L'amore è una bomba!

Majkol

Sweet Fuse – at your side – artwork002Saki Inafune non è solo la protagonista del gioco, ma è anche la nipote – seppur immaginaria – di Keiji Inafune, creatore di franchise videoludici come Megaman e il recente Dead Rising. La sua non è sicuramente una storia semplice: invitata all’inaugurazione di un luna park a tema videoludico, la giovane viene coinvolta in quello che si rivela da lì a poco un attacco terroristico e con l’aiuto di altri sei avvenenti giovani dovrà far fronte alle sfide mortali che uno strano figuro antropomorfo che si fa chiamare conte Hogstein proporrà loro. Vi sembra strambo? E’ solo Sweet Fuse – at your side – !

Il titolo in oggetto, appartenente al sottogenere degli otome games, giochi diretti al pubblico femminile che presentano intrecci e situazioni di carattere sentimentale, non nasconde la propria natura di videogioco diretto ad un audience prettamente femminile. Il carosello di protagonisti maschili, ognuno caratterizzato seguendo alcuni dei più popolari stereotipi dell’animazione giapponese, può contare su una sceneggiatura non particolarmente brillante, ma comunque godibile. I sette eroi, contando anche la protagonista femminile, devono farsi strada in una serie di situazioni apparentemente similari a quanto visto in altre visual novel pubblicate da Aksys nei mesi scorsi. Titoli come 999 Nine hours, Nine persons, Nine doors, Zero Escape: Virtue’s Last Reward affrontano la tematica del survival game in modo più maturo e risultano meglio scritti di questo Sweet Fuse – at your side – , che pur declinando il genere Otome a quello mystery si dimentica spesso di dare il giusto spazio alle relazioni fra i personaggi. Queste, infatti, sono per lo più legate a risposte che aumenteranno l’affinità dei comprimari a seconda di quanto la protagonista dirà loro e vengono gestite in modo praticamente parallelo alle vicende.  E’ possibile dare “appuntamento” ai singoli comprimari maschili fra un giorno e l’altro passato nel luna park degli orrori, forse anche per stemperare le situazioni di tensione che i personaggi vivono durante la giornata, ma i siparietti messi in scena potrebbero far storcere il naso a chiunque volesse limitarsi a quello che è l’aspetto drammatico delle vicende raccontate dal gioco. Quello che lascia un po’ straniti è l’indifferenza con cui le relazioni fra la protagonista e i vari personaggi venga vissuti dagli altri comprimari, quasi a voler ignorare quello che accade fra loro. Sweet Fuse è prima di tutto una storia che parla di sopravvivenza e di enigmi e seppur il cast tradisca le sue origini dichiaratamente mirate al pubblico femminile, questa sua declinazione non emerge mai con prepotenza, rendendolo un titolo adatto a chiunque voglia godersi una storia leggera in compagnia di un buon cast di personaggi e un abbozzato sistema di interazione.

Sweet Fuse – at your side – artwork001

Il titolo Aksys, infatti, non presenta enigmi ambientali da risolvere o machiavellici rompicapo da comprendere, ma si limita ad una struttura testuale nella quale, di tanto in tanto, vengono proposte scelte che influenzano la possibilità di conoscere il background di alcuni personaggi piuttosto che altri. L’iconico tema grafico che fa riferimento alla “bomba” è collegato all’abilità della protagonista – dalla pettinatura reminescente una miccia pronta ad esplodere – di poter analizzare la situazione secondo parole chiave. In questi attimi viene chiesto al giocatore di scegliere tre parole importanti all’interno di un discorso. Nel caso anche solo una di queste risultasse corretta, la storia potrà proseguire.

