Le streghe son tornate!

The Witch and the Hundred KnightCon un ragionamento logico superficiale si potrebbe pensare che mantenendo invariati gli ingredienti di una ricetta il piatto finale risulterà sempre buono e ricco di sapore; qualsiasi cuoco professionista, però, vi contraddirà ricordandovi quanto, oltre alle materie prime, conti anche la tecnica con cui vengono preparate, la freschezza delle stesse, i tempi di cottura e – non ultimo – l’impiattamento.
In campo videoludico il discorso non è poi tanto diverso. E allora non ci resta che vedere uno dei nostri chef stellati preferiti, Nippon Ichi, mettersi all’opera nella preparazione di un piatto ad esso congeniale, che contiene tutti gli elementi già in grado, in passato, di fidelizzare una nicchia speciale di appassionati. Per non interrompere la metafora culinaria, bisogna purtroppo far presente da subito che The Witch and the Hundred Knight non è altro che una minestra riscaldata, ossia la riedizione “HD” per PS4 di uno dei titoli meno riusciti nel catalogo dello sviluppatore; basterà qualche accorgimento grafico a rendere appetibile la pietanza? Scopriamolo insieme.

Tremate tremate…

The Witch and the Hundred KnightL’ingrediente principale, comune alla maggior parte dei titoli Nippon Ichi e soprattutto alla saga di Disgaea, è un villain dalle spropositate mire espansionistiche. In questo caso abbiamo la strega Metallia, che ricalca questo tropo alla perfezione: una megera delle paludi autodidatta disposta letteralmente a ogni bassezza pur di raggiungere lo scopo di espandere il suo dominio fino ai confini del mondo e oltre. L’amore per gli acquitrini da parte della strega è tale da sconfinare sovente nella commedia, e resta appena adombrato dalla malvagità intrinseca che permea ogni battuta a lei assegnata. Se i personaggi delle saghe Nippon Ichi più amate si trovavano sempre in bilico sull’ago una bussola morale impazzita, tale da rendere piacevolmente simpatico anche un “overlord” infernale, la strega Metallia assume una posizione assai più estrema. Non si tratta di un villain diventato tale perché la malvagità è la chiave di volta del mondo in cui vive, né di un personaggio maldestro e fermamente convinto di fare del bene: Metallia è, molto semplicemente, una despota psicopatica disposta a sottomettere con la forza e l’inganno persino i suoi familiari più stretti, come dimostrato in una delle prime missioni.

Il giocatore vestirà i panni dell’Hundred Knight, un leggendario famiglio evocato da Metallia per aiutarla a portare a termine la sua missione. La strega infatti è condannata a rimanere confinata nella sua palude, e solo attraverso le missioni “in trasferta” dello sfortunato sottoposto potrà sperare di riuscire nelle sue mire espansionistiche. Anche l’Hundred Knight, che nonostante la fama quasi leggendaria è all’apparenza un piccolo omuncolo dotato di armatura, ricalca uno stereotipo usato e abusato nelle sceneggiature di casa Nippon Ichi: egli è il sottoposto vessato, apparentemente debolissimo ma in grado di sprigionare una forza sovrumana in determinate occasioni. Il personaggio richiama alla mente i più celebri e riusciti Prinny, mascotte della saga Disgaea e “vittime” designate dei cattivi di turno.

The Witch and the Hundred Knight

Niente più turni

Sebbene gli elementi introdotti finora sembrino poco più che versioni discount di quanto la casa giapponese ha proposto sino a oggi, il gameplay su cui si basa tutta l’esperienza di gioco prende le distanze dal passato in modo netto e deciso. La saga di Disgaea era stata in grado di rivitalizzare il genere degli SRPG su griglia grazie alle meccaniche innovative; il sottovalutatissimo Z.H.P. Unlosing Ranger e il suo seguito spirituale The Guided Fate Paradox avevano portato su console un genere tipicamente hardcore e ostile come il roguelite: con The Witch and the Hundred Knight Nippon Ichi tenta nuovamente la strada della sperimentazione, proponendoci un classico hack’n slash in visuale isometrica (un clone di Diablo, per intenderci), temperato da una serie di accorgimenti e innovazioni finalizzati a rendere più “digeribile” il genere. 12593579_10209162519450104_4505249720749550832_oUna volta preso il controllo del piccolo Hundred Knight, infatti, veniamo catapultati all’interno di un open world infestato di pericolose creaturine da sconfiggere, e piccoli villaggi da depredare e distruggere; il tutto osservato da una prospettiva a volo d’uccello che ci permette di seguire agevolmente i movimenti dei nemici, spesso numerosi e aggressivi. In aiuto del cavaliere in miniatura accorre un vastissimo arsenale di armi, ognuna particolarmente adatta per uno scopo preciso: se anche le spade si riveleranno una scelta abbastanza bilanciata per tutte le situazioni, il giocatore si troverà presto a sperimentare differenti combinazioni di colpi con armi quali asce e martelli, utili per massimizzare il danno contro bersagli singoli, gruppi o nemici particolarmente ostici.

