Varcando i Cancelli dello Zero

Majkol

Steins;Gate 0

Sviluppatore: 5bp./Nitroplus
Publisher: Pqube
Genere: Visual Novel
Disponibile: Digital+retail
PEGI: 16+
Lingua: Inglese
Versione Testata: PS4
Recensione realizzata in collaborazione con MyReviews.it

Scrivere il seguito di un’opera famosa come Steins;Gate non deve essere facile. D’altronde si sta parlando di una delle poche fortunate visual novel in grado di ispirare un adattamento animato di successo anche in Occidente, dove il pubblico mainstream non è quasi mai a conoscenza delle origini videoludiche di questi piccoli gioielli della narrativa contemporanea. Eppure il team di M.A.G.E.S. e 5bp., guidato ancora una volta dalla geniale penna di Shikura Chiyomaru (autore di Chaos;Head, Steins;Gate, Robotics;Notes e il recentissimo Occultic;Nine), pare aver realizzato il miracolo. Ammetto, in ogni caso, che quando venni a conoscenza dell’annuncio di Steins;Gate 0, ennesima visual novel nata dal franchise Steins;Gate, pensai subito ad uno dei tanti spin-off e prodotti correlati pubblicati in esclusiva giapponese, opere perlopiù dominate dal gusto per il fanservice e la volontà di spremere fino in fondo la gallina delle uova d’oro. L’indifferenza iniziale, tuttavia, dovette giocoforza lasciare spazio alla curiosità che mi suscitava la singolare premessa narrativa: questo capitolo non è né un sequel, né un “gaiden” (gioco ambientato in un universo differente, ma con gli stessi personaggi), bensì la storia che portò Okabe Rintaro, il protagonista della serie, a non arrendersi al destino avverso. Un’avventura che corre parallela a quella originale e che in qualche modo fa luce su un nuovo lato della vicenda, a tratti ancora più struggente di quanto visto in passato. Ambientato in una linea temporale parallela a quella già conosciuta, Steins;Gate 0 è da considerarsi un sequel e al contempo parte integrante della storia originale, poiché narra le vicende che porteranno il protagonista ad inseguire il fantomatico concetto di “Steins;Gate”, ovvero un universo in cui la prospettiva di una terza guerra mondiale è stata del tutto dimenticata. Una sorta di “Fuoco cammina con me” in salsa visual novel, per intenderci. E come il film di David Lynch, anche questa visual novel merita tanta attenzione.

AMADEUS E SALIERI

Benché in fase di localizzazione i traduttori si siano sforzati di renderlo fruibile come capitolo stand alone, è chiaro che questo “episodio zero” sia prima di tutto indirizzato agli appassionati e a coloro che conoscono già il variegato cast di protagonisti. Le vicende personali di questi, infatti, si intrecciano a quelle dell’eroe principale in un continuo susseguirsi di colpi di scena, cambi di POV in salsa A Song of Ice and Fire e rivelazioni a tratti sconcertanti. Purtroppo la premessa iniziale non fa altro che anticipare un punto fondamentale e determinante della trama di questa iterazione, in cui lutto e trasporto emotivo giocano un ruolo fondamentale nell’ottica dell’esperienza offerta da questa visual novel nelle sue decine di ore di gioco; un legame empatico che, seppur in modo parziale, può essere creato anche decidendo di iniziare proprio con questo episodio 0, per quanto il consiglio di chi scrive sia quello di recuperare il prima possibile il capitolo originale, anche solo considerando il suo intrinseco valore (Trovate la nostra recensione a questo indirizzo).

Senza anticipare nulla della trama si può certamente affermare che Steins;Gate 0 non solo proponga una tono della narrazione decisamente più maturo, considerando anche i temi trattati, ma si prende anche il tempo di seguire le vicende personali di alcuni comprimari che, in passato, non ebbero la fortuna di brillare nel marasma di eventi che accompagnavano le loro comparsate. Un cambio di punto di vista continuo che non solo aiuta ad affezionarsi maggiormente ai volti che da anni portano alta la fama di questo franchise, ma che in qualche modo arricchisce la narrazione al punto di avvicinarla maggiormente ad un vero e proprio racconto di crescita personale piuttosto che a una visual novel dominata dalla presenza di “waifu”. Ovviamente l’identità tipica della serie, in grado di sposare il forsennato citazionismo tipico della cultura Otaku di Akihabara (famoso quartiere di Tokyo) e passaggi melodrammatici degni di un dorama giapponese con una spruzzata di  atmosfere thriller a base di teorie complottiste è rimasta la medesima, ma il ritmo narrativo che in qualche modo appesantiva la fruizione della prima parte della storia originale lascia sicuramente spazio a una scrittura più concisa, che pur indugiando su ore e ore di character development e spiegoni tecnici di sorta, riesce nella missione di risultare accattivante fino alla fine. Ottimo il cast di personaggi, ripreso nella sua interezza e arricchito da diverse nuove comparse – per lo più femminili – , seppur il problema costante dei prodotti appartenenti a questa serie rimanga ancora una volta il gruppo di antagonisti. Sembra che gli sceneggiatori non temano l’abuso di cliché e stereotipi tra i più infimi quando si guarda ai villain, quasi a volerli liquidare a semplici pretesti, plot device bipedi; un vero e proprio peccato se si pensa che la costruzione psicologica della stragrande maggioranza dei volti principali si assesta, invece, su ottimi livelli. 

