Nonstalgia canaglia.

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The Elder Scrolls Online: Morrowind

Sviluppatore: Zenimax Online Studios
Publisher: Bethesda Softworks
Genere: MMORPG
Disponibile: Digital+retail
PEGI: 18+
Lingua: Inglese
Versione Testata: PC
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Era l’ormai lontano 2002 quando Bethesda Softworks spalancò ai giocatori le porte dell’isola di Vvanderfell, nella provincia di Morrowind: una piccola lingua di terra in quel ben più vasto mondo di Tamriel che si era già in parte disvelato con i due precedenti capitoli della serie The Elder Scrolls. All’epoca avevo 15 anni e ancora non sapevo che quel titolo, insieme alle sue due espansioni, Tribunal e Bloodmoon, avrebbe occupato gran parte del mio tempo nel corso dei successivi tre anni. È una premessa doverosa, per farvi capire la devozione che il sottoscritto nutre nei confronti di Morrowind.

La Vvanderfell messa in scena da Bethesda era incredibile per l’epoca, e per molti versi lo è tutt’ora: un’isola vulcanica ricca di città variopinte e fortemente caratteristiche, connotate da atmosfere e climi ispirati al mondo reale, eppure profondamente individualizzati. Si dovevano leggere milioni di righe di testo perché all’epoca non era tecnicamente possibile doppiare completamente un gioco di tale portata, ma questo conferiva paradossalmente sfumature uniche ad ogni personaggio. Se i dialoghi non bastavano, in ogni angolo del mondo era possibile trovare libri, lettere, appunti e annotazioni traboccanti storie, poesie o istruzioni. Al di fuori dei centri abitati si trovavano dungeon e città abbandonate, croce e delizia di ogni giocatore che volesse improvvisarsi esploratore, predatore di tombe o semplice curioso. Si potrebbe continuare per ore ad elencare la ricchezza di Vvanderfell, che anche politicamente parlando era piuttosto complessa (vi erano tre Dei viventi, varie casate elfiche in guerra tra loro, gilde e corporazioni, etc.) ma credo di aver reso abbastanza l’idea con questo veloce excursus.

Insomma, quale ambientazione migliore per un MMORPG moderno? Confesso che quando uscì The Elder Scrolls Online rimasi deluso nello scoprire che Vvanderfell non era stata contemplata. Si può dunque ben immaginare come mi sia entusiasmato all’annuncio di un nuovo capitolo, che apre un intero nuovo episodio giocabile anche da zero, e dotato di una trama a sé stante. Resta da capire se questa nuova incarnazione di Vvanderfell, a 15 anni di distanza, riesce nel difficile compito di convincere i giocatori di vecchia data, e cosa invece esso può donare alle nuove leve che non ebbero l’opportunità di provare l’originale del 2002.

UN POTENZIALE INESPRESSO

Anche se mi duole ammetterlo, condivido per molti versi l’opinione espressa dal nostro Ilya Muromets un paio di mesi fa, in occasione dell’anteprima: i nostalgici del titolo originale potrebbero restare fortemente delusi.

Dopotutto, ESO è ambientato diversi secoli prima di TES III – Morrowind, quindi per forza di cose l’isola risulta diversa per molti aspetti. Personalmente mi ha affascinato trovare la città di Vivec ancora in costruzione, ben sapendo come sarebbe diventata secoli dopo, o visitare nuovamente Balmora e vedere come fosse lussureggiante e ricca di vegetazione rispetto alla sua versione futura.

La cosa di cui ho sentito davvero la mancanza è stata la presenza di personaggi iconici o anche solo un minimo interessanti: sembra quasi che la natura da MMORPG abbia in qualche modo portato i game designer a non impegnarsi molto in fase di scrittura, e ciò ha inciso negativamente sul livello di coinvolgimento del giocatore. Non fraintendetemi: appena sbarcati al porto di Seyda Neen troverete quest da affrontare praticamente ovunque, proprio grazie a personaggi bisognosi di ogni tipo di aiuto. Solo che essi sembrano messi lì proprio per svolgere questo solo compito: assegnarvi missioni.

Queste ultime costituiscono comunque uno degli aspetti migliori del gioco. In poche ore mi sono ritrovato a dover portare a termine una gran varietà di incarichi, sia connessi alla trama principale sia riguardanti missioni secondarie casuali o delle gilde, e ho notato per lo meno una certa dose di creatività. A mio avviso l’ambientazione molto particolare è stata sufficiente a fornire molti spunti utili: la complessità politica e geografica dell’isola ha aperto la strada ad un’infinità di storie, e gli autori dovevano solo lasciarsi ispirare.

Per quanto concerne la trama della main quest, vi ritroverete ad aiutare niente meno che Vivec, uno dei tre Dei viventi del cosiddetto Tribunale di Morrowind. Occorrerà tentare di scoprire l’identità di colui o colei che sta lentamente sottraendo i suoi poteri divini prima che sia troppo tardi. Sull’isola incombe infatti un gigantesco meteorite, tenuto sospeso dal succitato Dio: se quest’ultimo si lascerà sopraffare, il meteorite precipiterà recando con sé morte e distruzione.

