Strateghi e guerrieri

“I guerrieri vittoriosi prima vincono e poi vanno in guerra, i guerrieri sconfitti prima vanno in guerra e poi cercano di vincere”

Samurai Warriors 4: EmpiresPuntuale come il fisco, forse di più, la saga di Dynasty Warriors e la sua moltitudine di spin-off continuano a ripresentarsi da ormai quindici anni: tre lustri durante i quali la serie ha invitato i giocatori a impersonare una moltitudine di guerrieri entro un vasto assortimento di scenari. Dalle eroiche vicende in salsa cinese della Saga dei Tre Regni agli spettacolari mecha dello spin-off dedicato a Gundam, passando per le lande postapocalittiche di Hokuto no Ken e per gli strampalati combattimenti di One Piece: Pirate Warriors, la formula hack’n slash di massa impostata da Dynasty Warriors ha avuto occasione di essere applicata in ogni contesto possibile.

Nata come spin off dello strategico Romance of the Three Kingdoms di Koei, in quest’ultima fase Dynasty Warriors – insieme alla sua costola più importante, Samurai Warriors – sta effettuando un percorso di “ritorno alle origini” grazie alla release di versioni ‘Empires’ dei suoi titoli di punta. Tali versioni affiancano la componente puramente action dei titoli originali a una moltitudine di elementi manageriali e strategici, che rendono più complessa l’esperienza di gioco, valorizzando nel contempo il setting storico in cui il giocatore viene chiamato a prendere attivamente parte. Questo Samurai Warriors 4: Empires non fa eccezione: basandosi sul motore del recente Samurai Warriors 4, si ripromette di perfezionare ulteriormente la formula regalando ai giocatori un’esperienza più completa.

Guerrieri chi?

Samurai Warriors 4: EmpiresSebbene la saga sia giunta in Occidente con il titolo generico di Samurai Warriors, i personaggi che popolano il mondo di gioco sono noti a chiunque si sia interessato anche solo marginalmente alla storia del Sol Levante. Ci ritroviamo infatti a impersonare figure storiche realmente esistite, membri di casate di samurai e proprietari terrieri che hanno contribuito, durante la sanguinolenta Era Sengoku, all’unificazione del Giappone come lo conosciamo al giorno d’oggi. Per quanto la caratterizzazione dei suddetti generali sia stata ampiamente romanzata e passata attraverso la lente del mito, molti dei tratti distintivi sono effettivamente rappresentativi degli ideali che contraddistinguevano le loro controparti reali. Il rapporto di rivalità romantica tra due daimyo come Uesugi Kenshin e Takeda Shingen, per esempio, potrebbe sembrare un’esasperazione volta ad attirare gli interessi del giocatore occidentale: eppure, chiunque conosca la storia di questi due eccentrici signori feudali si divertirà nel vedere trasposte su schermo le curiose dinamiche che hanno portato i due a sviluppare un rapporto di fratellanza nonostante le feroci battaglie in cui si vedevano contrapposti. Proprio questo elemento storico, sebbene a volte esagerato, conferisce a Samurai e Dynasty Warriors una marcia in più rispetto agli spin-off più fantasiosi. In questa versione Empires, poi, la fedeltà allo scenario storico è stata resa assolutamente centrale.

Samurai Warriors 4: Empires

“Gli imperi si forgiano con le guerre.”

Sia ben chiaro, una volta cliccata l’icona di avvio di Samurai Warriors 4: Empires non ci troveremo di certo di fronte a un trattato accademico, né a un titolo dall’evidente impronta strategica e diplomatica alla Nobunaga’s Ambition; piuttosto, ci verrà offerto un gioco ibrido che cerca di coniugare l’anima squisitamente action del titolo con sezioni di micromanagement di uomini e risorse. Dopo aver selezionato il personaggio preferito da un fornitissimo roster (oltre 50 opzioni disponibili), o dopo aver creato il nostro avatar grazie a un ottimo editor, ci si ritrova subito catapultati nel mezzo di quelle immense battaglie campali che hanno fato la fortuna della saga Warriors. Il gameplay di queste sessioni di combattimento si rifà a una formula tanto semplice quanto di successo, ormai letteralmente cementificata nelle meccaniche essenziali di ogni gioco della saga: si pone il giocatore al comando del proprio generale, dotato di abilità marziali fuori dal comune, e lo si fa muovere all’interno di una mappa tridimensionale divisa in settori da conquistare. 10636701_10209197951415881_1260442757624477362_oOgni sezione è protetta da un numero assurdamente elevato di nemici comuni, combattenti generici il cui unico scopo sembra essere quello di farsi triturare dal giocatore senza opporre eccessiva resistenza. Occasionalmente, però, mentre il conto morti raggiunge cifre da genocidio, è possibile incontrare sul campo di battaglia qualche generale appartenente a un clan rivale, che funge da vero e proprio “boss” e regala, finalmente, una sfida degna di questo nome. Questi “duelli” tra generali mettono brillantemente in luce tutte le possibilità a disposizione dei nostri guerrieri, facendo risaltare l’impegno posto nel bilanciamento delle mosse a nostra disposizione. Esse si incatenano (quasi) sempre con grande fluidità, e culminano in alcune spettacolari tecniche speciali, eseguibili solo dopo un certo numero di uccisioni o utilizzando determinati oggetti.

