Un volo di ritorno decisamente low-cost

Majkol

Onimusha: Warlords

Sviluppatore: Capcom
Publisher: Capcom
Genere: Avventura azione 3D
Disponibile: Digital
PEGI: 18+
Lingua: Italiano
Versione Testata: PC
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Altri soldi facili, altro prodotto firmato dalla Capcom che ama rispolverare le vecchie glorie affidandosi al risparmio. Onimusha: Warlords arriva infatti su PS4, Xbox One, Nintendo Switch e PC seguendo un po’ il mantra delle recenti riproposizioni di vecchi brand del colosso giapponese, ovvero quello di proporre l’indispensabile col minimo sforzo.

Pubblicato al lancio di Sony PlayStation 2 dopo una gestazione che l’avrebbe voluto originariamente su PS1, il classico hack’n’slash di derivazione “Residenteviliana” torna a far parlare di sé grazie ad un rilancio che potrebbe far ben sperare gli appassionati che da anni ne richiedono la riesumazione a gran voce. Nei panni di Samanosuke Akechi e della shinobi Kaede i giocatori sono chiamati ad affrontare la più classica delle epopee, una ricerca dell’imprescindibile principessa in pericolo, nella vana speranza di poter incrociare la lama con il temibile Oda Nobunaga – qui ritratto come una figura decisamente di sfondo. Si tratta, più che altro, di dover affilare la spada sulla coriacea pellaccia di una pletora di nemici demoniaci dal design ispirato agli yokai e alle figure della mitologia nipponica.

Tornato a noi come un fulmine a ciel sereno, il primo capitolo della serie riesce nell’incredibile compito di risultare ancora competitivo in un’epoca in cui il genere videoludico di riferimento è ormai popolato da esponenti tecnicamente ben superiori, seppur sia necessario chiudere un occhio sui comprensibili acciacchi di un game design figlio di altri tempi. Il gioco è a tutti gli effetti un Resident Evil vecchia scuola con ambientazione feudale giapponese; i giocatori devono farsi spazio a colpi di fendenti e tecniche magiche, potenziando il proprio arsenale di strumenti di distruzione e ripristinando la propria energia vitale collezionando anime colorate che fluttuano sullo schermo.

CHANBARA TIME

Essendo stato lanciato in un’epoca in cui Capcom cercava di distanziarsi dalle lungaggini degli enigmi presenti nei primi capitoli della saga Resident Evil, Onimusha pone maggiore enfasi sull’azione, disseminando però qualche breve sequenza puzzle che si affida alla più rodata formula del backtracking – essenzialmente si ricercano oggetti che possono sbloccare porte o meccanismi sparsi per l’ambientazione. L’esplorazione e la memorizzazione dei luoghi che compongono la magione in cui è ambientata gran parte dell’avventura (che, ricordo, essere di ridottissima durata) è la chiave che consente di porre fine ai mefistofelici piani del condottiero Nobunaga e dei suoi mostruosi scagnozzi, ma il vero motore dell’esperienza, ben nascosto sotto il cruscotto di questa vettura d’epoca, è il suo sistema di combattimento.

All’apparenza semplicistico, il sistema di schermaglie di Onimusha è capace di offrire grandi soddisfazioni se gestito nel modo corretto. Approcciabile da tutti grazie alla sua semplice efficacia e all’impiego di un ridotto numero di pulsanti, il titolo Capcom permette ai più virtuosi di padroneggiare tecniche come l’Issen: un fendente poderoso che, a prescindere dall’arma in uso e dalla potenza del nemico, permette di devastare in un sol colpo qualsiasi avversario venendo ricompensati con un numero maggiore di anime. Se giocando a difficoltà semplice o normale questa tecnica non si dimostra poi così imprescindibile, già lanciandosi nella quest secondaria che permette l’accesso all’arma più potente del gioco o alzando l’asticella della sfida con il livello di difficoltà più alto, diventa quasi immediatamente fondamentale conoscere il pattern d’attacco di nemici per poterne prevedere i movimenti e anticiparli con schivate, contrattacchi e veloci spadate risolutrici. Sebbene questa remaster permetta l’accesso alla difficoltà più bassa fin da subito (in precedenza andava sbloccata), il gioco era fondamentalmente già calibrato su un tipo di esperienza alla portata di chiunque, anche dei meno avvezzi alle logiche fulminee degli hack’n’slash.

I modelli poligonali dei protagonisti non sono invecchiati benissimo, ma la recitazione (in lingua giapponese) riesce nel duro compito di rendere credibili le vicende raccontate dal gioco.

Questa edizione rimasterizzata, pur essendo basata sulla versione PS2 (ed escludendo così i contenuti extra di Genma Onimusha per Xbox), apporta una serie di novità al prodotto e credo sia giusto commentare con cognizione di causa l’operato del team cinese incaricato di questa opera di restauro.

