Scontro generazionale

Redazione GeekGamer

Dopo anni di buio, nel 2011 NetherRealm Studios ha riportato in auge un franchise, quello di Mortal Kombat, che aveva fortemente caratterizzato gli anni ’90 e l’inizio del nuovo millennio, spargendo sangue su tutte le console del tempo (perfino il GameBoy!) e scatenando un putiferio tra i perbenisti e quanti sono sempre pronti a scagliarsi contro i videogiochi. Oggi, dopo quattro anni di attesa, Mortal Kombat X sbarca su PC e console di attuale generazione, più violento, esagerato e disturbante che mai.

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FIGLI, NIPOTI E ASSENTI ILLUSTRI

Mortal-Kombat-X-4Come per la precedente iterazione e per Injustice Gods Among Us, NetherRealm si è premurata di dotare Mortal Kombat X di una modalità Storia che arricchisce l’esperienza di gioco in single player, che normalmente costituisce la parte più debole dell’offerta ludica quando si parla di picchiaduro ad incontri. Divisa in capitoli, ognuno focalizzato su un combattente diverso, questa modalità, completabile in un tempo variabile tra le tre e le quattro ore scarse, è utile soprattutto ad acclimatare i neofiti al combat system e a far riprendere la mano agli appassionati dopo quattro anni di assenza della saga dagli schermi: la sfida per il trono tra Kotal Kahn e Mileena, che dovrebbe rappresentare l’ossatura narrativa, passa così in secondo piano, anche perché moltissimi degli eventi raccontati e dei personaggi presentati si ricollegano con forza al passato della serie, risultando del tutto oscuri a coloro i quali non abbiano giocato il capitolo precedente. I fatti, comunque, si svolgono un quarto di secolo dopo quelli di Mortal Kombat IX, e infatti troveremo figli e nipoti di personaggi ben noti agli amanti della saga, ritorni di personaggi di mezza età (ma nondimeno letali), qualche faccia nuova e, purtroppo, lottatori storici che non compaiono nel roster iniziale di 24 personaggi selezionabili, lasciando presagire l’ennesima pioggia di DLC post lancio, di cui avremmo fatto volentieri a meno. Nonostante l’assurdità del plot e l’insensatezza di molti dialoghi, trovo apprezzabile il continuo tentativo da parte del team di sviluppo di offrire qualcosa anche alla sessioni single player offline, che altrove risultano ancora meno significanti.

TANTA CARNE AL FUOCO. IN TUTTI I SENSI

L’offerta ludica e il sistema di combattimento di Mortal Kombat X sono improntati sulla quantità, che, fortunatamente, non va a scapito della qualità: oltre alla già citata modalità Storia, l’una si avvale del ritorno della Kripta, delle fazioni, delle Torri e degli scontri online, a comporre un pacchetto ricchissimo, mentre l’altro allarga le possibilità di scelta del giocatore, visto che adesso ogni lottatore possiede tre diversi stili di combattimento. Già al primo avvio il giocatore sarà chiamato a scegliere a quale delle cinque fazioni allearsi, con i server di gioco che calcolano in tempo reale l’apporto dei giocatori di tutto il mondo al loro clan e stilano una classifica sempre aggiornata, che prevede premi a seconda del posizionamento. La Kripta ritorna dal precedente episodio, con un’esplorazione in prima persona in stile dungeon crawler, durante la quale potremo spendere  i crediti guadagnati spezzando colonne vertebrali nell’acquisto di nuove fatality, costumi alternativi e bonus di varia natura. La longevità è garantita anche dalla presenza di Torri mutevoli, che cambiano le regole del gioco a cadenza fissa, che sia oraria, giornaliera o settimanale, aggiungendo malus casuali o richiedendo al giocatore di portare a termine obiettivi specifici.

