Il nuovo mondo di Monster Hunter secondo Capcom

Monster Hunter World

Sviluppatore: Capcom
Publisher: Capcom
Genere: Avventura azione 3D
Disponibile: Digital+retail
PEGI: 16+
Lingua: Italiano
Versione Testata: PS4
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Alla base di ogni opera narrativa c’è il conflitto, che sia l’uomo contro sé stesso, impegnato ad affrontare i suoi demoni interiori o i fantasmi del suo passato – nel videogioco vediamo spesso questa fonte di conflitto ben rappresentata nei cosiddetti “walking simulator” alla What Remains of Edith Finch – o l’uomo contro altri uomini, come ben visto i tutti i giochi di guerra, lo “scontro” è tutto quello che ci serve per capire il protagonista e le sue motivazioni. Uno dei conflitti più epici e grandiosi è rappresentato dallo scontro di uomo contro la natura o le sue manifestazioni, che sia lo scontro di Ahab contro Moby Dick o Wanderer contro i misteriosi colossi, questa battaglia impari, rappresentativa dell’ingegno umano opposto alle soverchianti forze naturali, è sicuramente uno degli espedienti narrativi più esaltanti e diretti.

È proprio su questa dicotomia che si basa l’intera saga di Monster Hunter, un infinito ciclo di dracomanzia in cui la trama, sottile come carta velina, è dichiaratamente un pretesto per mettere alla prova il giocatore, da solo o in squadre di quattro colleghi, contro bestie di crescente imponenza, ferocia e pericolosità, insegnandogli a domare la natura e utilizzare proprio i corpi dei mostri selvaggi per avere armi sempre più forti e corazze più resistenti. La saga di Monster Hunter vede la luce per la prima volta nel lontano 2004, figlia della creatività (allora molto più spiccata di oggi) degli studi Capcom, ottenendo immediatamente un enorme riscontro di vendite nella terra del Sol Levante, marito anche della sua curva di difficoltà mai troppo restia a salire vertiginosamente, a un sistema di loot che invitava i giocatori a ripetere più volte gli stessi scontri e a un sistema di cooperazione online che, su piattaforma PS2, aveva ancora un alone di grande novità. Pur essendo stato distribuito in Cccidente, l’insicurezza di Capcom nel promuovere il gioco fece sì che Monster Hunter rimanesse un prodotto espressamente destinato ad un’appassionata nicchia, non replicando l’incredibile successo vissuto in patria. E non dobbiamo stupirci poi se il sequel, Monster Hunter 2, non lasciò mai le sponde nipponiche.

UN MONDO DI MOSTRI

A sancire ufficialmente l’ingresso della saga nello status di “cult” anche in occidente è Monster Hunter Freedom, adattamento per PSP del precedente Monster Hunter G, che ha portato molti giocatori nostrani a comprare la console portatile Sony solo per potersi gustare le difficili cacce di gruppo tipiche della serie. Da quel momento in poi Monster Hunter ha cambiato casa diverse volte, diventando temporaneamente un titolo di bandiera Nintendo, con incarnazioni per Wii e 3DS dal successo e dalle specifiche tecniche altalenanti, sino al fatidico annuncio di questo Monster Hunter World, che vede il ritorno dei mostri su console PS4, ma anche Xbox ONE e PC, con un sistema di gioco rimesso a nuovo e una veste grafica finalmente al passo con i tempi.

Se il nocciolo dell’esperienza rimane lo stesso dei predecessori, ovvero dotarsi di una tra le classi di armi disponibili per poi calarla con forza addosso alla nostra preda prescelta, Monster Hunter World riesce a rendere più lineare e godibile l’intera esperienza, svecchiando alcune delle arcaiche meccaniche che rallentavano il ritmo dei giochi precedenti. Se un tempo prima di ogni missione era imperativo fare scorta di coti per affilare le armi, picconi per raccogliere i preziosi metalli sparsi per le aree di gioco e persino equipaggiarsi di retini per la cattura degli insetti, Monster Hunter World ne inserisce una scorta infinita nell’inventario del giocatore. L’introduzione delle lucciole guida, che formano una comoda scia che indica al giocatore la strada da seguire per raggiungere la prossima “impronta” del mostro e infine -una volta raccolte abbastanza impronte e informazioni- il percorso più breve da seguire per raggiungere la nostra vittima designata.

Nonostante l’introduzione dell’ennesima nuova funzione, ovvero la possibilità di “cavalcare” letteralmente i mostri in un folle rodeo, l’anima essenziale dei combattimenti è rimasta invariata: qualsiasi sia l’arma prescelta, dal devastante martello a due mani alle agili e veloci doppie lame, gli scontri con i nemici adatti al proprio rango cacciatore sono lunghi e complessi balletti mortali, che premiano la pazienza e la capacità di comprendere il momento giusto per ritirarsi e puniscono brutalmente l’avarizia di coloro che vogliono portare a segno “ancora un altro colpetto” prima di darsela a gambe. È perfettamente normale, infatti, passare le prime ore di gioco venendo letteralmente frantumati dai nemici più ostici, e seppure il livello di sfida (soprattutto nelle parti iniziali) di questo Monster Hunter World sia molto più blando di quello dei titoli passati, sarà comunque necessario imparare i movimenti e le tattiche dei mostri avversari prima di poterli affrontare con sicurezza. Proprio da questa meccanica apparentemente ripetitiva giunge il vero punto di forza del gioco, riaffrontare un nemico apparentemente imbattibile e batterlo con semplicità non solo perché si ha un equipaggiamento migliore, ma anche e soprattutto perché si è imparato a conoscerlo e a prevederne le cariche; l’apprendimento delle regole di quel mondo fantastico e la memorizzazione del comportamento dei nemici dona una sensazione di crescita e soddisfazione che difficilmente i giochi più mainstream sono in grado di dare. Quando poi l’appagamento viene reso ancora più valido dall’aver aiutato una squadra di due o tre cacciatori sconosciuti ad abbattere il mostro che li aveva messi alle corde, si raggiunge davvero l’apice del senso di comunità e cooperazione che forma le fondamenta della saga di Monster Hunter.

