Come in un (tele)film!

Majkol

Max Payne e Alan Wake non bastavano. I Remedy Entertainment tornano sulla cresta dell’onda con un progetto nuovo di zecca a tinte fantascientifiche. In Quantum Break sono spudorate le occhiatine dolci lanciate al mondo dello storytelling da Serial TV; una soluzione già abbozzata in passato, nel videogioco con protagonista l’emulo di Stephen King, dove i diversi capitoli della storia principale erano racchiusi fra una sigla di testa e una di coda, con tanto di crediti fittizi e una sequenza che riepilogava brevemente gli accadimenti “degli episodi precedenti”.

Potendo contare sull’appoggio di Microsoft Studios e delle loro finanze socnfinate, i papà di Max Payne hanno potuto evidentemente contare su valori di produzione altissimi. L’assicurazione è ancora una volta il palese talento in fase di scrittura di Sam Lake e compagnia cantante, dimostrato in passato e su Xbox 360, dove purtroppo Alan Wake non è mai stato premiato dal grande pubblico o da lauti incassi.

Jack non sarà carismatico quanto Max Payne, ma sa il fatto suo quando si tratta di uscire vivi da una sparatoria.

Jack non sarà carismatico quanto Max Payne, ma sa il fatto suo quando si tratta di uscire vivi da una sparatoria.

L’uovo è rotto, il tempo è impazzito!

Voglio subito dire che se non fosse per la buona qualità della sceneggiatura e della regia virtuale, probabilmente Quantum Break perderebbe buona parte del suo appeal. Di fatto l’epopea firmata da Sam Lake, già sceneggiatore capo della serie Max Payne e Alan Wake, funziona talmente bene da non avermi mai annoiato, anche di fronte a temi a me non particolarmente cari, intrattenendomi come nemmeno l’eccellente scrittura degli Uncharted di Naughty Dog era riuscita a fare in passato. Il merito non è certamente da ricercarsi nelle tematiche trattate o nella presunta originalità dell’intreccio – tutte cose già viste in anni e anni di cinematografia e serie TV British o di Joss Whedon-iana memoria – ma nella fine caratterizzazione dei protagonisti e (soprattutto) degli antagonisti. Nel titolo Remedy la sottile coltre di fumo che divide i primi dai secondi è talmente impercettibile da rendere credibili le motivazioni che muovono i passi di ognuno di loro, promuovendo un processo di empatia con il giocatore (o spettatore). Se nel gioco Jack Joyce è dipinto come una sorta di improvvisato eroe, nella mini serie tv vengono esplorate le motivazioni e i pensieri di Paul Serene e dei suoi scagnozzi, raccontando a 360° una vicenda che, pur non esente di buchi narrativi e qualche incongruenza, riesce a risultare appassionante e ben raccontata.

Chiaramente a favore di Quantum Break gioca anche la pessima qualità media della scrittura dei videogiochi d’azione, e certamente non mi stupirei se per qualche tempo si sentisse parlare dell’ultimo nato in casa Microsoft Studios come di un buon esempio da seguire in tal senso.

La famosa scena mostrata durante l’E3 2013 è inclusa nell’avventura, ma non voglio anticiparvi nulla…