Il vero elemento caratterizzante di Samurai Warriors 4: Empires, però, si manifesta solo una volta terminato il combattimento e riposta la spada nel fodero, quando ci si trova di fronte alla sezione gestionale. Tra una battaglia e l’altra, infatti, occorrerà stringere alleanze con gli ufficiali della nostra casata, assegnare mansioni e denaro per potenziare questa o quell’altra statistica e addirittura stipulare accordi militari con le potenze vicine. Ciò avviene tramite una schermata che rappresenta il proprio clan come fosse una casa, nella quale ogni stanza simboleggia una mansione. Che l’elemento strategico non sia soltanto un’aggiunta superficiale, ma piuttosto un elemento vitale dell’esperienza di gioco, appare subito chiaro quando il giocatore si ritrova a dover scendere sul campo di battaglia con un numero eccessivamente esiguo di truppe, coinvolto suo malgrado in una battaglia a senso unico dove anche i soldati semplici infliggono danni elevati, rendendo lo scontro praticamente impossibile. Per i giocatori alle prime armi non è raro ritrovarsi in situazioni simili, a causa di una cattiva gestione degli affari esteri, della mancanza di risorse, o della scarsa attenzione all’elemento economico.

Ogni casata con la quale è possibile allearsi propone un obiettivo personalizzato, che rispecchia le reali mire storiche dei suoi componenti: se l’ambizione del clan Oda è quella di unificare l’intera nazione sotto un’unica bandiera, il clan Chosokabe mira ad espandersi unicamente nell’isola di Shikoku, e di conseguenza permette un’esperienza meno incentrata sul combattimento puro e più improntata al mantenimento dei rapporti di buon vicinato. Questo intricato equilibrio di meccaniche diverse viene supportato da un comparto tecnico spartano ma funzionale, che, seppure non faccia gridare al miracolo dal punto di vista estetico, riesce a mostrare diverse centinaia di “vittime sacrificali” su schermo senza particolari difficoltà.

Samurai Warriors 4: Empires

Samurai Warriors 4: Empires

Sviluppatore: Omega Force
Publisher: Koei
Genere: Hack’n Slash
Disponibile: Fisico, Digitale
PEGI: 12
Lingua: Italiano
Versione Testata: PlayStation 4
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

 

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Contenuti

  • Coinvolgimento
  • Narrazione
  • Interazione
  • Linearità
  • Condivisione

Galleria

Samurai Warriors 4: Empires è un titolo in grado di regalare un’esperienza completa a chi voglia calarsi nell’affascinante mondo dell’Era Sengoku, mescolando sapientemente le carneficine che gli appassionati hanno imparato ad amare e una più pacata sezione gestionale in grado di far risaltare la “storia reale” che sta dietro le gesta supereroistiche dei personaggi. Sebbene presenti le problematiche tipiche della serie, come un reparto tecnico arretrato e una ripetitività logorante sul lungo periodo, non mancherà di regalare parecchie ore di divertimento agli appassionati della saga.

verde

Good

  • Buon bilanciamento tra action e management
  • Ottima caratterizzazione dei personaggi
  • Ci si sente al centro dell'Era Sengoku

Bad

  • Tecnicamente arretrato come di consueto
  • Troppo semplificato per chi cerca uno strategico
  • Troppo complesso per chi cerca un action
8

A differenza degli altri mammiferi, non è capace di mantenere la temperatura corporea costante: a causa di questa caratteristica, che lo rende simile ai rettili, il recensore vive tra console accese e schede video surriscaldate per tutto l'anno. La sua caratteristica lentezza lo rende la preda perfetta per il Caporedattore Horribilis. Abbandona il suo nido di cavi e controller solo occasionalmente, per nutrirsi e leggere e scrivere storie di fantascienza.
  • Riccardo Minisola

    Io questa serie non l’ho mai capita. ^^”

    • Majkol Robuschi

      Io lo amo <3