Octopath SaGa

Majkol

Octopath Traveler

Sviluppatore: Acquire
Publisher: Square Enix
Genere: JRPG
Disponibile: Digital+retail
PEGI: 12+
Lingua: Italiano

Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

In tempi in cui il giocatore medio acquisterebbe qualsiasi cosa pur di poter tornare a sperare di macinare le ore di gioco collezionate durante la propria (pre)adolescenza e rivivere sensazioni ormai legate indissolubilmente ad un’amara nostalgia, Square Enix porta sulla sempre più ricca tavolata di Nintendo Switch un JRPG classico, a turni, e con uno stile grafico tridimensionale che strizza l’occhio alla pixel art di videogiochi dell’era 16bit. E no, per una volta non sto parlando di remaster brutti, mobile game e soporifere storie partorite da Tokyo RPG Factory.

Octopath Traveler è infatti un prodotto squisitamente confezionato e infiocchettato dai produttori della serie Bravely, arrivata sui Nintendo 3DS nostrani con i due capitoli Bravely Default e Bravely Second. Avvalendosi del talento della software house giapponese Acquire, nota ai più per la serie di sgangherati JRPG ambientati ad Akihabara e per i primi capitoli di Tenchu, Square Enix è riuscita finalmente a ritrovare il giusto piglio con cui riproporre mondi ricchi di avventure intrise di fascino anni ’90 senza rifarsi a pratiche poco rispettose del proprio glorioso passato.

Ci si trova di fronte ad un gioco di ruolo a turni con una matrice chiaramente ispirata alla serie Romancing SaGa, marchio di JRPG poco noto agli occidentali, ma piuttosto amato in Sol Levante. Esattamente come nell’appena citato franchise, il titolo sviluppato da Acquire presenta al giocatore un mondo esteso e ricco di segreti, dove il testimone del protagonista viene continuamente rimbalzato fra otto eroi, ognuno con una propria linea narrativa e variazioni uniche di stile di gameplay. Quel che fortunatamente è stato tenuto a mente dagli sviluppatori è che il suddetto prodotto, pur permeato di fascino retrò, doveva essere lanciato su un mercato ben differente da quello di trent’anni fa.

OTTO STORIE, UN UNICO UNIVERSO

Scegliendo così fra uno tra i diversi protagonisti selezionabili ci si può tuffare in un mondo fantasy finemente caratterizzato da un livello di scrittura decisamente superiore a quanto il genere ci ha abituato nello scorso decennio. L’universo del titolo Square Enix non prevede che gli eroi si alleino per una causa comune, bensì che questi si aiutino nel portare a termine le loro (relativamente semplici) storyline, senza interferire nelle scelte del protagonista di turno. Le uniche interazioni tra i membri del party sono isolate a sporadici interventi fuori campo richiamati dal tasto +, un po’ come le famose “skits” della serie Tales Of, ma con un pizzico di dissonanza ludonarrativa in più; detto questo, bisogna dire che non manca una visione d’insieme: le singole storie – ognuna caratterizzata da un tono differente a seconda del background del protagonista e dalla zona del regno in cui è ambientata -, suggeriscono infatti l’incombenza una minaccia molto più grande di quanto si possa inizialmente ipotizzare, ma la risoluzione di questa è riservata ad una quest situata nel post game, strutturata per mettere a dura prova la capacità del giocatore in battaglia.

Credo inoltre che sia più che d’obbligo parlare del fiore all’occhiello di questo fine JRPG , ovvero il sistema di combattimento. Da quasi due decenni la critica occidentale ha ormai bollato come “retrograda” la tipica struttura dei giochi di ruolo nipponici, classicamente basati sull’esplorazione intervallata da scontri casuali e da schermaglie dominate dal succedersi di azioni, in statiche schermate di menù talvolta confusionari. Octopath Traveler è un glorioso manrovescio che mette a tacere questi pregiudizi e che permette anche alle nuove generazioni di scoprire l’eterna bellezza di una profonda pianificazione strategica, preferendo alle acrobazie automatizzate di un Final Fantasy XV la possibilità di ibridare classi, sbloccare abilità passive e capacità innate per mettere in scena alcune delle più soddisfacenti battaglie che mi sia capitato di affrontare in un JRPG a turni da anni a questa parte. D’altronde siamo di fronte ad un videogioco sviluppato dalle abili mani degli di Bravely Default, e il pedigree si può tranquillamente riconoscere dopo qualche ora di gioco, quando il party si arricchisce finalmente di componenti ed è concessa la possibilità di sperimentare la creazione del gruppo di guerrieri definitivo. L’esplorazione del mondo, che prevede ampie regioni interconnesse da sentieri, è resa interessante da un considerevole numero di scrigni e diverse aree nascoste; Octopath Traveler vanta inoltre un ricco cast di PNG con i quali è possibile interagire in modo diverso a seconda dei personaggi presenti nel proprio party: a seconda del proprio livello di forza è possibile sfidarli, derubarli o convincerli a venderci un oggetto raro, indagare su di loro o addirittura arruolarli nel proprio party e richiamarli in battaglia sfruttando le loro capacità uniche. Da questo punto di vista è ammirevole notare come la stragrande maggioranza degli abitanti del mondo di questo videogioco siano stati dotati di un background unico e di linee di dialogo mai banali, alcune delle quali suggeriscono – senza renderle palesi – le soluzioni di alcuni dei tanti compiti secondari di cui il gioco è infarcito.

