L'attacco dei cloni (zombie)

Majkol

State of Decay 2

Sviluppatore: Undead Labs
Publisher: Microsoft Studios
Genere: Avventura Survival 3D
Disponibile: Digital+retail
PEGI: 18+
Lingua: Italiano
Versione Testata: Xbox One, Xbox One X, PC
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Avete presente quei videogiochi che vi entrano nel cervello, vi fanno credere di star investendo il vostro tempo in qualcosa di costruttivo e vi obbligano a rimanere incollati allo schermo per assicurarvi che tutte le vostre preziose statistiche rimangano positive, così da venire continuamente ricompensati con messaggi trionfatori?

Ecco, State of Decay 2 è essenzialmente questo: un sequel che profuma più di remake e che porta con sé, tutto sommato, tutti i difetti del precedente capitolo. Il titolo Undead Labs è riuscito a conquistarsi le simpatie di ben tre milioni di giocatori nel giro di poco più di un mese – vuoi per la sua inclusione nell’Xbox GamePass, vuoi per il prezzo di lancio aggressivo – e noi della redazione di GeekGamer non potevano sottrarci dall’ingrato compito di dirvi la nostra.

Ammetto che personalmente apprezzai molto quanto mostrato dal primo episodio (qui la mia recensione) di questa (ormai) serie, e gli abbonai l’estrema precarietà tecnica dimostrata su console poiché era intriso di quella tipica fragranza di produzione “indie”, e ai miei occhi appariva come uno di quei tanti progetti ambiziosi a cui il tempo e il budget tarpano le ali. Con l’acquisizione del team da parte di Microsoft e l’ormai esclusività dell’IP nella scuderie Xbox, è giusto espandere il discorso e guardare dritto in faccia tutte le criticità di un videogioco che avrebbe potuto essere molto più di quanto non sia.

State of Decay 2 è, come già menzionato, in tutto e per tutto poco più di un remake dell’apprezzabile primo capitolo, con mappe esplorabili significativamente più vaste e qualche variazione sul genere “survival” in più. In questo videogioco si è infatti chiamati a vestire i panni non del consueto protagonista dal passato tragico, ma di un gruppo intero di sopravvissuti che si potrà rimpolpare con volti e personalità rintracciate sul territorio. Il tutto, ovviamente, guidato dalla casualità. Il videogioco propone sì, coppie di eroi con cui iniziare l’avventura con un pretesto narrativo che faccia loro da background (e in tal senso sembra che lesbismo e zombie vadano sempre più a braccetto), ma non fatevi ingannare: la morte di uno o di entrambi i protagonisti iniziali non decreterà la fine della partita. Anzi, se c’è qualcosa che questo sandbox con elementi microgestionali insegna è che nulla è per sempre, nemmeno una base che si è cercato di difendere per decine di ore di gioco.

MORS TUA VITA MEA

Dominato da un algoritmo procedurale che propone continuamente nuovi incarichi (e come sempre quando entra in campo l’aleatorietà, i compiti si somigliano tutti fra loro), ci si deve quindi destreggiare fra una base di sopravvissuti da tenere in piedi, l’ossessivo invito all’esplorazione del territorio circostante alla ricerca di cibo e materiali da investire nella propria comunità e l’incombente minaccia di un nuovo tipo di zombie capaci di infettare i sopravvissuti e tramutarli in breve tempo in creature mangia uomini. Il tutto, manco a dirlo, è gestito tramite schermate di numeri e statistiche. Da subito queste meccaniche potrebbero sembrare fin troppo disorientanti, ma basta destreggiarsi con i menù per qualche ora per fare amicizia con quelli che in realtà si dimostrano solamente leggerissimi elementi gestionali; il focus del gioco rimane, come sempre, lanciarsi nella mischia di non morti e recuperare più materiali possibili. Lo spirito di base è quindi il medesimo del precedente episodio ed è stato arricchito da alcuni nuovi elementi che, tuttavia, non cambiano poi di molto le carte in tavola. State of Decay 2 si configura come un discreto titolo d’azione in terza persona, in cui il sistema di combattimento è gestito con un unico tasto (o al massimo la combinazione di due, nel caso di prese e schivate) e dove la mira con armi da fuoco riporta alla più classica telecamera su spalla. Ogni traguardo, missione e azione particolare, come l’uccisione di zombi mutati, è ricompensata con dei punti influenza, l’unica grande valuta presente nel gioco con la quale si possono modificare i rapporti con gli altri gruppi di sopravvissuti, barattare e decidere se occupare o meno edifici circostanti. Ci si muove anche su una discreta varietà di vetture, sebbene la gestione della loro fisica rimanga piuttosto scadente, e se si riuscirà a capire in fretta il funzionamento degli avamposti e soprattutto sfruttare il fatto che possono essere spostati senza alcun malus particolare, difficilmente il livello di sfida riuscirà a creare dei veri problemi.

