Ritorno a Erion

Odin Sphere Leifthrasir

Sviluppatore: Vanillaware
Publisher: NIS America
Genere: Action RPG
Disponibile: Digital+Retail
PEGI: 12+
Lingua: Italiano
Versione Testata: PS Vita
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

C’era una volta una piccola software house giapponese chiamata Vanillaware, tanto minuta quanto ricca di talenti creativi e nota per i suoi prodotti fuori dagli schemi, capaci di mischiare elementi da qualsiasi genere videoludico, amalgamandoli in prodotti finali tanto belli quanto difficili da categorizzare.
Uno dei primi giochi sviluppati dalla compagnia fu proprio Odin Sphere, rivisitazione in chiave fiabesca dei miti nordici, il cui particolare gameplay ibrido ispirò i successivi titoli, ormai considerati “gemme nascoste”, Muramasa: The Demon Blade e Dragon’s Crown.

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Odin Sphere, sviluppato e pubblicato per Playstation 2 nel 2007 e giunto in Europa solo l’anno successivo grazie a Square Enix, si presentò subito come un gioco imponente, visivamente impressionante e ricchissimo di contenuti. Purtroppo, come molte altre produzioni giunte sul mercato nella fase di transizione tra PS2 e PS3, Odin Sphere volò troppo alto, cercando di spingere al massimo l’hardware già vecchiotto della console con risultati piuttosto deludenti, soprattutto dal punto di vista della fluidità, elemento importantissimo per un gioco che fa di battaglie al cardiopalma uno dei suoi cardini principali.

ARTE IN MOVIMENTO

Odin Sphere Leifthrasir art000L’originale Odin Sphere era uno splendido bozzolo, pieno di promesse e potenziale inespresso, tanto da convincere Vanillaware dargli la possibilità di schiudersi, quasi dieci anni dopo, e mostrare tutto il suo splendore, liberando la splendida farfalla dalle limitazioni hardware che le tarpavano le ali per lasciarla librare con l’ausilio della potenza di calcolo di PS4, PS3 e Playstation Vita.

Odin Sphere Leifthrasir infatti promette di far perdonare tutte le mancanze del suo predecessore grazie a un sistema di controllo migliorato, un nuovo sistema di upgrade, nuovi fondali, nemici e quest, ma soprattutto grazie al dettaglio più importante in assoluto: la possibilità di ammirarne lo splendore su uno schermo HD.

Sebbene la versione per PS Vita da me testata si “limiti” al q-HD di cui è dotata la console portatile, i colori vibranti dello schermo OLED rendono finalmente giustizia alla visione originale del gioco: è praticamente impossibile non rimanere imbambolati, in un’estasi quasi ipnotica, una volta avviato Odin Sphere.

Ogni singolo elemento artistico del gioco, dal character design ai fondali disegnati a mano, dalla regia degli intermezzi narrativi alla semplice scelta della palette dei colori, è orchestrato magnificamente e dà vita a qualcosa di molto più vicino a un libro di favole animato che a un “semplice” videogioco.

Responsabile di questo “miracolo” di design è uno degli artisti più caratteristici dell’intera produzione giapponese: George Kamitani. Lo stile di Kamitani.san, spesso visivamente esagerato e quasi caricaturale, ricco di elementi tipici dell’arte fantasy occidentale filtrati attraverso la lente della cultura giapponese, è immediatamente riconoscibile e contribuisce a dare un carattere inimitabile alle produzioni da lui curate. Limitarsi a lodare Odin Sphere Leifthrasir per la sua bellezza, però, sarebbe ingiusto nei confronti di un gioco che non si limita ad essere esteticamente stupefacente.

Odin Sphere Leifthrasir img (9)Sotto le forme sinuose con cui il titolo ammalia chiunque risponda al suo richiamo, infatti, batte un cuore pulsante fatto di gameplay sopraffino e trame capaci di tenere il giocatore incollato allo schermo. Se l’indiscussa protagonista del gioco è la valchiria Gwendolyn, intrappolata tanto nel conflitto reale tra divinità nordiche e il regno delle fate quanto in quello interiore che la fa dubitare delle motivazioni dietro le scelte che il padre Odino le impone, la possibilità di impersonare altri quattro eroi, ognuno con il suo stile di gioco e con la sua personale storia da affrontare, riesce a dare vita a un intreccio complesso e variegato.