L’ultima esclusiva Square Enix di Nintendo Switch è inoltre una fiera esponente dei pochi JRPG graziati da elementi Quality of Life (facoltativi o meno) che alleggeriscono la forma standardizzata di questo genere videoludico, permettendo di affidarsi a indicatori per la risoluzione delle quest principali (ma non di quelle secondarie), vedendo i propri eroi immediatamente curati subito dopo una battaglia ricca di alterazioni di status o dopo un level up e dando la possibilità fin da subito di potersi teletrasportare da una città precedentemente visitata e l’altra senza temere alcun malus. E sì, è possibile anche diminuire l’incidenza degli scontri casuali, ma vista la bontà del sistema di battaglia e l’agilità con cui il tutto scorre, è consigliabile evitare di farlo nelle prime fasi dell’avventura.

La dolcezza di alcuni episodi della storia saprà commuovervi.

Lo stile grafico adottato da Acquire e Square Enix per il titolo in questione è unico e immediatamente riconoscibile. La compagnia ha infatti adottato una modellazione 3D lowpoly in cui le tessiture in bassa risoluzione contribuiscono a donare al tutto un aspetto retrò che ben si sposa con la buona – ma non eccezionale – pixel art che caratterizza i personaggi e i nemici durante le battaglie. Il gioco soffre di una certa staticità d’insieme e di una monotonia piuttosto evidente quando si guarda al design delle ambientazioni o alla complessità dei dungeon, invero lineari e privi di alcun tipo di puzzle, ma considerata la tipologia di questo prodotto e il target di riferimento, le scelte stilistiche adottate rimangono coerenti. Ottimo ed estremamente ispirato il comparto musicale curato da Yasunori Nishiki, famoso in patria per aver musicato il campione d’incassi del genere mobile game “Granblue Fantasy”, mentre il doppiaggio dei personaggi, limitato alle scene cinematiche più importanti, è sicuramente preferibile in lingua giapponese, laddove l’intera sceneggiatura in lingua inglese (recitata o meno) è stata purtroppo infarcita di arcaismi Shakespeariani che poco hanno a che vedere con il tono dei dialoghi originali. Più che buona, invece, la traduzione italiana, capace di variare registri linguistici a seconda dei momenti e dei personaggi parlanti e di arricchire il mondo con un cast colorito e pieno di vita senza creare macchiette intrappolate in dialetti regionali come nelle recenti traduzioni dei titoli della serie Dragon Quest.

 

 

 

 

Octopath Traveler poteva tranquillamente finire per essere l’ennesima triste operazione di capitalizzazione dell’infanzia dei giocatori, ma si tratta invece di un prodotto agile, pronto ad essere consumato sia dagli amanti dell’esperienza videoludica casalinga che da coloro in cerca di un solido JRPG votato alla natura (anche) portatile dell’ibrida Nintendo. Consigliato.

verde

Good

  • Un vero JRPG dall’atmosfera anni ’90 che gratifica il giocatore rispettandone gli sforzi.
  • Sistema di battaglia e personalizzazione del party straordinariamente profondi e appaganti.
  • Ben scritto, non lineare e con un universo di personaggi, compiti secondari e segreti tutto da scoprire.
  • Integrazioni Quality of Life intelligenti.
  • Colonna sonora eccezionalmente ispirata.

Bad

  • Potrebbe scoraggiare l’utenza in cerca del tipico canovaccio “epico” (e fortemente adolescenziale) che caratterizza il genere.
  • Strutturalmente talmente schematico al punto di poter sembrare ripetitivo.
8.3

Majkol
C'è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d'epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.