From Vienna with Love

Edoardo Carusillo

The Lion’s Song

Sviluppatore: Mi’pu’mi Games
Publisher: Mi’pu’mi Games
Genere: Punta e Clicca
Disponibile: Digital
Lingua: Italiano
Versione Testata: PC
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

La storia della letteratura ci ha insegnato come, nel corso dei secoli, l’amore per la patria abbia ispirato grandi poeti e compositori a scrivere opere di immenso valore artistico. Da Dante Alighieri a Giacomo Leopardi, da Wolfgang Goethe a Richard Wagner, il patrimonio culturale europeo si è arricchito grazie al lavoro di queste illustri personalità. Ma cosa mi spinge ad accostare tali nomi a un videogioco indie disegnato in 8bit? Ebbene, dopo aver finalmente concluso The Lion’s Song, avventura grafica pubblicata ad episodi e sviluppata dalla software house viennese Mi’pu’mi Games, ho percepito questo gioco come un’accorata lettera (o canzone) d’amore alla propria terra natia.

Siamo agli inizi del ventesimo secolo, negli ultimi anni della Belle Epoque viennese. La storia si divide in quattro capitoli, i cui protagonisti sono tre individui in qualche modo correlati tra di loro. Il primo episodio, “Silence”, si apre con Wilma, una violinista talentuosa seguita dal suo mecenate Arthur, direttore del Musikverein di Vienna. La ragazza è una giovane promessa nel mondo della musica, ma la sua abilità viene compromessa da un blocco dell’artista una settimana prima del suo concerto. Sotto consiglio di Arthur, Wilma si trasferisce nella baita sulle Alpi del suo mentore, in cui dovrà ritrovare l’ispirazione immersa tra i rumori della tempesta, dei cigolii e dei suoi pensieri.

Il secondo episodio, “Anthology”, si sposta su Franz Markert, un ritrattista esordiente il cui sogno è affermare la sua ascesa sociale nell’alta borghesia, cercando l’approvazione della critica d’arte Grete Lawniczak. Ciò che rende unica la sua arte, è la sua abilità di osservare e demolire gli “strati” della personalità dei suoi soggetti, rivelando la loro vera personalità. Tuttavia, dopo ogni ritratto, Markert deve pagare il prezzo del suo “potere” attraverso delle sfiancanti fasi in cui dissocia mentalmente.

IL CANTO DEL LEONE

Il terzo episodio, “Derivation”, si concentra su Emma, bibliotecaria appassionata di matematica, la cui passione viene ostacolata a causa del suo genere di appartenenza: la ragazza, infatti, cerca di dimostrare un nuovo teorema, ma quando si presenta al Radius, circolo riservato a soli studiosi di matematica, viene rifiutata in quanto donna. Emma non si perde d’animo e grazie ai vestiti lasciati dal suo defunto padre, si traveste da uomo, riuscendo a introdursi negli ambienti accademici.

L’ultimo episodio, “Closure”, è un capitolo atipico rispetto ai primi tre, per cui mi ci soffermerò successivamente.

I leitmotiv principali di The Lion’s Song sono almeno tre: il perseguimento delle propri sogni, la ricerca dell’ispirazione, ma soprattutto, la scoperta introspettiva di se stessi. Tutti i protagonisti ambiscono al successo attraverso l’eccellenza nel proprio campo, Wilma con la musica, Franz con l’arte ed Emma con la matematica; inoltre, tutti e tre cercano la scintilla creativa per la riuscita del loro scopo, al quale arrivano grazie alla propria analisi interiore: Wilma tramite i suoi sogni, Franz con i suoi “strati” nascosti, ed Emma attraverso il suo percorso nella fluidità dei generi. La storia di Emma, in particolare, è molto ispirata e ben scritta, capace di denotare anche una spiccata sensibilità da parte degli autori nel trattare tematiche atipiche come quella transgender. La narrativa della “protagonista femminile che si traveste da uomo per lavorare in un ambiente misogino” è stata già esplorata in Persona 4 con il personaggio di Naoto Shirogane, tuttavia, mentre il suo arco narrativo si risolveva con l’accettazione della sua identità di genere anagrafica, in The Lion’s Song, il caso di Emma viene esaminato, nella sua brevità, in maniera ben più profonda e raffinata. Emblematica è la scena finale in cui Emma, in abiti maschili, ripercorre la vetrina da cui decise di impersonare i panni di Emile Schell e intraprendere la ricerca per la sua teoria del cambiamento, e del suo “cambiamento”. Una scelta davvero interessante e coraggiosa da parte di Mi’pu’mi Games.