Anche il gameplay, incentrato su scontri in pieno stile action contro ingenti orde di nemici, ha tratto immenso giovamento non solo dalla neo-acquisita fluidità del motore di gioco ma anche, e soprattutto, da un ribilanciamento massiccio delle abilità dei protagonisti.

Se la maga Velvet con le sue catene è perfetta per gli scontri a media distanza, il cavaliere nero Oswald farà la gioia di tutti coloro che vogliono portare lo scontro più sul personale grazie alle sue abilità legate all’utilizzo dello spadone mentre la fata Mercedes, armata di balestra, rivoluziona ancora una volta il gameplay trasformandolo quasi in un bullet hell. Sia ben chiaro, nonostante gli scontri introduttivi dei primi livelli possano far pensare diversamente, in Odin Sphere Leifthrasir la pressione selvaggia di tasti a casaccio non paga, la difficoltà crescente degli scontri e la presenza di nuovi mid-boss pensati per interrompere la monotonia delle battaglie regolari (e del grinding, ancora presente) richiede di sfruttare al meglio i punti di forza del personaggio a disposizione, sviluppare strategie efficaci e dimostrare buona prontezza di riflessi.

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VALCHIRIE E LEGGENDE

Odin Sphere Leifthrasir art003A completare il quadro, poi, è uno degli elementi più caratteristici della produzione Vanillaware: il cibo. Se gargantueschi banchetti erano alla base del sistema di potenziamento di Dragon’s Crown e Muramasa faceva di manicaretti orientali il suo principale elemento di recupero energia, Odin Sphere non è certo da meno e permette ai giocatori di piantare e raccogliere bacche e frutti il cui consumo permette di migliorare le statistiche dei protagonisti. E non è tutto: è presente anche un complesso meccanismo che permette di mischiare ingredenti per creare ricette sempre più raffinate, in grado di dare utilissimi boost al giocatore.

L’accompagnamento musicale, basato su tonalità a metà tra la fiera rinascimentale e le cavalcate wagneriane che accompagnano le battaglie più intense, è sempre puntuale e mai invasivo, contribuendo ulteriormente a calare il giocatore nello spirito da libro di fiabe che pervade l’intera esperienza; apprezzabile anche la possibilità di giocare godendo della traccia audio giapponese oltre a quella anglofona: i fan delle produzioni giapponesi ringrazieranno sicuramente.

Ci troviamo dunque di fronte al gioco perfetto? Certamente no. Nonostante tutti i suoi pregi e la maniacale attenzione al dettaglio, Odin Sphere Leifthrasir non è un piatto per tutti i palati, e se i giocatori meno sensibili alle sue velleità artistiche potrebbero trovare quasi fastidioso lo stile esagerato dei personaggi, quelli meno pazienti avranno sicuramente difficoltà a digerire la mole di elementi presenti nel gioco, soccombendo alla ripetitività delle sezioni esplorative.

Odin Sphere Leifthrasir è un gioco dalla bellezza disarmante, capace di toccare cuore e cervello di coloro a cui ancora brillano gli occhi per le storie di cappa e spada. Nonostante questo rimane innegabilmente un prodotto di nicchia che, pur cercando di rendersi un po’ più accessibile al pubblico generale in questa versione rivisita, è pienamente apprezzabile soltanto dal suo pubblico di riferimento.

verde

Good

  • Direzione artistica allo stato dell'arte.
  • Gameplay (finalmente) bilanciato e divertente.
  • Trama avvincente .

Bad

  • Sessioni testuali a volte eccessivamente verbose.
  • Meccaniche sicuramente non adatte a tutti i palati.
9

A differenza degli altri mammiferi, non è capace di mantenere la temperatura corporea costante: a causa di questa caratteristica, che lo rende simile ai rettili, il recensore vive tra console accese e schede video surriscaldate per tutto l'anno. La sua caratteristica lentezza lo rende la preda perfetta per il Caporedattore Horribilis. Abbandona il suo nido di cavi e controller solo occasionalmente, per nutrirsi e leggere e scrivere storie di fantascienza.