Quando è tempo di “far mostra” delle proprie doti…

Ilya Muromets

Monster Monpiece

Sviluppatore: Compile Heart
Publisher: Idea Factory International
Genere: Card Game/Visual Novel
Disponibile: Digital
PEGI: 12+
Lingua: Inglese
Versione Testata: PC
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Dai tempi della mia prima bustina di Magic: L’Adunanza (allora si chiamava così), aperta con mani tremanti in un’antica piazza di Senigallia nel lontano 1994, ho sempre nutrito una certa predilezione per i card game, e ho seguito con un certo interesse – seppure da una certa distanza – l’evoluzione del genere nel contesto videoludico. Produrre un buon videogioco di carte, che sappia generare sufficiente interesse nel pubblico, è molto meno agevole di quanto sembri: alla difficoltà di sviluppare un regolamento efficace si aggiunge il problema di garantire un’intelligenza artificiale capace di impiegare le opzioni disponibili in modo plausibile o – nel caso di contesti multiplayer – di provvedere un sistema fluido che garantisca una perfetta comunicazione ludica tra giocatori differenti.

Il medesimo principio si applica anche a quei titoli che impiegano le carte come mezzo per veicolare un prodotto “spurio”, che mira a raggiungere un tipo di pubblico più ampio. È questo il caso di Monster Monpiece, pubblicato originariamente per PS Vita tra 2013 e 2014, e recentemente giunto sugli schermi PC a cura di Idea Factory. Noi di GeekGamer abbiamo già avuto occasione di recensire il gioco originale, che ci aveva lasciati assai sorpresi per la sua qualità complessiva. La domanda è: questa conversione PC rispecchia tale qualità?

Monster Monpiece si fonda essenzialmente su due componenti: una “cornice” narrativa sviluppata attraverso un’alternanza tra dialoghi testuali e un board game appena sporcato da blanda componente RPG, e un “cuore” composto dal gioco di carte vero e proprio.

UNO “STIMOLO” A FAR SEMPRE MEGLIO?

La premessa diegetica è molto semplice, e ha il solo apparente scopo di giustificare l’avvio della partita connettere tra loro i diversi scontri. All’interno dell’universo fittizio di Yafanir gli esseri umani convivono da tempo con le cosiddette monster girls, ossia ibridi dalle fattezze femminili, ispirati ai mostri del folklore tradizionale: si va dalle draghesse alle fate, dalle non-morte alle licantrope, e così via. Le allieve dell’Accademia di Kunaguvu studiano per controllare al meglio queste “monster girls”, e imparano ben presto a stringere legami di amicizia con loro. Tuttavia Elza, studentessa presso l’Accademia, viene improvvisamente “corrotta” da una misteriosa figura mascherata, trasformandosi in un’entità al servizio del male. La giovane May si trova dunque costretta a viaggiare per le lande di Yafanir allo scopo di salvare l’amica Elza, affrontando svariati pericoli lungo il percorso con l’aiuto delle fidate monster girls.

Come già accennato, la storia si dipana per mezzo di una serie di spostamenti su una mappa costellata di punti d’interesse, raggiungendo i quali vengono attivati dialoghi a scena fissa (succede soprattutto in corrispondenza di palazzi e città) oppure combattimenti. Questi ultimi rappresentano naturalmente l’elemento cardine di Monster Monpiece, quello sul quale si fonda il suo intero apparato ludico. Una volta raggiunti i luoghi in cui si celano gli avversari, si viene trasportati su un’apposita arena in grafica tridimensionale, adeguatamente suddivisa in aree rettangolari: si tratta di un vero e proprio “tappeto verde” sul quale calare in successione le proprie carte, che rappresentano altrettante monster girls disposte ad aiutare la protagonista May.

