Crescere e farsi male

Majkol

The Walking Dead: A New Frontier

Sviluppatore: Telltale Games
Publisher: Telltale Games
Genere: Punta e Clicca
Disponibile: Digital+retail
PEGI: 18+
Lingua: Inglese
Versione Testata: PC
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Dopo averci divertito con avventure a bivi ambientate nell’universo di Westeros e fra i vicoli bui di Gotham City, Telltale Games ritorna al brand che più di tutti la fece conoscere al grande pubblico. Ovviamente non si sta parlando di Sam & Max, di cui la compagnia realizzò dei semi-sconosciuti episodi apocrifi, ma di The Walking Dead, un mondo capace di slegarsi senza tanti problemi dalla continuità del fumetto pur riprendendone le tematiche e il taglio narrativo. Ancora una volta al centro dell’attenzione non sono i conflitti che vedono contrapposti umani sopravvissuti a feroci zombi affamati di carne, bensì le turbe interiori che pervadono i cuori di coloro che ancora respirano, ritratti nella loro semplice – e a volte meschina – umanità, senza che il team di scrittori assoldati per l’occasione risparmi sfortune e tragedie a nessuno. Devo ammettere che seguendo la seconda stagione, e quindi il cammino che ha portato Clementine dall’essere una bambina impaurita ad una pre-adolescente (non sempre) vittima degli eventi, ero stato pervaso dalla sensazione che gli sviluppatori non potessero alzare il tiro della narrazione più di quanto non avessero già fatto, mostrando in più di varie occasioni come non fosse possibile tracciare una netta linea di separazione fra buoni e cattivi; certo, il piglio da tragica soap opera è andato, via via, facendosi sempre più pesante (come per il serial tv, d’altronde), al punto di consegnare veri e propri episodi che non erano altro che semplici momenti di transizione senza particolari contenuti al di là della costruzione dei personaggi mediante dialoghi e tanti scambi di sguardi tristi, eppure la stessa formula si rivelò vincente solo qualche anno prima, quando la prima stagione ottenne un vero e proprio riconoscimento unanime da parte di critica e pubblico. A New Frontier riprende ancora una volta la storia di Clementine, la grande protagonista dell’attuale trilogia, portando però il giocatore a vestire i panni di un nuovo protagonista maschile, ovvero l’atletico Javier. Scongiurando fin dai primi minuti di gioco un possibile twist amoroso fra i due (la differenza anagrafica è tale da impensierire praticamente subito l’ispanico), veniamo quindi a conoscenza di un nuovo cast di personaggi, nuovi intrighi e legami di famiglia, la cui importanza è tale da aver addirittura dato il nome ai primi due episodi d’apertura di questa stagione. Legami che vincolano. Una tematica che non tocca solamente la famiglia immediatamente protagonista, ma anche la giovane e sfortunata Clementine, eroina drammatica che ha visto cadere attorno a sé i propri cari uno dopo l’altro. Nessuno escluso.

COME PRIMA, PIU’ DI PRIMA

Bisogna subito chiarire che chi si aspettava una rivoluzione della formula di gioco dovrà rassegnarsi: New Frontier non smuove di mezzo centimetro la traballante impalcatura ludica delle serie Telltale. Ci sono blande fasi esplorative, molti dialoghi a cui rispondere prendendo una posizione (con tanto di caratteristico, quanto ansiogeno, messaggio “Questo personaggio si ricorderà ciò che hai detto”) e una mole piuttosto importante di semplici (ma irrinunciabili) quick time event atti a trasmettere con maggiore intensità gli sforzi fisici dei protagonisti. Il tutto, ovviamente, sottostando a una sorta di patto di fiducia che vuole i giocatori accettare fin da subito l’operato degli scrittori dietro questa serie, con tutti i limiti che ne conseguono e conseguenti sforzi disumani per mantenere la sospensione dell’incredulità. Ancora una volta la pretesa di poter plasmare il destino dei protagonista si dimostra essere più che altro una premessa quasi sempre disattesa, considerando anche come le scelte dei capitoli passati risultino quasi del tutto ininfluenti durante l’apertura di questo nuovo capitolo, alla faccia di chi deciderà di importare i salvataggi delle stagioni precedenti. I diversi finali della scorsa stagione, che vedevano la vicenda di Clementine chiudersi in posti completamente differenti, portano al medesimo risultato, e la sensazione è ancora una volta quella di dover accettare di essere “ingannati” da un’inevitabile linerarità che mal si sposa con quella che dovrebbe essere la filosofia di questa compagnia. “La storia di questo videogioco verrà plasmata dalle scelte che farai” un par di balle, cara Telltale Games!

