Un classico riportato in vita

Majkol

Shenmue I & II

Sviluppatore: D3T
Publisher: SEGA
Genere: Avventura azione 3D
Disponibile: Digital+retail
PEGI: 12+
Lingua: Inglese
Versione Testata: PC
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Ritornando in quel di Yokosuka e sbarcando per la seconda volta a Hong Kong, ammetto che non mi aspettavo di provare una sensazione di freschezza… in un videogioco con quasi vent’anni sul groppone. Riportare in vita e sulla cresta dell’onda un marchio leggendario come Shenmue non è cosa da tutti, e sia SEGA che D3T lo sanno bene.

Ebbene sì, i Quick Time Event sono stati proposti su console da Shenmue, non da God of War.

Chiaramente sia Shenmue che Shenmue II sono ben lontani dallo standard di videogioco moderno, ma la strada intrapresa dallo sviluppatore nella sua opera di rimasterizzazione è stata forse la più saggia: tradurre quanto si era visto su SEGA Dreamcast e Xbox nella maniera più fedele possibile. Forse è per questo che in entrambi i casi ho subìto (di buon grado) i tempi morti di entrambi i titoli in questione, così focalizzati nel ricreare un contesto storico credibile da riuscire a far calare nelle loro atmosfere anche il giocatore più restio.

D’altronde Shenmue non è mai stata una serie “per tutti”, come piace ribadire agli articoli di critica nostrani quando si giunge alla chiusura di analisi di videogiochi dall’afflato tipicamente giapponese. E forse è anche per questo che la saga di Yu Suzuki, già autore di Virtua Fighter e tanti altri classici dell’iconica software house nipponica, dovette per forza fermarsi sull’epilogo del secondo episodio, chiuso da un cliffhanger talmente crudele da aver innescato la nascita di una pletora di teorie sul futuro di Ryo Hazuki e della sua storia.

YOKOSUKA, 29 NOVEMBRE 1986

Nonostante un risultato di vendite piuttosto modesto se rapportato all’altissimo budget messo in campo da SEGA per la realizzazione dei primi due capitoli di Shenmue, è chiaro che col tempo e il passaparola la leggenda dei rivoluzionari titoli Dreamcast – di cui solamente il secondo venne ripubblicato su Xbox un secondo momento – si è diffusa presso le community online dell’intero pianeta, tanto da spingere lo stesso Suzuki a mettere insieme un team indipendente e aprire una raccolta fondi su Kickstarter per riportare in scena quel Giappone degli anni ’80 a cui sembra tanto affezionato. E il successo in termini di consenso popolare, in tal senso, è testimoniato dalla mole di denaro buttata letteralmente in pasto a lui e ad un manipolo di signori nessuno messi insieme con lo sputo.

Non è quindi un caso che Shenmue I & II sia tornato a far parlare di sé in questa riedizione per PS4, Xbox One e PC, catalizzando l’attenzione non solo dei nostalgici, ma anche di chi aveva sentito per anni parlare dell’eccellenza di un gameplay a metà fra l’avventura investigativa e il JRPG – un gameplay che pur manifestando in ogni poligono il segno degli anni trascorsi riesce ancora oggi a distinguersi e a meravigliare.

Shenmue I rappresenta un (ghiotto) antipasto dell’intera esperienza, narrando l’inizio del viaggio di Ryo Hazuki verso Hong Kong alla ricerca del temibile maestro di arti marziali Lan Di; quest’ultimo, colpevole di aver ucciso il padre del giovane e aver rubato un tesoro di famiglia, fa sì che il protagonista si emancipi dal suo stato di normalissimo studente giapponese, spalancandogli le porte di un’età adulta da conquistarsi a furia di cazzotti e avventure non sempre alla portata. Il primo capitolo della saga ci catapulta sul palcoscenico di un Giappone bucolico caratterizzato nei minimi particolari, in cui gran parte dei personaggi che popolano le sue placide strade possono vantare un background unico e una routine giornaliera che può essere a sua volta influenzata dal passaggio del tempo e dai cambiamenti del tempo atmosferico. La grandezza di Shenmue sta infatti nei piccoli dettagli, laddove la linea narrativa non riesce mai ad emanciparsi dal candore di una quotidianità fatta di perenni attese e sporadiche sorprese. Il viaggio di Ryo parte da quel vicinato che l’ha visto crescere, in un luogo abitato da volti amichevoli e disponibili per poi obbligarlo a fare la conoscenza di un mondo adulto disinteressato spesso ostile, che gli riserva monotonia lavorativa e aspri conflitti. Alienato da qualsiasi consuetudine moderna, il giocatore si trova a dover parlare con gli abitanti del vicinato per raccapezzarsi fra un mistero e l’altro, dovendo fare i conti con l’assenza di icone su mappa o giganteschi indicatori atti a suggerirgli come procedere nella storia. Si investiga, si combatte, si prendono note sul taccuino, si salva un gattino smarrito, si torna a investigare e poi si offre una bibita ad un uomo delle consegne di un ristorante cinese: Shenmue è fortemente definito dalla quotidianità di una persona tutto sommato comune, e pur lasciandosi andare ad elementi vagamente action nelle fasi finali, rimane un capitolo eminentemente introduttivo e una discreta palestra per quello che inscenerà l’iterazione successiva, decisamente più pregna di contenuti e scene d’azione.

