SUPERHOT, eppure fresco. Freschissimo!

Majkol

SUPERHOT

Sviluppatore: Superhot Team
Publisher: Superhot Team
Genere: FPS/Puzzle game
Disponibile: Digital
PEGI: 12+
Lingua: Inglese
Versione Testata: XBOX ONE
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Questa recensione è il momento adatto a fare coming out: non sono un grande fan dell’industria videoludica indipendente. Non che non riconosca il valore intrinseco di un gran numero di autoproduzioni, alcune delle quali annoverate fra i miei titoli preferiti di sempre, ma l’idea che qualunque persona dotata di mezzi possa buttarsi nello sviluppo di videogiochi e veicolare il proprio prodotto sulla stessa piattaforma in cui sopravvivono ancora oggi mostri sacri dell’industria, beh, mi ha sempre lasciato perplesso. Non a caso la stragrande maggioranza delle produzioni indie è di natura derivativa tanto quanto i più blasonati titoli ad alto budget, tutti sparatorie e grafica cinematografica. Il saccheggio da parte delle generazioni di creatori più giovani è avvenuto nel più completo silenzio, lasciando che oggi vengano celebrati per la loro “freschezza” videogiochi che pescano a piene mani da antichi titoli per lo più dimenticati, lasciando intendere che chiunque possa improvvisarsi novello Shigeru Miyamoto (fortunatamente Super Mario Maker ha provato il contrario, ma questa è un’altra storia…).

Braid, Super Meat Boy, Minecraft, The Binding of Isaac o anche Cave Story sono solo alcuni dei nomi dei tanti pionieri che hanno saputo portare alta lo stendardo di una parte dell’industria indie, proponendo sempre qualcosa di nuovo, elaborato e, perché no, anche rivoluzionando nel loro piccolo la percezione che la massa ha del videogioco, medium oggi suddiviso in tanti filoni e in altrettante scuole di pensiero: c’è chi è vittima del fascino dell’estetica retrò, chi preferisce rivolgersi ad esperienze fortemente story-driven e chi, come nel caso di questo Superhot, rimarrà semplicemente impressionato da come un assunto ludico che per tanti anni è sembrato intoccabile e fondamentale possa essere riscritto cambiando semplicemente qualche variabile. Il director dietro agli spazi eterei e sospesi di Superhot, Piotr Iwanicki, ha definito la sua creatura come una sorta di “Braid” del genere FPS, spiegando che secondo la sua percezione il genere degli sparatutto in prima persona non si è mai davvero evoluto dopo la pubblicazione del classico Doom di Id Software. Una dichiarazione che potrebbe essere discussa portando esempi di FPS “innovativi” come la serie Bioshock o i meni conosciuti Metroid Prime di Nintendo, ma la realtà è che il biondino ha dalla sua una carta vincente con la quale dare credito alle sue idee: Superhot è davvero una bomba di gioco.

QUESTO GIOCO È DAVVERO SUPERHOT!

Pescando a piene mani dal quell’immaginario tanto caro alle sorelle Wachowski, Superhot sviluppa la sua storia attorno a schermate testuali e gelide ambientazioni poligonali dall’aspetto volutamente semplicistico. Il protagonista entra suo malgrado in possesso di un videogioco chiamato “superhot.exe” che, una volta avviato, cambiera completamente la sua percezione della realtà. Come un novello Neo ci si trova in un mondo sintetico, una matrice indecifrabile che sembra nascondere un segreto che nessuno dovrebbe mai scoprire.

Grazie a una narrativa ermetica, raccontata semplicemente da frasi all’apparenza sconnesse e stringate conversazioni testuali fra il protagonista e misteriosi interlcutori in una chatroom, sono diverse le domande che piombano in mente. Cospirazioni? Segreti militari? Cosa permetterà l’immersione nel mondo di superhot.exe e soprattutto, quello che si vive utilizzando questo gioco è reale o frutto della finzione? Un’atmosfera resa viva da una serie di indovinate scelte stilistiche che opprimono sempre di più chi gioca, rendendolo protagonista – assieme al silente avatar – di una progressiva perdita dell’identità e della percezione della realtà. Nonostante gli innumerevoli omaggi al già nominato The Matrix e alla relativa brevità della campagna di gioco, Superhot è una delizia per chiunque si trovi in vena di lasciarsi trasportare dalle sue trovate stilistiche e dal suo storytelling metanarrativo. E c’è di più: è anche una delle migliori sperimentazioni ludiche mai viste in ambito FPS.