Un altro aspetto caro alla software house viennese è, come già premesso, l’amore per la terra natia, trasmesso attraverso il ricordo del contributo artistico e il progresso scientifico portati dall’Austria. In Silence, per esempio, l’accostamento tra la musica classica e l’enfasi sull’ambiente circostante (la tempesta, l’immensità delle montagne), nonché dei propri sentimenti, non possono che richiamare quei motivi cari al movimento romantico e tardo-romantico di cui l’Austria si è resa portavoce con Franz Schubert e Johanne Strauss. In “Anthology”, invece, questo riferimento alla cultura austriaca viene esplicitato direttamente con l’introduzione di due personaggi illustri dei primi del ‘900, ovvero Gustav Klimt e Sigmund Freud.  Questi due rappresentano quasi un “ponte” tra la disciplina umanistica del primo capitolo e quella scientifica del capitolo successivo.
In “Derivation“, infine, benché non siano presenti personalità importanti nella storia dell’Austria, è interessante notare un certo parallelismo tra il fittizio club Radius e il Circolo di Vienna realmente esistito, luogo di ritrovo per gli scienziati e filosofi neopositivisti. È importante sottolineare anche come l’epoca in cui la storia è ambientata coincida nella prima ondata del femminismo in Europa.

In termini di gameplay, The Lion’s Song detiene una gamma di comandi estremamente minimalista, specialmente in paragone con altre avventure grafiche punta-e-clicca, senza un inventario e con un numero limitato di aree; fortunatamente, questi difetti non rappresentano un grave handicap. Al fine di proseguire la storia, il giocatore sarà chiamato semplicemente a cliccare sugli hot-spot interattivi presenti nelle aree e scegliere i numerosi bivi che cambieranno il percorso della trama. Inoltre, ogni capitolo è caratterizzato da un modus operandi differente per la soluzione della vicenda: in Silence, per completare la melodia, sarà necessario ricercare l’ispirazione in soli due pannelli della stessa area cliccando ogni elemento dello sfondo che desti l’interessa di Wilma; in Anthology invece, il gameplay si espande, spostandosi dalla claustrofobica baita sulle montagne all’affollata Vienna del novecento. Qui sarà possibile muoversi in molte più aree e molto più ampie, conversare con molti più personaggi, ma soprattutto, intraprendere decisioni molto più importanti. In Derivation infine, il gameplay si evolve ancora, in cui bisognerà indovinare i grafici corretti per la teoria di Emma, e si potrà switchare genere così da ricevere responsi diversi dai vari personaggi.

L’unica nota dolente è che, nonostante l’abbondante numero di scelte, ogni finale risulta davvero a senso unico, come se ogni nostra decisione non fosse stata veramente rilevante ai fini della trama. L’impressione che ho avuto dopo svariate partite è che lo scopo del gioco fosse terminare la storia nel migliore dei modi possibili, tramite il raggiungimento degli achievement più rari e complessi. Ad ogni modo, visto che il gioco non fornisce nessun indizio per come ottenerli, l’unica soluzione che ho trovato è stato seguire le guide online. E c’è di più! Fin dall’inizio, The Lion’s Song è stato sempre promosso con la promessa che alcune scelte compiute nei vari capitoli avrebbero influenzato gli eventi di quelli succesivi, un po’ come le decisioni di Life is Strange che bene o male hanno perseguitato i giocatori fino all’episodio finale. Tuttavia, benché io abbia ripetuto più volte la stessa partita, però, non ho mai avvertito alcun senso di mutamento da un capitolo all’altro, anzi, è stato solo grazie ad un post dei developer su Tumblr che ho compreso quanto tali cambiamenti fossero in realtà… insignificanti agli occhi del giocatore. Sinceramente, poteva esserci un po’ più di impegno in merito.

