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Majkol

SUPERHOT VR

Sviluppatore: SUPERHOT Team
Publisher: SUPERHOT Team
Genere: FPS/Puzzle
Disponibile: Digital
PEGI: 12+
Lingua: Italiano
Versione Testata: PS4, Oculus Rift
Giocabile con Oculus touch, PlayStation Move
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Poco più di un anno fa parlavo di SUPERHOT, il frutto dell’intuizione di uno studio indipendente che finì per rivoluzionare, a modo suo, il concetto di videogiochi basati sull’azione al cardiopalma e sparatorie senza esclusione di colpi. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti, e malgrado altri titoli abbiano tentato di emulare – almeno in parte – l’utilizzo intelligente e creativo del “bullet time” (come ci piaceva chiamarlo negli anni 2000), niente è stato in grado di stupirmi e intrigarmi come il breve (ma conciso) esperimento del Superhot Team.

Per chi non sapesse di cosa sto parlando, SUPERHOT è un puzzle game travestito da FPS dove la velocità con cui si muove l’azione è influenzata dal movimento del giocatore. Come recita il gioco stesso quando viene avviato “Il tempo scorre quando ti muovi”, che è poi il fil rouge che unisce tutte le situazioni fino alla conclusione. Dico “puzzle game game travestito da FPS” poiché al giocatore non è tanto richiesto destreggiarsi fra armi da fuoco ed evoluzioni di wachowskiana memoria, quanto piuttosto risolvere situazioni via via sempre più problematiche nel minore numero d’azioni possibili. In slowmotion o meno. Fatto sta che, vuoi per l’intrigante mix di grafica low-poly, vuoi per una narrazione che sembrava mettere prepotentemente radici nel mondo del filone cyperpunk, l’inevitabile creazione di una versione dedicata alla realtà virtuale era semplicemente questione di tempo.

Ed in effetti eccomi qui, a parlare di SUPERHOT VR in occasione della sua pubblicazione su PlayStation VR, a mesi di distanza dal suo approdo in esclusiva per Oculus Rift seguito lo scorso maggio da una versione per HTC Vive. E non c’è che dire: la formula si sposa perfettamente con i caschi attualmente in commercio!

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Innanzitutto una premessa: SUPERHOT VR non è una semplice riedizione in realtà virtuale del titolo passato, ma una vera e propria iterazione stand alone che pur riducendo all’osso gli elementi narrativi – già piuttosto risicati nel titolo originale – ne rispetta pienamente l’atmosfera. Insomma, rimane coerente con quanto visto in passato, ma difficilmente può essere considerato un vero e proprio sequel.

La novità è rappresentata, banalmente, dal fatto che ci si trova (finalmente) a percorrere in prima persona le asettiche strutture poligonali che fanno da sfondo a sparatorie e atti di estrema violenza, il tutto edulcorato dall’ormai celebre stile grafico low poly per cui il titolo è conosciuto, che riduce l’atto stesso di puntare una pistola alla tempia di una persona ad un’anonima silhouette che supplica col body language di non essere ammazzata. La traduzione del gameplay del titolo originale è semplicemente perfetta e ben si sposa alla tecnologia di questa prima generazione di caschi dedicati alla realtà virtuale, dove fra motion tracking e sensori di movimento è già possibile tenere traccia di testa e mani del giocatore: proprio quel che basta per far girare gli ingranaggi del titolo in questione. Le situazioni proposte sono via via sempre più complesse e articolate ed è necessario affrontarle col giusto spirito di adattamento, fra una schivata in puro stile Matrix e l’utilizzo di coperture abbassandosi o piegandosi per non essere raggiunti dal fuoco avversario. La sensazione di vedersi arrivare contro un proiettile e scansarsi per ammirarne la traiettoria tracciarsi nello spazio, mentre con un fischio l’aria viene tagliata dal suo incedere, è semplicemente sbalorditiva, così come è traumatico assistere alla propria morte in slow motion quando si è raggiunti da un colpo di fucile in pieno viso.

