The Witcher 3 – Blood and Wine

Ilya Muromets

The Witcher 3: Wild Hunt – Blood and Wine

Sviluppatore: CD PROJEKT RED
Publisher: Bandai Namco
Genere: RPG
Disponibile: Retail + digital
Lingua: Italiano
Data di lancio: Disponibile

A pochi mesi di distanza dalla conclusione dell’eccezionale avventura di Hearts of Stone (ottobre 2016), riprendere in mano il controllo di Geralt di Rivia risulta un’operazione curiosamente straniante, e per almeno due motivi. Innanzitutto perché questa seconda espansione, Blood and Wine, si impone come un’esperienza totalmente autonoma nel quadro delle vicende dello strigo, non essendo di fatto collegata in alcun modo né con il cuore narrativo di Wild Hunt, né tantomeno con i suoi scenari principali. In secondo luogo, perché Blood and Wine rappresenta dichiaratamente il canto del cigno dell’intera saga videoludica, e tale consapevolezza finisce per accompagnare in modo costante il giocatore affezionato nel corso della partita. Si clicca sul tasto play ben sapendo che ogni ora trascorsa nelle fatate terre di Toussaint ci avvicina sempre più alla fine di tutto.

Probabilmente conscia di questo effetto emotivo, e ancora reticente in merito al misterioso Cyberpunk 2077, CD Projekt Red ha deciso di dar fondo a ogni risorsa possibile allo scopo di allestire le esequie più mirabolanti per colui che ha di fatto determinato il successo internazionale della casa polacca. Tutto, in Blood and Wine, è un vero e proprio trionfo dei sensi, a cominciare naturalmente dalla nuova ambientazione, quel Touissant già ampiamente descritto nella saga letteraria di Andrzej Sapkowski, ma che non aveva mai trovato spazio – se non attraverso qualche citazione – all’interno dei tre videogiochi. La nuova regione, mai toccata dalla guerra, è un territorio di impressionante bellezza, che riporta alla mente certe visionarie impressioni da Grand Tour scatenate nei viaggiatori settentrionali di fronte alle meraviglie del Mediterraneo. Se in Hearts of Stone Geralt continuava a muoversi entro le consuete suggestioni di sapore centro-europeo – che anzi divenivano ancor più cupe e disperate che nel gioco base – Blood and Wine propone spazi verdeggianti e luminosissimi, una natura ubertosa e ben adattata al bisogno dell’uomo, centri abitati di smagliante raffinatezza.

The Witcher 3
Si respira un’atmosfera fresca, a tratti scanzonata: quegli stessi sceneggiatori che avevano partorito tragedie come quella del Barone Sanguinario, o che avevano descritto lo strisciante sottobosco della malavita di Novigrad, sembrano essersi concessi in quest’occasione una scrittura da commedia leggera, persino farsesca. E tuttavia, nonostante la presa di Blood and Wine sul giocatore non appaia inizialmente paragonabile con quella di Hearts of Stone, CD Projekt dimostra come sempre di non lasciarsi andare alle facilonerie, e conferma la sua maestria nella costruzione di palcoscenici tridimensionali dalle notevoli profondità “verticali”.

witcher3 2016-06-02 21-01-53-72 (FILEminimizer)La Touissant raccontata in Blood and Wine, infatti, è uno spazio complesso, nel quale si mette in scena una società altrettanto complessa: sofisticata e cavalleresca in superficie, essa è in realtà divorata da un’oscurità strisciante, che risulta ancora più feroce perché manifestantesi in un contesto apparentemente pacificato. L’esempio migliore è rappresentato dal centro principale, la splendida Beauclair, architettonicamente vicina a un’ideale fusione tra Venezia e Mont-Saint-Michel. Lungi dal presentarsi come la classica capitale-ghetto degli RPG, abitata solo da aristocratici e mercanti esosi (se avete in mente Bethesda, ci siamo capiti…), Beauclair è una città sfaccettata, piena di contraddizioni interne, ben evidenti anche grazie alla distanza estetica che intercorre fra le eleganti strade dei quartieri alti e le mulattiere della zona portuale.
Un ultimo appunto, prima di rimandare alla recensione vera e propria: Blood and Wine è stata presentata come un’espansione, e messa in vendita a poco più di una ventina di euro. Non è così. Blood and Wine ha l’ampiezza, la profondità e la varietà di un vero e proprio gioco completo, e offre contenuti superiori a quelli di buona parte dei titoli più blasonati. Al momento ho superato le 20 ore di gioco e non sono ancora giunto a un quarto dell’esperienza complessiva. Giudichino altri se le lodi rivolte a CD Projekt dipendono dalla sua presunta “piacioneria” – si, è stato detto – o se magari si giustificano per il fatto che è dannatamente, fottutamente brava.

Al momento, in campo cRPG, CD Projekt RED non ha rivali. Punto. Blood and Wine si gusta come un dolce prelibato al termine di un sostanzioso pasto. L’espansione mette in campo tutte le qualità migliori della casa polacca, e apporta alcune migliorie interessanti anche nel gameplay. Ulteriori considerazioni le esprimeremo al termine dell’avventura.

Ilya Muromets

Che poi, a ben vedere Cutie Honey era tipo la Edwige Fenech dei giapponesi.