Lo slogan stesso con cui è presentato la dice lunga: “in questo gioco il tempo avanza quando ti muovi”, ed è effettivamente la regola fondamentale attorno alla quale si sviluppa l’intera esperienza. Tanto banale, quanto in pratica rivoluzionaria, la trovata del Superhot Team rende ogni situazione che si para d’innanzi al giocatore un nuovo enigma da affrontare, visto che egli si trova a dover mescolare alla propria abilità col joypad la capacità di pensare al di fuori dei propri schemi secondo una ripida curva della difficoltà. Considerando come il titolo manchi di qualsivoglia tipo di stratificazione delle meccaniche di gioco e ci si trovi sostanzialmente con le stesse capacità dall’inizio fino alla fine dell’avventura, si potrebbe pensare che ogni livello sia risolvibile sfruttando le medesime soluzioni sperimentate nei primi schemi. Un’idea fortunatamente scongiurata da un’ottima capacità da parte degli sviluppatori di proporre situazioni sempre differenti, anche facendo ricorso a situazioni in cui il giocatore si trova in estremo svantaggio rispetto gli avversari, ma sempre con una via di fuga praticabile, come nel caso in cui ci si trova qualche secondo prima di ricevere un proiettile direttamente in mezzo agli occhi. A conti fatti sarebbe un peccato inquadrarlo come un FPS con meccaniche ibride, poiché intelletto e strategia sono due requisiti fondamentali per risolvere le fasi più avanzate, molto più delle capacità con joypad (o mouse e tastiera, nel caso della versione PC) o dei riflessi maturati, magari, giocando a un’iterazione qualsiasi della serie Call of Duty. Superhot è infatti un puzzle game in prima persona, così come Metroid Prime abbracciava la medesima struttura per riportare i fan della serie alle atmosfere “metroidvania” del capitolo pubblicato su SNES. E no, non è un difetto, ma solo una constatazione che farà la felicità di chiunque possa trovare indigesto il genere.

 

 

 

 

Contenuti

Dove posso acquistarlo?

Xbox Marketplace

Steam

PILLOLA ROSSA O PILLOLA BLU?

Al termine della (breve) campagna principale sono proposte due modalità di gioco supplementari che reiterando la formula di gioco permettono di lanciarsi contro un’orda di nemici infinita o di affrontare prove con specifiche limitazioni, non esattamente un’offerta ludica di ampio respiro, ma sicuramente una gradita aggiunta per chi avesse apprezzato la genialità dietro alla trentina di livelli che compongo la storia principale. Di grande impatto, invece, il comparto tecnico, tanto semplice e minimalista nell’esecuzione quanto sufficientemente alienante e capace di restituire la claustrofobica sensazione di essere preda di un sistema molto più grande di quanto possa inizialmente sembrare. È evidente che la premessa narrativa del gioco sia stata formulata solo in un secondo momento durante lo sviluppo (che, ricordo, è frutto di una competizione online fra sviluppatori indipendenti e che grazie al suo successo è stato finanziato su Kickstarter), ma le tematiche cospirazionistiche e cyber-punk ben si sposano alla mise scelta dal Superhot Team per il suo videogioco d’esordio. E il jingle che conclude ogni livello, il ripetersi incessante della parola “superhot”, rappresenta l’unica colonna sonora di cui si ha bisogno per rimanere inquietati di fronte al televisore.

Superhot è il frutto delle intuizioni e della dedizione di un gruppo di sviluppatori indipendenti che ha colto al balzo l’opportunità di rinfrescare il genere degli FPS. Detto questo, chi scrive non considera il gioco uno shooter in prima persona, ma un puzzle game in cui la coordinazione joypad-occhio vale tanto quanto il processo mentale che porta il giocatore a muoversi verso una direzione piuttosto che un’altra. Purtroppo l’interessante premessa narrativa che fa da sfondo alla breve campagna principale si sviluppa troppo frettolosamente, lasciando presto il giocatore affamato di fronte allo schermo, alla ricerca di qualcosa di più. Le modalità extra non rappresentano un vero incentivo a tornare, ma sono certo che con il giusto supporto Superhot potrebbe farsi vivo nuovamente, magari con i valori di produzione che merita.

semafori indie-03

Good

  • Unico nel suo genere.
  • Ottima direzione artistica.
  • Buona varietà di situazioni.

Bad

  • Finisce troppo in fretta.
8.5

Majkol
C'è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d'epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.