Stories: the Path of Destinies

Ilya Muromets

Stories: Path of Destinies

Sviluppatore: Spearhead Games
Publisher: Spearhead Games
Genere: Action RPG
Disponibile: Digital
PEGI: 12+
Lingua: Inglese sottotitolato in Italiano
Versione Testata: PC
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

È un titolo senza dubbio seducente, questo Stories: The Path of Destinies, ultimo lavoro della giovane software house canadese Spearhead Games. Lo è certamente dal punto di vista estetico: la relativa semplicità tecnica della grafica viene infatti sublimata da una direzione artistica magniloquente, coloratissima e cartoonesca, che sin dai video d’anteprima difficilmente fallisce nell’attrarre l’attenzione del giocatore, anche di quello meno interessato al genere action-RPG. La facies cosmetica sontuosa, tuttavia, non deve ingannare: essa infatti è funzionale a vendere un prodotto che vuole essere principalmente ‘di contenuto’, e che fa della trama il proprio cavallo di battaglia. Anzi, sarebbe meglio dire della narrazione, visto che Storiesnomina sunt omina – non si limita a raccontare una sola vicenda, ma propone ben ventiquattro possibili trame, che il giocatore viene invitato ad esplorare in modo curiosamente “circolare”.

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Si tratta di un libro-game, in effetti…

Stories the Path of Destinies 000Spieghiamoci meglio. In Stories si viene chiamati a interpretare Reynardo, un abile guerriero ed ex-brigante dall’aspetto volpino, chiamato a guidare una rivolta contro il tirannico regime di un crudele imperatore-rospo. Ad affiancare il protagonista, due soli comprimari: la gatta Zenobia, figlia adottiva dell’imperatore e compagna d’armi di Reynardo, e l’astuto coniglio Lapino. La cornice narrativa appare dunque piuttosto limitata negli elementi di base (una sola missione principale e un ristretto cast di personaggi), ma nella pratica risulta più che sufficiente per venire incontro alle ambizioni degli sviluppatori. A partire da una premessa comune, Stories prevede infatti una serie di bivi narrativi davanti ai quali il giocatore si trova costretto a prendere decisioni fondamentali per il destino di Reynardo e dell’intero mondo di gioco: meglio correre a salvare Lapino da un pericoloso agguato, o piuttosto recarsi nel tempio alla ricerca della misteriosa pietra di Iblis, che potrebbe rovesciare le sorti della battaglia in nostro favore? Meglio rapire Zenobia o piuttosto cercare di parlarle per convincerla a tradire il padre?

Ciascuna scelta, visualizzata su schermo come fosse un’illustrazione su una pagina di libro, conduce a una linea narrativa differente – come accennato sopra, ce ne sono ben ventiquattro – e si conclude con un finale specifico. Che, va detto subito, nel 99% dei casi, risulta decisamente negativo, se non addirittura apocalittico. Reynardo è infatti sorprendentemente incline a commettere gravi errori nelle sue decisioni, che lo portano il più delle volte ad assistere impotente alla distruzione propria e/o delle persone a lui affezionate. Ma niente paura: una volta raggiunto il primo dei finali possibili, il libro torna magicamente indietro, garantendo al protagonista non solo la possibilità di ricominciare l’impresa, ma anche un’ombra della consapevolezza acquisita nel corso della precedente avventura. Per fare un esempio non tratto dal gioco – gli spoiler sarebbero in questo caso fatali – se nella prima avventura Reynardo muore avvelenato da una mela stregata, nella successiva si mostrerà molto più cauto prima di cogliere il frutto dall’albero. Solo dopo aver affrontato più volte l’avventura, e dopo aver appreso alcune specifiche “verità” sul mondo di gioco e sui personaggi che lo popolano, il protagonista sarà in grado di individuare la trama sicura, quella nella quale potrà mettere a frutto tutte le conoscenze acquisite nelle sue precedenti incarnazioni allo scopo di raggiungere il lieto fine. Ad accompagnare questa specie di esperienza karmica, la voce di un narratore onnisciente, che segue passo dopo passo Reynardo e ne commenta le gesta, non di rado ricordando al giocatore le “verità” già apprese per guidarlo nelle scelte successive.
Stories 2016-05-06 19-36-16-50Stories propone insomma una riflessione originale sul concetto di “gioco di ruolo” nella forma peculiare del vecchio libro-game: mettendo in scena, cioè, non tanto una singola trama entro la quale far muovere un personaggio, ma l’operazione stessa compiuta dal lettore/giocatore che, raggiunto un esito non soddisfacente, ricomincia la partita serbando la memoria degli errori commessi. Si tratta di un’operazione metalinguistica di per sé interessante, tanto più che la storia proposta dal titolo risulta piuttosto ben sceneggiata e sufficientemente profonda pur nella semplicità dell’intreccio: il profilo psicologico dei protagonisti emerge in modo convincente, e le continue citazioni “pop” (Dark Souls, LOTR etc.) alleggeriscono l’atmosfera talora opprimente, a scapito della natura furry dei personaggi. È una storia crudele, che non lesina scene brutali e che – va detto – non sempre si dimostra onesta con il giocatore, costretto a barcamenarsi tra scelte morali il cui esito si rivela spesso divergente rispetto alle premesse.

