Sanguigno ma senza mordente.

One Piece: Burning Blood

Sviluppatore: Spike Chunsoft
Publisher: Bandai Namco
Genere: Picchiaduro
Disponibile: Digital+retail
PEGI: 12+
Lingua: Italiano
Versione Testata: PS4
Copia del gioco regolarmente acquistata dalla redazione di GeekGamer.it

Nel vocabolario italiano la traduzione più vicina all’espressione inglese “hot blooded” è l’ormai quasi desueto “sanguigno”, sostantivo che descrive il carattere di coloro che sono proni alla rabbia o si lasciano guidare dalle proprie passioni.Una descrizione che calza a pennello a Luffy, protagonista della fortunatissima saga di One Piece e, di conseguenza, del titolo che ci troviamo tra le mani.

La saga dell’aspirante “re dei pirati” ha dalla sua dei numeri da record, non solo per i traguardi raggiunti sul mercato, con numeri di copie vendute da far girare la testa negli oltre 22 paesi in cui viene pubblicato mensilmente, ma anche per la cospicua sfilata di videogiochi legati al brand che hanno visto la luce dal 2000 a oggi: una mole impressionante di titoli che spaziano dallo strategico a turni al simulatore di Baseball (!), dai giochi per l’ormai vetusto wonderswan alle app per smartphone.

Con un catalogo di titoli pregressi così ampio ed eclettico è molto facile per i proprietari delle preziose licenze del marchio cadere nella tentazione di riproporre alcune delle formule di maggior successo, limitandosi ad aggiungere qualche nuovo personaggio e nuove scene, così com’è semplice attaccare il nome di One Piece a qualsiasi prodotto nella speranza che un brand così importante faccia da traino per prodotti non particolarmente brillanti. Questo One Piece Burning Blood, primo titolo della saga di One Piece a essere sviluppato da Spike Chunsoft – che in precedenza aveva già “trattato” di Luffy & co. solo tangenzialmente, sviluppando J-Stars Victory VS – vuole essere un titolo di rottura, che abbandona l’ormai abusatissima formula Musou, che ha caratterizzato tutte le ultime uscite per console domestica della serie, per fare spazio a un sistema di combattimento da picchiaduro a squadre per molti versi simile a quanto già visto nei giochi dedicati a Naruto. Niente più orde di marine tutti uguali da lanciare in aria come birilli in attesa che un boss di livello si manifesti, quindi, ma solo una lunga concatenazione di scontri tra i personaggi principali del gioco.

CAPPELLI DI PAGLIA E PAILLETTES

Se la formula hack’n’slash dei giochi precedenti era l’ideale per rappresentare al meglio le doti sovraumane dei protagonisti, capaci di spadroneggiare sul campo di battaglia, le meccaniche picchiaduro adottate da Burning Blood sono ideali per rappresentare la grandiosità degli scontri, anche grazie a piccole sequenze animate che rappresentano le mosse più spettacolari. Ad accomunare, purtroppo, le due logiche ludice è il rischio che l’esperienza si faccia presto ripetitiva e meccanica, un problema che attanagliava i vari capitoli di Pirate Warriors e che Burning Blood cerca di aggirare proponendo al giocatore un roster immenso di personaggi, ognuno dei quali è dotato di un moveset e abilità personalizzate che rispecchiano quelle della controparte animata.

Non di solo cast di guerrieri controllabili, però, può vivere il gameplay, e allora ecco fare capolino la modalità “Guerra Suprema”, che permette di ripercorrere una piccola parte delle avventure del pirata dal cappello di paglia, inspiegabilmente limitata alla trasposizione videoludica della sola saga di Marineford. Vengono poi affiancate una serie di trovate per spezzare la monotonia, come la scontata modalità online, che permette di fronteggiare altri giocatori, la modalità “VS Ricercato” che mette alla prova le capacità dei combattenti migliori in scontri speciali con limitazioni sempre differenti e la indubbiamente più interessante modalità “Bandiera Pirata”.