Però è vero che rinunciando del tutto a credere a quello che ci dicono gli sviluppatori, questa inizio di stagione di The Walking Dead si dimostra tutto sommato godibile. Fra gli elementi più interessanti che spiccano in queste prime fasi della storia bisogna sicuramente annoverare la possibilità di vivere le vicende di un’ormai giovane adulta Clementine dal punto di vista esterno, senza essere partecipe di quelli che sono i suoi pensieri e i suoi traumi infantili. Il legame emotivo che si è creato fra i giocatori di vecchia data e l’eroina è praticamente dato per scontato, tant’è che quando ci si trova a dover scegliere fra il bene di nuovi protagonisti e la sua incolumità i risultati delle scelte globali non hanno fatto altro che registrare quanto fosse amata e considerata importante dalla fanbase della serie. Conoscere la nuova Clementine dall’esterno è anche un modo per scoprire nuovi lati di cui diversamente non ci saremmo mai accorti. Quello che emerge da una prima doppietta di episodi passati in sua compagnia è il ritratto di una persona disillusa, cinica, dai modi spesso sbrigativi e dal temperamento cinico, che mantiene in sé i valori assoluti e la speranza di una ragazza della sua giovane età, ma che difficilmente si lascia andare in compagnia di sconosciuti. È questione di prevalere in un mondo in cui i cani si mangiano fra loro e gli uomini antepongono la propria sopravvivenza a quella dei propri cari, senza sconti per nessuno. Di contro Javier si dimostra un insipido prototipo di personaggio maschile positivo, ma estremamente sofferente a causa di passato difficile. Per non farci mancare proprio nulla alla collezione di drammi personali, la sua situazione familiare è dominata dall’incertezza: si è fatto carico dei figli adolescenti del fratello e della sua compagna, una donna che in passato ha dimostrato forte interesse nei suoi confronti. L’eroe protagonista è tormentato dal desiderio di espiare le sue colpe e di non commettere più errori, tanto dall’essersi obbligato a indossare una maschera da “brava persona” che non ha fatto altro che ferire chi aveva attorno, in una cieca corsa verso un concetto di rettitudine che spero di vedere crollare nei prossimi episodi. Devo tuttavia ammettere che quella che è da considerare come la trama orizzontale di questa stagione, tutta a base di sopravvissuti fanatici (che si marchiano il corpo con un simbolo, un cliché stantio che speravo di vedere sparire dalla narrativa contemporanea) e importanti ritorni dall’oltretomba, non mi abbia in nessun modo suscitato grandi emozioni, cliff hanger del finale secondo episodio compreso.

Le complicate relazioni dei volti umani e il futuro (a rischio) delle loro storie personali sono una fonte di interesse decisamente maggiore degli eventi che li vedono, loro malgrado, protagonisti. Il che mi porta ancora una volta a riflettere su quale sia l’importanza di queste veri e proprie tv series videoludiche: una trama ben raccontata e con tematiche ben affrontate o, come negli RPG Bioware, uno slideshow di dialoghi da teen drama con protagonisti i soliti due personaggi, nei classici momenti d’intimità dove fra spiegoni e battute strappalacrime svelano i propri scheletri nell’armadio senza che questi abbiano un vero e proprio impatto sugli eventi principali? Una narrativa più coesa sarebbe sicuramente una scelta più originale e rappresenterebbe un vero e proprio passo avanti per il format Telltale, ma mi pare di capire che anche a questo giro bisogna “accontentarsi”. Se non altro l’aspetto prettamente visivo dell’esperienza si dimostra all’altezza dell’aspettative, con personaggi ritratti in un cel shading pulitissimo che pur rifacendosi ad un generico stile comic americano  in cui le pose plastiche si sprecano, si ricorda di donare ai propri attori protagonisti una gamma espressiva di gran classe. Purtroppo non si può dire lo stesso per le ambientazioni, spesso ritratte con pressapochismo e texture slavate, ma il risultato finale rimane comunque degno di lode. Pollice alto, invece, per il rinnovato gusto per la regia sfoggiato fin dai primi secondi di gioco, con sequenze decisamente più raffinate di quelle viste in passato e un maggiore dinamismo generale che fa ben sperare per le future scene d’azione.

 

 

 

 

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The Walking Dead: A New Frontier si apre con un doppio appuntamento che ha l’ingrato compito di introdurre nuovi personaggi e nuove dinamiche relazionali, pur collocandosi nella solita comfort zone pseudo-ludica a cui Telltale ci ha abituato negli ultimi anni. Le basi per vivere un’appassionante tv series-wannabe a base di lacrime e frasi non dette ci sono tutte, bisogna ora vedere come la compagnia statunitense pensa di portare avanti la sua personale crociata contro gli intrecci a bivi e le traduzioni in italiano, due elementi colpevolmente assenti anche oggi, quando la portata della produzione potrebbe tranquillamente permettersele. Vediamo che ci aspetta nel prossimo futuro di Javier e Clementine.

Majkol
C'è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d'epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.