Su console il videogioco può ovviamente vantare una risoluzione FULL HD, con le eccezioni di Switch – 720p in portable mode, 1080 docked – e PC – al massimo 1440p tramite i settaggi in-game –. Come i classici Resident Evil, anche Onimusha vanta background pre-renderizzati bidimensionali, ma è evidente che a differenza di riproposizioni come quella del più recente Resident Evil 0 (qui la mia recensione), l’opera di rimodernamento del titolo in questione non abbia potuto godere della stessa cura. In tal senso il salto in termini di risoluzione non fa altro che sottolineare quanto i modelli tridimensionali di protagonisti, nemici ed elementi interattivi siano “staccati” dal resto della messinscena, ma d’altronde non era possibile fare altrimenti senza ricorrere ad elementi grafici originali che potrebbero essere tranquillamente essere andati distrutti nel corso degli anni. Le scene FMV rimangono invece godibilissime seppur minate da un’opera di stretching in 16:9 che ne elimina alcune parti visibili in origine. Questa scelta artistica, forse un po’ radicale, attanaglia anche il gameplay: sebbene fosse stato sbandierato il supporto ad aspect ratio superiori al canonico 4:3, il gioco se impostato a 16:9 non fa altro che zoomare sull’azione per riempire lo schermo, rendendone la lettura solo parziale. Fortunatamente è possibile impostare il gameplay a 4:3, ma i filmati rimangono obbligatoriamente adattati; in tal senso anche la scelta di rivedere il sistema di controllo finisce per creare più disagi che benefici. Come i Resident Evil old school, anche Onimusha prevedeva una gestione affidata ai “tank controls” tanto amati durante gli anni ’90 e proprio per questo, se destra e sinistra permettevano di ruotare sul proprio asse, i tasti su e indietro permettevano di incedere o indietreggiare. Questa scelta, abbinata all’uso di telecamera fissa e repentini cambi di inquadratura su sfondi pre-renderizzati non inficiava in alcun modo l’esplorazione. Al contrario, l’utilizzo dello stick analogico sinistro e di input direzionali diretti, vale a dire quelli per cui l’inclinazione della levetta in una data direzione corrisponde all’incedere consequenziale del personaggio controllato, seppur in linea con le consuetudini della generazione corrente, finisce spesso per creare qualche problema: si finisce per ricavare l’impressione che il gioco non risponda ai controlli correttamente semplicemente perché datato. Molto saggiamente la Capcom dell’epoca decise di optare per questa soluzione sia per Onimusha: Warlords che per Onimusha 2, guarda caso gli unici capitoli della serie a mantenere l’impostazione residenteviliana con personaggi tridimensionali e sfondi bidimensionali. L’aggiunta di questa opzione, seppur rientrando a pieno merito in quelle novità che oggi definiamo come miglioramento della “quality of life”, cozza irrimediabilmente con il design del titolo non solo durante l’esplorazione, ma soprattutto durante i combattimenti, dove l’efficacia di input direzionali precisi è essenziale a livelli di difficoltà più alti. Fortunatamente è ancora possibile ripiegare sul dpad e il consiglio di chi scrive è di imparare a padroneggiarlo a prescindere da quanto comodo possa sembrare invece lo stick analogico sinistro.

I problemi però non sono finiti: a causa di un remapping dei controlli volto a rendere l’azione più immediata, la pressione del già menzionato stick analogico sinistro finisce per aprire la schermata di consultazione della mappa. Un problema che funesta purtroppo molto spesso i concitati combattimenti a colpi di Issen, soprattutto se il dito vigile sullo stick sinistro finisce per appesantirsi inavvertitamente durante una rotazione veloce. Buona invece la possibilità di cambiare velocemente armi a lunga gittata e da mischia affidandosi ai dorsali, seppur in qualche modo anche questa meccanica si possa percepire comunque aliena alla filosofia conservatrice che si respira ad ogni combattimento. Incredibilmente la nuova colonna sonora ad opera di Rei Kondoh (Okami) riesce nel duro compito di lenire la perdita di quella (non) composta da Mamoru Samuragochi, non facendo in alcun modo rimpiangere quanto ascoltato in precedenza. Il doppiaggio inglese rimane quello dell’epoca PS2 e tranquillamente dimenticabile, mentre quello giapponese è stato rifatto per l’occasione chiamando ancora una volta l’attore Takeshi Kaneshiro a prestare la voce (e il volto) al protagonista del titolo. Una curiosità in chiusura: giocando con la traccia in lingua giapponese si può per la prima volta vedere in Occidente una scena censurata nell’edizione PS2 del prodotto Capcom. Vediamo se capite a cosa mi riferisco (nel caso la risposta la trovate qui).

 

 

 

 

Dove posso acquistarlo?

PS Store

XBOX MARKETPLACE

Onimusha: Warlords non è l’edizione definitiva di Onimusha che avrei voluto vedere su console di corrente generazione, ma è tutto sommato quello che possiamo giocare ufficialmente. Supportare questo titolo significa in qualche modo segnalare a Capcom la voglia di rivedere le atmosfere horror del suo Giappone feudale intriso di magia nera, ma è incomprensibile come il rilancio di questo videogioco – e di questa serie – finisca per somigliare fin troppo alla sua versione originale, senza permettere agli appassionati di accedere a tutti i bonus che la compagnia giapponese decise di consegnare all’eredità storica solamente allo sparuto numero di persone che finirono per completare l’avventura di Samanosuke e Kaede sulla prima Xbox.

verde

Good

  • Gioco invecchiato dignitosamente, seppur rimanga un’esperienza molto breve.
  • La nuova colonna sonora è apprezzabilissima.
  • Prezzo di lancio aggressivo.

Bad

  • Remaster di qualità appena sufficiente.
  • Le novità apportate da Capcom sono poche e di scarso rilievo.
  • Dopo vent’anni mi sarebbe piaciuto vedere riportati alla luce i contenuti extra dell’edizione Xbox.
6.3

Majkol
C'è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d'epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.