Chi gioca con due mani sul pad?

Pietro

Senran Kagura Estival Versus

Sviluppatore: Tamsoft
Publisher: Marvelous
Genere: Hack’n’slash 3D
Disponibile: Digital+retail
PEGI: 16+
Lingua: Inglese
Versione Testata: PC
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Sessualizzazione dell’immagine, mercificazone della donna, fanservice, perversione giapponese… ne abbiamo sentite di ogni in merito alla serie Senran Kagura, nata abbastanza “ingenuamente” con l’idea di mostrare al pubblico le rotondità feminili in 3D grazie alla tecnologia integrata nel Nintendo 3DS. Da allora il franchise è cresciuto in maniera molto consistente sia per risultati ottenuti in terra natia che come riscontro in occidente. Difficile stupirsi in quanto la formula è davvero vincente, unendo un gameplay frenetico e divertente ad un buon impatto visivo dovuto a personaggi deliziosi e una resa tecnica più che discreta. Ma qualcosa alla lunga, aimé, si è rotto. Nonostante l’abbondanza di airbag in dotazione.

Senran Kagura Estival Versus mostra fin da subito di ricercare un approccio molto più leggero rispetto ai precedenti: l’intro canterina con tanto di balletto smorza qualsivoglia velleità di creare un contesto appassionante, come a voler confermare senza riserva alcuna che siamo qui per le tette. Inutile negarlo, il resto è solo un funzionale complemento. Perfino agli occhi di un amante delle rotondità (quelle sopraelevate in particolare) femminili e della serie Marvelous quale il sottoscritto, qualcosa non torna. Le cose non migliorano nell’incipit che ci introduce alla trama presentandoci le due nuove “protagoniste”: una perfettina piatta come una tavola da surf che acquisisce delle bombe gigantesche dopo la trasformazione (non ditelo alla povera Mirai) e la perversa sorella che chiede costantemente di essere punita e insultata per provare godimento – graziata tra l’altro da una voce terribile.

SONO UN GAMER SEMPLICE, VEDO DELLE TETTE…

Stiamo invero parlando di un gioco giapponese indicato ad uno specifico target e quindi non dovremmo dare troppo peso a particolari stereotipi o all’abuso di riferimenti sessuali, ma questo Estival Versus pare aver riversato l’attenzione in fase di sviluppo solo a questi elementi, piuttosto che pensare a far maturare il basilare gameplay negli anni. Il contesto narrativo pretestuoso è utile principalmente ai nuovi arrivati (mortificando quindi le possibilità di coinvolgimento del cast già esistente) e, tranne che nei rari momenti in cui si prova a compiere dei passiavanti comprensibili, è infarcito di eventi nonsense che possono piacere/convincere a seconda del personaggio messi al centro della scena e delle proprie preferenze. Difficile poi ignorare come ogni scena, ogni dialogo e ogni motivazione portino sempre ed esclusivamente alla stessa situazione: un combattimento contro orde di minion seguito dallo scontro con una o più tra le altre ninja, messe insieme per criteri ogni volta diversi.

Fortunatamente l’azione di gioco non manca di lati positivi: innanzitutto il ritmo è molto consistente e i controlli sono molto reattivi, permettendo di muoversi e giostrarsi da combo, salti, schivate, parate con estrema facilità. Ogni ragazza è dotata di un proprio moveset costruito su meccaniche peculiari (spesso legate alle armi) che le caratterizzano in battaglia, differenziandole sensibilmente. Passare da un personaggio all’altro non è semplicemente questione di abitudine alle nuove animazioni o alla differente velocità di esecuzione, ma richiede di studiare da zero le mosse a disposizione. Ciò trasmette inizialmente sensazioni molto positive in quanto a varietà, trovandosi di missione in missione a controllare ogni volta un personaggio diverso grazie ad una trama che prova a dare a tutte il giusto screen time. Trattasi però di un’illusione, in quanto gli obiettivi di ogni missione non varieranno praticamente mai, così come le condizioni di vittoria e sconfitta: niente miniboss o boss dalle fattezze non umane, quasi assenti le strutture da distruggere o proteggere (salvo quelle opzionali da abbatere per sbloccare missioni extra e alcune situazioni di “difesa”), vittorie ottenibili solo con condizioni speciali relegate a sfide esterne a quella pricipale… si palesa uno sforzo creativo ridotto davvero ai minimi termini.

Considerata l’estrema abbondanza di contenuti presenti nel gioco (trama principale, missioni extra, collezionabili, etc.) si arriva presto a soffrire a causa della ripetitività. Non bastano neanche le aggiunte alle meccaniche di gameplay (come gli attacchi aerei in combinazione col partner) a dare una vera svolta ad un sistema che principalmente premia le continue combo aeree ad inseguimento e l’uso delle special al momento opportuno. Non si cerca certo la profondità di un Bayonetta o un Ninja Gaiden, ma quantomeno un po’ di varietà presente perfino nei tanto criticati musou. È qui che si viene a creare lo spartiacque che ci permette di capire se apparteniamo al target del titolo: passione per tette o meno, siamo davvero disposti a scendere a compromessi sacrificando il divertimento in favore dell’appagamento derivato da estetica e completismo?

