Pata pata pata pon!

Ilya Muromets

Patapon Remastered

Sviluppatore: SIE Japan Studio/Rolito/Interlink
Publisher: Sony Interactive Entertainment Europe
Genere: Rhythm Game
Disponibile: Digital
PEGI: 7+
Lingua: Italiano

Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Ai tempi della sua prima pubblicazione per PSP (si sta parlando di quasi dieci anni fa, perdiana…) Patapon rappresentò un vero e proprio piccolo “caso” nel panorama dei titoli per console portatili. La creatura di Pyramid, infatti, non sfoggiava prodezze tecniche sbalorditive, ma si fece notare immediatamente per la genialità assoluta del gameplay, capace di fondere in modo originalissimo le componenti casual di un rhythm game con un più strutturato impianto ludico ispirato agli strategici e ai gestionali. La combinazione, seppure davvero assurda sulla carta, si rivelò senza dubbio vincente: complice una direzione artistica stilizzata e dal sapore transnazionale (complice l’intervento del francese Rolito), caratterizzata da echi primitivisti e surreali, Patapon convinse critica e pubblico e assurse, nel suo piccolo, allo status di piccolo culto. Nonostante questo, e nonostante la successiva produzione di due seguiti, la serie rimase tuttavia interamente ancorata alla parabola PSP, compromettendo pertanto qualsiasi ulteriore, possibile sviluppo. La decisione di proporre Patapon in una versione remastered destinata a PS4, pertanto, è stata accolta con ragionevole interesse sia da parte degli addetti ai lavori, sia soprattutto da parte dei vecchi appassionati. Il processo di conversione, tuttavia, sembrerebbe aver lasciato qualche vittima sul campo, in modo forse del tutto involontario. Vediamo di comprenderne i motivi.

TAMBURI DI GUERRA

Innanzitutto, un breve ma necessario riepilogo ad usum delphini. In Patapon il giocatore è chiamato a interpretare il “dio” di una piccola comunità di esserini monoculari (i Patapon, appunto), un tempo florida e potente, ma annichilita dallo scontro con i nemici dell’impero degli Zigoton. Scopo del gioco è restituire ai Patapon la gloria perduta, ispirandoli a crescere, moltiplicarsi, migliorarsi e infine sconfiggere gli acerrimi avversari. Tale “ispirazione” si estrinseca per mezzo del battito incessante di tamburi da guerra, corrispondenti ai quattro tasti principali del pad: premendoli a ritmo secondo sequenze prestabilite, nelle fasi principali del gioco (che si svolgono su terreni bidimensionali secondo un percorso obbligato da sinistra a destra) è possibile incitare i propri piccoli adepti ad avanzare e attaccare le truppe nemiche, o provocare miracoli – vale a dire suscitare fenomeni naturali come piogge e terremoti, in grado di influenzare in modo sostanziale le sorti della battaglia. Queste fasi “su campo” si alternano a momenti più specificatamente gestionali, nei quali è possibile introdurre numerose migliorie al proprio esercito, arruolando nuove unità, acquistando o perfezionando l’equipaggiamento, e così via. Il punto di forza di Patapon stava soprattutto nella convergenza mirabile tra i vari elementi ludici, tarati per ottenere una perfetta commistione tra generi sulla carta incompatibili: anche l’utente più perplesso era infatti costretto a lasciarsi trascinare dai ritmi tribal-marziali del tamburo, cedendo al fascino di un gameplay che puntava direttamente agli istinti percettivi più profondi, senza bisogno di eccessive mediazioni cerebrali.

Va da sé che la destinazione originaria del prodotto ha influenzato moltissimo la distribuzione della “materia” ludica nell’esperienza complessiva, e che la trasposizione su PS4 risente innanzitutto proprio di tale distribuzione: Patapon si compone infatti di quadri rapidi, che su PSP potevano essere affrontati nel corso di sessioni molto brevi, e che su una console domestica come l’ammiraglia Sony possono talvolta risultare eccessivamente frammentati e inconsistenti. Si tratta naturalmente di un “difetto” insito nella fibra stessa del gioco, assolutamente superabile una volta che ci si dispone con la giusta prospettiva. Dispiace invece constatare come non sia stato fatto alcuno sforzo per rifinire la rimasterizzazione dal punto di vista tecnico-formale: tutti i filmati sono stati infatti riportati su schermi HD mantenendo incredibilmente la risoluzione originale, e determinando così un fastidiosissimo effetto sgranato che contribuisce a veicolare l’impressione di un’operazione condotta in fretta e in economia.

Il problema principale di questa edizione di Patapon sembra però risiedere nel grave input lag che è stato già segnalato in moltissime recensioni internazionali, e che ci sentiamo di ricordare anche qui nonostante nessuno di noi, in redazione, abbia riscontrato la minima difficoltà in questo senso. Non essendo stata rilasciata alcuna patch ufficiale – almeno a nostra conoscenza – non possiamo che concordare con coloro i quali ritengono che il lag non costituisca un fenomeno “universale”, ma dipenda esclusivamente dai dispositivi di output a disposizione di ciascun giocatore. Una semplice ricerca su google con le parole chiave “Patapon Remastered input lag” permette infatti di verificare una notevole difformità nelle reazioni dell’utenza, come si può osservare per esempio in alcuni thread dedicati. In fase di rimasterizzazione, pertanto, non devono essere state tenute in considerazione alcune importanti variabili – un errore, questo, particolarmente grave. Ciò basta a indurre alla sospensione del giudizio e all’attribuzione di un voto fittizio, che, considerata la qualità eccellente del titolo originale, sarebbe potuto essere ben superiore.

 

 

 

 

Contenuti

Dove posso acquistarlo?

PS Store


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A distanza di quasi un decennio dalla sua comparsa, Patapon resta un gioco piacevolissimo e sorprendente da molti punti di vista, e una versione PS4 correttamente condotta avrebbe senz’altro contribuito a far avvicinare (o riavvicinare) larghe fasce di pubblico. A quanto pare, tuttavia, la rimasterizzazione soffre un po’ troppo di una certa sciatteria nell’esecuzione, che non ci consente di consigliarla a scatola chiusa. Prima di procedere all’acquisto, suggeriamo pertanto di verificare attentamente se già sono stati segnalati problemi sul vostro monitor.

 

giallo

Good

  • Prezzo di lancio aggressivo.
  • Materiale originario eccellente.

Bad

  • Si sono verificati numerosi casi di input lag.
  • La rimasterizzazione dei filmati risulta molto approssimativa.
5.5

Ilya Muromets

Che poi, a ben vedere Cutie Honey era tipo la Edwige Fenech dei giapponesi.