Alla ricerca di una soluzione al problema potrete godere appieno del lavoro compiuto dai ragazzi di Zenimax nel ricostruire Vvanderfell: esteticamente e graficamente l’isola si presenta molto gradevole e ricca di dettagli. Un lavoro pregevole, certo, ma non perfetto: l’impressione che ho avuto è che questa nuova Vvanderfell sia una versione “in miniatura” dell’originale: se nel vecchio gioco impiegavo oltre 5 minuti ad andare da Seyda Neen a Vivec a piedi (sperando di non morire per strada per mano di qualche nemico), ora bastano meno di due minuti. Le due città possono essere scorte l’una dall’altra, e la cosa francamente risulta un po’ straniante, come se non fosse stato sfruttato adeguatamente tutto il potenziale che si aveva a disposizione.

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IL WARDEN, PER “UN SINGOLO MULTIPLAYER”

Quando lessi che Morrowind era fruibile anche da giocatori in solitaria, rimasi un po’ perplesso: perché mai acquistare un MMORPG con l’intento di non interagire?

Incredibile a dirsi, funziona davvero: ho affrontato tutta la prima parte della mia avventura senza aprire nemmeno una chat. A tale scopo ho voluto provare la nuova classe del Warden, introdotta appositamente con questa espansione pensando proprio ai giocatori interessati a un’esperienza in singolo. Si tratta di una specie di druido con abilità di combattimento, ma la sua caratteristica più peculiare è che da un certo livello in poi egli riesce persino a evocare un orso al proprio fianco per combattere: in un certo senso, quindi, un Warden non resta mai davvero da solo…

A contribuire in tal senso intervengono il sistema di sviluppo del personaggio (così come è implementato in ESO) e la difficoltà dei nemici incontrati. Il primo permette di accrescere le abilità che si desiderano con una certa libertà, sicché il Warden potrà adattarsi facilmente a quasi tutti gli stili di gioco. La difficoltà viene poi regolata automaticamente dal gioco stesso in modo che non ci si ritrovi mai ad affrontare nemici troppo forti. Una scelta è a mio avviso piuttosto discutibile, perché impedisce la costruzione di zone inaccessibili ai livelli più bassi, e dunque compromette inevitabilmente la qualità della sfida.

Il risultato è quello di trovarsi di fronte a una versione “scarnificata” di un titolo single player. Certo, è indubbio che gli MMORPG si basano su missioni pensate per essere giocate in gruppo, e quindi spesso gli obiettivi sono simili tra loro e a volte quasi banali, perché il vero divertimento dovrebbe risiedere nella collaborazione con amici o sconosciuti da tutto il mondo. Ma se si decide di affrontare questo mondo in solitaria, sembrerà di giocare a una versione semplificata di Skyrim ambientata a Morrowind – visto in fondo l’interfaccia di gioco è più o meno la stessa.

Come multiplayer invece funziona piuttosto bene, e si colloca nella media di altri titoli simili: formando party con altri giocatori e dividendosi gli incarichi all’interno del gruppo, l’isola regala piacevoli momenti di avventura, esplorazione e combattimento.

Se siete nostalgici del vecchio Morrowind, attenzione: questo è comunque un MMORPG, e regala le sue emozioni a modo suo. Non potete aspettarvi la stessa giocabilità e profondità del titolo originale. Se vi piacciono i moderni RPG online e amate l’ambientazione, adorerete questa espansione di ESO. In caso contrario, tornate al vecchio gioco, che è meglio. Se la mancanza di profondità non è un problema, comunque, sappiate che potete giocarlo anche da soli senza troppi problemi!
Se siete nuovi giocatori, godetevi pure Vvanderfell con i vostri amici: resta comunque un luogo ricco di fascino. Ma se accettate un consiglio, andate al più presto a recuperare una copia del vecchio Morrowind, magari con qualche mod per aggiornarne la grafica, perché scoprirete che quest’isola ha molto di più da offrire.

giallo

Good

  • L’ambientazione resta tra le più originali viste in un MMORPG.
  • Giocabile anche in solitaria, sebbene sia molto meno divertente.
  • Non è un semplice DLC ma una vera e propria espansione del mondo di gioco.

Bad

  • Gioca molto sulla nostalgia dei vecchi giocatori, ma non è molto efficace.
  • Mancanza di profondità dei personaggi e delle storie affrontate.
  • Non incentiva adeguatamente a giocare in multiplayer.
7

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La mia passione in realtà è per le storie. Per questo fin da piccolo ho amato i libri, i fumetti e il cinema. I videogames sono per me un'altra porta d'accesso, attraverso la quale mi lascio trascinare dentro dai loro personaggi e dalle loro ambientazioni, vivendo molte vite in molti mondi diversi...