Da Disney ai punta e clicca!

Ilya Muromets

The Little Acre

Sviluppatore: Pewter Games Studios
Publisher: Curve Digital
Genere: Avventura grafica
Disponibile: Digital
PEGI: 7+
Lingua: Inglese
Versione Testata: PC
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Per un piccolo sviluppatore alle prese con il debutto sulla scena indipendente, l’avventura grafica sembrerebbe apparentemente una scelta sicura: è un genere che meglio di altri può permettersi fare a meno di espedienti tecnico-estetici mirabolanti, e può contare su un pubblico tendenzialmente più “maturo” – dunque incline ad apprezzare contenuti narrativi solidi, e più disposto a supportare produzioni non mainstream. Si tratta tuttavia di una candida illusione: al contrario, l’avventura grafica riserva insidie enormi, non sempre comprese e superate da parte di software house alle prime armi. Questo The Little Acre, opera prima dell’irlandese Pewter Games, rappresenta un esempio cristallino di tale assunto: nonostante gli sviluppatori dimostrino ottime intenzioni e un certo talento, il risultato fatica francamente a decollare. Cerchiamo di comprenderne le ragioni.

ANIMAZIONE DI CLASSE

The Little Acre è ambientato in Irlanda, in un imprecisato anno della metà del ‘900 circa, o comunque in un periodo in cui l’assenza di qualsivoglia tecnologia digitale risulta giustificata e giustificabile. La vicenda raccontata vede protagonista una famiglia per così dire “monogenitoriale”, ed è di per sé piuttosto classica: un padre disoccupato e la sua giovanissima figlia coabitano all’interno di un cottage insieme a un nonno scienziato, che all’inizio della storia sembra essere scomparso misteriosamente. Lo scopo è quello di scoprire che fine ha fatto l’anziano inventore, cercando di seguire passo passo le tracce da lui lasciate lungo il percorso. Il giocatore si trova a controllare alternativamente il padre Aiden e la figlia Lily attraverso due “mondi” differenti: quello reale, e l’universo fantastico di Clonfira, una sorta di immaginifica dimensione parallela caratterizzata come una giungla aliena, alla quale si accede grazie a un trasportatore celato all’interno del laboratorio segreto del nonno.

Dal punto di vista del gameplay, non ci sono novità rivoluzionarie: si tratta di un comune punta e clicca a prova di inetto, nel quale gli elementi maneggiabili sono chiaramente segnalati da icone lampeggianti, e che richiede un uso assai limitato dell’inventario – per capirci, non è prevista alcuna combinazione tra gli oggetti di cui si è entrati in possesso. Sorprende positivamente, piuttosto, la direzione artistica del prodotto, e soprattutto l’eccellente qualità dei movimenti dei personaggi. A scapito di sfondi tutto sommato convenzionali (seppure di buon gusto), The Little Acre sfoggia magnifici sprite disegnati a mano, e animati con straordinaria fluidità: grazie ai loro corpi turgidi e i loro movimenti armoniosi, Aiden e Lily “abitano” tutti gli ambienti in modo più che convincente, ricordando da vicino i protagonisti delle migliori produzioni cinematografiche disneyane degli anni ’80 e ’90. Per capirci, come stile complessivo siamo dalle parti di un Bianca e Bernie nella Terra dei Canguri, o giù di lì. I vostri figli – se ne avete – li adoreranno.

Due sono i problemi sostanziali che attanagliano The Little Acre: la durata eccessivamente ridotta, e l’inconsistenza assoluta dei contenuti, ludici e narrativi. Il titolo può essere terminato agevolmente entro le due ore, ed è piuttosto sconfortante constatare che la sua versione di prova, distribuita gratuitamente prima della pubblicazione dell’edizione completa, consentisse di giocarne praticamente la metà. In altre parole, coloro che avessero speso i tredici euro necessari per l’acquisto si sarebbero trovati davanti meno di un’ora di gioco effettivo. È vero, soprattutto nel settore degli indie non si dovrebbe mai ragionare “a peso”, ma a tutto c’è un limite…

La brevità dell’esperienza risulterebbe comunque tollerabile se le qualità ludiche fossero adeguate al costo complessivo richiesto. Ciò, purtroppo, non si verifica. L’eccellenza delle animazioni riesce a malapena a mascherare la triste povertà degli enigmi, che non soltanto richiedono pochissimo sforzo per essere superati (tutti gli elementi necessari alla risoluzione si concentrano all’interno di due ambienti al massimo), ma risultano distribuiti lungo il percorso senza nessuna logica di gradualità: tanto che il primo compito affidato al giocatore – quello di far uscire Aiden dal proprio letto senza svegliare Lily che dorme nella stessa stanza – diventa a conti fatti più complicato dello scontro contro il “cattivo”. Buona parte dell’avventura scorre via come acqua fresca, senza che il giocatore percepisca alcun senso di urgenza rispetto alla missione da svolgere. I protagonisti sono certamente simpatici ed espressivi, ma l’affezione nei loro confronti è minima: nonostante la presenza di elementi volti a veicolare contenuti di background (vedi le fotografie e gli effetti personali sparsi qua e là nel cottage), la loro storia pregressa resta nebulosa e carica di sottintesi. L’universo di Clonfira, che avrebbe dovuto rappresentare il setting principale del titolo, è trattato alla stregua di una breve parentesi accidentale, e serve soltanto a giustificare l’esistenza di un villain soprannaturale, le cui motivazioni vengono frettolosamente spiegate negli ultimi dieci minuti di gioco. L’impressione è quella di trovarsi di fronte a un severo problema di budget, che deve aver comportato il taglio di parecchi contenuti fondamentali – e presumibilmente di parecchi personaggi comprimari. Onestamente, l’eliminazione dei virtuosismi animati a vantaggio di un po’ di “ciccia” in più avrebbe reso The Little Acre un titolo nettamente migliore.

 

 

 

 

Contenuti

Dove posso acquistarlo?

PS Store

Nonostante i buoni propositi, The Little Acre non vale assolutamente il prezzo per cui viene venduto. Si tratta di un prodotto esteticamente pregevole, ma che fallisce quasi del tutto nel trasmettere il benché minimo interesse nella vicenda narrata, complice un ritmo diegetico frettoloso e approssimativo. Tutti gli sforzi economici e creativi di Pewter Games sembrano essersi concentrati esclusivamente sul fronte “cosmetico”, dimenticando che un’avventura grafica funziona soltanto grazie al suo cuore narrativo. E da quel punto di vista, c’è veramente pochissima carne al fuoco.

semafori indie-01

Good

  • Animazioni splendide.
  • Protagonisti simpatici.

Bad

  • Enigmi ripetitivi e semplicistici.
  • Vicenda frettolosa e priva di ritmo.
5

Ilya Muromets

Che poi, a ben vedere Cutie Honey era tipo la Edwige Fenech dei giapponesi.