Sapore di sale

A qualsiasi giocatore è sicuramente capitato di avere a che fare con videogiochi che, pur presentando caratteristiche uniche e innovative, si basano su un altro titolo dal conclamato successo traendone ispirazione per le proprie ambientazioni e meccaniche di gioco. Quello che è più raro, invece, è osservare questo fenomeno quando viene portato all’eccesso, sino alla creazione di veri e propri “loop” d’identità.

Salt and Sanctuary non fa mistero di ispirarsi, o meglio di voler essere una vera e propria rivisitazione bidimensionale della fortunatissima serie “Souls”; ma è altrettanto innegabile, del resto, che i giochi From Software abbiano tratto più di uno spunto, nei toni e addirittura in alcune meccaniche, dai titoli più esplorativi della serie di Castlevania. Siamo qui, dunque, per recensire un titolo che nel voler omaggiare un determinato gioco si ritrova – suo malgrado – a calcare le impronte di un altro predecessore.

Salt and Sanctuary art001Sali o anime?

Infatti, pur sostituendo al carisma di Alucard un personaggio creato ad hoc, e pur introducendo un sistema di esperienza fortemente ispirato ai vari Souls, Salt and Sanctuary è a tutti gli effetti un puro e semplice “metroidvania”: un gioco d’azione con visuale bidimensionale in cui l’esplorazione dell’ambiente procede in modo non lineare attraverso una serie di abilità sbloccabili. Ad aprire il gioco è un livello monodirezionale che ci trasporta su una nave che affonda, e si chiude poco dopo con l’inevitabile scontro con un temibile “boss introduttivo”: un semplice antipasto che preannuncia l’elevata difficoltà del gioco. Una volta naufragati sull’isola che sarà teatro dell’intero gioco, veniamo abbandonati a noi stessi, unici responsabili del destino del nostro personaggio.

A impedirci di incappare per errore in zone troppo avanzate, che potrebbero rovinare il senso di progressione del gioco, intervengono barriere apparentemente impossibili da superare, come ponti crollati o pareti; ma tali ostacoli diventeranno facilmente superabili grazie all’acquisizione di nuove abilità, che ci permetteranno di accedere a nuove zone da esplorare. In altri casi il giocatore si trova comunque obbligato a seguire determinati percorsi prima di poter proseguire verso l’area successiva, a causa della presenza di portoni chiusi la cui chiave è posseduta da un boss di zona decisamente ostico da battere.

Per condire queste meccaniche ormai ben riconoscibili c’è un sistema di combattimento e gestione dell’equipaggiamento mutuato a piè pari da Dark Souls: una schermata dell’inventario estremamente familiare ci permette di impostare, grazie a vari slot d’alloggiamento, le armi da tenere in entrambi le mani (anche se uno scudo è praticamente d’obbligo contro alcuni boss) o gli elementi da armatura da far indossare al protagonista. Altro elemento già visto è la possibilità di ripristinare la salute tramite comode fiaschette rigenerative, veri e propri elisir salvavita disponibili in quantità limitate ma ricaricabili ogni volta che ci riposeremo in un “santuario” – alter ego, in questo caso, dei falò della serie Souls.

salt and sanctuary img (6)Se le anime erano praticamente moneta sonante nella serie Souls, in Salt and Sanctuary vi è una dicotomia tra il sale, utilizzato per avanzare di livello e potenziare armi e oggetti, e l’oro vero e proprio, valuta necessaria tanto a comprare nuovi oggetti quanto a pagare i misteriosi figuri che ci riporteranno al santuario dopo ogni morte. Ogni fallimento ci vedrà infatti “risorgere” presso il più vicino luogo di recupero, privati di tutto il sale accumulato sino a quel momento: l’unico modo per recuperare il preziosissimo cloruro di sodio è quello di riuscire a ritrovare il nemico che ci ha tolto la vita, ora evidenziato da un alone bianco, e ucciderlo a nostra volta, reclamando il maltolto. Il sale, del resto, costituisce l’elemento più importante del gioco: lo dimostra la sua fondamentale rilevanza nel sistema di level up, del tutto simile alla sferografia di Final Fantasy X. Si tratta di un metodo di sviluppo non lineare che viene incontro alle esigenze del giocatore, permettendogli di focalizzare le statistiche sull’elemento magico o fisico, e ottenere l’abilità di utilizzare diverse classi d’equipaggiamento o addirittura la possibilità di trasportare più oggetti curativi.