La seconda tappa del viaggio di Ryo e della sua ricerca di vendetta è, a tutti gli effetti, un videogioco migliore, in cui la portata dell’avventura è talmente ingrandita da far guardare al primo episodio come ad una modesta dimostrazione di quanto Shenmue potesse realmente offrire. E se è vero che l’intera serie rappresenta a tutti gli effetti uno sfizioso esperimento che tenta di fondere esplorazione, avventura investigativa e scene d’azione, Shenmue II mostra in tutta la loro maturità quegli elementi appena accennati dal primo capitolo, ricreando attorno al protagonista un’atmosfera storicamente credibile, spesso tesa, e talmente densa di eventi opzionali, collezionabili e mini-giochi da far immediatamente riflettere sull’inaspettata scelta di SEGA di chiudere baracca e burattini al compimento di un prodotto così significativo e intenso.

L’opera di rimasterizzazione è basata sulla versione dreamcast di Shenmue – l’unica effettivamente pubblicata da SEGA – e sulla riedizione Xbox del secondo capitolo. Entrambi i videogiochi vantano una risoluzione maggiorata su console e pieno supporto al 4K su PC, pur limitate da un frame rate ancorato alla fatidica (e per alcuni antipatica) cifra di 30 FPS. Pur non intaccando gli asset inclusi nel gioco, probabilmente per proporre agli appassionati un’esperienza più simile a quella originale, l’interfaccia utente è stata ridisegnata in alta risoluzione e sono stati incluse opzioni grafiche (facoltative) atte a smussare l’aliasing. Anche il sistema di controllo è proposto in due varianti, una più moderna e una che ricalca quando visto su Dreamcast, ma in ogni caso la navigazione negli ambienti è ancora azzoppata da movimenti legnosi tipici dei “tank control” di fine anni ’90, e sebbene il tutto scorra meglio utilizzando due stick analogici, il gioco rimane interessato da tutti i limiti del videoludo dell’epoca. Inclusi nel pacchetto troviamo supporto ad aspect ratio differenti dai 4:3 originali, ma ciò si traduce in alcune scene cinematiche che, per ovvie ragioni, sono proposte con bande laterali. Tutto il comparto sonoro – fortunatamente graziato dalla presenza del superiore doppiaggio giapponese – è proposto in una qualità fortemente compressa, e gran parte dei brani della colonna sonora originale sono riprodotti in modo differente da come suonavano sulle console d’origine. In termini di Quality of Life, lo sviluppatore ha permesso di poter salvare in ogni momento del gioco, non andando a rivoluzionare le scelte stilistiche – a volte un po’ ostili – volute dal team originale. E sì, come c’era da aspettarsi questa collection non include né i contenuti di Shenmue Passport, né lo scenario extra di What’s Shenmue, che avrebbero potuto rappresentare una novità per i fan occidentali e un motivo in più per inserire delle leaderboards all’interno del gioco.

Malgrado la voce autorevole di Digital Foundry si sia lasciata andare a scroscianti applausi per quanto realizzato dallo sviluppatore, entrambi i videogiochi soffrono di diversi problemi e incongruenze rispetto al prodotto originale, ed è qui che è forse necessario soffermarsi.

Innanzitutto, nel momento in cui scrivo, l’unica edizione del gioco aggiornata all’ultima versione voluta dagli sviluppatori è quella PC, mentre le edizioni Xbox One e PS4 devono ancora essere ritoccate in via ufficiale. Nonostante l’impegno profuso dallo sviluppatore nel periodo post-lancio, sia il primo che il secondo capitolo inclusi in questa riedizione soffrono di diverse problematiche grafiche e sonore, tanto da spingere l’intero fandom della saga a dedicarsi a mod per ripristinare il fattibile.

Non c’è niente da buttare: l’operazione di SEGA è tutto sommato definibile come un successo, soprattutto nell’ottica di un’operazione di recupero storico, la cui inesistenza avrebbe obbligato i più curiosi a dover recuperare per forza di cose due console del passato per poter saggiare di un classico dalla storia piuttosto sfortunata. Sia Shenmue che Shenmue II non presentano bug che intacchino lo scorrere del gioco, né alterazioni artistiche tali da dover far preferire nettamente le edizioni originali a questa riedizione. Rimane, tuttavia, un’opera fortemente imperfetta, minata da problematiche che potranno essere risolte nella loro interezza probabilmente nella sola edizione PC, dove lo sforzo congiunto di sviluppatori e appassionati potranno in qualche modo rendere omaggio ad una saga che riprenderà a respirare sotto lo sguardo perfezionista di Yu Suzuki solamente con la pubblicazione del terzo, attesissimo episodio. O almeno, così si spera.

 

 

 

 

Dove posso acquistarlo?

PS Store

XBOX MARKETPLACE

Il pacchetto di Shenmue I & II ripropone il primo e il secondo capitolo della serie SEGA in modo fedele e rispettoso dell’opera originale, ma rimane un lavoro imperfetto che, per molti versi, andrebbe approcciato nella sua sola edizione per PC, dove gli appassionati potranno dedicarsi al ripristino di tutti quegli elementi che gli sviluppatori non sono stati in grado di recuperare.

verde

Good

  • Prezzo onesto.
  • Primo e secondo capitolo in un unico pacchetto.
  • Presenza del doppiaggio giapponese.
  • Esteticamente fedele a quanto visto in passato.
  • Fieramente “non per tutti”.

Bad

  • Comparto audio estremamente compresso.
  • Problematiche tecniche varie che minano la fedeltà della riproposizione.
  • Abbondanza di tempi morti che potrebbero snervare i giocatori abituati ai ritmi dei prodotti moderni.
7

Majkol
C'è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d'epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.