A livello di modalità e di cose da fare, insomma, l’esempio di NetherRealm andrebbe seguito da parecchie software house in ambito picchiaduro. Analizzando invece il combat system, non si può non notare un affinamento delle meccaniche di gioco rispetto a quattro anni fa, soprattutto per merito del ritorno del tasto per la parata e dell’aggiunta di una barra per la stamina, utile a limitare la corsa e l’interazione con gli scenari, che, se opportunamente sfruttati, possono capovolgere l’esito di un match in pochi secondi. In un picchiaduro veloce ed offensivo come Mortal Kombat X, un utilizzo sapiente della parata e delle counter, attivabili consumando due segmenti della barra Special, può dare vita a tattiche sottili ma molto efficaci, un po’ come quelle squadra di calcio che lasciano la palla agli avversari ma si dimostrano letali nelle ripartenze. La serie non si è mai distinta per un gameplay particolarmente tecnico, e questa decima iterazione non costituisce un’eccezione a questa regola, ma ha sopperisce aggiungendo al mix una buona caratterizzazione dei personaggi (i “doppioni” sono pochi) e dosi massicce di violenza digitale. La possibilità di adottare tre diversi stili di combattimento (generalmente divisi tra uno offensivo, uno neutro e uno più prettamente difensivo), allarga il ventaglio di scelte e a beneficiarne è la qualità degli scontri tra giocatori “pro”, come quelli che mi hanno preso a calci nelle gengive durante le ore di test del comparto online. D’altro canto, le generose dimensioni del roster iniziale (che sarà rimpinguato opportunamente via DLC) e l’aggiunta degli stili di combattimento fanno sorgere diverse domande sul bilanciamento generale, che infatti, dalle partite fin qui giocate, non sembra dei migliori, con l’effettiva utilità del primo segmento della Special che varia fortemente da combattente a combattente. Menzione d’onore per Fatality e Brutality, marchio distintivo della serie, che tornano più in forma che mai e, complice la risoluzione full HD e la potenza di calcolo delle console di attuale generazione, riescono a contorcere gli stomaci come non mai, tra esecuzioni trash, momenti di pura ilarità e conati di vomito.

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SANGUE IN ALTA DEFINIZIONE

A livello tecnico, Mortal Kombat X si difende più che bene: anche su Xbox One (la versione da me testata) i sessanta fotogrammi al secondo sono granitici e rendono giustizia alla fluidità del sistema di combattimento e alla grande reattività che il gioco richiede. I modelli dei personaggi sono animati eccellentemente, con movenze credibili e sempre ben collegate le une alle altre, e la loro costruzione poligonale soddisfa in pieno, senza se e senza ma. Dopo lo scempio del precedente capitolo, anche il doppiaggio in lingua italiana è drasticamente migliorato, anche se non mancano comunque voci in linea con l’atmosfera trash che si respira durante le partite. Meno bene i test effettuati sul comparto online, che, al momento di scrivere questa recensione, risulta buono ma non eccezionale: se sfidando un altro utente del Belpaese non mi sono imbattuto in lag che influenzassero eccessivamente l’esperienza di gioco, altrettanto non posso dire delle partite internazionali, spesso condizionate da ritardi anche consistenti, anche se non con una frequenza preoccupante. L’unica nota stonata, insomma, sembra essere rappresentata dalla pioggia di DLC che sembra stia per abbattersi sugli acquirenti, già iniziata con la possibilità di giocare con Goro solamente in caso di preordine del gioco e quella di spendere  moneta reale per facilitare l’esecuzione di molte Fatality.

2D Boxshot Wizard v1.1Mortal Kombat X

Sviluppatore: NetherRealm Studios
Publisher: Warner Bros Games
Genere: Picchiaduro
Disponibile: Retail + Digital
PEGI: 18+
Lingua: Italiano
Versione Testata: PS4

NetherRealm colpisce nuovamente il bersaglio grosso, offrendo un sostanziale miglioramento rispetto al nono episodio con Mortal Kombat X: il sistema di combattimento ha guadagnato in profondità e libertà di scelta e, pur lontano dagli standard settati dai picchiaduro più tecnici, regala ore di divertimento “ignorante”, che è poi quello che probabilmente i fan cercano in questa serie. Peccato solo che ad un’ottima quantità di contenuti corrisponda anche, verosimilmente, una smisurata quantità di DLC a pagamento, che aggiungeranno personaggi, costumi e Fatality nelle prossime settimane, ahinoi.

verde

Good

  • Una marea di contenuti, anche per il single player
  • Combat system fluido ed adrenalinico
  • Roster ben differenziato
  • Apprezzabili i tre stili di lotta per combattente

Bad

  • Il bilanciamento al momento latita
  • Una pioggia di DLC in arrivo
8

  • Rapper Nero

    C’è un problema… Il tasto parata non è mai andato via, nemmeno nel capitolo precedente. Quello che non ha il tasto parata, bensì la levetta indietro per parare, è il cuginetto Injustice.

    Inoltre, smettetela un po’ (non siete un caso isolato, purtroppo) di dire che nei picchiaduro la parte single player è scarna… Non è lo story mode che fa il single player (anche perchè al massimo dura 4 ore), ma è la possibilità di usare in libertà tutto il roster (nell’arcade mode, di solito) e studiarsi le meccaniche nella pratica… è questo che veramente fa durare il singolo (per chi ha la sbatta per farlo). Se un picchiaduro ha un buon combat system bello vario, come MKX del resto, agli appassionati durerebbe anche con solo pratica e arcade, le basi da sempre.