Overwatch

Majkol

Overwatch

Sviluppatore: Blizzard
Publisher: Blizzard
Genere: Sparatutto online ad arena
Disponibile: Digital+Retail
PEGI: 12+
Lingua: Italiano
Versione Testata: PS4
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

overwatch art002Non è facile analizzare con piglio critico un titolo già ampiamente promosso dalle masse. Prima ancora di vederlo girare nelle vetrine dei rivenditori o sul palcoscenico degli store digitali, la febbre di Overwatch aveva già colpito milioni di giocatori che avevano preso parte alle fasi di testing, sia su PC che su console. Un successo annunciato, prima ancora di nascere. Eppure l’ultima creatura nata dagli esperti designer di casa Blizzard deve fare i conti con una serie di problematiche evidenti fin dal primo minuto di gioco post-lancio, specialmente ora che l’alibi della “versione beta” è finalmente sfumato nel passato. Non fraintendetemi: Overwatch è un ottimo titolo, uno dei più divertenti e frenetici shooter arena che mi sia capitato di giocare. Apprezzato anche da me, giocatore non particolarmente legato al genere degli sparatutto in prima persona. Questo grazie all’eccellente lavoro di art design portato avanti dagli sviluppatori, capace di mettere in bella mostra un cast di personaggi chiaramente ispirato a stereotipi e tropi dell’immaginario videoludico contemporaneo, ma così eccellentemente calati in un contesto da far quasi dimenticare di essere di fronte ad una semplice sfilata di “banali” riproposizioni di eroi visti e rivisti. Se vi dico “primi anni 90” e “Street Fighter II”, vi viene nulla in mente?

Eppure stiamo parlando di uno sparatutto: può davvero il solo carisma del cast di personaggi fare la differenza in termine di vendite e popolarità in un titolo che fa dell’abilità del giocatore, e dei virtuosismi joypad/mouse alla mano, un aspetto imprescindibile? Ovvio che sì.

“PRENDI QUELLA CHE STA SU YOUPORN!”

overwatch art001Prima ancora di aver messo le mani sul gioco, scommetto che fra social e notizie di qualsivoglia tipo rimbalzate sui siti internet del settore, sarà capitato a chiunque di precipitare il proprio sguardo sulla gialla tutina aderente di Tracer, il personaggio scelto come icona dell’ultima produzione Blizzard. Una fanciulla dal carattere gioviale, il cui design ricorda da vicino le linee che caratterizzano il volto efebico di tanti altri protagonisti (maschili) dei videogiochi di matrice giapponese; Overwatch non era nemmeno stato completato quando la sfuggente pistolera giallognola si era vista lanciare in orbita in una purulenta polemica made in USA che l’avrebbe vista protagonista di una campagna di mercificazione del corpo femminile; di contro, Tracer oggi è una delle più cliccate protagoniste di filmati vietati ai minori rintracciabili in quei siti internet che andiamo debitamente a cancellare dalla cronologia per paura che qualcuno ci sgami. Anche quando lo sguardo severo dei nostri genitori è solo un lontano ricordo e il nostro partner non è davvero interessato a conoscere i segreti delle nostre perverse fantasie sessuali. Si può dire che Overwatch sia nato sotto la buona stella del passaparola anche grazie agli eccellenti filmati promozionali atti a presentare (guarda caso…) i protagonisti e le loro motivazioni; invero splendidi corti in cgi di pregevole caratura tecnica, una via già ampiamente battuta da Riot Games e dal suo League of Legends. In Overwatch c’è solo l’imbarazzo della scelta: dal samurai in cerca di riscatto passando per la pilota coreana (?) di mecha fino alla soldatessa russa tutta muscoli dal fascino lesbo, ogni giocatore può trovare l’eroe o l’eroina che più gli o le si addice scegliendo fra quattro classi differenti. Come il gioco stesso tende a puntualizzare, una squadra equilibrata è sinonimo di gruppo eterogeneo, ma volendo si possono bypassare i suggerimenti e comporre team di soli pistoleri o di eterei angeli curatori: l’importante è portare la vittoria a casa e dare il meglio di sé sul campo di battaglia.

overwatch art000Al momento, però, in Overwatch non c’è granché da fare: le modalità di gioco sono ridotte all’osso e mancano del tutto le partite classificate, misteriosamente presenti nella beta. Secondo l’account ufficiale della produzione, contenuti importanti arriveranno proprio entro la fine del mese di giugno, ma fino ad allora si può ripiegare solamente su partite veloci contro altri giocatori, contro la IA a difficoltà scalabile oppure organizzare partitelle con amici, sempre se questi, fra PC, PS4 e Xbox One abbiano optato per la piattaforma prescelta in fase di acquisto essendo state completamente ignorate opzioni come il cross-play e il cross-buy. Le modalità affrontabili solamente in squadre di 6 vs 6 sono tre, con una quarta possibilità che mixa le regole delle precedenti. Per i più esigenti è stata inclusa anche una modalità a eventi settimanali che propone sfide con potenziatori o limitazioni varie, come ad esempio l’obbligo di utilizzare solo precisi personaggi in determinate arene. E se tutto sommato anche in questo frangente il titolo Blizzard non inventa niente di nuovo, è altresì vero che l’arzigogolato level design delle 12 mappe presenti e i 21 personaggi utilizzabili permettono di sbizzarrirsi e sperimentare stili di gioco totalmente differenti fra loro. Overwatch si rivela un gioco nel gioco e ogni partita una scoperta, nel vero senso della parola. Sfruttare le peculiari abilità di ognuno dei protagonisti o variare personaggio a seconda della situazione è alla base della strategia con la quale si può (e si deve) puntare alla vittoria della propria squadra.