Questa avventura, in ogni caso, presenta meccaniche di gioco a bivi molto più semplice di quelle vista in altre visual novel o nel prequel diretto, ed offre la possibilità di vivere sei epiloghi parziali di cui solamente uno realmente definitivo. Per poter modificare il corso della storia si dovrà semplicemente fare attenzione al funzionamento del cellulare del protagonista, scegliendo accuratamente come comportarsi in determinate circostanze. Fortunatamente è possibile salvare in ogni momento, e ogni singolo episodio in cui il giocatore è chiamato a prendere una decisione è preceduto da un salvataggio veloce che permette di caricare la partita anche nell’attimo successivo ad una scelta, permettendo di sperimentare diverse biforcazioni senza investire troppo tempo. Comoda, anche se è consuetudine del genere, la possibilità di saltare a pié pari le parti di testo già lette tramite una comoda meccanica skip che facilita così l’eventuale rilettura dell’opera in cerca di nuovi bivi. Si tratta in ogni caso di un modello di gioco standardizzato nel mondo delle visual novel. Curiosamente, invece, tutte le interazioni tramite Rine, l’app di instant messaging ispirata a Line, sono del tutto triviali e non modificano in alcun modo lo scorrere della narrazione. Un’occasione persa? Difficile da dire, ma sicuramente una maggiore varietà ludica non avrebbe potuto che impreziosire l’esperienza. Non bisogna infatti scordarsi che seppur molti titoli abbiano tentato l’ibridazione con altri generi, come ad esempio la nota serie Danganronpa, Steins;Gate 0 rimane come un’avventura testuale pura e semplice, senza troppi fronzoli. Questa sua natura ludicamente “scheletrica” potrebbe scoraggiare coloro che potrebbero avvicinarcisi in seguito alla visione dell’adattamento animato, arrivato in Italia grazie a Dynit e disponibile gratuitamente su vvvvid.it, ma al pari di un bel libro, seppur tradotto in un inglese semplicissimo e senza presentare particolari guizzi letterari, questa avventura di Okabe Rintaro e soci potrebbe rappresentare una ghiotta occasione per lanciarsi in una lettura appassionata. Ottimo, come sempre, il commento sonoro, che oltre a presentare una colonna sonora piacevole e ricca di brani toccanti può contare sulla collaborazione di artisti del calibro di Itou Kanako e Zwei, voci già prestate da tempo al franchise e al genere visual novel in generale. Buono anche il doppiaggio in lingua giapponese, che come sempre riesce in modo assolutamente convincente a trasmettere le emozioni – a tratti laceranti – che i protagonisti si trovano a vivere, colpo di scena dopo colpo di scena. Di ritorno anche l’illustratore Huke, che con il suo tipico stile deciso tratteggia un cast visibilmente più maturo, anche nelle tante illustrazioni che coronano i passaggi più importanti della storia. La maturazione, anche a livello visivo, è riscontrabile soprattutto quando il gioco indugia in flashback, riproponendo gli sprite bidimensionali visti nel prequel, e non mancherà di stupire piacevolmente gli appassionati della prima ora.

 

 

 

 

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Non era facile proporre un ulteriore tassello ad una storia già conclusa da tempo come quella di Steins;Gate, eppure il team di sceneggiatori di Nitroplus e 5bp. sono riusciti nel miracolo di creare qualcosa di nuovo, accattivante e per molti versi anche superiore all’opera originale. Steins;Gate 0 non stravolge la formula per cui il prequel è stato tanto apprezzato, ma sovverte l’equilibrio di quello stesso universo trasformandolo nel palcoscenico di uno struggente racconto corale. Nel 2017 è comunque previsto un adattamento animato che ne coprirà gli eventi, così da non lasciare gli appassionati di animazione giapponese totalmente all’oscuro di questo sequel. A questo indirizzo, tra l’altro, è già disponibile un prologo animato. E con questo passo e chiudo: El. Psy. Congroo.

verde

Good

  • Racconto corale di grande impatto, scritto con intelligenza e sensibilità.
  • Comparto audio piacevole.
  • Gestire le biforcazioni narrative è decisamente più semplice che in passato.

Bad

  • L'estrema facilitazione delle meccaniche potrebbe risultare sgradevole ai cultori del genere.
  • Livello di scrittura (in lingua inglese) non esattamente da urlo.
  • Le interazioni tramite app di instant messagging sono completamente inutili.
8.2

Majkol
C'è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d'epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.