UN DIO BUONO CHE CONDUCE PER MANO

Simone

Pop-Up Pilgrims

Sviluppatore: Dakko Dakko Ltd
Publisher: Dakko Dakko Ltd
Genere: Puzzle/Azione
Disponibile: Digital
PEGI: 7+
Lingua: Italiano

Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Se qualcuno tra voi si piazza nella categoria dei giocatori “vecchia scuola” certamente non potrà non ricordare il mitico Lemmings, titolo targato DMA Design/Pygnosis e rilasciato originariamente nell’ormai lontanissimo 1991 per Amiga. Un gioco decisamente leggendario ed entrato a pieno titolo nella lista delle “pietre miliari” del videoludo per le sue componenti innovative e la complessità delle meccaniche di gameplay. Molto tempo è passato da allora ma il fascino del genere puzzle non è mai venuto meno, seppur ci si trovi in un’epoca nella quale fotorealismo e narrazione la fanno da padroni: il team indipendente Dakko Dakko Ltd propone un puzzle game con alcune meccaniche action ideate per aumentare l’interazione dell’utente, il tutto miscelato con l’immersione offerta da Playstation VR.

Nessun particolare incipit di trama se non il racconto di una tribù dell’antico Giappone protetta da un Dio Nuvola (forse un riferimento alle divinità nipponiche Raijin e Izanagi) che veglia dall’alto dei cieli sul suo popolo. Un brutto giorno però il Re Demone ruba le sei sacre pergamene che il Dio Nuvola utilizza da secoli per tenere al sicuro la sua gente: un manipolo di pellegrini si offre volontario per recuperare le pergamene al seguito del Dio Nuvola. La divinità accetta di buon grado l’aiuto dei suoi fedeli e si mette a disposizione per indicar loro la strada da seguire.

LA LUNGA MARCIA

Pop-Up Pilgrims si presenta con una veste estetica assai graziosa che ricorda per molti versi i libri 3D che, una volta aperti, mostrano fondali di carta verticali. Ambientazioni colorate e piacevoli, ispirate anche alle tradizionali opere d’arte dell’antico Giappone, fanno da sfondo ai movimenti dei pellegrini che il giocatore deve controllare attraverso i 60 livelli che compongono l’opera. A livello grafico tutto funziona bene e le scelte artistiche degli sviluppatori appagano piacevolmente l’occhio dell’utente: Pop-Up Pilgrims è concepito per Playstation VR ma la componente che dovrebbe valorizzare la realtà virtuale non risulta accentuata. Infatti il gioco sarebbe godibilissimo comunque senza dover per forza indossare il visore: si tratta di un difetto puramente artistico, poiché sia l’head tracking che la gestione delle unità funzionano molto bene. Semplicemente risulta quasi superfluo dover utilizzare il visore Playstation VR per dedicarsi ad un action/puzzle di questo genere: forse gli sviluppatori hanno ritenuto interessante offrire un’esperienza diversa per il mercato VR in rapida espansione? Fatto sta che la componente VR risulta talmente edulcorata da essere praticamente inutile.

Nonostante il difetto menzionato, Pop-Up Pilgrims si rivela presto un titolo molto divertente e piacevole da usare. Il gameplay segue binari ampiamente rodati ma si permette anche alcune variazioni per rendere più godibile e meno stressante il tutto. In Lemmings, per esempio, le unità cadono nel vuoto se non vengono fermate da appositi personaggi: in Pop-Up Pilgrims invece i pellegrini si fermano quando giungono sul ciglio di un precipizio e si voltano tornando indietro. Una scelta che semplifica decisamente la vita (a volte fin troppo) ma che permette di gestire con calma la situazione: le unità cambiano “piano” orizzontalmente quando giungono in prossimità di specifiche foglie colorate, ma si limitano a camminare senza eseguire ulteriori azioni. Sta al giocatore decidere quando far saltare i personaggi tramite la pressione del tasto L2, mentre la distanza coperta dal salto viene stabilita in base alla distanza tra il pellegrino ed il puntatore mosso dal visore VR.

Ogni livello contiene un determinato numero di oggetti collezionabili che hanno lo scopo di incrementare il punteggio finale: ovviamente il totale verrà calcolato tenendo anche conto del numero di pellegrini che hanno raggiunto l’obiettivo sani e salvi. Interessante anche la meccanica che coinvolge oggetti recuperabili in determinate zone da specifici pellegrini come i monaci, che possono raccogliere sfere utili ad attivare statue di cani “Fu”. Se il livello viene completato salvando tutti i personaggi e recuperando tutti i collezionabili si può ottenere l’agognato premio d’oro, riservato solo a chi riesce a portare a termine lo schema con un perfetto risultato. Buona anche la colonna sonora, seppur non eccellente, ma arricchita con melodie orecchiabili che accompagnano piacevolmente il giocatore durante i vari livelli. Generalmente Pop-Up Pilgrims si conferma come un buon gioco ricco di idee interessanti che seguono percorsi già ampiamente battuti pur non raggiungendo eccellenze particolari. L’amaro in bocca resta principalmente a causa del basso utilizzo delle potenzialità Playstation VR: perché si dovrebbe usare un simile strumento per godersi un puzzle game giocabile alla perfezione su uno schermo tradizionale?

Contenuti

Dove posso acquistarlo?

PS Store

Pop-up Pilgrims è certamente un titolo solido sotto più punti di vista: si rifà a meccaniche ampiamente rodate introducendo alcune modalità uniche di interazione con i seguaci affidando lo svolgimento degli eventi non solo ai movimenti automatici ma anche ad un intervento diretto del giocatore. Non è chiaro il motivo dello sviluppo su piattaforma VR considerata la tipologia di gioco: un titolo come questo sarebbe certamente più godibile senza mettersi un visore in testa. Esperienza VR quasi del tutto inutile a parte, il gioco del team Dakko Dakko diverte quanto basta per appassionare un giocatore che apprezza i puzzle games.

semafori indie-02

Good

  • Gameplay solido, buone meccaniche di interazione diretta come la possibilità di far saltare i seguaci.
  • Stile grafico molto grazioso, così come il comparto sonoro.

Bad

  • Componente VR non pervenuta.
  • Tutorial fin troppo ridotto all'osso, con conseguente approccio “trial and error” ad alcune meccaniche.
7

Simone
Entrato nel castello di Dracula negli anni '80, non ne è più uscito e vaga per i saloni in 8-bit chiedendosi che fine abbiano fatto i bei videogiochi di una volta