Le verità nascoste

Pietro

Momodora: Reverie Under the Moonlight

Sviluppatore: Bombservice
Publisher: Playism
Genere: Azione 2D/Metroidvania
Disponibile: Digital
PEGI: 7+
Lingua: Inglese
Versione Testata: PS4,PC
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Momodora: Reverie Under the Moonlight approda su console con tutta l’indifferenza che ci si può aspettare verso un titolo indie apparso su PC praticamente un anno prima. Poca importanza ha che si tratti del quarto capitolo di una serie che ha costruito una sua piccola nicchia, in quanto a conti fatti questo nuovo episodio (un prequel, tra l’altro) segna uno stacco sensibile sia a livello di presentazione che di gameplay: un po’ come dire che Momodora è cresciuto ed è pronto a mostrarsi ai giocatori, sempre che questi prestino dovuta attenzione. Come suscitare quindi l’interesse del gamer medio? Beh, protremmo buttare nel calderone termini come “Metroidvania”, “Dark Souls” e… gattini.

I primi istanti di gioco mostrano in maniera piuttosto eloquente la filosofia spiccia e concisa della produzione: oltre un title screen a tratti evocativo c’è ben poco che ci separi dell’effettivo gameplay. Come è giusto che sia, verrebbe da dire, non ci si perde in lunghe intro ma si catapulta il giocatore nel bel mezzo del viaggio di Kaho, sacerdotessa il cui compito è porre fine ad una maledizione che imperversa in tutte le terre, compreso il suo villaggio. Come porre fine ad una maledizione talmente devastante da cambiare radicalmente le persone fino a renderle i fantasmi di loro stessi? Semplice, armandosi di una foglia di acero da sbattere violentemente in faccia ai nemici che ci si porranno davanti.

MA I CANADESI NON ERANO PACIFICI?

Momodora (ometterò il sottotitolo da qui in poi) ci ammalia con una cosmesi che richiama il retrogame, attualizzandola però con animazioni molto fluide e caratterizzate. Anche lo studio dei dettagli è ponderato con grande saggezza, permettendo di cogliere elementi del fondale, strutture e personaggi in modo sempre distinto anche quando il titolo si affida a scenografie che spingono sui livelli di parallasse o chiamano in causa sprite di generose dimensioni. Trucchi del mestiere che ormai diamo per scontati ma che in realtà sono figli di una proprietà artistica davvero encomiabile, che porta a promuovere in maniera assolutamente convincente questo titolo dal punto di vista prettamente grafico, nonostante la forzatura del ratio 4:3 che non ha visto modifiche nel passaggio alle nuove piattaforme. Questa consistenza stilistica ricade in modo positivo, ovviamente, anche sul gameplay, consentendoci di intraprendere questo ennesimo viaggio nel mondo Metroidvania come se fossimo al cospetto delle migliori produzioni. Ogni nemico mostra i suoi pattern in modo chiaro e in abbinata ai controlli assolutamente responsivi si traduce in un gameplay serrato e impegnativo in maniera direttamente proporzionale alle velleità di design. Ed è per questo che si è citato Dark Souls.

Il titolo From Software viene spesso chiamato in causa per identificare quanto un titolo possa rivelarsi punitvo nella sua progressione e far arrivare questo concetto al maggior numero di utenti possibile. Nel caso di Momodora, volendo, potremmo utilizzare ancora una volta questo metro di riferimento in quanto fin dai primi istanti i nostri avversari avranno la capacità di farci passare a miglior vita con un paio di colpi ben assestati, rimandandoci dritti all’ultimo save… niente checkpoint, esatto. I fan di Castelvania riconosceranno in breve una struttura del tutto simile a quella della serie Konami, con una mappa articolata (sebbene non immensa) e una serie di ambientazioni differenti da attraversare anche più volte dopo aver ottenuto i poteri adatti, compresa la capacità di mutare aspetto per attraversare passaggi per noi inizialmente impraticabili. Sono ben pochi, se non praticamente assenti, i momenti in cui è possibile esplorare in serenità: la difficoltà della sfida è sempre presente, a tratti con situazioni da insta-kill, non solo per quel che riguarda i combattimenti ma anche nel testare la nostra capacità nei platform – attraverso situazioni a tratti inattese. Si può provare a volgere la situazione a proprio vantaggio equipaggiando oggetti che offrono abilità passive e attivando quelli che forniscono dei buff, ma anche tornando sui propri passi non ci si sentirà mai “overpower”, bensì più abili e disinvolti nel gestire le meccaniche base indispensabili ad alleggerire i nostri spostamenti. La capriola consente di superare un nemico anche quando non c’è spazio per saltarlo (facendo attenzione alla finestra di invincibilità, che non perdura per tutta l’animazione) ed è fondamentale per affrontare avversari armati di scudo, arrivandogli alle spalle, oltre che per passare quasi indisturbati. A questo aggiungiamo la capacità di “stordire” il nemico con i nostri colpi, permettendoci di godere di un paio di secondi in cui non possono contrattaccare per raggiungere il fondo della schermata o piattaforme celata dalla loro guardia. La dotazione di un arco inoltre porta a risolvere alcuni scontri dalla distanza in modo molto rapido con la giusta mira e tempismo. Il tutto è fluido e ben si incastra con le sfide proposte nei singoli quadri in cui nessun mostro è piazzato a caso: nel complesso chi vuole sporcarsi poco le mani ha molte occasioni per proseguire con velocità verso il prossimo save point, segreto o boss, al punto di poter affrontare unicamente gli scontri imposti dalla trama, ma il bilanciamento tra esplorazione e combattimento è mantenuto dalla necessità di sconfiggere i nemici per acquisire denaro – indispensabile ad acquisire oggetti utili in battaglia. Momodora è dunque un titolo molto consistente nel suo gameplay “core”, brillando in modo particolare quando vengono chiamate in causa le boss battle, assoluta punta di diamante della produzione: che si tratti di avversari umanoidi, mautaforma o semplicemente giganteschi, la sfida proposta è degna di un titolo del genere, rivelandosi impegnativa ma non frustrante o ripetitiva.