Occhio alle calorie

Su queste meccaniche di base si introduce anche il contatore di GigaCal, vera e propria “spia della benzina” del nostro Hundred Knight, il cui livello è destinato a scendere inesorabilmente man mano che ci si allontana dalla nostra amata palude. Una volta terminato il numero di GigaCal a disposizione, la salute comincia a declinare a un ritmo lento ma costante.
L’unico modo per rallentare il ticchettio questo contatore mortale è l’impiego di alcuni oggetti consumabili; in alternativa, però, è possibile divorare i nemici che incontreremo nel nostro cammino. Questa seconda opzione, apparentemente facile, riempie tuttavia lo stomaco del cavaliere di elementi spazzatura, che limitano gli spazi disponibili per la raccolta del loot.

The Witch and the Hundred KnightIl contatore di GigaCal, che doveva teoricamente aggiungere un pizzico di sfida al gioco, diventa però un vincolo limitante, che trasforma un’esperienza teoricamente spensierata e ricca d’azione in un’impresa di micro-management fin troppo laboriosa e monotona. La ripetitività del gameplay, vera piaga del genere a cui appartiene, trova in questo gioco la sua massima incarnazione, a causa di un backtracking che obbliga il giocatore a ripetere ad libitum le medesime operazioni in attesa di raggiungere il boss di livello – unico scontro veramente topico di ogni sezione di gioco. Una volta superata ciascuna sezione e sconfitto il relativo guardiano, veniamo premiati con l’ampliamento della palude di Metallia. Non prima, però, di aver assistito a una delle interminabili, verbosissime e sinceramente poco incisive scenette in stile visual novel che consentono l’avanzamento della trama del gioco.

Unica componente realmente riuscita è il character design, ancora una volta affidato al tratto inconfondibile di Takehito Harada (già designer dei personaggi di Disgaea) capace di trasformare un personaggio un po’ “indigesto” come la strega Metallia in un vero e proprio sex symbol. I personaggi, dai tratti esagerati e caricaturali, sono ricchi di fascino; e pur eccedendo troppo spesso nel fan service più sfrenato grazie a completini decisamente striminziti, riescono a rendere digeribili le interminabili sessioni testuali. A fronte di migliorie grafiche molto modeste (sebbene le texture HD siano colorate e piacevoli, i modelli poligonali su cui sono posate sono decisamente poveri) e di poche aggiunte al gameplay (ci si limita a una modalità “endless challenge” accessibile grazie a una torre nel mondo di gioco), è impossibile non domandarsi perché Nippon Ichi abbia deciso di concedere una versione “Next Gen” proprio a uno dei titoli più deboli della sua lineup.

The Witch and the Hundred Knight – Revival Edition

The Witch and the Hundred Knight

Sviluppatore: Nippon Ichi Software
Publisher: Nippon Ichi Software, NIS America
Genere: Hack’n Slash
Disponibile: Fisico, Digitale
PEGI: 16
Lingua: Italiano
Versione Testata: PlayStation 4
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The Witch And The Hundred Knight - PlayStation 4 (Videogioco)


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Contenuti

  • Coinvolgimento
  • Narrazione
  • Interazione
  • Linearità
  • Condivisione

Galleria

Questa versione in HD di The Witch and the Hundred Knight Revival non fa altro che mettere in luce impietosamente tutti i limiti che il titolo presentava già nella sua versione PS3 originaria: un piatto ricco di ingredienti familiari cucinati in un modo così maldestro da rendere il risultato difficilmente digeribile. Si tratta dunque di un acquisto consigliato a prezzo ridotto, e solo agli irriducibili di Nippon Ichi e agli amanti delle fanciulle che popolano i suoi mondi.

giallo

Good

  • Una moltitudine di oggetti da sbloccare
  • Una buona dose di umorismo

Bad

  • Eccessivamente ripetitivo
  • Sessioni testuali estenuanti
  • Non tiene il passo con le altre produzioni della casa
6

A differenza degli altri mammiferi, non è capace di mantenere la temperatura corporea costante: a causa di questa caratteristica, che lo rende simile ai rettili, il recensore vive tra console accese e schede video surriscaldate per tutto l'anno. La sua caratteristica lentezza lo rende la preda perfetta per il Caporedattore Horribilis. Abbandona il suo nido di cavi e controller solo occasionalmente, per nutrirsi e leggere e scrivere storie di fantascienza.