Cerco un centro di gravità permanente

Era il lontano 1995, ormai vent’anni fa, quando per la prima volta provai la sensazione di perdermi in un labirinto a gravità zero, nel quale termini come “sopra” e “sotto” perdevano di significato, e la libertà assoluta di fluttuare su tutti e sei gli assi spaziali mi insegnava nuovi modi di vedere il mondo.Stavo giocando naturalmente a Descent, innovativo gioco per PC (ma poi uscito anche su Playstation) che permetteva a me, come a milioni di appassionati in tutto il mondo, di sperimentare la gravità zero; era un gioco così avanguardistico da fondare un nuovo genere, il cosiddetto 6DOF Shooter, ossia “sparatutto con sei gradi di libertà”. Nel giro di pochi mesi, Descent riuscì a dividere il pubblico: chi ne fece un gioco di culto per il suo approccio non lineare alle dimensioni spaziali e chi, come la maggior parte dei miei amici del tempo, non fu in grado di resistere alle emicranie lancinanti procurate fin dai primi minuti di gioco.Durante questi vent’anni Descent ha goduto di ben due sequel e diverse riedizioni, e si è dovuto confrontare con alcuni rivali degni nota (Forsaken su tutti). Nel marzo di quest’anno è stata lanciata una fortunata campagna Kickstarter, che permetterà la realizzazione di un nuovo sequel del gioco.

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Vent’anni dopo

Sublevel Zero img009Ma cosa c’entra Descent con Sublevel Zero, direte voi? C’entra parecchio, dal momento che Sublevel Zero non fa assolutamente mistero di voler essere l’erede spirituale di Descent, reintroducendo tanto il sistema di movimento libero su 6 assi, quanto i corridoi claustrofobici e labirintici che contraddistinguono il suo predecessore.la formula, però, trova nuova vita sul performante motore Unity, e si arricchisce con elementi roguelike che rendono ogni partita un’esperienza unica.
La difficile impresa di riproporre e migliorare un gameplay iconico come quello di Descent spetta ai membri di SIGITRAP Gamese, un manipolo di ragazzi inglesi che hanno fatto di Sublevel Zero il loro titolo di debutto.

La trama del gioco è, come spesso accade negli shooting game ispirati ai classici, poco più di un pretesto per fornire al giocatore una valida motivazione per fare fuoco su tutto quello che si muove: un cataclisma noto come “L’Evento” ha disperso la razza umana per tutto l’universo, il tessuto dello spazio-tempo si sta strappando e rivela pericolosi varchi dimensionali. Al giocatore spetta l’ingrato compito di esplorare i sei livelli di gioco in cerca di tecnologia aliena da sfruttare, nonché di reattori che, una volta distrutti, attiveranno il flux drive e condurranno al livello successivo.

Tutto questo, in termini di gameplay, significa questo: il giocatore si trova virtualmente seduto su una navetta standard (ma sarà possibile sbloccarne altre superando varie sfide durante il gioco) e viene lanciato entro labirinti a generazione casuale, i quali compongono i sei strati di inferno che separano l’inizio del gioco dalla salvezza finale.
I comandi, che inizialmente sembreranno eccessivamente complessi a chi non è familiare con il genere 6DOF, sono perfettamente calibrati e responsivi: in men che non si dica anche il giocatore meno abile con la tastiera sarà capace di piroettare per il livello con la grazia di un pilota veterano.
L’unico elemento che interromperà il flusso costante del gioco sarà la necessità imprescindibile di dover controllare spessissimo la mappa del mondo: se perdersi in un labirinto bidimensionale è facile, smarrirsi in un dedalo a tre dimensioni è praticamente inevitabile e vista la natura aleatoria dei livelli impararne la struttura a memoria non è un’opzione attuabile.
Naturalmente l’esplorazione sarebbe decisamente monotona se dietro ogni curva non si nascondessero insidiose torrette nemiche pronte a far esplodere la nostra navetta a colpi di blaster, porte nascoste che richiedono chiavi sparse per il livello e una buona dose di risorse che sarà compito nostro ottenere.
Tali risorse saranno essenziali per poter rimanere competitivi contro gli assalti dei droni nemici, che man mano che procederemo nel gioco diventeranno sempre più pericolosi e assetati di sangue.La meccanica di permadeath alla base del sistema di gioco, poi, renderà ogni scontro una sfida al cardiopalma dato che una volta persa tutta l’energia della navetta ci troveremo catapultati nella schermata del titolo, con l’unica possibilità di ricominciare l’avventura da capo in un nuovo labirinto a generazione procedurale.
Ad aiutarci a restare vivi il più a lungo possibile sarà anche il sistema di crafting che ci permetterà di sfruttare le risorse abbandonate dai nemici o trovate nelle varie casse disseminate per i livelli per potenziare la navetta e le armi a disposizione.

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Retropsichedelia

A rendere ancora più alienante l’esplorazione dei tunnel alieni di Sublevel Zero è anche il suo stile grafico caratterizzato da modelli squadrati dal basso conto poligonale , coperti da texture fluorescenti che restituiscono alla perfezione la sensazione di trovarsi dentro delle rovine ipertecnologiche. Il tutto è condito da una dose ben più che generosa di effetti luminosi e particellari che faranno somigliare ogni scontro a fuoco con le torrette nemiche un rave psichedelico a base di luci strobo.
Anche le musiche sono perfettamente coerenti con il tema di gioco, presentando temi di sottofondo elettronici e ripetitivi che tendono a calare il giocatore in uno stato quasi ipnotico. Giocare a Sublevel Zero con luci spente e cuffie nelle orecchie è un’esperienza alienante di immersione quasi completa.

sublevel zero coverSublevel Zero

Sviluppatore: SIGTRAP Games
Publisher: SIGTRAP Games
Genere: Roguelike
Disponibile: Digital
Lingua: Inglese

Dove trovo posso trovarlo?

Steam

Contenuti

  • Coinvolgimento
  • Narrazione
  • Interazione
  • Linearità
  • Condivisione

Con Sublevel Zero i ragazzi di SIGTRAP Games hanno dimostrato come si possa riproporre una formula classica senza cadere nella tentazione di produrre una copia troppo vicina all’originale, ma senza neppure snaturarne lo spirito. Calarsi nel cockpit della nostra navetta spaziale costituisce un’esperienza sempre diversa e appagante, sebbene le meccaniche di permadeath possano rivelarsi a volte frustranti, soprattutto nei livelli avanzati. Se siete fan di Descent, semplici amanti degli sparatutto classici o se vi incuriosisce l’opportunità di provare un sistema di controllo diverso dal solito, catapultatevi su Steam ad acquistare la vostra copia. Attenzione però, se avete lo stomaco debole magari pensate a procurarvi un buon antiemetico.

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Good

  • Interessanti innovazioni a una formula di gioco collaudata
  • Colonna sonora alienante e appropriata
  • Buona resa grafica

Bad

  • Il permadeath risulta a volte frustrante
  • Decisamente non per tutti i palati
8

A differenza degli altri mammiferi, non è capace di mantenere la temperatura corporea costante: a causa di questa caratteristica, che lo rende simile ai rettili, il recensore vive tra console accese e schede video surriscaldate per tutto l'anno. La sua caratteristica lentezza lo rende la preda perfetta per il Caporedattore Horribilis. Abbandona il suo nido di cavi e controller solo occasionalmente, per nutrirsi e leggere e scrivere storie di fantascienza.