State of Decay 2 si apre, poi, alle comunità, sia offline che online: da una parte è possibile interagire con gruppi di sopravvissuti denominati enclavi che, a seconda dei rapporti, potranno essere utili alleati, indistinti sconosciuti o agguerriti rivali; dall’altra, invece, il titolo è stato finalmente baciato da una modalità multiplayer online cooperativa che permette fino ad un massimo di quattro giocatori di collaborare per la ricerca di materiali e debellare assieme la minaccia della piaga di sangue. In quest’ultimo caso il videogioco si comporta discretamente, sebbene nel momento in cui scrivo (e a più di un mese di aggiornamenti, rilasciati quasi a cadenza settimanale) venire sbalzati fuori dalla partita è all’ordine del giorno. Per evitare fenomeni negativi e il pericolo della creazione di una community tossica, il gioco non contempla l’opzione del fuoco amico e permette ai giocatori di recuperare materiali nelle ambientazioni da punti differenti, in modo da non “rubarsi” a vicenda i preziosi gingilli, che possono essere eventualmente poi riportati nella base della propria partita. Se non foste interessati alla cosa, in ogni caso, è possibile settare la modalità di gioco offline ed evitare di essere disturbati, accedendo così anche alla salvifica schermata di pausa, altrimenti negata. Come intuibile, il videogioco in questione non propone un vero e proprio intreccio, ma una serie di missioni che variano a seconda del tipo di leader che si deciderà di porre a capo dei propri sopravvissuti, spazzando via anche la sottilissima linea narrativa che teneva assieme il precedente.

Volevate un po’ di minoranze nei videogiochi? Bene, peccato che della loro presunta relazione non vi sia traccia nel gioco.

Chi dovesse vedere nell’ambientazione un retrogusto di The Last of Us potrà ricredersi fin da subito poiché l’atmosfera tipica horror che dovrebbe fare da sfondo alle vicende è appiattita da continue linee di dialogo che cercano, malamente, di colorire i personaggi protagonisti. Tuttavia considerando come ognuno di questi potrebbe scomparire da un momento all’altro, è inutile ricercare in loro un qualche briciolo di carisma o di semplice umanità: si trattano a tutti gli effetti di risorse incapaci di comportamenti autonomi o anche semplicemente di reagire alla morte di un caro, dettaglio magari specificato dal loro background. I personaggi di State of Decay 2 sono a tutti gli effetti avatar imbottiti di abilità, una forte vena ironica totalmente non richiesta e una trafila di statistiche che possono essere migliorate. La scelta di puntare tutto sul gameplay e asciugare il più possibile le velleità narrative del gioco, in ogni caso, non è stata presa a caso e si rivela piuttosto saggia (considerando anche il livello medio dei dialoghi, tra lo scadente e il fastidioso), permettendo di ricominciare a giocare anche al termine di una campagna in una sorta di New Game +, magari in una zona differente tra quelle disponibili, portando con sé solamente fino a tre dei propri sopravvissuti, o affidarsi alla creazione di un cast tutto casuale; manco a dirlo, è proprio la natura casuale dei personaggi (e soprattutto delle loro innate capacità) che finisce inesorabilmente per rendere la creazione di una base perfetta leggermente più ostica, ma come già detto, State of Decay 2 rimane un gioco studiato per rimanere accessibile (forse anche troppo).

In tal senso, giungono in soccorso i talenti del leader della partita precedente, che possono essere attivati per conferire bonus passivi al proprio accampamento, nel caso lo si volesse. Chi ha giocato e apprezzato il prequel, in ogni caso, può lanciarsi senza paura in questo nuovo capitolo, poiché le differenze sostanziali non sono particolarmente rilevanti.

Nota dolente in tutto questo marasma di considerazioni su un gioco tutto sommato solido – ma mai brillante – è tutto ciò che riguarda il comparto tecnico: State of Decay 2 è forse uno dei videogiochi meno “patinati” apparsi tra le fila di esclusive per Xbox One, e sacrifica il dettaglio del singolo elemento per offrire la concretezza della vastità dell’insieme. Se questo fosse l’unico difetto imputabile si potrebbe anche chiudere un occhio considerando il passaggio al nuovo motore grafico (dal CryEngine 3 al gettonatissimo Unreal Engine 4), ma sia su Xbox One che su Xbox One X soffre di una pletora di bug, rallentamenti (maggiori su Xbox One X per via della risoluzione maggiorata) e problematiche a livello tecnico – alcune tanto gravi da richiedere il riavvio del titolo – che non posso che consigliare di optare senza alcun ripensamento per l’edizione PC, disponibile per Windows 10. Almeno quella, pur se infestata dai medesimi bug, permette di scorrazzare a 60fps e offre un dettaglio grafico maggiore (ma scordatevi il supersampling).

 

 

 

 

Dove posso acquistarlo?

XBOX MARKETPLACE

Microsoft Store (PC)

Con State of Decay 2 il team di Undead Labs 2 poteva e soprattutto doveva realizzare il sogno di un MMO survival nato sulla base del primo capitolo. Quel che è arrivato a noi, invece, è più che altro una riedizione resa sufficientemente interessante da una modalità multiplayer che permette fino a 4 giocatori di collaborare assieme. Se il prodotto finale non fosse immerso in un’accozzaglia di bug si potrebbe anche alzare il giudizio finale di mezzo punto, ma nello stato in cui verte, anche a seguito di aggiornamenti e migliorie, c’è da chiedersi come possa aver raggiunto il cuore – e i portafogli – di ben tre milioni di persone.

giallo

Good

  • Concept accattivante e fusione di generi abbastanza solido.
  • Ambienti vasti e gioco che spinge all’esplorazione.
  • Aggiornamenti frequenti e prezzo di lancio aggressivo.
  • Il multiplayer aggiunge tutto sommato una marcia in più…

Bad

  • … ma concludere una partita quando lo si vuole per davvero è dura.
  • Tecnicamente appena sufficiente su console, discreto su PC.
  • Molto (se non troppo) simile al prequel
  • La quasi totalità delle missioni rimbalza i giocatori da un segnalino sulla mappa all’altro senza aggiungere nulla all’esperienza.
6.8

Majkol
C'è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d'epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.