La famiglia prima di tutto

Antonio Izzo

The Walking Dead: A New Frontier

Sviluppatore: Telltale Games
Publisher: Telltale Games
Genere: Punta e Clicca
Disponibile: Digital+retail
PEGI: 18+
Lingua: Inglese
Versione Testata: PC
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Telltale Games ha impiegato un bel po’ di tempo per affermarsi e diventare ciò che è oggi. Fondata nel 2004 da un gruppo di ex-dipendenti di Lucas Arts, la compagnia californiana riuscì a farsi notare grazie alla pubblicazione di alcune avventure grafiche di buona fattura. Tutte rigorosamente su licenza, episodiche e distribuite digitalmente, modus operandi che poi è diventato il marchio di fabbrica della compagnia. Questo tipo di approccio, ripetuto negli anni a seguire, oltre a portare con sé tutti i benefici (e le problematiche) della serialità, permette ai team più piccoli di monetizzare a sviluppo ancora in corso. Il successo vero e proprio è però arrivato solo otto anni dopo, nel 2012, grazie a The Walking Dead. Forte di una licenza all’apice della popolarità grazie all’omonimo serial televisivo, Telltale Games confezionò un’avventura in cinque episodi scritta egregiamente e sorretta da due protagonisti, Lee e Clementine, che hanno immediatamente fatto breccia nel cuore del pubblico entrando di diritto nell’immaginario collettivo. La formula Telltale qui è finalmente definita. Via ogni complicazione tipica delle avventure grafiche: l’esplorazione è ridotta all’osso, gli enigmi praticamente assenti, non ci sono un inventario da gestire ed oggetti da combinare. Il focus principale è la narrazione, che mette il giocatore di fronte a continue scelte in grado di influenzare il corso della storia e a frequenti quick time event che mantengono alta l’attenzione durante i momenti più concitati. Può piacere o meno, ma il pubblico si è dimostrato piuttosto ricettivo in tal senso e il format è stato ripreso con divagazioni pressoché nulle in tutti i lavori successivi della compagnia,  The Walking Dead: A New Frontier compreso.

FUNZIONA, MA CON QUALCHE RISERVA

I più attenti avranno notato l’assenza della numerazione. The Walking Dead: A New Frontier è la terza stagione in ordine d’uscita (se escludiamo lo spin-off dedicato a Michonne), ma afferma fin dal titolo la sua indipendenza, e l’aggettivo “New” non sembra essere stato scelto a caso. È confezionata appositamente per essere fruibile anche da coloro che non hanno vissuto le vicende di Clementine negli anni scorsi. La piccola eroina, infatti, è relegata ad un ruolo secondario, seppur di indubbio rilievo. L’introduzione del primo episodio, molto ben orchestrata, ci porta ai primi giorni dell’apocalisse e ci fa vivere le vicende dei Garcia, una famiglia cubana-statunitense sconvolta dalla morte del capofamiglia. In poco tempo viene efficacemente tratteggiato il difficile rapporto che intercorre tra i due fratelli, David e Javier e dopo una tipica situazione a cui il brand ci ha abituati in questi anni, un salto temporale ci catapulta nel bel mezzo dell’apocalisse. David, il maggiore dei due, è sparito, e il focus si sposta su Javier, giocatore di baseball fallito e protagonista indiscusso che controlleremo per la quasi totalità dell’avventura. Al suo fianco c’è Kate, moglie di David e matrigna dei suoi due figli, Gabe e Mariana, anch’essi al loro seguito. I primi due episodi, The Ties That Bind parte 1 e 2, pubblicati in un colpo solo, funzionano alla grande. Scritti con cura, con la giusta dose di dialoghi e situazioni al cardiopalma, in circa 2 ore e mezza introducono con efficacia i protagonisti e la nuova minaccia, per poi concludersi con un cliffhanger d’indubbio effetto. Tramite dei flashback con protagonista Clementine viene ricucito il gap temporale che intercorre tra il termine della passata stagione e l’inizio di questa. Gli eventi mostrati a schermo variano in base al finale ottenuto in precedenza (è possibile importare i vecchi salvataggi con una procedura, a dire il vero, un po’ macchinosa), ma tutto condurrà, inevitabilmente, all’incontro tra Javier e Clementine. Il terzo episodio, Above The Law, funziona decisamente meno. Promettente all’inizio, in breve tempo si mostra per ciò che realmente è: un breve riempitivo, troncato improvvisamente e senza un finale propriamente detto. Coloro che hanno seguito la stagione costretti ad aspettare mesi per qualcosa di inconcludente si saranno sicuramente spazientiti. La situazione migliora leggermente con il quarto episodio, Thicker Than Water. Il ritmo resta blando per gran parte di esso, ma una serie di scelte importanti conducono il giocatore verso l’esplosiva e concitata conclusione che fa ben sperare per il quinto ed ultimo episodio, From The Gallows. Questo, fortunatamente, non delude, e riesce a regalare ai giocatori un finale di tutto rispetto, che muterà in maniera piuttosto coerente sulla base delle scelte compiute nel corso di tutta l’avventura.

Javier è un protagonista ben caratterizzato per il quale il giocatore non faticherà a provare empatia. Segnato dal turbolento rapporto con il fratello e da alcune scelte infelici compiute prima dell’apocalisse, il precipitare degli avvenimenti lo costringerà a prendere in mano la sua vita e quella degli altri, divenendo prima un padre adottivo e poi un leader. Intendiamoci, siamo ben lontani dal carisma di Lee, ma il lavoro di caratterizzazione svolto è più che accettabile. Molto interessanti sono anche le persone strettamente legate a lui, ovvero Kate e i due ragazzi, ma non si può dire lo stesso, purtroppo, del resto del cast di supporto, perlopiù dimenticabile, villain compreso. Il destino di alcuni di essi viene deciso in maniera sbrigativa oppure a seguito di alcune scelte da compiere poco coerenti con quanto accaduto prima. È in questi frangenti che si palesano i limiti più grandi di questa stagione.