Su queste solide fondamenta, Capcom è stata capace di costruire un impianto narrativo funzionale e mai troppo invasivo, con una modalità “storia” che si fonde perfettamente con le esigenze di un gioco multiplayer, mettendo il giocatore nei panni di un esploratore del Nuovo Mondo: un continente inesplorato che simboleggia la voglia di “rinascita” dell’intera serie. Dove la trama principale tende a prendersi fin troppo sul serio, vertendo sui temi di vita e morte e dell’influenza dell’uomo sui cicli naturali, il sottotesto di gioco viene mantenuto leggero anche e soprattutto grazie alla presenza dei Palico, adorabili gatti antropomorfi che fungono da tuttofare e aiutanti al fianco dei cacciatori ma che svolgono egregiamente anche il ruolo di mascotte e intermezzi comici.

A fare da palcoscenico a tutto questo, poi, troviamo nuovi ambienti di gioco completamente rinnovati rispetto al passato della saga, macrobiomi in cui il giocatore si sposta con facilità alla ricerca di tracce e materiali indispensabili per il crafting; gli scenari di MonHun World sono sensibilmente più intricati e presentano interessanti evoluzioni “verticali” rispetto ai giochi precedenti che, ricordo, dovevano fare i conti con l’hardware della scorsa portatile Nintendo.

Esattamente come per i predecessori, anche questo capitolo di Monster Hunter propone collaborazioni con altri brand videoludici.

Questo restyle dell’impianto esplorativo ovviamente regala una libertà di movimento maggiore e la sensazione di trovarsi realmente nel fitto di una giungla o nell’intricato sistema di tunnel naturali ai bordi di un deserto. Merito anche di un comparto tecnico di tutto rispetto, in grado di mantenere un framerate stabile anche sui modelli “base” delle console di attuale generazione e di permettere ai proprietari di PS4 Pro e Xbox One X di scegliere se dare la priorità a una maggiore fluidità di gioco, alla risoluzione o al dettaglio grafico. Qualsiasi sia la scelta effettuata, Monster Hunter World rimane un piacere per gli occhi grazie a una direzione artistica mai scontata e a un design dei mostri eccezionale, in grado di infondere personalità anche ad alcune delle creature meno ispirate come una gigantesca carpa del fango o un gallinaccio troppo cresciuto.

Per ironia della sorte, proprio i punti di forza dell’intera saga ne rappresentano, allo stesso tempo, anche le debolezze: se affrontare più volte lo stesso mostro per ottenere tutti i materiali necessari per craftarne l’armatura è un’esperienza esilarante per alcuni, la ripetitività insita nell’avere solo una trentina di grandi mostri da cacciare potrrebbe rendere l’esperienza un po’ troppo monotona per i giocatori occasionali, e se ogni cacciatore che si rispetti adora la sfida senza mezze misure di mostri ostici come il famigerato Diablos o l’ostica new entry Nergigante, i nuovi arrivati potrebbero abbandonarsi troppo presto alla frustrazione causata dai primi, brutali scontri con questi tritra-novellini.

 

 

 

 

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Monster Hunter World è il chiaro tentativo di Capcom di far passare il brand dallo stato di “gemma di culto” a quello di successo mainstream. Pur essendo un esperimento riuscito su tutti i fronti, l’introduzione di diversi elementi atti a semplificare l’esperienza di gioco farà certamente storcere il naso ad alcuni puristi, affezionati allo stile legnoso dei predecessori. Grazie alla sua notevole longevità, al buon livello di sfida e alla promessa di nuovi mostri che arriveranno in futuro tramite DLC, Monster Hunter World rientra a pieno titolo nella categoria dei “must have” per ogni amante dei giochi d’azione.

 

verde

Good

  • Sistema di combattimento fluido e divertente.
  • Livello di sfida alto ma raramente frustrante.
  • Design dei mostri e dei biomi ricco di personalità.

Bad

  • La ripetitività potrebbe essere eccessiva per alcuni.
  • Il sistema di gilde e sessioni online è inutilmente macchinoso.
8.5

A differenza degli altri mammiferi, non è capace di mantenere la temperatura corporea costante: a causa di questa caratteristica, che lo rende simile ai rettili, il recensore vive tra console accese e schede video surriscaldate per tutto l'anno. La sua caratteristica lentezza lo rende la preda perfetta per il Caporedattore Horribilis. Abbandona il suo nido di cavi e controller solo occasionalmente, per nutrirsi e leggere e scrivere storie di fantascienza.