Angoscia esplorativa

The Crow’s Eye

Sviluppatore: 3D2 Entertainment
Publisher: 3D2 Entertainment
Genere: Puzzle/Survival Horror
Disponibile: Digital
PEGI: 18+
Lingua: Italiano

Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

The Crow’s Eye è una avventura horror sviluppata da 3D2 Entertainment, software house indipendente barcellonese. Il prodotto si presenta in prima battuta come complesso e sfaccettato nel gameplay, perdendo molto presto lo smalto e la freschezza iniziali e rivelando una natura principalmente puzzle. Il che, metto subito le mani avanti, non è certo un difetto, pur diventandolo nel momento in cui il fruitore si faccia un’idea diversa del gioco a causa di alcune premesse ingannatrici.

Il titolo è ambientato nel 1966, anno nel quale il protagonista si risveglia nell’abbandonata università di Crowswood, senza avere la minima idea del perché ci si sia ritrovato. Il college è stato teatro di una serie di misteriose sparizioni verso la fine degli anni 40, e naturalmente spetterà al giocatore fare luce sui vecchi misteri, strettamente collegati anche ai ben più attuali problemi dello sfortunato PG. La trama, che si capisce subito non eccelle certo in originalità, viene svelata mano mano attraverso le numerose registrazioni audio presenti lungo il percorso di gioco. Nel complesso l’intreccio narrativo pecca di una certa grossolanità, non riuscendo mai a spiccare il volo nonostante un incipit discreto e alcuni momenti particolarmente ispirati. Certo è che soprattutto nel finale si tocchi il punto più basso, a causa di una sovrabbondanza di nozioni, eventi ed elementi storici che tradiscono una scarsa capacità di costruire un telaio narrativo in grado di sorreggere un racconto evidentemente poco equilibrato. Un neo non da poco, visto che The Crow’s Eye tenta senza riuscire di introdurre un gameplay variegato, necessitando quindi di una trama più originale e ben presentata di quella offerta.

POLPETTONE

Il gameplay del videogioco, come già accennato, si sforza di offrire un’esperienza multi-genere, fallendo però nel fondamentale requisito dell’omogeneità, senza la quale ogni feature rimane fine a sé stessa e tendenzialmente poco coinvolgente. Il nocciolo duro della giocata sta nel puzzle game: il giocatore verrà chiamato a risolvere numerosissimi enigmi per poter proseguire la propria avventura. Tali puzzles si basano quasi esclusivamente sulla manipolazione di cubi e sulla creazione di composizioni geometriche. Il sistema però è farraginoso e sovente minato da una certa imprecisione nelle collisioni e nel movimento di oggetti e personaggio. A queste mancanze si somma una certa qual difficoltà nel salvare, ovverosia i checkpoint sono situati in posizioni che rendono impossibile conservare i progressi parziali nella risoluzione degli enigmi. Si capisce quindi subito che la frustrazione – il peggior nemico dei puzzle game – è dietro l’angolo. Nel complesso i rompicapo proposti riusciranno a divertire il fruitore, certo senza grossi slanci, pur comunque intrattenendo in maniera piacevole. Il resto del comparto gameplay si snoda attorno ad alcune fasi esplorative, ad un crafting piuttosto scialbo ed infine a dei poco memorabili momenti più dinamici. Come già accennato, tutti questi aspetti vengono proposti senza un vero e proprio nesso logico, capace di donare uniformità ed organicità alla giocata, ma al contrario spezzettandola in fasi ben distinguibili e separate le une dalle altre. In più, giusto per dare il coup de grace, il lato horror del titolo è praticamente non pervenuto, ad esclusione di pochi jump scares neanche troppo ispirati. A salvare la situazione ci pensa l’ottima ambientazione, che crea la giusta atmosfera di ansia e straniamento, pur non riuscendo mai ad arrivare al vero terrore.

The Crow’s Eye si mostra in maniera molto piacevole ai sensi del giocatore, grazie alla più che dignitosa resa grafica ed all’ottimo comparto audio. Visivamente il videogioco non è certo impressionante, ma offre un’ambientazione ben fatta e plausibile, dotata di grande personalità e curata al dettaglio, soprattutto per quel che concerne il design degli ambienti. La palette di colori scelta ben si sposa con l’atmosfera retrò e decadente dell’università abbandonata. Il sonoro segue lo stesso profilo di buona qualità, regalando ai giocatori un’interpretazione delle voci di grande qualità. Suoni e musiche accompagnano egregiamente l’intero viaggio ludico proposto dagli sviluppatori, andando in realtà spesso a superare a livello qualitativo quanto offerto invece in termini di gameplay puro. Nel complesso quindi The Crow’s Eye risulta essere un prodotto normale, forse per qualcuno più cattivo quasi piccoloborghese. In realtà la vera pecca sta nell’aver presentato un titolo denso di promesse, soprattutto dal punto di vista della giocabilità, la cui realizzazione risulta, gioco alla mano, evidentemente sotto tono.

 

 

 

 

Contenuti

Dove posso acquistarlo?

Il titolo, come già detto fino allo sfinimento in sede di recensione, pecca di eccessiva pretestuosità, volendo introdurre un sistema di gioco ibrido che non funziona. Alla fine della giocata ci si rende conto di avere tra le mani un semplice puzzle game, con una buona resa grafica, un’atmosfera interessante e pochissimi slanci narrativi. Il che non è in assoluto motivo di bocciatura, essendo il prodotto, nel complesso, sufficiente. Rimane però il fatto che l’utente prima di procedere all’acquisto, debba rendersi conto di avere davanti a sé un videogioco ancorato a standard ben noti, offrendo un’esperienza ludica molto meno particolare di quanto sembri.

semafori indie-02

Good

  • Puzzle abbastanza divertenti.
  • Ottimo comparto audio.
  • Atmosfera di gioco di grande spessore.

Bad

  • Gameplay troppo spezzettato e disomogeneo.
  • Trama di basso livello.
  • Sistema di salvataggio frustrante.
6.5

Originariamente un ragazzo normale, gli anni passati in cerca di un connubio tra gli studi giuridici e i videogiochi hanno generato un ibrido terrificante. Ora viene chiamato il “Jason Statham dello Steam controller”.