A tal proposito, apro una parentesi per parlare finalmente dell’ultimo episodio, “Closure”. Prima dell’uscita di questo capitolo, ho nutrito particolari aspettative al riguardo, complice un continuo crescendo registico dello storytelling, e il fatto che molti nodi sarebbero infine arrivati al pettine.

Purtroppo, al termine del gioco, mi sono sentito leggermente deluso e con un retrogusto amaro in bocca.
La vicenda si concentra stavolta su un personaggio misterioso, un uomo in viaggio sul medesimo treno su cui erano saliti altri personaggi dei capitoli precedenti. Uno alla volta, l’uomo apprende come ognuno di quei passeggeri sia in qualche modo relazionato con i tre protagonisti del gioco, grazie a dei flashback che mostreranno le loro esperienze passate dal proprio punto di vista. Se da un lato ho apprezzato come questo episodio abbia colmato quella leggera sensazione di “incompiutezza” provato in quelli antecedenti, dall’altro mi è sembrato che invece di capitolo vero e proprio, fosse in realtà una lettera di ringraziamento ai giocatori per essere rimasti fino alla fine. Closure cala quindi il sipario del Canto del Leone in maniera romantica e delicata, ma tramite un finale agrodolce, anticlimatico e senza dubbio sottotono rispetto al resto del gioco.

Per quanto riguarda la grafica, il gioco vanta un design di tutto rispetto sulla scena delle avventure grafiche. Se Read Only Memories e VA-11 Hall-A ci avevano portati avanti nel futuro con la loro estetica cyberpunk, The Lion’s Song riesce a deliziare il giocatore con il suo gusto nostalgico per il secolo scorso, grazie alla sua palette monocromatica reminiscente l’”antica” fotografia in seppia. I volti dei personaggi sono estremamente espressivi e le loro semplici animazioni trasudano vita da ogni pixel, mentre i fondali risultano altrettanto dettagliati, capaci di immortalare la magnificenza del panorama austriaco.
La cosa più impressionante della direzione artistica, è di come sia riuscita a migliorarsi di capitolo in capitolo, inventandosi soluzioni registiche sempre più sofisticate e inquadrature più complesse. Inoltre, una menzione particolare va dedicata alle influenze artistiche, dichiarate dagli sviluppatori stessi, nell’espressionismo e nel dadaismo europeo (principalmente Egon Schiele, Edvard Munch, Gustav Klimt e Marcel Duchamp), rese ancora più evidenti nel secondo capitolo “Anthology”.

Infine, la colonna sonora accompagna la regia e l’atmosfera del gioco perfettamente, grazie alla sua musica di ispirazione classica in grado di immergere i giocatori nella Vienna della Belle Epoque.

Contenuti

Dove posso acquistarlo?

In sostanza, The Lion’s Song rappresenta un’esperienza unica, piacevole ed entusiasmante; una vera boccata d’aria fresca dal sapore retrò per la propria libreria di Steam.
Raramente ho avuto il piacere di provare un gioco così elegante e poetico, paragonabile, come suggerisce il titolo, a un inno carico di patriottismo, ma senza scadere nel volgare nazionalismo.
Mi spiace solo per i finali un po’ “striminziti” e per le promesse mezze-mantenute dei developer.
Un acquisto assolutamente consigliato al prezzo di 9,99 euro.

semafori indie-03

Good

  • Sceneggiatura ben scritta e intrigante.
  • Direzione artistica in continua evoluzione.
  • Colonna sonora incantevole.
  • Il primo episodio è gratuito.

Bad

  • Durata forse troppo breve.
  • Scelte non molto rilevanti.
  • Finali a senso unico.
8

Edoardo Carusillo
Studente, attivista LGBTQ+ e auto-proclamato paladino della giustizia!