall’Oriente è riuscito a raggiungere persino la Spagna, ultima propaggine del continente. Questa espansione, insomma, presenta un’Europa per molti aspetti nuova, meno parcellizzata e più solidamente caratterizzata, con territori ormai raccolti attorno a personalità e centri di potere ben definiti.

Il maggior merito di Charlemagne è quello di offrire ai giocatori la possibilità di esplorare in modo soddisfacente tutte le principali sfaccettature di tale quadro storico-politico. La medesima mappa può quindi essere affrontata da punti di vista totalmente opposti: per esempio, è consentito lottare per la conquista della penisola iberica controllando a scelta sia il regno cristiano delle Asturie, sia l’Emirato arabo di Cordova. La varietà delle circostanze di gioco è adeguatamente vasta, complice non soltanto la nota complessità geostorica dell’Europa a cavallo tra VIII e IX secolo, ma anche il recupero del sistema ludico iperstrutturato e non lineare già visto in Attila. Alla necessità di gestire in contemporanea la condizione economico-sociale dei centri urbani, l’espansione militare e lo sviluppo dinastico interno, Charlemagne aggiunge un parametro nuovo, la stanchezza di guerra. Essa influisce sulla prosperità e sul morale dell’intera popolazione quando ci si trova in stato di conflitto, e costringe a un più accurato controllo della diplomazia allo scopo di prevenire scontri superflui, e accelerare il più possibile quelli inevitabili. Seppure applicato un po’ rigidamente durante la campagna, questo parametro contribuisce a rendere ancora più variegata l’esperienza di gioco, privilegiando di nuovo la componente statico-gestionale rispetto a quella più squisitamente dinamico-bellica.

Il problema è imparare…

Attila (1)Di fronte a contenuti comunque molto interessanti, duole constatare come Charlemagne non abbia apportato alcun miglioramento significativo alla fruibilità generale del sistema ludico, che rimane ostinatamente refrattario a ogni volontà di ammorbidire la curva d’apprendimento per consentire anche ai principianti di imparare compiutamente le meccaniche del gioco. L’UI abbonda di informazioni superflue e nasconde invece quelle necessarie, per ottenere le quali occorre aprire di continuo la verbosissima Encyclopaedia. Inoltre si noti come gli assistenti, l’unica fonte di tutoraggio attiva presente nel titolo, non forniscano che una minima percentuale delle nozioni indispensabili per gestire la campagna: i loro messaggi sono vaghi e generici, e trovarsi di fronte di primo acchito a schermate come quelle della diplomazia costringe a destreggiarsi fra decine di statistiche diverse senza aver ricevuto alcuna preparazione effettiva. Intendiamoci, Charlemagne, come già Attila, non rappresenta una sfida impossibile, tutt’altro: una volta acquisita dimestichezza con il sistema, le campagne possono essere affrontate agevolmente con strategie differenziate, e non lesinano notevoli soddisfazioni soprattutto nelle fasi avanzate. L’apprendimento, tuttavia, risulta inutilmente frustrante, invischiato com’è entro un confuso labirinto di menu e sottomenu testuali: segno evidente, questo, di un residuale atteggiamento esclusivista da parte di Assembly Games, interessata a gratificare l’utente già esperto con un micro-management meticolosissimo dal sapore d’altri tempi, ma meno attenta alle richieste di neofiti e giocatori di primo pelo.

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A livello tecnico e artistico, Charlemagne eredita pregi e difetti del titolo dal quale dipende. Le prestazioni richieste al PC appaiono troppo alte rispetto a quanto si vede concretamente sullo schermo, ma la grafica dell’interfaccia risulta più agile e sofisticata di quella di Attila, pur non abbandonando del tutto la componente kitsch e un po’ fracassona alla quale i Total War hanno abituato il proprio pubblico: Shogun II rappresentò, su questo fronte, una felice quanto isolata eccezione. Si sarebbero potuti inoltre evitare gli anacronismi che compaiono all’interno dei filmati iniziali, nei quali si ammirano piante d’appartamento tropicali dentro la Cappella Palatina di Aquisgrana, e sculture di XVIII secolo nel giardino del palazzo imperiale: quisquilie, certo, ma che sanno di sciatta improvvisazione da sviluppatore pre-internet, e che stridono non poco di fronte alla ricercatezza generale della ricostruzione storica, così intelligentemente adattata alle specifiche esigenze videoludiche.
Una nota di demerito va alla localizzazione italiana, non sufficientemente attenta nei confronti di un titolo che, a causa della sua complessità, richiederebbe la massima accuratezza nelle traduzioni. In italiano il “Regno dei Lombardi” non significa nulla, ed è frutto della maldestra trasposizione dei “Lombards” originali. Se una delle missioni della campagna richiede di erigere un’abbazia, non è opportuno che il giocatore trovi, tra le decine di edifici del menu, il solo monastero. Riscontrare tra le tecnologie disponibili i “Manoscritti Illuminati” suona molto ridicolo, considerando che il termine “illuminated” del testo originale andrebbe tradotto con “miniati” o “illustrati”. A questo proposito, la consulenza di uno specialista avrebbe sicuramente giovato.

coverTotal War: Attila – Age of Charlemagne

Sviluppatore: Creative Assembly
Publisher: SEGA
Genere: Strategico
Disponibile: Digital
PEGI: 16+
Lingua: Italiano

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Total War: Attila (Gioco per computer)


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Contenuti

  • Coinvolgimento
  • Narrazione
  • Interazione
  • Linearità
  • Condivisione

Per concludere: Age of Charlemagne è un prodotto ludicamente corposo e di buona fattura, che non delude le aspettative di coloro che hanno apprezzato Total War: Attila, fornendo loro nuovi spunti di sviluppo e uno scenario geopolitico molto differente rispetto a quello del titolo base. Al netto di un’ancora irrisolta (e francamente anacronistica) indifferenza della serie nei confronti del giocatore principiante, Charlemagne riesce comunque ad avvincere grazie al fascino dell’ambientazione, alle meccaniche consolidate e alla lodevole poliedricità dell’esperienza di gioco. Espansione senz’altro consigliata, a patto di dotarsi di un po’ di pazienza.

verde

Good

  • Ambientazione altomedievale suggestiva e inconsueta
  • Notevole varietà delle situazioni di gioco
  • Sistema gestionale dettagliatissimo

Bad

  • Eccessiva complicazione dell’interfaccia
  • Tutorial e guide ancora insufficienti
7.8

Ilya Muromets
Che poi, a ben vedere Cutie Honey era tipo la Edwige Fenech dei giapponesi.