Scampagnate nei nastri magnetici

Monica Neddi

Small Radios Big Televisions

Sviluppatore: FIREFACE
Publisher: Adult Swim Games
Genere: Puzzle Adventure
Disponibile: Digital
PEGI: 3+
Lingua: Inglese
Versione Testata: PC
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review
Sito ufficiale

Sin dalla schermata del titolo ammalia con una sua precisa identità audiovisiva che, pur non essendo sorprendente o innovativa, riesce a farlo percepire come un prodotto unico, con qualcosa da dire. Si tratta di un insieme compatto e coerente nonostante viva su 3 piani differenti: l’interfaccia utente dei menu, piatta e iconica, il mondo edificato dall’uomo, figlio della fantascienza sporca sudamericana, e la natura, che ci appare serena e pressoché incontaminata.

Mentre esploriamo delle strutture che paiono saltate fuori da FEZ, le “fabbriche” secondo la definizione dell’autore del gioco, ci possiamo imbattere in qualche cassetta che misteriosamente volteggia a mezz’aria. Interagendoci, essa viene automaticamente infilata in un registratore mentre possiamo leggerne l’etichetta che ne evoca il contenuto: luoghi come tundra, montagna, costa. Il mondo si deforma e ci troviamo risucchiati all’interno della registrazione. Il nastro magnetico, però, è alterabile: in giro per le fabbriche troviamo delle pratiche postazioni per smagnetizzarlo, e quindi trasformare dei paesaggi sereni in visioni psichedeliche o incubi. La costante di queste nostre escursioni in mondi registrati è che possiamo solo guardarci attorno, spettatori, alla ricerca di una gemma verde da cliccare, e talvolta siamo fermi in un punto, e talvolta siamo trasportati automaticamente su binari, in cerchio.

I SOGNI NELLE CASSETTE

Non si verifica una reale contrapposizione analogico-digitale o uomo-natura, poiché entrambi i piani che esploriamo sono estremamente fisici, materici, costrittivi e totalmente privi di vita. Non per niente le interazioni che abbiamo all’interno delle varie fabbriche sono di tipo meccanico: aziona la leva, inserisci l’ingranaggio, gira la valvola, mentre la staticità del nostro essere telecamera – costante del titolo – ci consente di inclinare la visuale delle stanze, con un accenno di variazione di messa a fuoco che rende in un paio di casi difficile la risoluzione di puzzle che diventano illeggibili. Interazioni semplici, adatte a tutti, del genere inquadra e pigia il tasto o trascina l’oggetto in un punto, mentre i puzzle non solo sono estremamente semplici e banali, ma vantano dei suggerimenti lampanti sulle pareti delle stanze.

Ed è proprio nei graffiti, nei cartelli alle pareti che si consuma un altro dei grandi crimini che uccidono quanto di buono poteva essere. Messaggi lasciati da chi, per chi, perché? Giocano con il giocatore rompendo la quarta parete, riproponendo cliché insipidi. Chi è il giocatore, però? La camera che osserva e interagisce incorporea, per poi scoprire a un certo punto che qualcosa di corporeo deve esserci, se serve una passerella per raggiungere una piattaforma altrimenti isolata e aprirne la porta. C’è confusione pure su questo. La sofferenza del backtracking, e del malessere che ne deriva quando si vola velocemente da una porta all’altra, non viene premiata da un’esplorazione soddisfacente, né nelle fabbriche, del tutto prive di hotspot se non quelli utili al proseguimento come in un To The Moon qualsiasi, né tantomeno nella parte più deludente, quella dei mondi virtuali, all’apparenza molto aperti ma nella realtà più restrittivi degli edifici. Il senso di meraviglia e di scoperta lascia molto presto spazio alla noia: di fatto, questa versione commerciale offre davvero poco più del prototipo del 2014, che potete vedere a questo indirizzo.

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Su PC il gioco può essere affrontato indifferentemente con mouse e tastiera oppure con il gamepad, scambiando i controlli durante il gioco ogni volta lo si desideri senza dovere passare per i menu. La prima soluzione è quella ottimale, anche se esteticamente meno appagante: il puntatore rimane la freccia standard, mentre col pad esso assume la forma di un esagono. Usare un pad è molto più difficoltoso, a causa di una forza applicata al puntatore che tende a farlo ritornare al centro dello schermo. È possibile contrastare questa forza utilizzando il dorsale posteriore destro, ma rimane un sistema involuto di controllo. Non avendo avuto modo di provare la versione PlayStation 4 posso solo supporre che presenti gli stessi inconvenienti nei controlli, pertanto avendo possibilità di scegliere tra le due piattaforme consiglierei l’acquisto della versione PC, tenendo in considerazione che potrebbe arrivare un update a portare la realtà virtuale vera, quella col caschetto, in un secondo momento – come ha dichiarato lo sviluppatore Owen Deery su Reddit perlomeno in riferimento ad un aggiornamento per la console Sony, anche se non bisogna escludere che ciò possa avvenire pure per HTC Vive o Oculus Rift. Un videogioco che propone degli enigmi così semplici solitamente mantiene il giocatore interessato a proseguire grazie a una storia appassionante, alla promessa di suo disvelamento, all’esplorazione appagante. In questo caso, la certezza che si tratta di un’esperienza brevissima, di neanche due ore, è il motore più potente per trascinarsi a vedere il finale. C’è un minimo di rigiocabilità per i completisti, alla ricerca di tutte le cassette da vedere.

 

 

 

 

Contenuti

Dove posso acquistarlo?

PS Store

All’avvio del gioco veniamo proiettati in un’estetica da maglietta a righe, All Star ai piedi e Datassette sulla spalla a mo di ghetto blaster. Tutto rimane in superficie: al di là del pregevolissimo stile audiovisivo, il gioco affonda nel suo gameplay che banalizza l’idea e la presentazione del gioco, le svilisce, le annulla. Financo le musiche dopo un po’ diventano ripetitive. Gli appassionati di mondi virtuali dovrebbero provare il prototipo e considerare che nel gioco c’è tanto more of the same.

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Good

  • Atmosfera seducente.

Bad

  • Enigmi mediocri.
  • I mondi virtuali non sono esplorabili.
  • Controlli insoddisfacenti.
4.5

Monica Neddi
"se non editi sei inutile" cit.
  • …perché mi fa venire in mente “Everybody’s Gone To The Rapture”? ^^’