La trama è semplicissima: Jack Joyce (interpretato dall’attore canadese Shawn Ashmore) si trova coinvolto in un esperimento creato dal fratello (Dominic Monaghan) e da Paul Serene (Aidan Gillen), un suo amico di vecchia data che non vede da anni. Questo tragico avvenimento non solo dà il via agli eventi narrati nel gioco, ma provoca la rottura del fluire del tempo (sì, avete letto bene), conferendo a Paul e Jack poteri sovrumani. Chiaramente i due si trovano ai lati opposti della vicenda e dovranno confrontarsi durante l’intera durata dell’avventura nella ricerca di una soluzione ideale per “riparare” i meccanismi che muovono lo scorrere del lancette degli orologi. Fra giochi di scatole cinesi, complotti, tradimenti e qualche twist inaspettato la narrazione del titolo viene arricchita da tanti documenti testuali rintracciabili negli ambienti esplorabili e da un serial tv composto da 4 episodi per 22 minuti ciascuno, nel quale vengono introdotti personaggi secondari e linee narrative parallele a quella principale. Purtroppo la tanto decantata possibilità di modificare l’andamento della storia rimane una delle tante promesse da marinaio dell’industria del videogioco, e seppur l’adattamento live action concretizzi qualche succosa differenza nella parte finale, il destino voluto dagli sviluppatori per Jack Joyce è fondamentalmente uno e non può essere deviato dai binari già scritti. Poco male: il risultato finale è talmente godibile da spingere a vestire nuovamente i panni del giovane eroe anche dopo la conclusione della storia principale, magari per scoprire i risultati di una scelta diversa da quella presa durante il primo walkthrough. Che poi, a pensarci bene, fra le cose che mi sono piaciute di Quantum Break c’è anche la durata: né troppo lungo, né troppo corto. Una corsetta veloce in una storia che non aveva bisogno di decide e decine di ore per essere raccontata, il titolo Remedy è facilmente portabile a termine in 6-8 ore anche al livello di difficoltà più alto. E prima di puntare il dito con faccia scandalizzata al dato numerico, ricordiamoci che si tratta di un gioco d’azione fortemente story driven. Va. Bene. Così.

Pur considerando la sua natura di TPS, qualche volta sarà necessario usare il cervello per incedere nell'avventura. Ok, sporadicamente, ma meglio di niente, no?

Pur considerando la sua natura di TPS, qualche volta sarà necessario usare il cervello per incedere nell’avventura. Ok, sporadicamente, ma meglio di niente, no?

Poteri sovrumani per eroi fragili

Il gameplay di Quantum Break è sicuramente l’aspetto più controverso della produzione. A conti fatti si configura come un TPS con coperture, un genere ampiamente sdoganato dalla serie Gears of War e negli ultimi anni percorso da decine e decine dei franchise, come il già citato Uncharted di Naughty Dog, il primo Tomb Raider di Crystal Dynamics o il celebratissimo The last of us. In Quantum Break, tuttavia, la linearità del level design è asservita a una gestione delle meccaniche di gioco che non prevede l’incedere del giocatore di copertura in copertura, ma il continuo movimento evasivo sul campo di battaglia grazie ai poteri di cui è dotato il protagonista. Questo può infatti modificare lo spazio-tempo attorno a sé muovendosi a velocità iper-sonica, generare scudi temporanei, esplosioni a distanza e altre amenità introdotte con il prosieguo della storia o quando un’abilità si rende necessaria per uscire indenne da una particolare situazione. Proprio per questo l’interazione con muretti e superfici protettive non è nemmeno gestita da un pulsante, ma automatizzata, votando l’azione sul joypad al solo buon utilizzo dei poteri del protagonista che, addirittura, si dimostra incapace di rispondere ai colpi fisici dei nemici con un semplice pugno.

La cupola protettiva non funge solo da scudo, ma cura istantaneamente le ferite se opportunamente potenziata.

La cupola protettiva non funge solo da scudo, ma cura istantaneamente le ferite se opportunamente potenziata.

Un approccio sicuramente coraggioso, che in un qual modo rende Quantum Break unico, ma che potrebbe scoraggiare i veterani del genere e risultare disorientante, soprattutto in virtù dell’adottamento di forzature ludiche tipiche dei titoli similari. Un esempio fra tanti è che capita spesso di non poter proseguire nei livelli se non si ha fatto piazza pulita di avversari nella zona come un qualsiasi shooter arena, anche quando questi si trovano piuttosto lontani e quindi poco interessati a ferire il protagonista. A gravare sull’aspetto prettamente ludico vi sono poi diversi fattori piuttosto importanti, come la scarsa varietà dei nemici (se ne contano 3-4, tutti con lo stesso pattern d’azione e minime differenze) e di armi a disposizione, l’assenza o quasi di enigmi ambientali che facciano buon uso dei poteri del protagonista e uno sbilanciamento della difficoltà che interessa soprattutto lo scontro finale, dove lo spamming brainless delle capacità sovrumane del protagonista non è solamente suggerito o fortemente consigliato, ma praticamente obbligatorio. E se l’unico modo che il gioco ha per innalzare il livello di sfida è quello di lanciare contro il giocatore un numero crescente di avversari tutti uguali, forse qualche problema alla base c’è.