Nello spazio di SUPERHOT VR i colori, come le azioni, sono importantissimi: rossi sono i nemici e le traiettorie dei loro proiettili, nere le armi e gli oggetti a nostra disposizione, mentre le ambientazioni, solenni e sospese nel tempo, sono rese silenti da un bianco che non lascia traccia di personalità. La scelta non è puramente artistica, ma aiuta chi gioca a “leggere la situazione” nel più breve tempo possibile e senza il timore di incorrere in errori di valutazione.

I livelli sono suddivisi in “stage” che devono essere via via risolti senza essere mai feriti. Se all’inizio si può sopravvivere ad una sparatoria in due, tre schemi, man mano che i livelli si susseguono si è chiamati ad affrontarne anche più di quattro o cinque di fila, senza la possibilità di commettere un errore, pena il loro riavvio. E questo rappresenta più o meno l’unico scoglio contro il quale ci si può imbattere nel proprio incedere. Gli sviluppatori sono stati particolarmente bravi nel creare un numero di situazioni sufficientemente vario per poter tenere ben alto il livello di tensione, anche quando ci si sente ormai in grado di padroneggiare le logiche che ne dominano l’universo, offrendo al contempo un level design elementare, ma funzionale al tipo di sfida proposto. Giunti al termine della breve modalità storia ci si può cimentare, come in passato, in diverse modalità supplementari (quelle incluse nel FOREVER UPDATE dell’edizione Oculus Rift) che vanno dall’impossibilità di commettere errori in una serie di schemi ad altre reiterazioni della formula di base con handicap differenti. Data la natura estremamente arcade del titolo in questione, mi è spiaciuto notare l’assenza di leaderboard ma si tratta di una svista neanche troppo grave alla luce della natura ancora poco “popolare” di produzioni come queste.

Se HTC Vive e Oculus Rift propongono l’esperienza definitiva, l’edizione giunta su PlayStation VR si difende altrettanto bene, con una scansione dei movimenti offerta dal trittico formato da PlayStation Camera, led colorati di PS Move e del casco che pur inciampando in alcuni sporadici episodi si è dimostrata sempre stabile e competente. Anche a livello visivo il lavoro svolto per portare in vita SUPERHOT VR si difende benissimo, complice il poco esigente profilo grafico della produzione: i colori spiccano e le geometrie, seppur grezze, rendono perfettamente l’idea di quello che succede su schermo. La direzione artistica è stata in grado di riassumere l’iperviolenza di cui il gioco fa sfoggio in una rappresentazione talmente concettualizzata da annullarne qualsivoglia tipo di lettura in chiave realistica, e non a caso proprio questo è uno dei temi che la narrazione, pur se sottovoce, tocca e tratta sia nel titolo originale che in questa iterazione esclusivo appannaggio per dispositivi VR. E quel PEGI 12 ne è la dimostrazione.

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SUPERHOT VR è la traduzione perfetta di quanto visto su PC e console current gen, con l’aggiunta di un livello di immersione praticamente totale. L’edizione PlayStation VR, benché leggermente inferiore alle versioni disponibili per HTC Vive e Oculus Rift in quanto a motion tracking e pulizia visiva, offre un’esperienza fresca ed appagante, capace di sorprendere al netto di qualche sporadico scivolone nella scansione dei movimenti del giocatore. Il consiglio di chi scrive è di affiancarlo a Rez Infinite per godere di quanto meglio è oggi disponibile per la realtà virtuale made in Sony PlayStation.

semafori indie-03

Good

  • Gameplay semplice e sbalorditivo.
  • Esteticamente intrigante.
  • Le sfide aggiuntive ben si sposano alla natura arcade del titolo.

Bad

  • Qualche sporadico problema di motion tracking con PS Move.
  • Ne vogliamo ancora.
9.2

Majkol
C'è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d'epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.