Un gioco dotato di simili qualità è sicuramente una scelta interessante per chi vuole mettere alla prova le proprie abilità negli action vecchia scuola e questa filosofia trova ideale realizzazione anche grazie al modo in cui la trama si inserisce nel gameplay: esattamente come visto all’inizio, non ci sono grosse ingerenze narrative e gli eventi prendono forma nella nostra testa grazie a piccoli indizi, nell’intraprendere conversazioni con specifici personaggi o, addirittura, leggendo le descrizioni di alcuni oggetti. C’è sinergia nei diversi elementi e verso le fasi finali si percepisce il peso della nostra missione e delle nostre azioni, in un crescendo che porta ad un’ending che non stupisce pur generando un forte impatto emotivo. Ma non siamo qui per la trama, giusto? È tempo di alzare il livello di difficoltà e mettersi alla prova ancora una volta, se ne avete il coraggio, magari in una run in cui basta un colpo per morire.

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La seconda opinione

Momodora: Reverie Under the Moonlight è un metroidvania di gran classe, ottimo sotto tutti gli aspetti se non per quello della longevità un pò limitata, caratteristica che invece contraddistingue di solito i giochi di questo genere. Un lavoro tecnico eccellente sia in termini di pixel art sia in termini di comparto sonoro (quest’ultimo davvero eccellente in particolare) che insieme creano un’atmosfera al tempo stesso delicata e terribilmente oscura. Momodora: Reverie Under the Moonlight è davvero una chicca per chi ama i metroidvania, soprattutto per chi vuole un gioco in grado di metterlo alla prova in termini di difficoltà. Un gameplay ben realizzato corona un titolo completo e godibile, consigliatissimo a tutti.

8,5 – Simone “Lord Macbeth” Granata

Momodora: Reverie Under the Moonlight è un gioco creato con grande talento e attenzione per ciò ch è realmente importante in una produzione così classica: niente fronzoli, niente lustrini o inutili digressioni, ma tanta cura nel pesare i momenti in cui cambiare ritmo allo scopo di preservare l’esperienza interessante per tutta la durata (nell’ordine delle 4-5 ore). Rigiocabilità, segreti e battaglie extra consentono all’opera di Bombservice di distinguersi tra l’offerta indie, anche grazie ad un prezzo molto interessante su console. Gli unici limiti della produzione si ritrovano nella severità della sfida proposta, che rende il titolo appetibile solo per una ben definita schiera di giocatori, ma sarebbe assurdo sorvolare sulle sue qualità per il timore di trovarsi di fronte a un’impresa al di sopra delle nostre capacità, in particolar modo se ricordiamo con nostalgia i titoli del passato.

semafori indie-03

Good

  • Graficamente ben realizzato e privo di incertezze.
  • Gameplay serrato, difficoltà severa ma non frustrante.
  • Offre più di quel che sembra.

Bad

  • Non per tutti per via della difficoltà.
  • Porting diretto senza aggiunte.
8.2

Pietro
Forgiato dal fuoco di mille console war, affrontate con indomito coraggio e tanto nonsense, questo figlio degli 8 bit ne è uscito indenne grazie alla genuina (o forse ingenua) passione per il mondo del videgioco. Trae piacere dal parlare di questo variegato mondo quasi quanto dal giocare effettivamente e ama Nintendo alla follia anche se a conti fatti è un multipiattaforma convinto. In tanti anni ha consumato infiniti caratteri digitali su numerosi siti... e non ha intenzione di smettere adesso.