Storie d'amore e di cibo

Riccardo

Quando mi hanno proposto di recensire Strawberry Vinegar, ho pensato tre cose: innanzitutto, dopo aver letto la trama, ho subito capito che mi sarei trovato di fronte a qualcosa di incredibilmente banale e che la questione della ragazza-demone sarebbe stata niente più di un abbellimento, inutile ai fini della storia; che una visual novel venduta a 10€ sarebbe stata niente più di un prodotto low budget, con disegni orrendi, colonna sonora irritante e in generale una struttura di gioco altalenante – niente più di un prodotto amatoriale in tutto e per tutto; per finire, è tornata prepotente la mia convinzione che un americano che ambienta una visual novel in Giappone non potrà che restituire una sensazione di falso, alienando il lettore dalla storia. Avevo ragione? In parte sì, ma sui punti chiave sono contento di essermi sbagliato alla grande.

Strawberry Vinegar

Perché “manga” non è la risposta

Cominciamo dalla componente artistica: se avevo assolutamente ragione sul fattore musicale, un insieme di orribili melodiette in midi che si ripetono allo sfinimento, pigolanti e irritanti come solo le unghie sulla lavagna di ardesia alle 7 del mattino di domenica sanno essere, mi sembra invece che Sillyselly abbia fatto passi da gigante rispetto al già ottimo lavoro con Asphyxia regalandoci una componente visual di livello. Forse il suo tratto ovattato non piacerà a tutti, molto personale e abbastanza lontano dai canoni mainstream dell’estetica giapponese, sicuramente non perfetto considerato che uno su cinque personaggi (Kazuki) è disegnato… beh, male e basta, niente scusanti. L’ho trovato comunque adatto a sottolineare l’atmosfera allo zucchero filato in cui è immersa la storia, come del resto di zucchero filato sembrano fatte le ragazze… per forza che alla fine della prima route mi è venuta la carie! Anche perché tra una loli e l’altra si infilano una trentina di splendidi artwork di pietanze più o meno tipiche giapponesi, vi consiglio davvero di giocarci dopo mangiato, sul serio.

Rumiko Takahashi, facce ‘na pippa

Strawberry VinegarStrawberry Vinegar ci immerge in una settimana vissuta dalla piccola Rie, una bambina amata dai genitori ma incapace di costruire relazioni al di fuori dalla famiglia e che per questo ha sviluppato un carattere cinico e tagliente. Un lunedì, dopo aver cucinato dei biscotti, si trova derubata del proprio lavoro dalla golosa diavoletta Licia che sentenzia: “Cucinami qualcosa o ti ruberò l’anima!”. Un attacco tutto sommato banale, bisogna dirlo, ma non per questo lo sviluppo è privo di elementi interessanti accompagnati soprattutto dal sarcasmo di Rie, dalle dinamiche della sua famiglia alle prese con questo ospite inaspettato e dallo sviluppo di una delicata storia d’amore yuri che tiene perfettamente conto della giovane età delle protagoniste (non mancano anche dei – non proprio – sottili riferimenti alla cultura otaku).

Incredibile a dirsi, ma forse la storia mi è piaciuta fin troppo. O meglio, mi è piaciuto talmente tanto il secondo finale che ho beccato (ho iniziato con il bad ending perché sono un genio), teoricamente il migliore e più romantico, che non sono riuscito a “maltrattare” Licia per completare le quattro route rimaste. Troppa sofferenza, davvero, tanto mi sono affezionato alle due protagoniste e tanto l’amore che si sviluppa mi è sembrato innocente e delicato, tessuto in maniera intelligente pur nello spazio di appena due ore. E così no, non ho finito Strawberry Vinegar al 100% perché non ho avuto cuore, quindi se siete degli appassionati completisti e volete ottenere tutte le route, vi consiglio di armarvi di tutto il vostro odio per l’umanità e iniziare maltrattando la diavoletta per poi godervi, nel giro di tre o quattro ore, la dolcezza di quello che mi piace considerare il vero finale. Non pensate che sia facile, tra l’altro, la storia prevede un discreto numero di scelte multiple e non è sempre facile capire quali ci portino nella direzione che ci interessa e in che modo lo facciano.

Certo il limite dei tempi così brevi si riflette sullo sviluppo tutto sommato povero dei genitori di Rie e sull’assenza di qualsiasi altro personaggio che non sia meramente di sfondo, ma anche qui ebi-hime riesce a sorprendere infilando qua e là nei dialoghi degli elementi che arricchiscono la storia senza cadere nella banalità.

Strawberry Vinegar

A Cesare quel ch’è di Cesare

In chiusura, prima del commento finale, vorrei lanciare un appello a tutti coloro che sviluppano visual novel: smettetela di ambientare le vostre storie in luoghi dove non si parla la lingua nella quale scrivete. È confusionario, le battute funzionano a metà e per il resto generano confusione, c’è sempre qualcosa che stride. Credo che i tempi siano maturi per accettare che non esiste solo il Giappone, per certi videogiochi…

Strawberry Vinegar

Strawberry Vinegar

Sviluppatore: ebi-hime
Publisher: Sekai Project
Genere: Romantico
Disponibile: Digital
Lingua: Inglese

Si ringrazia Sekai Project per averci fornito un codice per la recensione.

Dove trovo posso acquistarlo?

Steam

Sito dello sviluppatore

Contenuti

  • Fan Service
  • Fruibilità Gaijin
  • Linearità
  • Interazione

Strawberry Vinegar è una delicatissima storia d’amore immersa nell’innocenza infantile delle protagoniste, certo non libera da tutti i cliché del caso e da qualche semplificazione di troppo, ma abbastanza breve perché questo non possa diventare un vero problema. Le musiche sono da dimenticare, ma tutto il resto è tutta gioia per gli occhi!

verde

Good

  • Za cuteness is over 9000!
  • Non banale.
  • Artwork di ottimo livello.

Bad

  • L'ambientazione non è perfetta.
  • Musiche da dimenticare.
  • Oltre le due protagoniste, quasi il nulla.
7.8

Riccardo
Sono una persona comune. Nato in una famiglia comune, ho ricevuto una comune educazione, ho una faccia comune, prendo voti molto comuni e penso cose comuni. Videogioco dacché ho memoria, sonaro d'elezione ma non mi piace perdere tempo a ribadire l'ovvio. Quando arrivo alla current gen, è sempre troppo tardi.