Praise the Salt!

Salt and Sanctuary funziona grazie a un motore di gioco proprietario, una scelta coraggiosa rispetto alla moltitudine di platformer sviluppati tramite Unity. Il lavoro di programmazione ha consentito di produrre un gameplay ottimizzato al meglio, grazie a hitbox precise e salti estremamente responsivi.

Salt and Sanctuary img000Dal lato grafico, invece, il gioco non brilla per ricchezza di effetti e i modelli dei personaggi umani hanno subito una stilizzazione fin troppo estrema. Gli scenari, seppure ripetitivi, compiono bene il loro dovere nel riproporre un’atmosfera oscura e medievale. Discorso a parte per i boss che scandiscono puntuali l’incedere del gioco, il cui design spazia tra l’horror lovecraftiano e quello gotico, tra inflazionati ma efficaci dragoni a spettrali regine fantasma armate di lame.

Il tallone d’Achille di Salt and Sanctuary, è indubbiamente l’adattamento, che più ha risentito della ristrettezza di budget e personale di Ska Studios. Una volta avviato il gioco, che partirà automaticamente in lingua italiana, ci troviamo di fronte a un vero e proprio genocidio della nostra lingua, trasformata grazie a Google Translate in un’incomprensibile accozzaglia di frasi senza senso: traduzioni incomplete ed errori di traslitterazione renderanno ardua anche la semplice lettura dei menu delle statistiche. Fortunatamente, dopo le numerose lamentele ricevute, con una delle recenti patch del gioco è stata inserita la possibilità di selezionare la lingua tramite il menu opzioni. Sebbene l’obbligo di giocare in inglese farà storcere il naso a più di un acquirente, la possibilità di seguire la pur fumosa trama di gioco e di comprendere almeno a cosa si riferiscano i vari parametri dei menù migliora di gran lunga l’esperienza.

Salt and Sanctuary

Sviluppatore: Ska Studios
Publisher: Ska Studios
Genere: Platform/Avventura 2D
Disponibile: Digital
PEGI: 16+
Lingua: Italiano
Versione Testata: PlayStation 4
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

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Contenuti

  • Coinvolgimento
  • Narrazione
  • Interazione
  • Linearità
  • Condivisione

Somiglia a…

Galleria

Sebbene tutti gli elementi che compongono il gioco siano di qualità decisamente altalenante, Salt and Sanctuary riesce a superare la semplice somma dei suoi componenti e si rivela essere un gioco divertente e “salato” al punto giusto. Sarebbe poco professionale, però, trascurare di sottolineare la poca originalità del titolo, che sembra soffrire decisamente della mancanza di un’“anima” propria.
A fronte delle carenze tecniche e della natura derivativa, Salt and Sanctuary resta comunque un titolo godibile che merita l’attenzione di qualsiasi nostalgico dei metroidvania o di chi sia, più semplicemente, in cerca di una sfida.

semafori indie-02

Good

  • Difficoltà ben dosata e raramente frustrante.
  • Elemento esplorativo ben congegnato.
  • Statistiche ed equipaggiamento completamente personalizzabili.

Bad

  • Eccessivamente derivativo.
  • Tecnicamente altalenante.
  • Ambientazioni spesso ripetitive.
7.5

A differenza degli altri mammiferi, non è capace di mantenere la temperatura corporea costante: a causa di questa caratteristica, che lo rende simile ai rettili, il recensore vive tra console accese e schede video surriscaldate per tutto l'anno. La sua caratteristica lentezza lo rende la preda perfetta per il Caporedattore Horribilis. Abbandona il suo nido di cavi e controller solo occasionalmente, per nutrirsi e leggere e scrivere storie di fantascienza.