Overwatch

Overwatch

Sviluppatore: Blizzard
Publisher: Blizzard
Genere: Shooter Arena
Disponibile: Digital + Retail
Lingua: Italiano
Data di lancio: 25 maggio 2016

overwatch art000Il genere degli sparatutto competitivi è spesso associato, sopratutto negli ultimi tempi, a meccaniche ripetitive e stantie, riproposte ciclicamente dai due franchise multimilionari che si spartiscono la corona di “migliore fps dell’anno”. Quello che troppi non sanno, invece, è che il genere degli sparatutto multigiocatore è stato, nella storia del media videoludico, una delle più prolifiche fonti d’innovazione tanto sul fronte tecnologico che su quello del gameplay.

Chi ha avuto occasione di seguire gli sviluppi del genere sin dai famosi “deathmatch” (termine ormai entrato nel lessico di qualsiasi giocatore) di Doom avrà certamente notato come, nel mondo degli sparatutto in prima persona competitivi, l’innovazione arrivi a ondate piuttosto che in un flusso continuo e coerente.

Così, dopo gli anni in cui Quake e i suoi match al cardiopalma l’hanno fatta da padrone, abbiamo visto succedersi innumerevoli “ricette” volte a mantenere vivo un genere che rischia troppo presto di diventare stagnante. Seppure Halo e i suoi scudi autorigeneranti hanno reso obsoleti i medikit e le battaglie campali della serie di Battlefield hanno portato il combattimento su una scala decisamente più vasta del solito, è innegabile che ultimamente la scena degli sparatutto mainstream si sia omologata, cristallizzandosi su un sistema di equipaggiamento e sblocco delle armi che tende ad avvantaggiare con armi e abilità migliori i giocatori che spendono più tempo nei match online, a discapito dei novellini destinati a fare da “carne da macello” sinché non avranno accumulato abbastanza punti che gli permettano di diventare competitivi.

Blizzard, con il suo arena shooter Overwatch, sembra decisa a proporre un vero e proprio cambiamento di paradigma nel genere, mettendo a disposizione dei giocatori una miriade di personaggi – ognuno rappresentante una classe o stile di gioco – i cui perk ed equipaggiamenti sono disponibili sin dall’inizio.

Ciascuno dei 21 personaggi facenti parte del roster è caratterizzato dall’appartenenza a una delle specializzazioni principali (offesa, difesa, supporto o tank) e presenta una serie di abilità uniche pensate per venire incontro ai gusti di ogni genere di giocatore: se i giocatori più aggressivi si troveranno sicuramente a loro agio con la rapidissima Tracer o il pistolero McCree, coloro che sono abituati a “camperare” in attesa del nemico troveranno soddisfazione grazie alle abilità a lunga gittata del samurai Hanzo o alla possibilità di piazzare torrette con l’ingegnere Torbjorn.

Se tutto questo vi suona stranamente familiare non preoccupatevi troppo, nonostante Overwatch cerchi di migliorare il più possibile la formula e di donarle varietà e uno spropositato numero di varianti in più, è impossibile non notare immediatamente le similitudini con un’altro sparatutto multigiocatore basato sulle classi che da ormai quasi una decade spopola su PC; ovviamente sto parlando di Team Fortress 2. Overwatch infatti condivide molto più di un elemento con il frenetico sparatutto Valve, non solo le modalità di gioco, il sistema a classi e il focus sulla collaborazione tra team sono pesantemente ispirati, ma persino lo stile artistico – in entrambi i casi fortemente basato su stile caricaturale e colori pastello – genera un punto di contatto tra i due giochi.

A differenza della sua fonte d’ispirazione, però, Overwatch non ha ceduto alla tentazione di far personalizzare l’equipaggiamento dei personaggi grazie ad armi speciali dalle caratteristiche alterate, mantenendo comunque una serie di elementi da sbloccare casualmente durante la naturale progressione del gioco, ma limitandoli a elementi estetici, costumi, “emoticon” e icone spray con cui taggare i muri delle arene durante le partite.

overwatch img000Ed è proprio durante le partite che Overwatch mostra i denti e rende subito chiaro che non si tratta di un semplice prodotto derivativo, ma di un gioco che vuole diventare il nuovo metro di paragone per il genere. Il solo numero di personaggi a disposizione, ognuno con le sue abilità specifiche, rende ogni partita e ogni nuova squadra un’esperienza completamente diversa dalle precedenti, obbligando i giocatori ad adattarsi di volta in volta a meccaniche diverse da quanto visto anche solo pochi minuti prima.

Inoltre, mutuando dal genere dei MOBA una “mossa speciale” che si ricarica man mano che si danneggiano i nemici o si guadagnano punti, viene data anche ai giocatori meno abili la possibilità di fare azioni spettacolari risultanti solitamente in uccisioni multiple nella squadra avversaria.

Proprio questo focus nei confronti delle mosse speciali, alla fine, si dimostra croce e delizia di Overwatch: se indubbiamente è divertente avere la possibilità di rilasciare un devastante attacco in grado di bloccare la corsa della squadra avversaria, il difficile bilanciamento di queste “ultimate skills” rende alcuni personaggi decisamente più letali di altri; inoltre alcuni personaggi sono dotati di punti di forza contrapposti, portando le squadra a un continuo cambio di personaggi in una continua rincorsa ai personaggi in grado di fare da contrappeso a quelli della squadra avversaria. Fortunatamente la open beta che ho avuto modo di provare ha avuto un successo stratosferico, fornendo a Blizzard un’imponente mole di dati e un nutrito feedback da parte dei giocatori, elementi che sicuramente verranno presi in considerazione per il bilanciamento del gioco finale.

Overwatch ha tutto il potenziale per essere una ventata d’aria fresca in un genere che, soprattutto su console, iniziava a puzzare un po’ di stantio. Non ci resta che sperare che Blizzard riesca ancora una volta a dimostrare le sue capacità presentando un gioco bilanciato e divertente per tutti, dal novellino al veterano, dove la differenza di abilità giochi un ruolo ben più importante rispetto all’equipaggiamento conquistato con

A differenza degli altri mammiferi, non è capace di mantenere la temperatura corporea costante: a causa di questa caratteristica, che lo rende simile ai rettili, il recensore vive tra console accese e schede video surriscaldate per tutto l'anno. La sua caratteristica lentezza lo rende la preda perfetta per il Caporedattore Horribilis. Abbandona il suo nido di cavi e controller solo occasionalmente, per nutrirsi e leggere e scrivere storie di fantascienza.