 

 

 

 

Contenuti

Dove posso acquistarlo?

PS Store

Steam

Somiglia a…

Non tutto funziona come previsto

 

Sulla carta – è proprio il caso di dirlo – tutto sembra funzionare in modo eccellente, eppure Stories finisce purtroppo per non convincere appieno. Il prodotto di Spearhead Games presenta infatti lo stesso identico problema condiviso da centinaia di altri prodotti indipendenti, i quali, nel voler a tutti i costi esporre al pubblico un’idea brillante dimenticano tuttavia che si sta soprattutto vendendo un gioco. E i contenuti propriamente ludici di Stories si dimostrano sostanzialmente insufficienti a supportare il suo pur elegantissimo concept.Stories 2016-05-06 23-07-45-74Ciascun “capitolo” della storia è intervallato da sessioni di gioco su mappa, nella forma di un hack’n slash dalle meccaniche piuttosto basilari, che si svolge all’interno di un numero limitato di mappe a corridoio dal forte sviluppo verticale. Al giocatore non viene richiesto nulla di più che procedere in linea retta – con qualche sporadica deviazione – e affettare di tanto in tanto alcune squadre di nemici più o meno corazzati, mentre la sopraddetta voce alle nostre spalle si sforza di conferire un senso narrativo alla carneficina. Vi è anche una blanda componente RPG, concretizzata nell’accumulo esperienza spendibile per acquisire nuove abilità, oltre che in un elementare sistema di crafting che serve a forgiare armi a partire da materie prime rintracciabili sulla mappa. In sostanza, ci si trova di fronte a una specie di Torchlight ancor più semplificato nelle meccaniche, considerata anche la ridotta varietà di nemici (appena cinque tipologie) e l’assenza di qualsiasi tipo di boss. Il che non sarebbe di per sé sbagliato, se tale componente fosse comunque integrata in modo armonico nell’esperienza complessiva di gioco, e se la povertà dei contenuti fosse comunque sufficiente a “sfamare” l’utente.

Stories 2016-05-06 19-25-24-86Nessuna delle due condizioni, purtroppo, si verifica. Le sessioni hack’n slash, pur coreografiche e spettacolari grazie anche a un design ambientale davvero splendido, si limitano a far da collegamento tra una decisione narrativa e l’altra, senza tuttavia lasciarsi mai penetrare da alcun contenuto diegetico: in altre parole, il gioco su mappa serve solo a passare dal punto A al punto B di un dato livello, ma ogni azione veramente importante viene svolta sempre alla fine del percorso, e fuori dalla mappa stessa, tra le pagine del libro. Cosicché, superati i primi entusiasmi e giunti al terzo o quarto replay, ci si trova ad affrontare di nuovo un percorso già visto e rivisto in precedenza, e difficilmente si riesce a sopprimere un senso di crescente fastidio, come se si venisse costantemente interrotti mentre si sta leggendo; anche perché, una volta raggiunto il massimo livello di crescita, le mappe perdono ogni possibile importanza sul piano ludico. Man mano che si procede in Stories, si ha dunque l’impressione che si sia innescata una specie di malattia autoimmune: nel continuare a ripresentare sempre il medesimo contenuto, e sempre più svuotato di senso, il gioco finisce per remare contro sé stesso. Un vero peccato.

Per concludere: Stories – The Path of Destinies è un gioco più ambizioso che effettivamente riuscito. La povertà della componente puramente ludica, e il suo disgraziato scollamento dall’impalcatura reale del gioco – che resta, lo si è detto, il sistema di narrazione “ciclica” – conferisce al prodotto un’aura di volatilità che neppure l’eccellente veste grafica riesce a mascherare. Resta comunque un titolo consigliabile, anche se a prezzo ridotto. Il voto, in questo senso, vale come incoraggiamento.

 

semafori indie-02

Good

  • Impianto narrativo originale e ben costruito
  • Ottima veste estetica
  • Colonna sonora adeguata

Bad

  • Contenuti ludici poveri e ripetitivi
6.7

Ilya Muromets
Che poi, a ben vedere Cutie Honey era tipo la Edwige Fenech dei giapponesi.