Per diversi mesi si è parlato di come Quantum Break spremesse a fondo l’hardware di Xbox One ed effettivamente è così: ad oggi non ricordo di aver mai visto qualcosa di così impressionante girare sulla console Microsoft. La modellazione degli ambienti e dei protagonisti è semplicemente incredibile, anche al di fuori delle scene cinematiche d’ordinanza. Gli effetti grafici che distorcono e sporcano lo spazio al manifestarsi dei poteri del protagonista sono senz’ombra di dubbio impressionanti e considerando la somma dei singoli elementi, voglio decretare l’eccellenza senza alcuna possibilità di smentita per l’intero comparto tecnico della produzione. Chiaramente la versione PC, appannaggio del solo Windows 10, si dimostrerà anche migliore, toccando risoluzioni 4K (la versione Xbox One utilizza una soluzione piuttosto originale, ne parlano qui i nostri amici di MyReviews.it) e beneficiando di tutte le primizie tecniche che normalmente solo la fortunata “master race” del gaming può vantare – fra cui la piena compatibilità alle DirectX 12 -, ma è inutile negarlo, anche su Xbox One il gioco fa la sua (s)porca figura. Per una volta ho trovato anche di gran classe anche il doppiaggio italiano, malgrado sia piagato dal solito cast di voci rintracciabile in qualsiasi videogioco pubblicato nell’ultima decina d’anni; in questa occasione gli sforzi di Microsoft hanno fatto sì che anche il serial tv fosse doppiato nella lingua di Dante, assicurando ai giocatori la possibilità di godersi l’intera opera Remedy in italiano. Brava Microsoft!

Quantum Break

Sviluppatore: Remedy Entertainment
Publisher: Microsoft Studios
Genere: Third Person Shooter
Disponibile: Digital+retail
PEGI: 18+
Lingua: Italiano
Versione Testata: Xbox One
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review.
La recensione è stata realizzata in collaborazione con MyReviews.it

Dove posso acquistarlo?

XBOX MARKETPLACE

Compralo su Amazon!


Quantum Break - Xbox One (Videogioco)


List Price: EUR 65,53
New From: EUR 19,90 EUR In Stock
Used from: EUR 19,90 In Stock
buy now

Contenuti

  • Coinvolgimento
  • Narrazione
  • Interazione
  • Linearità
  • Condivisione

Galleria

Quantum Break sembra una di quelle idee che Joss Whedon racconterebbe mettendo come protagonista una bella ragazza dai poteri misteriosi. Si tratta di un action game non particolarmente esaltante, in perenne debito di un comparto narrativo competente e valorizzato da un budget che, volenti o nolenti, ne innalza l’appeal. L’interessante sperimentazione che mette in comunicazione il mondo dei serial TV e quello dei videogiochi è il frutto di valori di produzione che solo i Microsoft Studios potevano assicurare a Remedy Entertainment, specie dopo che quest’ultima non è riuscita nel rendere la sua precedente IP popolare quanto avrebbe voluto (e, credetemi, Quantum Break è infarcito di easter egg dedicati ad Alan Wake, si vede che hanno davvero a cuore il tormentato scrittore). Se questo renda o meno l’ultimo gioco dei creatori di Max Payne un’avventura imprescindibile, lo decreterà solamente il gusto di ciascuno, quel che posso assicurare è che dietro agli evidenti limiti di game design si nasconde un prodotto tutto sommato divertente, certamente non rivoluzionario, ma dotato di una vena autoriale che solamente i cantastorie di Remedy – e pochi altri – possono permettersi.

verde

Good

  • Comparto tecnico incredibile
  • Storia e personaggi godibili
  • Interessante l’ibridazione fra videogioco e serie tv

Bad

  • Non si può realmente modificare il corso degli eventi come è stato ampiamente pubblicizzato nei mesi scorsi
  • Gameplay basilare, lontano dall’eccellenza
  • Scarsa varietà di situazioni
7.5

Majkol
C'è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d'epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.