Sweet-Fuse-At-Your-Side_0001La difficoltà degli enigmi è comunque medio-bassa e molte volte basterà semplicemente riflettere il testo evidenziato durante queste sessioni, senza nemmeno curarsi del contesto, per capire quali delle parole chiavi sono effettivamente inerenti alla risoluzione degli eventi. Altra particolarità legata alla protagonista è la possibilità di scegliere, in determinati momenti, se “esplodere” in una sfuriata o meno. Questi eventi, di natura quasi del tutto triviale, permettono di inscenare alcune situazioni davvero carine (nessuno osa contraddire una donna arrabbiata, nemmeno in Sweet Fuse!), ma non aggiungono nulla all’intreccio se non una buona dose di umorismo. In qualsiasi momento è possibile salvare o riavvolgere il testo, in modo da rivedere passaggi narrativi che potrebbero essere dimenticati persi fra una sessione di gioco e l’altra e seppur sia possibile incappare in qualche raro game over, Sweet Fuse rivela la sua accessibilità permettendo di ricaricare semplicemente il gioco poco prima che la scelta errata porti le vicende ad una prematura fine. Dal menù, richiamabile in qualsiasi momento, è possibile controllare il livello di affinità con i vari protagonisti maschili, percentuale che andrà obbligatoriamente portata al massimo per non incappare in un finale aperto e poco soddisfacente. Dedicarsi ad un solo personaggio è consigliato a chiunque non voglia imbattersi in quello che è il bad ending e di finali, in questo titolo, ce ne sono ben quattordici. A volere essere precisi, un settimo ragazzo frequentabile si aggiunge al cast di personaggi dopo aver completato il gioco più volte, ma questo non fa altro che ampliare ulteriormente una rigiocabilità già piuttosto marcata. Dopotutto ognuno dei ragazzi frequentabili presenta due epiloghi differenti. Ad accorrere in aiuto dei completisti – o delle completiste, in questo caso – vi è un’opzione che permette di saltare i testi o scorrerli automaticamente, in modo da potersi concentrare solo sui bivi narrativi non ancora incontrati nei precedenti walkthrough.

Il lato tecnico dell’Otome game è caratterizzato da una struttura chiaramente low budget in cui spicca soprattutto il Character Design, ad opera di Tatsuro Iwamoto (serie di Phoenix Wright). La bassa risoluzione di PSP non svilisce in alcun modo le illustrazioni o i ritratti a mezzo busto dei personaggi, che possono godere di una caratterizzazione grafica di primo ordine. Certo, le cg sbloccabili seguendo i percorsi narrativi dei singoli personaggi non sono particolarmente dettagliate, né il gioco si sforza di animare o di mascherare in alcun modo la staticità di ciò che è sullo schermo, ma Sweet Fuse rimane soprattutto un titolo basato sulla narrazione. Il doppiaggio giapponese è l’unico selezionabile e presenta un ottimo cast di doppiatori. La colonna sonora, infine, presenta un buon numero di brani strumentali e non, che risultano un ottimo accompagnamento di sottofondo a quella che rimane un’avventura stramba fatta di pseudo-violenza e tanto, tanto sentimento.

cover.sweet-fuse-at-your-side.1024x1024.2014-04-25.24Sweet Fuse – at your side –

Sviluppatore: Otomate/Comcept
Publisher: Aksys Games
Genere: Visual Novel Investigativa/Romantica
Disponibile: Digital
PEGI: 12+
Lingua: Inglese

Sweet Fuse è una visual novel dedicata alle ragazze che sa intrattenere chiunque grazie ad un buon intreccio e un’ottima localizzazione. I personaggi, pur cadendo nello stereotipo, sono solidi e graficamente attraenti, mentre la storia risulta godibile, soprattutto se si ha il pallino per i misteri e la risoluzione di enigmi. La componente “otome” non è particolarmente invasiva e rende il titolo accessibile ad un vasto pubblico di giocatori. Il gioco, pur rilasciato su Sony PSP, è tranquillamente giocabile anche su PsVita. Se siete in vena di sperimentare un’avventura dai toni leggeri, questa potrebbe essere la vostra prossima scelta

prezzoridotto

Good

  • Bel character design
  • Intreccio narrativo interessante e adatto a chiunque

Bad

  • Praticamente un libro (poco) interattivo
  • Gestione delle relazioni appena abbozzata
  • Mancanza totale di fanservice
7

Majkol
C'è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d'epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.