Sarebbe anche da sottolineare come,, con il passare del tempo e l’aumentare delle fila, il cast si stia davvero livellando verso un’uniformità inquietante per quel che concerne le circonferenze petto (salvo 2-3 casi), rendendo a volte un “sollievo” alzare lo sguardo durante i dialoghi per provare a guardare le facce e non le curve. Missione difficile in quanto il gioco, con animazioni e inquadrature specifiche, continua a ricordarci come le star dello spettacolo vadano in giro in coppia. In teoria l’estrema sessualizzazione di un personaggio dovrebbe ottenere l’effetto di anestetizzarne la carica provocatoria, ma in questo costante “eccesso di seno” vi chiederete come la gimmick che ha dato vita al brand abbia potuto essere inflazionata al punto da svuotare i personaggi stessi, ben poco credibili nell’affrontare i loro conflitti interiori mentre i meloni rimbalzano in primo piano. Esiste sempre la possibilità di skippare le scene e buttarsi in battaglia, così da apprezzare il gioco per il suo gameplay e provare, nei vari stage spesso ripetuti ad libitum, a eseguire le finisher speciali contestuali all’ambiente che oltre a sconfiggere il nostro avversario lo privano dei vestiti ponendolo in situazioni imbarazzanti. Ecchi Fatality.

I fan della serie o in generale del gaming giapponese “semplice ma adorabile” troveranno comunque pane per i loro denti: oltre ad una storia principale molto consisitente, che permette di dare vita a sfide variegate negli accoppiamenti, è presente una sezione Shinobi Girl’s Heart che si rivela piuttosto estesa, con 25 personaggi impegnati in serie da 5 missioni. Con l’aggiunta delle Special Missions e di una modalità online molto solida e variegata – che offre una serie di modalità classiche come la “Capture the flag” reinterpretata come “Capture the Bra” – c’è molto da fare e da vedere, in un titolo che punta sulla longevità grazie anche al supporto DLC consistente, con l’amara sopresa però di scoprire che nessuno di quelli presenti nelle versioni PS4 e PlayStation Vita è stato “regalato” per compensare il grande gap  temporale tra le release console e Steam. In quest’ottica è da segnalare come tecnicamente il lavoro svolto sia discreto e il passaggio da PS4 risulti molto solido, capace di girare al massimo su computer non necessariamente potenti, rispondendo positivamente anche per la componente online grazie a tante modalità, un matchmaking rapidissimo e assenza di lag.

 

 

 

 

Contenuti

Dove posso acquistarlo?

PS Store

La seconda opinione

Al netto dell’elemento erotico, Senran Kagura Estival Versus non sarebbe altro che un hack’n slash non eccellente che unisce un sistema di combattimento divertente ma sbilanciato ad arene ripetitive e spesso poco ispirate. È anche vero però che privare dell’elemento erotico un gioco come Senran Kagura sarebbe come privare del pesce un buon piatto di sushi, un esercizio inutile finalizzato a spogliare (è il caso di dirlo) di ogni personalità il prodotto. Senran Kagura Estival Versus adempie perfettamente al compito che si era preposto: offrire immani dosi di fanservice agli ammiratori delle procaci ragazze in stile anime che popolano ogni byte del gioco. Coloro che si sentono facilmente offesi dalle grazie femminili, o cercano unicamente un Hack’n Slash di alto livello, dovranno rivolgere altrove la propria attenzione.

7/10 – Manuel “Invernomuto” Piredda


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Senran Kagura Estival Versus prosegue sulla scia di Shinovi Versus ampliandone e migliorandone ogni aspetto, senza però spingere la serie verso la maturazione come action game: difficile quindi sorvolare sui difetti strutturali e promuoverlo senza riserve. Si tratta comunque di un titolo nato su PSVita e vincolato per genesi ad un certa semplicità concettuale, che si dipana però su un numero davvero immenso di livelli, personaggi e modalità. La discriminante all’acqusto è chiara: siete diposti a scendere a compromessi con l’ecessiva semplicità del prodotto? Amate l’estremizzazione assoluta delle curve femminili fino all’assurdo? Trovate intriganti le narrazioni in stile graphic novel giapponese incentrate anche sulle più triviali delle situazioni? Se avete risposto sì tre volte… buon divertimento.

giallo

Good

  • Rapido, frenetico, solido e colorato.
  • Un sacco di personaggi e di missioni.
  • Abbondanza di curve femminili.

Bad

  • Molto ripetitivo, si poteva osare di più.
  • Nessun DLC di Vita e PS4 compreso.
  • Il grado di fanservice risulta quasi eccessivo...
6

Pietro
Forgiato dal fuoco di mille console war, affrontate con indomito coraggio e tanto nonsense, questo figlio degli 8 bit ne è uscito indenne grazie alla genuina (o forse ingenua) passione per il mondo del videgioco. Trae piacere dal parlare di questo variegato mondo quasi quanto dal giocare effettivamente e ama Nintendo alla follia anche se a conti fatti è un multipiattaforma convinto. In tanti anni ha consumato infiniti caratteri digitali su numerosi siti... e non ha intenzione di smettere adesso.