One Piece Burning Blood img 002

Bandiera Pirata è una modalità che non può non richiamare alla mente la modalità “Guerra tra fazioni” già vista in Mortal Kombat X: un ibrido, rigorosamente online, tra il gioco strategico e il picchiaduro più classico che permette di schierarsi con una delle 16 fazioni in guerra e partecipare a differenti attività per guadagnare punti e portare la propria squadra verso la vittoria. Guadagnare punti però non è tuttavia limitato alla semplice selezione di strategie tramite un menù a tendina, ma ogni azione porta ad affrontare una battaglia contro la CPU, contro i personaggi di un altro giocatore o addirittura all’incursione in una base pirata nemica dove si è chiamati a ad affrontare scontri contro squadre di avversari. Sebbene ognuna di queste proposte abbia il merito di ampliare (seppur di poco) la longevità del gioco, il vero punto focale di Burning Blood resta la modalità storia che, come in molti altri titoli simili, dal succitato Naruto alle varie incarnazioni videoludiche di Dragon Ball, punta tutto sull’effetto “album di figurine”: la possibilità di rivedere e sbloccare alcuni dei momenti e personaggi più iconici del cartone animato. Questo avviene tramite sequenze che alternano fotogrammi di animazione originale e testo con trasposizioni tridimensionali degli eventi, che ripercorrono la trama senza discostarsi di un millimetro, puntando più sul fattore nostalgia che sull’effettiva volontà di stupire il giocatore e invogliarlo a proseguire per divertimento o curiosità. Purtroppo però la scelta di prendere in esame una parte così limitata dell’immensa saga di One Piece non paga, e seppure il gioco cerchi di dare varietà facendoci rivivere l’arco narrativo da differenti punti di vista, presto la noia comincia a fare da padrona, portando all’esasperazione anche il più fanatico degli appassionati.

Nonostante la varietà di personaggi e tecniche a disposizione, poi, anche sul fronte ludico la ripetitività non tarda a farsi sentire, soprattutto in virtù di un sistema di combattimento un po’ troppo semplificato che tende a spingere i giocatori al riutilizzo delle tecniche più letali a disposizione, lasciando da parte ogni elemento strategico per fare spazio allo spam più selvaggio del tasto d’attacco inframezzato occasionalmente da mosse finali o spezzaguardia.

 

 

 

 

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La seconda opinione

One Piece: Burning Blood si fregia di un comparto tecnico e di una presentazione che potrebbero ingannare i meno accorti (o incantare gli appassionati) sotto i quali è nascosto un motore ludico evidentemente sbilanciato, grezzo, lento e ingiustamente punitivo. Non mi è chiaro il motivo che ha spinto i creatori a tante scelte palesemente errate, ma guardando semplicemente al fatto che il bilanciamento dell’esperienza di gioco è praticamente assente, forse era il caso di ritardarne la pubblicazione per migliorarne gli aspetti prettamente ludici.

5.5/10 Majkol “Zaru” Robuschi

IL RE DEI PIRATI?

One Piece Burning Blood img000Lo stesso spam delle mosse, poi, riesce a risultare spesso “legnoso” e poco fluido soprattutto a causa dei brevi spezzoni animati che vengono attivati al termine di ogni combo andata a segno, interrompendo il flusso di gioco in favore di un’esperienza più cinematica. Il bilanciamento dei personaggi, inoltre, non è esattamente quello che ci si aspetterebbe da un gioco competitivo e dotato di una modalità online purtroppo dominata da tre o quattro volti noti che spadroneggiano su tutto il resto dell’ampio roster.

Fortunatamente per chi apprezza la fedeltà al gusto estetico dell’opera originale, i veri salti mortali in Burning Blood sono quelli fatti dal comparto grafico, che segue lo stile di Eichiro Oda molto da vicino con un cel shading coloratissimo caratterizzato da linee grezze e dinamiche, dedicando una cura particolare alla costruzione delle arene, sempre ricchissime di dettagli ed elementi in movimento e fedelissime alle ambientazioni originali in cui avvenivano le battaglie.

One Piece Burning Blood è un gioco pensato principalmente per coloro che sono fan del manga e delle serie animata da cui è tratto, e fa un ottimo lavoro nel ricreare su schermo tanto il tratto estetico originale che l’epicità delle tecniche utilizzate dai personaggi.
L’eccessiva ripetitività della trama, il bilanciamento dei personaggi poco equilibrato e le continue interruzioni nel flusso del gameplay non lo rendono certo un gioco “tecnico”, ma rimane un buon scacciapensieri per gli irriducibili appassionati disposti a chiudere un occhio sulle gravi carenze per godersi un po’ di piratesche botte da orbi sul divano di casa loro.

giallo

Good

  • Il vasto roster include anche personaggi delle ultime saghe.
  • La grafica è fedelissima allo stile dell'opera originale.
  • Il feeling dei colpi è stato ricreato alla perfezione.

Bad

  • Poco materiale per la modalità Guerra Suprema.
  • Eccessivamente ripetitivo.
  • Poco bilanciato per la modalità competitiva.
6.5

A differenza degli altri mammiferi, non è capace di mantenere la temperatura corporea costante: a causa di questa caratteristica, che lo rende simile ai rettili, il recensore vive tra console accese e schede video surriscaldate per tutto l'anno. La sua caratteristica lentezza lo rende la preda perfetta per il Caporedattore Horribilis. Abbandona il suo nido di cavi e controller solo occasionalmente, per nutrirsi e leggere e scrivere storie di fantascienza.