Dal punto di vista strettamente ludico, il regolamento di Monster Monpiece appare particolarmente indovinato. Nonostante un tutorial non propriamente limpidissimo i meccanismi risultano intuitivi e facili da apprendere, e l’aumento progressivo della difficoltà degli scontri coincide con un graduale disvelamento di nuove tecniche di gioco. La semplicità del sistema non deve tuttavia ingannare: a livelli avanzati l’intelligenza artificiale avversaria comincerà a mostrare gli artigli, e occorrerà una certa dose di abilità per mettere sul campo un valido esercito di monster girls, bilanciando con accortezza unità d’assalto e unità di supporto e/o cura. Con il proseguo dell’avventura, è possibile rimpolpare le fila del proprio esercito guadagnando ulteriori carte-mostro con le quali comporre mazzi differenti. Inoltre, è possibile provvedere al potenziamento delle carte già in possesso, attraverso un sistema – come dire – decisamente “fisico”, che rappresentava l’effettivo selling point di Monster Monpiece ai tempi dell’uscita per PS Vita, e che è rimasto (quasi) invariato in questa conversione PC…

Essendo un titolo sviluppato da Compile Heart non poteva mancare un cameo di Nep-Nep da Hyperdimension Neptunia.

…ebbene sì: il fatto che il gioco sia popolato esclusivamente da personaggi di sesso femminile non è casuale (ma va?): Monster Monpiece rientra a pieno titolo all’interno della nutrita categoria di giochi nipponici di genere ecchi, che mirano a solleticare le fantasie del pubblico per mezzo di un esplicito erotismo – sebbene mai spinto al confine con la pornografia.

Questa cosa, col mouse, non la si può fare.

Il potenziamento delle carte-mostro, infatti, avviene tramite una simulazione di stimolazione fisica delle “parti sensibili” dei corpi delle relative “monster girls”. Quando esse raggiungono l’acme dell’eccitazione, le loro statistiche vengono aumentate e le illustrazioni cominciano a denudarsi gradualmente. Laddove la console portatile Sony garantiva un touch screen che consentiva al giocatore un’effettiva esperienza tattile, la versione PC di Monster Monpiece si affida a una (piuttosto macchinosa) combinazione di scivolamenti e strofinamenti di mouse: un compromesso necessario, che funziona a sufficienza pur tradendo per necessità le intenzioni del titolo originale.

E come accadeva per l’originale, il rischio è quello di ridurre Monster Monpiece a una mera esibizione di fanservice a uso e consumo di un pubblico di otaku maniaci, laddove in realtà la componente erotica rappresenta esclusivamente un elemento accessorio di un prodotto ben più serio e solido di quanto appaia a prima vista. Spogliato (è il caso di dirlo) dei suoi aspetti piccanti, peraltro mai fastidiosi – o comunque meno fastidiosi dell’ipocrita sessuofobia di tanta industria statunitense – Monster Monpiece sa offrire un’esperienza ludica matura, peraltro esaltata da una veste grafica gradevolissima che non ha perso nulla nella conversione PC. Le protagoniste del gioco sfoggiano un aspetto tenero e bamboleggiante, e gli illustratori delle carte forniscono un immaginario evocativo nel quale innocenza e perversione convivono senza soluzione di continuità. Data la potenza incommensurabilmente superiore della piattaforma PC, si sarebbe comunque preferito un ampliamento del ridotto repertorio di modelli tridimensionali sul campo di battaglia: un peccato tutto sommato veniale in un contesto comunque assai suggestivo e piacevole.

Contenuti

Dove posso acquistarlo?

PS Store


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Nel passaggio da PS Vita a PC Monster Monpiece perde forse qualcosa sul piano ludico, soprattutto dovendo rinunciare alle meccaniche tattili che caratterizzavano il titolo base. Si tratta comunque di un’opera ottimamente concepita, che brilla grazie a un card system forse non originalissimo, ma comunque funzionale e divertente. Il comparto grafico di buona fattura contribuisce a rendere il prodotto consigliabile, a patto che siate sufficientemente intelligenti da riuscire a collocare l’elemento erotico nel suo contesto merceologico d’origine.

verde

Good

  • Sistema di gioco molto solido.
  • Grafica piacevole.
  • Gradevole accompagnamento musicale.

Bad

  • Nella conversione, si perde l’elemento tattile.
  • Vietato alle Sante Marie Goretti.
7.7

Ilya Muromets
Che poi, a ben vedere Cutie Honey era tipo la Edwige Fenech dei giapponesi.