Per il resto, A New Frontier funziona grazie ad una scrittura che per larghi tratti fa egregiamente il suo lavoro, tenendo il giocatore sul filo del rasoio in più di un’occasione. Difficilmente però lo lascerà completamente appagato, a causa della sua dichiarata natura interlocutoria. La storia di Javier e della sua famiglia è auto-conclusiva, ma quella di Clementine, ridotta a personaggio di supporto, fa ben pochi passi in avanti, sebbene importanti. Non aiuta nemmeno la debole struttura ludica, che pare cristallizzata nel tempo, identica a se stessa da anni a questa parte e oltretutto, come menzionato in apertura, scevra di tutti i meccanismi tipici delle avventure punta e clicca. Questa tipologia di prodotti va presa per quella che sono, un lunghissimo filmato nel corso del quale il giocatore è chiamato a premere al tempo giusto un paio di tasti oppure ad intervenire per prendere delle decisioni durante i dialoghi. Può piacere o meno, ma è proprio qui che inciampa la produzione. Diciamocelo, nonostante Telltale abbia fatto più che mai un buon lavoro per valorizzare le scelte compiute, spesso in maniera sofferta, durante gli episodi, la libertà di decisione resta perlopiù illusoria, visto che alla fine verremo sempre ricondotti su un massimo di due o tre binari prestabiliti. Non manca all’appello qualche tentennamento sul versante tecnico. Il Telltale Tool, il versatile motore grafico multipiattaforma che la casa californiana utilizza per i suoi prodotti da più di una decade, comincia seriamente ad accusare il peso degli anni. Il cel shading è sempre gradevole alla vista e qualche passo in avanti in realtà è stato fatto, specialmente nella modellazione dei volti. Il tratto è il medesimo di sempre, ma appaiono decisamente più dettagliati e la gamma delle espressioni è indubbiamente più vasta. La conta poligonale rimane però bassa, e persistono alcune indecisioni nelle situazioni più concitate, durante le quali si verificano alcuni episodi di stuttering nei cambi di scena più rapidi. Nella versione PC da me testata, fortunatamente, erano completamente assenti bug o glitch di ogni sorta. Considerati i valori produttivi messi in campo, non posso che storcere il naso di fronte all’ennesimo lavoro non adattato nella nostra lingua. Anche The Walking Dead: A New Frontier, come la seconda stagione e altri titoli della compagnia, è privo di sottotitoli in italiano. Inevitabilmente, questo rappresenterà un forte deterrente per una larga fetta di pubblico, e ancora mi stupisco della poca considerazione che Telltale riserva al mercato italiano. Sul versante longevità ci troviamo di fronte alla stagione più breve del franchise: un paio di episodi non arrivano neppure all’ora e mezza di durata e per completarli tutti ho impiegato meno di sette ore e mezza. Questo ha certamente aiutato a ridurre al minimo i tempi morti, ma avrei preferito che si ottenesse tale risultato in maniera più elegante.

Impossibile da criticare, invece, il ruolo di Clementine. Telltale ha deciso di narrare la sua storia da un’altra angolazione spostando la prospettiva del racconto, ma lei continua a catalizzare l’attenzione del giocatore in ogni scena in cui è presente. E non potrebbe essere altrimenti: il fato l’ha costretta ad essere madre del piccolo AJ ancor prima di diventare donna. Su di lei grava il peso di vicende e scelte che nessuna bambina (ormai adolescente) dovrebbe mai portare sulle spalle. Eppure, riesce a sopravvivere e prevalere in un mondo dominato dai “muertos” e, peggio ancora, da esseri umani che credono di essere legittimati a compiere qualsiasi azione. È lei la star, ovvero colei che porta avanti la baracca anche quando la narrazione introduce un altro gruppo di sopravvissuti, e sempre lei, da sola, vale il prezzo del biglietto. E lo sa bene anche Telltale Games, che dopo i titoli di coda piazza a schermo poche ma significative parole: “La storia di Clementine continuerà”.

 

 

 

 

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The Walking Dead: A New Frontier, al netto dei suoi evidenti limiti strutturali, e nonostante la sua natura interlocutoria, rimane un acquisto consigliato per tutti i fan di lunga data della serie. Pur presentando, a conti fatti, delle situazioni sempre uguali a se stesse e relegando la principale attrattiva della serie, Clementine, ad un ruolo di comprimaria, riesce comunque ad appassionare e a tener vivo l’interesse del giocatore con una vicenda sempre interessante e delle scelte sofferte. Allo stesso tempo, però, non me la sento di consigliarla ai curiosi e ai nuovi arrivati, che sono caldamente invogliati a recuperare le prime due stagioni prima di cominciare questa.

verde

Good

  • Clementine, impossibile non amarla.
  • Le vicende mantengono sempre viva l’attenzione del giocatore.
  • La parte finale è ben strutturata e valorizza le scelte compiute in precedenza.

Bad

  • Motore grafico datato.
  • Cast di supporto poco incisivo.
  • Longevità ridotta, anche paragonata alle precedenti stagioni.
7.5

Antonio Izzo
Videogiocatore da più di vent'anni, passa senza soluzione di continuità da una piattaforma all'altra e da un genere all'altro. Dategli un pad e vi solleverà il mondo.