C’è qualcosa di estremamente rinfrescante nel modo in cui il titolo promuove il gioco di squadra per poi premiare l’azione migliore di un singolo giocatore a fine partita con tanto di animazione di vittoria e fanfara dedicata, quasi a dire “dai il meglio per il tuo team e conquistati la fama di eroe migliore”, per poi passare ad una più democratica votazione con la quale i giocatori possono eleggere chi secondo loro è stato il più valoroso combattente sceso nell’arena. La prova sul campo mi ha portato a giocare ininterrottamente per ore e ore, sia alla beta che alla versione finale del gioco, soffrendo un po’ della tipica situazione “ancora una partita e poi basta“, praticamente reso dipendente dalla tensione che si respira poco prima dell’inizio di un match, quando ci si raduna con i compagni e si sparano emoticon e graffiti in giro per stemperare l’attimo di nervosismo. L’ultima IP Blizzard si è dimostrata divertentissima nella sua natura  only-multigiocatore online, anche quando, a ben vedere, ogni partita veloce era paragonabile ad una sana briscola nel bar sotto casa. Al momento l’unico senso di progressione offerto è un indicatore numerico che segna il “livello” del profilo del giocatore, una stima non basata tanto sull’effettiva bravura dello stesso quanto dal tempo passato in compagnia dei protagonisti, visto che anche quando si perde si è comunque ricompensati con preziosi punti esperienza. Fortunatamente consultando i profili dei giocatori è possibile subito verificare quanto siano effettivamente abili in una completissima schermata riepilogativa delle statistiche, che mostra anche quali sono stati gli eroi più utilizzati.

 

 

 

 

Contenuti

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Steam

GLI EROI NON MUOIONO MAI!

Il controverso sistema di raccolta dei collezionabili potrebbe infastidire i giocatori più impazienti.

Gli unici contenuti oltre a quelli già elencati si misurano in un numero spropositato di sbloccabili (ben più di 800 elementi decorativi fra animazioni, skin, frasi di battaglia e amenità varie) la cui collezione tradisce l’anima da pseudo-MOBA contemporaneo della produzione, inizialmente annunciata come free-to-play. Ad ogni level up riportato dal profilo del giocatore, infatti, corrisponde la premiazione con uno scrigno di collezionabili, dove ognuno di questi ne custodisce 4 pescati casualmente. Con una spietatezza forse un po’ fuori luogo, Blizzard ha optato per introdurre la possibilità di incorrere in doppioni, prontamente convertibili in valuta di gioco con la quale è possibile scegliere da sé cosa si vuole sbloccare, magari per addobbare il proprio personaggio preferito piuttosto che quello mai utilizzato in precedenza. L’impossibilità di avere un controllo anche solo collaterale sugli elementi estetici opzionali, unita all’assenza di microtransazioni che permettano di convertire soldi reali in valuta in-game, potrebbe alla lunga convincere a rivolgersi all’acquisto degli scrigni premi, in una vera e propria istigazione al gioco d’azzardo.

overwatch img004Un utente su Reddit ha stimato che – se non si considerano eventi sfortunati e doppioni a profusione – per sbloccare tutto quanto senza ricorrere alle microtransazioni è necessario aprire oltre 800 scrigni, senza parlare poi dei futuri contenuti che verranno aggiunti al titolo gratuitamente, come nuovi personaggi giocabili, arene e – speriamo – modalità di gioco. È un peccato che Blizzard non si sia sforzata di inserire una campagna single player o un’enciclopedia interna in cui poter scoprire il lore e il background dei singoli personaggi, ma è quasi certo che questo aspetto della produzione verrà espanso in un universo cross-mediale fatto di cortometraggi, fumetti e, perché no, veri e propri film d’animazione. L’ispirazione certamente non mancherà a nessuno, poiché visivamente Overwatch rimane un gran bel vedere praticamente su ogni piattaforma di gioco: le uniche differenze fra la versione PS4 – da me testata – e quella PC – provata in fase beta – è da ricercarsi in un bilanciamento dei personaggi leggermente differente, una maggiore caoticità dovuta all’accoppiata tastiera+mouse e, a pari risoluzione, una definizione leggermente maggiore dell’edizione “master race”. Il look cartoonesco delle location e delle loro palette cromatiche accese, il design gommoso e colorato dei personaggi e le espressive animazioni che animano ogni vittoria degli stessi sono virtualmente le stesse qualsiasi hardware, così come 60 sono gli fps di base da cui partono tutte le versioni di gioco.

Overwatch è chiaramente un’opera che si potrà giudicare solamente sulla lunga distanza, quando i contenuti saranno maggiori e i giocatori potranno passare a modalità competitive più “serie” e articolate. A dispetto di Street Fighter V e della sua edizione di lancio pelle e ossa, la produzione Blizzard parte con il vantaggio di una infrastruttura online solidissima e il favore dei giocatori: oltre 7 milioni stanno già prendendo parte alle sparatorie in tutto il mondo. Che lo si voglia vedere come un rip-off di Team Fortress 2 o più semplicemente come una “moda passeggera”, quel che è certo è che gli unici veri difetti imputabili alla produzione Blizzard siano da ricercarsi nella mancanza di modalità competitive rilevanti al lancio, ma quel che è già da ora presente è talmente divertente e artisticamente sofisticato che quasi vien da chiudere un occhio e attendere la fine del mese.

giallo

Good

  • Ottimo character design.
  • Divertentissimo anche così.
  • Un mucchio di sbloccabili.
  • Ottimo algoritmo di matchmaking.

Bad

  • Lore appena accennato e carisma dei protagonisti un po' sacrificato.
  • Al lancio, mancano modalità e contenuti rilevanti.
  • Gestione dei loot crate un po' crudele.
8

Majkol
C'è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d'epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.